
DAI DANESI AIAIAI LE CUFFIE TRACKS HEADPHONES
Dedicate a tutti i nostalgici degli anni ’80, fondono moda del passato e tecnologia di oggi
Non solo tecnologia. Gli auricolari sono sempre di più un accessorio da indossare oltre che uno strumentato per ascoltare la musica. I danesi AIAIAI e Kilo Design, cogliendo questa tendenza hanno creato le cuffie Tracks Headphones, che si ispirano a quelle del walkman degli anni ’80. Oggetti di design declinati in una palette di colori vivacissima. La moda del passato si fonde con la tecnologia di oggi: con un solo tasto è possibile rispondere alle telefonate di Blackberry e iPhone e, una volta terminata la chiamata, far ripartire la musica. Queste cuffie, compatibili con cellulari, lettori mp3 e pc portatili, sono dotate anche di microfono per poter rispondere alle telefonate.
www.aiaiai.dk
AI PIEDI LE ALL STARS, NEL CUORE I CLASH
L’ultimo modello del marchio Converse è dedicato a uno dei gruppi che hanno fatto la storia del rock
Le mitiche Converse All Star, nate nel 1917 e amate in tutto il mondo, continuano a fare tendenza. Dopo le “Leather Jacket Chuck Taylor”, dedicate agli appassionati delle due ruote che vogliono essere stilosi anche in sella ai loro bolidi, arrivano le sneakers per i patiti del rock. Il nuovo modello ci porta nel mondo dei Clash, un gruppo che ha avuto un ruolo fondamentale nella storia della musica internazionale. Si chiama, infatti, “Chuck Taylor All Star The Clash” e si ispira all’album “London Calling” che la band incise nel 1979, diventato pietra miliare del rock. www.converse.com
SCARPE CHE PARLANO DI MUSICALE ULTIME NOVITA’ IN FATTO DI CAMINETTI
Belli, eleganti, ecologici, si appendono come quadri, producono profumi diversi e si portano anche in tavola
Nelle rigide giornate invernali è difficile rimanere indifferenti al fascino di un caminetto acceso. Non sempre, però, le case di oggi sono predisposte per ospitarli. Dalla Svezia arriva la soluzione: si chiama Cupola ed è un caminetto a forma di semisfera, in alluminio, che si appende alla parete come un televisore al plasma, senza bisogno di canna fumaria. Brucia, infatti, bioetanolo fluido, un combustibile ecologico che assicura un’autonomia di fiamma di 2-3 ore, non forma ceneri ed è assolutamente inodore. Nessuno scoppiettare del legno e odore di bosco, purtroppo, ma anche niente fuliggine, bruciature sugli oggetti circostanti e affumicature inaspettate. È prodotto da Vauni e si trova in due colori: bianco e alluminio satinato.
Un po’ più classico, ma sempre eco-chic il camino a bioetanolo di Ozzio, che sembra un quadro appeso alla parte. La struttura è in metallo, la cornice in legno lavorato con finitura in foglia d’argento anticata.
Sembrano oggetti di design che colorano gli interni i camini a bioetanolo firmati da Paolo Grasselli per Horus: “Streep” è una lunga striscia sul muro, bianca o rossa, dalla quale esce la fiamma, “Steeltree” è un intreccio di rami stilizzati verdi che, anche da spento, costituisce un elemento d’arredo. Tutta la linea è dotata del “concept aroma design”, che produce sensazioni olfattive adattabili ai diversi stati d’animo e alle caratteristiche dell’ambiente circostante.
Per i romanticoni che non riescono a rinunciare a una cenetta a lume di candela, ecco infine un’alternativa al classico candelabro d’argento: l’elegante caminetto da tavolo “Apoll”, in vetro e acciaio, disegnato da Carl Mertens. Date le dimensioni ridotte (circa 30 centimetri), può essere spostato tranquillamente in ogni angolo della casa, Non vi permetterà di scaldare tutto l’appartamento, ma certamente allieterà i vostri ospiti con una cena dal giusto tepore o servirà a creare un atmosfera davvero caliente.
SI CHIAMA “BLUE EARTH”
Tutto touch, è realizzato con plastica riciclata estratta dalle bottiglie dell'acqua ed è alimentato ad energia solare
Avete un cuore “green”, ma non sapete rinunciare al “tech”? Allora non perdetevi il primo cellulare eco-friendly. Nato dalla collaborazione tra Samsung e Vodafone, si chiama Blue Earth. Dotato di touch-screen, è realizzato con plastica riciclata estratta dalle bottiglie dell'acqua, è stato studiato con funzioni di risparmio energetico, che regolano automaticamente luminosità, retroilluminazione e bluetooth, e si può ricaricare anche con l’energia solare. Tra le funzionalità più particolari propone il calendario con gli appuntamenti ecologici e il software “Eco walk”, creato ad hoc, che permette di contare i propri passi, calcolando la riduzione nelle emissioni di CO2 conseguita grazie allo spostamento a piedi invece che con trasporto motorizzato. Funzione che permette di calcolare anche il valore della propria impronta ecologica, con l’indicazione del numero di alberi salvati. A fine vita questo eco-cellulare non lo butti: lo trasformi in cornice per foto o porta penne. Prezzo: 299 euro, www.samsung.com
L’ECO-CELLULAREA FEBBRAIO ARRIVERA’ “eDGe”, A DOPPIO SCHERMO
Da un lato il display con tecnologia e-paper, dall’altro un netbook con monitor Lcd, che può visualizzare un browser, dei video e una tastiera virtuale
Negli ultimi mesi il mercato dell’editoria digitale ha subito un’accelerazione. E mentre scendono in campo colossi editoriali come il gruppo Hearst, è già tempo di dibattiti, tra i sostenitori degli e-Reader e quelli dei tablet pc. A dirimere la questione ci ha pensato enTourage Systems, un’azienda della Virginia (Usa) che il prossimo febbraio negli Stati Uniti lancerà “eDGe”, un e-Reader a doppio schermo. Da un lato il display con tecnologia e-paper (utilizzata da tutti i lettori di eBook più avanzati), dall’altro un netbook con monitor a colori Lcd, che quindi può visualizzare un browser, i video e una tastiera virtuale. Sullo schermo dell’e-Reader si può anche utilizzare uno stilo con cui sottolineare il testo, prendere note a margine, aprire un foglio bianco per eseguire un calcolo matematico. Oppure cliccare su un link a un video che sarà mostrato sul vicino display Lcd. Il sistema operativo usato è Android di Google e ciò permette di aggiungere altre applicazioni. Si tratta insomma di un ibrido, un po’ e-Reader un po’ tablet, pensato soprattutto per il mercato scolastico e per i libri di testo. Gli studenti americani, infatti, avevano bocciato i primi e-Reader perché troppo limitati rispetto al pc e alla carta. “eDGe” dà il via a una nuova generazione: insomma, il futuro dei libri digitali e della loro fruizione è già davanti ai nostri occhi. Ed è in rapida evoluzione.
E-READER, MA NON SOLOPRATO, FINO AL 14 FEBBRAIO
Il Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci dedica un’interessante mostra all’arte contemporanea brasiliana
La città di Brasilia. Una delle più grandi utopie mai concepite. Un luogo che doveva essere il punto di contatto tra il Brasile Arcaico e quello Moderno, che però restano, ad oggi, ancora sconosciuti e incompresi. Da qui trae spunto la mostra “AFTER UTOPIA, a view on Brazilian contemporary art”, del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato. Ma Brasilia in quanto tale non è oggetto della rassegna. Lo sviluppo della sua utopia, attraverso l'ultimo progetto firmato da Oscar Niemeyer, diventa un modo per comprendere come l'arte contemporanea brasiliana rappresenti lo spazio, facendolo diventare un simbolo del futuro pianificato e superato, un luogo che trasforma il tempo. Da Helio Oiticica a Waltercio Caldas, da Cildo Meireles ad Ernesto Neto, da Laura Vinci ad Andrè Komatsu: i ventisette artisti selezionati rendono l'arte un terreno di scambio, una sospensione di tempo e spazio dove l'unica chiave d'accesso è la nostra modalità di interrelazione con essa.
L'arte contemporanea brasiliana sviluppa oggi una differente utopia non più come progetto di autori, ma come processo estetico che combatte per la sua affermazione, la sua rappresentazione terrena e per la costruzione di una nuova società di giustizia e di uguaglianza. Quella stessa società che non verrà più trasformata dal progetto di un autore, ma solo da un largo movimento interiore. Il Brasile, posto di fronte al modello massificante americano, ha esaltato la ricchezza della propria diversità. Differenze ambientali, sociali e politiche contenute proprio all'interno dei suoi stessi confini. “After Utopia”, in questo processo, rappresenta un'unità di tempo e di spazio utili a far comprendere come la rappresentazione, sulla scena dell'arte brasiliana, si stia liberando dalle alienazioni e dalle contraddizioni che dividono e intaccano la sua libertà nativa.
Info: Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci, Viale della Repubblica 277 Prato. Tel. +39 0574 531854, www.museopecci.it, info@centropecci.it.
PIAZZOLA SUL BRENTA (PADOVA), FINO AL 7 GENNAIO
Villa Contarini, “la Reggia delle Ville Venete”, apre i suoi spazi al contemporaneo, con una mostra dedicata a Pope (Giuseppe Galli)
Pittore particolarmente raffinato e rigoroso, via via capace - senza bisogno di ricorrere ad alcuna imitazione o riferimento esterno - di coltivare una sempre più articolata espressività, Pope può essere considerato uno tra i più creativi esponenti della cosiddetta Pittura Analitica, corrente impostasi, in Italia e in Europa, a partire dagli Anni Settanta. L’esposizione di Villa Contarini, intitolata “Pope. Dal segno al colore”, presenta una vasta e sceltissima antologia di dipinti - spesso di grandi dimensioni - dagli anni Sessanta ai giorni nostri. L’obiettivo è valorizzare l’opera di un artista che, pur avendo goduto dell’interesse e dell’attenzione di poeti, critici e storici dell’arte, non ha forse ancora ottenuto riconoscimenti adeguati al valore e alle qualità della sua ricerca. Nato a Portogruaro nel 1942 e formatosi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, Pope si è dapprima impegnato nell’analisi degli emblematismi Pop. Liberatosi, già a partire dai primi anni Settanta, da ogni ossequio alle istanze ottico visuali, l’artista ha indirizzato la creatività a una riflessione sui vari elementi e sul linguaggio stesso della pittura. Nascono così i suoi “Percorsi variabili” caratterizzati dall’iterazione di bande cromatiche di uguale larghezza, costituite da due toni leggermente discontinui dello stesso colore, dispiegate a coprire interamente la superficie del quadro, innestando così un sottile gioco di uniformità e di differenze. Non contento, Pope mette in questione i suoi stessi propositi, velando le opere precedenti con una sottile patina dorata. Un’apparente cancellazione che apre la strada a una sempre più puntuale riflessione sulle singole componenti della pittura e sulle loro relazioni dialettiche: tra supporto e superficie, tra colore e configurazioni immaginative, tra energia e controllo, studiate in un nuovo rapporto con lo spazio e l’ambiente anche tramite il frazionamento, in più parti, del piano dell’opera e la sua libera ricomposizione sulla parete. Nelle opere più recenti, la sottile invenzione dei timbri di colore, la calibrata delineazione e curvatura dei contorni va sempre più qualificandosi come un’irrinunciabile ricerca di bellezza. Info e prenotazioni: www.villacontarini.com, villacontarini@regione.veneto.it, tel. 049.8778272
POPE. DAL SEGNO AL COLOREVENEZIA, TUTTO DICEMBRE. A SEGUIRE PARIGI E LONDRA
La nuova collezione di accessori per la casa firmata dal designer Luca Nichetto è esposta in anteprima al LAB2729
“Essence” è una collezione di accessori per la casa ed è anche un evento itinerante che, dopo Venezia, si trasferirà a Parigi e a Londra con l’obiettivo di mettere in evidenza l’artigianalità e la qualità del progetto tipicamente italiano, illustrandone origini e potenzialità interpretative.
Il suo creatore è il giovane designer Luca Nichetto che, nato a Venezia nel 1976 e qui laureatosi in Disegno Industriale, con questi oggetti ha voluto sottolineare le proprie origini veneziane e il forte legame con la lavorazione artigianale locale, da sempre fonte di ispirazione per il proprio lavoro.
Realizzata da Bosa in collaborazione con Venini, la collezione, infatti, reinterpreta gli strumenti legati alla lavorazione del vetro e della ceramica.
Essence è la descrizione di se stessa: ogni suo componente rappresenta uno degli strumenti - anch’essi soggetti ad un processo di progettazione - che abitualmente non appaiono e che il designer vuole far emergere e nobilitare, modificandone la destinazione d’uso. Nascono così vasi, ciotole, candelieri e piccoli complementi d’arredo, dove la relazione con e tra i materiali - vetro, ceramica, legno e metallo - evoca le peculiarità di una metodologia di progetto fondata su un dialogo condiviso con tutti gli attori del processo produttivo. Luca Nichetto, che aveva cominciato la propria attività professionale disegnando prodotti per Salviati, per poi proseguire con progetti per Bonaldo, Casamania by Frezza, Emmegi, Foscarini, Fratelli Guzzini, Gallotti & Radice, Italesse, Kristalia, Moroso, con questa collezione si riavvicina alla progettazione del vetro di Murano, coinvolgendo Venini nella realizzazione di alcuni oggetti e allo stesso tempo suggellando la consolidata collaborazione con Bosa Ceramiche, a cui è affidata la distribuzione.
A partire dal 29 dicembre, da Venezia (www.lab2729.com) “Essence” si sposterà prima nell’Espace Boutique di rue de Rivoli e poi nella Maison & Objet di Parigi (www.lesartsdecoratifs.fr, www.majson-objet.com). Proseguirà quindi per Londra, dove verrà esposta nella Vessel Gallery (www.vesselgallery.com).
COMETE, ANGELI, PALLINE … TUTTI FIRMATI
Le griffe propongono speciali decorazioni per il Natale, che potrebbero anche rivelarsi ottime idee regalo
Ormai un classico del Natale sono gli oggettini di Swarowski. Comete, angeli, stelle, alberelli in minitura, pupazzi di neve, insomma le icone della Festa più attesa dell’anno si illuminano grazie alla speciale luce dei cristalli del Marchio, veri e propri punti luce da appendere all’albero o da regalare alle amiche. Le proposte 2009 sono già disponibili sul sito web www.swarovski.com: pezzi da collezione, da acquistare direttamente online con prezzi a partire da 33 euro, a seconda del modello e delle dimensioni.
Una new entry di quest’anno sono, invece, le decorazioni di lusso griffate Versace. La Maison non si lascia sfuggire l’occasione per rendere la casa più accogliente in previsione delle prossime feste e propone speciali decorazioni che potrebbero rivelarsi anche ottime idee regalo. Vanno dalle classiche palline per l’albero a gingilli e oggettini deliziosi da esporre in giro per casa, come candele, tazze da tè, vasi e piattini decorativi. Sono disponibili in tutti i punti vendita Versace.
A PECHINO SI ABITA GIÀ IL FUTURO
Le otto torri collegate da ponti sospesi sono state realizzate dall’architetto americano Steven Hall, che si è aggiudicato il premio "Best Tall Building"
Una città del futuro. Così appare Linked Hybrid Building, corona di otto torri collegate da ponti sospesi al ventesimo piano, che ridisegnano lo skyline di Pechino. Impossibile, per chi arrivi in taxi dall’aeroporto, distogliere lo sguardo. A pensarlo, aggiudicandosi il progetto e vincendo il premio per il migliore edificio più alto ("Best Tall Building"), è stato l’americano Steven Holl, architetto di fama internazionale, nonché teorico delle relazioni di posizione e connessione delle architetture.
Qualcuno lo ha paragonato ai grattacieli presenti in famosi film di fantascienza. In realtà niente è più lontano dalla meccanica di Metropolis, dai toni dark di Gotham City, dal cyberpunk di Blade Runner. C’è qualcosa di rassicurante e domestico in questi otto “giganti buoni”: frammenti di quanto già sperimentato da Steven Holl nelle residenze universitarie del Mit di Cambridge (Usa). Sarà l’effetto della microcittà. Saranno le finestre quadrate, tante e ripetute. Saranno i colori solari (giallo, rosso, arancio, blu, verde) che ne sottolineano le parti, mutandone continuamente la percezione. Si tratta di una città nella città: duecentoventimila metri quadrati popolati da 2500 abitanti, situati a ridosso delle antiche mura urbane. Un concentrato di servizi urbani, verde e acqua, con tanto di impianti geotermici che provvedono all’alimentazione energetica di 750 appartamenti, hotel, cinema, strutture commerciali, caffè, negozi. Entrarvi è un’esperienza. Spazio e tempo, come in molte architetture di Steven Holl, ridefiniscono i concetti di lontano e vicino, sopra e sotto, prima o dopo, davanti o dietro.
E poi c’è la leggerezza, suggerita dalla mancanza di gravità dei volumi svuotati negli angoli. Visti dal basso i grattacieli sembrano colossi realizzati con la carta. Una carta forata, doubleface, ritagliata dalle forbici, libera di piegarsi nello spazio in corrispondenza delle finestre, di emettere bagliori. Di notte, l’effetto è sorprendente. Leggeri sono anche i collegamenti tra gli edifici, simili a braccia che si tendono a formare una catena mistilinea, che trasporta i flussi di abitanti di questa città del terzo millennio.
Info: www.stevnholl.com
ARRIVANO I NOTEBOOK SOTTILISSIMI, LEGGERI, PIEGHEVOLI
Sottili tanto da poter essere arrotolati, sono realizzati con la tecnologia Oled. Per ora sono soltanto prototipi, ma in un futuro non lontano li vedremo sul mercato
Al Ceatec, la fiera dell’elettronica di consumo che si è svolta in Giappone, Sony ha fatto vedere una serie di nuovi display flessibili: il notebook Vaio, il lettore Walkman e l’e-book Reader con display Oled dello spessore di 0,2 millimetri.
Oled sta per Organic Light Emitting Diode ossia «diodo organico ad emissione di luce». È una tecnologia che consente di realizzare monitor a colori che emettono luce propria. I prodotti così caratterizzati sono estremamente sottili, tanto da poter essere arrotolati. Nel caso del Vaio mostrato al Ceatec, il display flessibile copre tutta l’area del notebook, cioè non solo la zona in genere occupata dallo schermo Lcd, ma anche quella della tastiera. Quindi niente tasti da pigiare, ma un “foglio” da sfiorare coi polpastrelli.
Per ora si tratta soltanto di prototipi, non funzionanti. Qualcosa di ben distante da un prodotto commerciabile, quale è invece il televisore Sony XEL-1, che già esiste da un paio d’anni. I costi di questi apparecchi sono ancora notevoli, ma sicuramente non tarderanno a comparire sul mercato. In un futuro non poi così lontano.
MART DI ROVERETO, FINO AL 17 GENNAIO
Dura, irriverente, emozionante la mostra dedicata all’artista sudafricano, da sempre impegnato in una riflessione profonda e personale sul tema della segregazione razziale
Fino al 17 gennaio il Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto ospita la mostra dedicata all’artista sudafricano Kendell Geers, da sempre impegnato in una riflessione profonda e personale sul tema della segregazione razziale. Si tratta di una coproduzione europea, a cura di Jérôme Sans, che associa musei e istituzioni artistiche del Belgio, dell’Inghilterra, della Francia e dell’Italia. “Irrespektiv” è il titolo, tanto per preparare i visitatori al colpo nello stomaco che riceveranno, alla durezza delle immagini, all’impossibilità di rimanere impassibili di fronte alle croci costruite con i manganelli e ai labirinti di speciale filo spinato, inventato dalle forze di polizia sudafricane con lo scopo di infliggere più danni di quello comune. Insomma davanti all’immagine del potere colto nella sua brutalità, senza sconti per nessuno. Irrespective, appunto.
Con i suoi lavori, Kendell Geers esplora i limiti e i confini geografici, linguistici, politici, sociali, sessuali e psicologici dell’uomo. L’artista - attivo in prima linea nella denuncia delle follie dell’Apartheid – rivendica la necessità di prendere posizione rispetto al mondo in cui viviamo. Da questo atteggiamento critico nasce un’arte impegnata, che coinvolge totalmente l’artista a livello personale e trascina il pubblico all’interno dell’opera, rendendolo a tutti gli effetti un elemento della creazione artistica. Le stesse reazioni ed emozioni del visitatore, lo spaesamento, l’attrazione o il rifiuto, sono parte costitutiva delle opere di Kendell Geers.
La critica dell’artista al sistema dell’Apartheid è implacabile proprio perché è espressa da chi l’ha vissuta in prima persona: nato a Johannesburg nel 1968 da una famiglia afrikans, operaia, fascista, violenta e dissestata, Geers riversa sul suo lavoro e le sue opere tutta la paranoia, l’ambiguità, la violenza e l’ipocrisia proprie della piccola borghesia bianca sudafricana di quell’epoca. Allo stesso tempo, oltre alla provocazione, è presente in queste opere anche un importante elemento di ironia e distacco, perché l’artista non mira a imporre le proprie opinioni personali, ma invita l’osservatore a riflettere sulle proprie scelte.
Info: 800.397.760, +39/0464.438.887, info@mart.trento.it, www.mart.trento.it
FASHION&CHARITY
Sei creazioni esclusive realizzate da una serie di artisti di fama mondiale finanzieranno un progetto umanitario in Nigeria
È griffata Louis Vuitton, simbolo mondiale del lusso, la collezione di oggetti pensata da una serie di artisti di fama mondiale in occasione dei 150 anni dalla fondazione della Croce Rossa. La fotografa Annie Leibovitz, legata alla maison francese anche perché firma le sue campagne pubblicitarie, ha disegnato una borsa ricca di scomparti, utile per contenere la macchina fotografica, e un borsone studiato per trasportare una videocamera.
Lo chef Ferran Adria ha firmato un bellissimo trolley da viaggi. Il musicista premio Oscar Gustavo Santaolalla ha pensato ad un baule per contenere gli strumenti, mentre l’artista Damien Hirst ha realizzato sempre un baule, utile però a contenere gli oggetti chirurgici dei quali Hirst si serve per realizzare le sue opere. Il direttore creativo di Louis Vuitton, Marc Jackobs,, ha pensato a una borsa per trasportare i suoi due cani, mentre Patrick Louis Vuitton, responsabile della divisione Special Orders dell’azienda, ha pensato ad un contenitore per il primo soccorso, dotato di piccoli scomparti, che riprende il simbolo della Croce Rossa. Un omaggio all’impegno dei moltissimi medici e volontari che compongono questa organizzazione internazionale.
In tour per il mondo, da Mexico City a Hong Kong, da Tokyo a Dubai, da Seoul a New York, per essere rimirate da vicino dai potenziali compratori, le esclusive opere il 17 novembre sono approdate a Londra, in New Bond Street, dove sono state battute all’asta da Sotheby’s. Il ricavato è stato devoluto alla Croce Rossa, che utilizzerà i fondi per un progetto contro la malnutrizione in Nigeria.
CONCORSO PULCHRA, SINO A FINE GIUGNO
Sarà il pubblico a votare i dieci oggetti da consegnare al futuro come testimonianza del nostro tempo. Per sceglierli, www.pulchra.org
Si chiama Pulchra il primo concorso di bellezza internazionale riservato agli oggetti di design di questa epoca e della nostra società. Il design ha donato un profilo estetico a oggetti funzionali di produzione industriale che fanno parte della nostra vita quotidiana. Pulchra vuole consegnare al futuro la bellezza di questi oggetti come testimonianza del nostro tempo. Nel sito www.pulchra.org vengono proposti, dunque, 100 prodotti di aziende operanti in vari settori merceologici, selezionati da una giuria di esperti, tra i quali Gilda Bojardi (direttore di Interni), Claude Jeancolas (direttore di Marie Claire Maison) e Flavio Albanese (direttore di Domus). Sarà il pubblico a votare - entro la fine di giugno 2010 - i dieci da "salvare" per consegnarli al futuro. Basterà trascinare le foto degli oggetti scelti nella griglia posta in fondo alla pagina e compilare la scheda allegata con il proprio indirizzo. A fine concorso i più votati verranno posti in una capsula d'acciaio e interrati in un parco pubblico, a disposizione di chi, in un futuro prossimo, casualmente li scoprirà. Il pubblico, quindi, sarà parte attiva nella costruzione di questo museo della bellezza artificiale. E accedendo alla sezione "segreti" di Pulchra, potrà entrare nel futuro consegnando un suo messaggio (o un segreto) da inserire nella capsula.
GLI OGGETTI DI DESIGN PIÙ BELLI DEL MONDOARRIVA IL FORNO A ENERGIA SOLARE
Premiata dall’FT Climate Challenge, l’invenzione ha il potenziale per salvare ettari di foreste e cambiare concretamente la vita di milioni di persone nei paesi in via di sviluppo
Chi ha detto che sostenibilità ambientale debba per forza significare investimenti miliardari e anni di ricerche? Con cinque dollari e un weekend di lavoro Jon Bohmer, un inventore norvegese trapiantato in Kenia, ha costruito un forno a energia solare che ha il potenziale per salvare ettari di foreste e cambiare concretamente la vita di milioni di persone nei paesi in via di sviluppo. E ha guadagnato anche 75 mila dollari per trasformare la sua idea in un prodotto commerciale: ha vinto, infatti, l'FT (Financial Times) Climate Change Challenge, premio pensato per incentivare le innovazioni nel campo della sostenibilità ambientale.
L’idea di Bohmer è semplice e affascinante. Si tratta di due scatole di cartone, infilate una nell'altra. Quella esterna è foderata di carta argentata, quella interna è dipinta di nero. Messo al sole, questo rudimentale forno si riscalda quel che basta per far bollire litri d'acqua (pare 10 in due ore) e cuocere il pane. Il dispositivo può essere prodotto in qualunque scatolificio con costi irrisori, senza bisogno di modificare i macchinari. Una fabbrica di Nairobi prevede di confezionarne due milioni e mezzo di esemplari in un mese. In termini pratici, la diffusione del forno solare potrebbe significare la salvezza per milioni di bambini africani che ogni anno muoiono per aver bevuto acqua infetta. Inoltre, abbattendo la necessità di legna, potrebbe ridurre il problema della deforestazione. Non a caso l'invenzione è stata ribattezzata "Kyoto Box", in omaggio al protocollo sul taglio delle emissioni. Si calcola che, con il forno solare, una famiglia potrebbe produrre fino a due tonnellate di CO2 in meno ogni anno.
«Ci sono scienziati che lavorano per mandare la gente su Marte», dice Bohmer con una punta di orgoglio. «Io ho cercato qualcosa di più semplice e popolare». Il tentativo di diffondere forni solari nei villaggi africani va avanti da decenni, ma finora si è basato soprattutto sul fai-da-te. L'innovazione di Bohmer, invece, promette di espandere il progetto su scala industriale.
MILANO, PALAZZO DELLA RAGIONE, FINO AL 31 GENNAIO
Un'eccezionale raccolta di scatti eseguiti dal maestro americano del fotogiornalismo contemporaneo accompagna il visitatore in un mondo fatto di volti, colori, paesaggi e luci
«Ho imparato a essere paziente. Se aspetti abbastanza, le persone dimenticano la macchina fotografica e la loro anima comincia a librarsi verso di te». Con questo segreto Steve McCurry, maestro americano del fotogiornalismo contemporaneo, inviato su mille fronti devastati dalla guerra, immortalò nel campo profughi vicino Peshawar la "ragazza afgana" dai tragici e penetranti occhi verdi, diventata dalla copertina del National Geographic icona del terribile conflitto. Un segreto che ha donato ai suoi reportage da Beirut alla Cambogia, dal Kuwait all'ex Jugoslavia, pluripremiati dal Wolrd Press Photo Award (il premio Nobel della fotografia) un piccolo grande mondo di storie umane trasfigurate dai dolori, dalle speranze e dalle paure.
Nella suggestiva cornice medievale del Palazzo della Ragione di Milano, un’eccezionale raccolta di oltre 240 scatti eseguiti dal fotografo tra il 1980 e il 2009 accompagna il visitatore in questo mondo fatto di volti, colori, paesaggi e luci. Il percorso espositivo rompe il tradizionale rapporto frontale con il visitatore: tra metaforici rami di alberi, ragazze afgane, monaci, bambini tibetani si animano in una fitta foresta dove tutto è sospeso, dove si arrivano a percepire i rumori e gli odori del luoghi rappresentati. Si diventa scorci di realtà, mescolandosi alla bellezza del racconto fotografico e del mondo incontrato da McCurry.
Sei le sezioni tematiche. L'Altro presenta una delle cifre più caratteristiche dell'arte di McCurry: i volti ci parlano di vite ed emozioni catturate in un luogo remoto e liberate altrove. Il protagonista invisibile della sezione successiva è il Silenzio, materia sottile capace di esaltare i momenti di intimità e di raccoglimento dell'uomo davanti alla grandiosità della natura e al mistero del vivere quotidiano. Tema portante è il viaggio. Nella sezione dedicata alla Guerra le fotografie rappresentano la tragedia dell'umanità contro l'umanità. Un dramma colmo di "poesia", dove il dolore viene trasfigurato dall'armonia delle immagini. L'uscita dalla guerra è nella Gioia, immortalata da Steve McCurry in scenari di allegria, intensità di colori, vita che scorre e fluisce. La normalità come un lampo nei gesti di una mano, nell'immediatezza di sorriso. La quinta sezione, dedicata all'Infanzia, riporta lo spettatore a riflettere su uno dei temi più drammatici della storia dell'umanità: lo sfruttamento dei bambini e la piaga dei bambini-soldato. La mostra si conclude con la sezione dedicata alla Bellezza, nella quale si incontrano tre ritratti di ragazze, tra cui il celebre scatto della bambina afgana dagli occhi verdi, diventata ormai un'icona dell'opera di McCurry. Ad arricchire il percorso un ulteriore sezione dedicata ai "cortometraggi", dove sequenze ininterrotte di fotografie compongono narrazioni di vita e di umanità.
Info: +39/02.43.35.35.22, Palazzo della Ragione (piazza Mercanti 1) – Milano, www.stevemcurrymilano.it.
EVA HERZIGOVA TESTIMONIAL DI GAULTIER
Sport e alta moda si incontrano in passerella, grazie alla collezione disegnata da Jean Paul Gaultier per la primavera-estate 2010 di Hermès e dedicata a questa disciplina.
Anche lo sport può diventare un vero e proprio lusso. Non solo per gli alti costi che possono derivare dal praticare le discipline sportive più elitarie, ma anche per gli accessori che vengono utilizzati. Lo sanno bene gli stilisti, che spesso firmano con la loro griffe attrezzature che non avranno di certo doti magiche capaci di garantire la vittoria durante la competizione, ma sicuramente permettono di vincere la gara di eleganza. Negli ultimi tempi sembra essere il tennis una delle principali fonti di ispirazione. Dopo il porta palline di Tiffany e la racchetta con la doppia C di Chanel disegnata sulle corde, tocca ora ad Hermés sbizzarrirsi con questa disciplina. Rievoca, infatti, un campo da tennis la scenografia della sua sfilata, che ha riportato in passerella la bellissima Eva Herzigova, ed è esplicitamente dedicata a questo sport la sua nuova collezione primavera-estate 2010, pensata da Jean Paul Gaultier per la sportiva, elegante e raffinata, che tra un servizio e un rovescio si concede momenti di relax nelle sale da thè dei club più esclusivi.
Il capo più sfizioso è la custodia per racchetta proposta dalla maison francese: morbida pelle, tinta leggera e nessun logo esposto. Classe e sobrietà per un involucro che costa sicuramente più del suo contenuto.
VERI E PROPRI PEZZI D'ARTE
I diffusori stereo stanno diventando oggetti d’arredo sempre più ricercati e integrano nelle nuove forme anche altre funzioni.
Oggetti un tempo brutalmente legati alla loro mera funzione, lentamente si sono riscattati attraverso il design, fino a diventare elementi di arredo o persino veri e propri pezzi d’arte. È il caso dei diffusori di suono: è come se tutti, dai grandi marchi del settore alle scuole di design, si fossero sfidati per inventare i più originali.
A dominare sono le linee morbide e tonde, come quelle dello “Squeezephone 360”, in cui la struttura in Corion di Claudio Colucci va a integrare il diffusore, con lo scopo di ottenere un suono che si diffonde in tutte le direzioni, a 360 gradi. Lo stesso obiettivo ha ispirato la tesi di gruppo di Ana Maria Arranz Ponzalo, Deborah Captano e Riccardo Ceci della scuola di design IED Milano. Il risultato è “Cocoon”, bozzolo in inglese, un sistema audio con un’unità centrale e diffusori a sospensione, che sono illuminati e possono irradiare fragranze liberate da pastiglie profumate che si inseriscono all’interno.
Dalla collaborazione tra IED e Kenwood Electronics Italia sono nati anche altri quattro progetti, sviluppati in altrettante tesi: “Bright Touch”, dalla suggestiva forma a ricciolo, “Imagenary garden”, fatto a goccia, l’ultrapiatto “Sihd” e “Audio Dynamic.
HIGH FIDELITY CANOPY, IL LETTO AD ALTA FEDELTA'
L'hanno definito la "Ferrari dei letti". È un baldacchino ipertecnologico perfetto per il relax tra suoni e immagini.
Si chiama Hi-Can. È dotato di computer, console game, videoproiettore, sistema home theatre, impianto di illuminazione soft e centralina per il controllo ambientale, ma non è un entertainment center. È un letto ad alto contenuto tecnologico e dal design molto accattivante, che rivisita in chiave ipermoderna il letto a baldacchino classico: Hi-Can, infatti, è l’acronimo di High Fidelity Canopy, ovvero baldacchino ad alta fedeltà. Perfetto per il relax tra suoni e immagini, è stato ideato dal designer calabrese Edoardo Carlino in collaborazione con il professor Maurizio Muzzupappa.
Nel tentativo di soddisfare la voglia di tenera intimità o quell’infantile bisogno di riservatezza e protezione che da bambini cercavamo quando in camera improvvisavamo capanne con lenzuola e coperte, Hi-Can ricostruisce un intimo spazio nello spazio, la stanza nella stanza: quella confortevole del giorno d’oggi, dove tutto è a portata di mano. Non solo. Grazie alla centralina, da questo baldacchino ipertecnologico si può controllare tutto: climatizzazione e luce dei vari ambienti, citofono, sveglia, timer con funzione “sleep” di spegnimento automatico. E nel caso di utilizzo alberghiero, Hi-Can prevede anche la possibilità di dialogare direttamente con la reception e gestire i principali servizi dell’offerta ricettiva.
FINO AL 24 GENNAIO A MILANO
Dal 14 ottobre al 24 gennaio il Palazzo Reale di Milano ospita la prima grande mostra antologica del più popolare e noto artista statunitense del XX secolo.
Per la prima volta Milano e Roma rendono omaggio alla carriera di Edward Hopper (1882-1967), riconosciuto caposcuola del Realismo americano. La grande esposizione antologica, senza precedenti in Italia, comprende più di 170 opere di questo pittore della vita quotidiana, delle solitudini umane e dei paesaggi. Sarà ospitata al Palazzo Reale di Milano dal 14 ottobre al 24 gennaio 2010 e subito dopo a Roma, presso la Fondazione Roma Museo (dal 16 febbraio al 13 giugno 2010), per poi trasferirsi a Losanna per l’estate (info e prenotazioni: 199 202 202, 0445/23.03.04).
Nato e cresciuto a Nyack, una piccola cittadina nello Stato di New York, Hopper dal 1913 visse nella Grande Mela, dove si spense all’età di ottantaquattro anni. Era famoso per la sua reticenza: scriveva o parlava pochissimo del suo lavoro. La sua arte, però, ha goduto della stima della critica e del pubblico nel corso di tutta la carriera, nonostante il successo di nuovi movimenti d’avanguardia, come il Surrealismo, l’Espressionismo astratto, la Pop art. Nel 1948 la rivista “Look” lo definì uno dei migliori pittori americani; nel 1950 il Whitney Museum organizzò un’importante retrospettiva su di lui e nel 1956 il “Time” gli dedicò la copertina. Nel 1967, anno della sua morte, Hopper rappresentò gli Stati Uniti alla prestigiosa Bienal di São Paulo. Da allora la sua opera è stata celebrata in diverse mostre e ha ispirato innumerevoli pittori, poeti e registi. Eloquente il tributo del grande John Updike, che in un saggio del 1995 definisce i suoi quadri “calmi, silenti, stoici, luminosi, classici”.
Seguendo un ordine tematico e cronologico, l’esposizione italiana ri¬percorre tutta la produzione di questo grande artista: dalla formazione accademica agli anni in cui studiava a Parigi, fino al periodo “classico” e più noto degli anni ‘30, ‘40 e ’50, fino a concludere con le grandi e intense immagini degli ultimi anni. Il percorso prende in esame tutte le tecniche predilette da Hopper - l’olio, l’acquerello e l’incisione - con particolare attenzione all’affascinante rapporto che lega i disegni preparatori ai dipinti, aspetto fondamentale della sua produzione, fino ad ora ancora poco considerato nelle rassegne a lui dedicate.
DOPO MILANO, CAPRI, PORTO CERVO E KIEV
Il 5 ottobre lo stilista ha inaugurato la sua prima boutique in Rue du Faubourg Saint-Honoré.
Un'esclusiva serata, inziata con un cocktail in Boutique e culminata in un party al VIP Room Club: così il 5 ottobre John Richmond ha inaugurato il suo primo negozio monomarca in territorio francese, un flagship store di oltre 1300 metri quadri in rue du Faubourg Saint-Honoré, a Parigi. L’apertura fa parte di un piano strategico di espansione della prima linea del designer inglese messo in atto dall’imprenditore Saverio Moschillo, titolare della Maison insieme allo stesso John Richmond, nonché vice presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana. Un progetto ambizioso, che si rivolge alle capitali internazionali del fashion, ma anche alle piazze più prestigiose del jet-set. Il punto vendita di Parigi, che si aggiunge a quelli già esistenti di Milano, Capri, Porto Cervo e Kiev, presenta il nuovo concept del brand, tracciando in maniera inequivocabile le linee guida di una nuova architettura retail per le future aperture e si propone come punto di partenza del piano di restyling che riguarderà tutti negozi monomarca del gruppo.
La boutique è suddivisa su due livelli ed accoglie tutte le collezioni abbigliamento, accessori e calzature uomo e donna di John Richmond, oltre alla nuova fragranza femminile John Richmond Perfume. Il concept, nato dalla stretta collaborazione tra lo stilista inglese e l’architetto francese Christophe Pillet, punta ad un’immagine rigorosa, che rilegge i canoni del lusso attraverso l’uso di materiali nobili, esaltati da dettagli di altissimo pregio, come le lastre di vetro fumé nero che, partendo dal soffitto, creano un sofisticato divisorio tra le appenderie in acciaio lucido. Lo storico stilema tattoo della Maison trova un nuovo utilizzo intarsiato sui preziosi marmi del pavimento, creando così un continuum visivo di forte impatto, dove l’animo rock del designer si sposa con una struttura high tech di ultima generazione.
In occasione dell'apertura francese, la Maison si è anche schierata nella lotta contro l'AIDS mettendo in vendita un gioiello "Limited Edition" disegnato ad hoc dallo stilista. Il 25 per cento del ricavato verrà devoluto all'associazione Sidaction, impegnata a finanziare programmi di ricerca medica e scientifica.
HA CREATO PEZZI CULT DI ARREDAMENTO
Dopo la retrospettiva al Vitra Design Museum di Weil am Rhein per i 100 anni dalla nascita, esce ora il libro che racconta la storia del celebre designer e quella dei suoi oggetti.
Chi ha il privilegio e il piacere di sfoggiare nella propria casa un pezzo originale di George Nelson e soprattutto chi non lo conosce ancora, non può ignorare il genio di uno dei maggiori designer della metà del '900. Dopo la retrospettiva al Vitra Design Museum di Weil am Rhein per i 100 anni dalla nascita, esce ora il libro che racconta la sua storia e quella dei suoi oggetti. Intitolata “George Nelson: Architect, Writer, Designer, Teacher” (Milano Libri editore, 350 pp), la monografia si focalizza sull'iter creativo di questo straordinario progettista e architetto, che ha disegnato collezioni di mobili e accessori che hanno cambiato il modo di vivere l'ufficio e la casa.
Tra i suoi capolavori si possono ricordare alcuni pezzi cult dell'arredamento, come la poltrona "Coconut"(1956), il sofà "Marshmallow"(1956), l'orologio da muro "Ball"(1947), le lampade "Bubble" (1952) e "Action Office" (1964).
Oltre ad essere un designer di successo, Nelson è stato un acclamato scrittore ed editore, un eccellente docente ed un fotografo appassionato. La sua concezione sistemica del design, assieme ad un approccio che è sempre andato oltre la semplice ricerca estetica, assumono oggi un grande valore, specialmente in ambito accademico.
Il libro rappresenta dunque un'opportunità da non perdere per chi desidera arricchire il proprio bagaglio di esperienze, visitando una mostra di grande spessore artistico e culturale.
IL PROTOTIPO E' AL VITRA DESIGN MUSEUM IN GERMANIA
L'aspetto è quello di un normale tessuto, ma grazie agli elementi fotovoltaici integrati possono raccogliere la luce solare e produrre energia.
Raccogliere la luce del sole e trasformarla in energia. È il principio dei pannelli solari, ma non solo. Elementi fotovoltaici possono essere integrati anche nei tessuti. È quanto è emerso dagli studi della designer americana Sheila Kennedy, che insieme al suo gruppo di ricerca Violich Architecture, più noto come KVA MATx, ha disegnato un prototipo di casa prefabbricata in grado di produrre 16.000 W/h di energia elettrica (circa la metà del fabbisogno energetico giornaliero di una famiglia media), attraverso speciali tende capaci di catturare l’energia solare. Realizzate in tessuto fotovoltaico, possono essere montate su binari e spostate durante la giornata per ottimizzare l’esposizione al sole. Oltre a convertire l’energia solare, sono in grado di schermare gli ambienti domestici in estate e hanno una funzione isolante in inverno. Grazie alla loro estrema flessibilità, servono anche a dividere gli spazi dell’abitazione e, se posizionate in corrispondenza di un lucernario, vanno a formare un lampadario a sospensione. Una soluzione particolarmente intelligente, vista e considerata l'unica caratteristica negativa delle cellule fotovoltaiche da installare sui tetti, ossia il fattore estetico.
Attualmente il prototipo “Soft House” di Sheila Kennedy è esposto al Vitra Design Museum in Germania, che ha commissionato il progetto.
A PARIGI, CHIUDE IL 29 NOVEMBRE
Fino al 29 novembre i maestri della street art "occupano" ogni angolo del suggestivo spazio della Fondation Cartier di Parigi, progettato da Jean Nouvel.
New York, primi anni Settanta. Un gruppo di audaci giovani di Manhattan, di Brooklyn e del Bronx tenta di modificare parte del perimetro urbano attingendo alla cultura popolare, ai manifesti pubblicitari e al fumetto. Disegnano su muri, autobus, treni, si fanno chiamare writers, la loro arte è il writing (scrittura) e gli oggetti dei loro disegni sono le tags, ovvero le loro firme rappresentate da pseudonimi, spesso associati al numero della loro strada. Questo il background di P.H.A.S.E 2, Seen e Part 1, ad esempio, che come Keith Haring o lo stesso Jean-Michel Basquiat - voce e guru dei pionieri della street art newyorkese e non solo - sono riusciti più o meno consapevolmente a tracciare i contorni di un movimento vasto e complesso, che nel tempo ha inglobato tecniche e correnti differenti.
«Non ascolto ciò che dicono i critici d'arte. Non conosco nessuno che abbia bisogno di un critico per capire che cosa sia l'arte», diceva Basquiat. Chi l’avrebbe detto, allora, che quest’arte urbana, illegale e spesso osteggiata, sarebbe entrata dalla porta principale di un importante museo d’arte contemporanea? Ad ospitarla, fino al 29 novembre, è la "Fondation Cartier pour l’art contemporain" di Parigi, in boulevard Raspail 261. La rassegna si intitola “Né dans la rue - Graffiti” ed è una delle più grandi mostre sui graffiti mai realizzata. Il percorso comincia dai muri esterni, continua nei giardini, nei corridoi, nelle toilette e persino sulle vetrate. Fotografie, film, documentari, pareti imbrattate, collages, oli su tela eseguiti dai più quotati graffitari del mondo: dal pioniere olandese Boris Tellegen al cileno Basco Vazko, dal brasiliano Cripta al “banlieusard” parigino Gérard Zlotykamien, che ha cominciato la sua carriera imbrattando i vagoni del metrò. Un percorso-lettura che dalle origini arriva fino ai giorni nostri, analizzando l’infinito panorama del magico mondo del writing. Info: www.fondation.cartier.com
L'ULTIMA COLLEZIONE DI ALESSI HA GLI OCCHI A MANDORLA
È proprio così: l’ultima collezione di Alessi, nata dal fortunato sodalizio tra Stefano Giovannoni, Rumiko Takeda e il National Palace Museum di Taiwan, ha gli occhi allungati come delle belle mandorle.
Ma questa nuova linea, dal nome misto-est-misto-fiaba di “OrienTales”, non è solo una nuova serie di oggetti colorati con cui riempire ulteriormente cucine e soggiorni, è qualcosa di più: Stefano Giovannoni, infatti, si è lasciato completamente andare ed accompagnare nel mondo orientale delle fiabe una volta venuto in contatto con i bellissimi pezzi artistici del National Palace, creando oggetti che comunicano in modo molto evocativo la tradizione millenaria cinese e la spiccata contemporaneità della sua personalità di designer.
Caratterizzanti sono i colori, spiccati ed accesi, pieni e sodi, così come le forme e i dettagli, mai per caso, ma anche i materiali: alcuni sono in resina, altri sono in melammina, altri addirittura in ceramica fine bone china. Tutti rigorosamente decorati a mano. È un percorso in un bosco incantato, fatto di “Paradise Bird”, di “Secret Fish”, di “Gold Fish”, di “Lily Pond”, di “Lotus” e di “Lily Bird”. E se non vi accontentate, in arrivo anche un libro… magico sentiero all’interno del metaprogetto che ha portato a queste forme.
www.alessi.it
NEW MUSEUM, NEW YORK, 1 DICEMBRE 2007 - 30 MARZO 2008
Aperto al pubblico solo da due mesi, il New Museum di New York sta già rubando la scena anche agli storici spazi espositivi di Manhattan.
Ed è solo l’inizio…
L’edificio –che non passa certo inosservato nello “skyline” della grande mela– è opera dei due architetti di Tokyo Kazuyo Sejima and Ryue Nishizawa.
La direzione del calendario espositivo è di Richard Flood, e del suo team di curators: Laura Hoptman, Kraus Family e Massimiliano Gioni. La prima serie di mostre, inaugurata lo scorso dicembre, ha davvero un titolo emblematico, tanto provocatorio, quanto rappresentativo dell’essenza dell’arte contemporanea: Unmonumental. Un ciclo espositivo mirato a rappresentare la frammentarietà delle forme, l’inconsistenza degli oggetti e delle icone, e la loro capacità di esistere due volte negli assemblage e nei collage. Da Unmonumental: The Object in the 21st Century, ed alla particolare attenzione alla scultura contemporanea, a Collage: The Unmonumental Picture, opere pittoriche di undici artisti disposte lungo le pareti della sala che già ospita le sculture. Un viaggio nella ricerca artistica della seconda metà del ’900 fino ai new media, con The Sound of Things: Unmonumental Audio, e Montage: Unmonumental Online.
Una rassegna celebrativa ed un’analisi introspettiva dell’arte, così come è giunta ad oggi: pronta a leggere i segni dei tempi, ma, come sempre, decisa ad andare oltre.
www.newmuseum.org
NOKIA
Ritorniamo a parlare di cellulari, perché in fondo sono l’oggetto che più ci sta vicino nelle nostre giornate nottate!
Eccolo il nuovo principe della telefonia mobile: Nokia 7900 Crysta prism.
Alto 112 mm, largo 45 e spesso 11 è il parallelepipedo più bello per ora in commercio.
La cover è in allumino (si! Alluminio, non plastica!) con i motivi dell’artista Frédérique Daubal incisi al laser ed è viola, ed è veramente elegante e il tasto centrale, il classico Nokia Navi, è una piccola gemma, nel vero senso della parola.
E questo è solo per quel che riguarda il design.
Tecnologicamente parlando ha un display OLED a 16 milioni di colori, naturalmente contiene l’applicazione Java™ MIDP 2.0 e la super Nokia Sensor che ti permette di interagire con altri telefonini Nokia Sensor tramite tecnologia Bluetooth senza fili.
Senza dire che contiene il top level della qualità per quel che riguarda l’interfaccia utente, la messaggistica, il trasferimento dati, la connettività, la navigazione e tutti i tools audio e video.
Cosa chiedere di più a questo piccolissimo (e leggerissimo) oggetto delle meraviglie?
Semplice: una custodia ed una bandana, anch’esse disegnate Frédérique Daubal. Viola!
www.nokia.it
DOLCE&GABBANA
Dolce e Gabbana amano stupire e ogni volta che si presentano ci offrono qualcosa, un po’ come i re magi, di prezioso, di magico e… per pochi eletti.
Ecco la nuova linea di sneaker da uomo, limited edition in soli 5.000 pezzi, in oro, argento e… bronzo! Certo, non zecchini, ma poco ci manca (silenzio stampa sul prezzo), se no sarebbero veramente i re magi.
La linea è quella classica di Dolce & Gabbana, nel senso che sulla forma hanno mantenuto una certa classicità, se di classicità si può parlare quando si parla di loro, ma i materiali sono la ciliegina sulla torta, infatti, oltre alla banale nappa e alla banale (anche se si tratta di scarpe da uomo) vernice, sono completate da pelle laminata. Sfavillanti!
Su di ognuna c’è stampato il numero di serie e, attenzione, sotto la suola si trova il medaglione inconfondibile della “limited edition”.
Ma non comprerete solo un paio di scarpe ed una firma, comprerete un packaging anch’esso più che sfavillante: una speciale scatola laminata oro con dettagli in gomma e scritte nere.
Davanti a tutto ciò, anche i re magi ci hanno fatto un pensierino!
www.dolcegabbana.it
KARIM RASHID
È arrivato, qualche tempo fa, ha colorato ed ammorbidito il mondo del design, e ora è uno dei top ten designer al mondo. Con ragione, ovvio!
Il nome di Karim Rashid ormai non è più sconosciuto, e non lo è più da qualche anno.
Ma l’ultima sua creazione, nata in simbiosi con la Maison Veuve-clicquot, è sensazionale. Eravamo abituati a farci sedurre dalle sue particolari forme, dai suoi colori, dalla sensualità e dal sex appeal che le sue creazioni emanano, ma, giuro, l’ultimo prodotto è oltre.
La nota Maison, creatrice e produttrice di quel gentile lusso liquido che noi siamo abituati a chiamare “la vedova”, ha scelto proprio Karim Rashid per creare una “seduta” che fosse il non plus ultra per gustare il malizioso champagne. E Karim Rashid, soft, impertinente ed onirico ha disegnato Love Seat. Per chi ama il lusso, per chi ama il rosa, per chi ama sedurre. Per chi ama, punto e basta.
www.karimrashid.com
www.veuve-clicquot.com
MACRO FUTURE, ROMA, 15 FEBBRAIO - 27 APRILE 2008
Dopo il successo alla 52ª Biennale di Venezia nel padiglione russo, approdano ora al MACRO FUTURE. Grande attesa per la loro prima personale in un museo italiano.
Si tratta di Tatiana Arzamasova, Lev Evzovitch, Evgeny Svyatski, che tra il 1987 e il 1995 erano semplicemente gli AES. Poi si è aggiunto loro anche il fotografo Vladimir Fridkes, e la formula vincente si è proprio rivelata quella di AES+F. Dopo aver fissato la loro base creativa a Mosca, non si sono più fermati: progetto dopo progetto, serie dopo serie, verso un riscontro crescente da parte della critica, fino ad arrivare ad essere considerati gli esponenti più brillanti presenti sulla scena artistica contemporanea russa.
Spaziano tra la video-art, la scultura e la fotografia, inquadrando il tutto in un’ottica sempre più poliedrica e internazionale, senza mai prescindere dallo stretto rapporto che intercorre tra la società e la cultura contemporanea.
La mostra in programma al MACRO di Roma, curata da Olga Sviblova, è interamente dedicata ai lavori dell’ultimo decennio 1997 - 2007, quasi tutti incentrati sui temi dell’infanzia e dell’adolescenza, filtrati attraverso gli occhi di un mondo che cambia: nei confini, nei conflitti, nel paesaggio, nei modelli societari, nell’economia. Nuove esigenze, nuovi obiettivi. Un grido di libertà, che sa un po’ di sfida, di rivincita, di orizzonti sempre più ampi e di culture che si intrecciano scrivendo nuove pagine di storia.
www.macro.roma.museum
EARPHONES
Nel 2005 V Moda produsse una nuova famiglia di auricolari che fosse in grado di sostituire i normali e bianchi della Apple.
Nel 2005 V Moda produsse una nuova famiglia di auricolari che fosse in grado di sostituire i normali e bianchi della Apple. Non anonimi sicuramente (perché il bianco ormai è l’inconfondibile colore di Steve Jobs), ma normali.
Apparvero i Vibe: belli, ma non da spodestare il monopolista.
Nel 2008 arrivano invece i nuovi V Moda Vibe, e il monopolista trema!
Tecnologicamente sono all’avanguardia, praticamente sono indistruttibili, esteticamente sono bellissimi.
E’ il gadget tecnologico del nuovo anno, sono completamente in alluminio e non varia la qualità da dispositivo a dispositivo e neppure da un tipo di musica all’altro, che si sia in una discoteca europea, in una spiaggia californiana o ad un party ad Hollywood.
Il suono è trasparente e avvolgente; voci, chitarre e fiati si sentono cristallini; rock, blues, jazz e anche la musica classica riflettono una qualità tutt’altro che da cuffie. Che altro dire? Ah! Di qualsiasi colore sia il vostro iPod avrà un gemello che si accosta perfettamente!
www.v-moda.com
GUGGENHEIM BERLIN, 2 FEBBRAIO - 13 APRILE 2008
Il profondo nord è di scena a Berlino. Il bianco torna protagonista nei paesaggi lontani e suggestivi, catturati dall’obiettivo di sette artisti internazionali.
L’idea è di Jennifer Blessing, già curator of photography al Guggenheim di New York, ma stavolta impegnata a Berlino per selezionare i video e le foto di sette artisti, e lasciar poi loro la parola. Anzi le immagini. Ed è così che dal Canada alla Scandinavia, passando per l’Islanda ed i Paesi Bassi ghiacci e paesaggi imbiancati si animano e incantano, raccontando la magia del profondo nord. Magia che sembra uscita fuori da un libro di fiabe, magia che prende per mano, e fa attraversare le opere di Stan Douglas, Olafur Eliasson, Elger Esser, Thomas Flechtner, Roni Horn, Armin Linke e Orit Raff. Spirito melanconico, romanticismo nordico, immaginario elegiaco di un gruppo di artisti contemporanei, ma anche un’opportunità per analizzare i legami tra realtà e rappresentazione, con scenari storici e politici, tali da riflettere i segni dei tempi, e poi riuscire a mettere in crisi anche lo stereotipo dell’immutabilità dei paesaggi del nord.
Inquinamento e progresso che intaccano la purezza dei ghiacci eterni, sciogliendo la neve e dileguando certezze. Ancora una volta l’arte fa centro. Ammalia, stupisce, rappresenta, amplifica, provoca. Dal sublime al reale a volte il passo è breve, ma poi, come sempre, il sogno continua.
www.deutsche-guggenheim.de
www.guggenheim.org
E-PAPER SLAP
L’ultima frontiera dell’e-paper arriva da chocolate agency, agenzia sempre all’avanguardia sia dal punto di vista del design che da quello della tecnologia.
L’ultima frontiera dell’e-paper arriva da chocolate agency, agenzia sempre all’avanguardia sia dal punto di vista del design che da quello della tecnologia.
Sul loro particolare modo di fare design non avevamo dubbi: red dot design award winners più di una volta; sulla tecnologia… beh, dopo l’ultima invenzione i pochi dubbi che avevamo sono stati fugati con un battito di ciglia.
Cos’è questo intrigante e-paper slap? Semplice a dirsi: è un sottile braccialetto, di quelli che si indossano lanciandoli (vi ricordate?) al polso e… zapf! Si arrotolano come serpenti. È molto bello, con un’anima in alluminio rivestita da morbido tessuto.
Ma non è solo per la bellezza che hanno vinto il Red Dot 2007… Là c’è, la sorpresa!
Infatti, oltre tessuto e alluminio, il materiale di cui è composto è uno schermo OLED (e-paper) dietro al quale si celano tutti i dispositivi che ci permettono di scaricare video, e-book e foto. In sostanza è un vero e proprio lettore Mp4 da polso sul quale puoi trasferire un po’ del tuo hardware e della tua memoria.
Ma non è tutto, infatti il vero uovo di colombo sta nel fatto che, a differenza di tutti gli altri dispositivi in circolazione, non ha bisogno di essere ricaricato. Perché? Perché è la cinetica che gli da la vita. Quindi... saluta, gesticola, scrivi, mangia e cucina, e il tuo e-paper non arriverà mai alla fine!
www.chocolate-agency.com
TECASAN
Finalmente la vegan più bella e famosa del mondo ha trovato pace e, dopo numerose ricerche passando di negozio in negozio, Natalie Portman ha trovato le scarpe che desiderava.
Finalmente la vegan più bella e famosa del mondo ha trovato pace e, dopo numerose ricerche passando di negozio in negozio, Natalie Portman ha trovato le scarpe che desiderava.
In realtà il termine “trovare” non è proprio corretto. Infatti, inflessibile nelle sue regole alimentari e di vita, si era messa come obiettivo di trovare un paio di scarpe il più “politically correct” possibile, e che non stridessero con il suo “austero” (e di nuovo austero non è proprio il termine più adatto) stile di vita. Dopo aver giurato che mai e poi mai avrebbe indossato un paio di scarpe di pelle, in nessuna occasione, è partita per il suo viaggio alla ricerca di quelle scarpe che l’avrebbero soddisfatta completamente.
Ma si sa, soddisfare una star non è così semplice. E infatti la ricerca non andò a buon fine.
Ma Natalie è coriacea, e non si è persa d’animo e aggirò l’ostacolo, unica via per trovare una soluzione.
E la soluzione è la nuova collezione di scarpe di Tè casan, prestigioso negozio newyorkese, da lei stessa disegnata, assolutamente cruelity-free e, naturalmente… in edizione limitata.
Tutti i materiali usati sono alternativi a quelli di derivazione “animale” e la collezione è elegante, senza eccessi, minimale ma non noiosa e rispecchia esattamente la figura dell’attrice.
Non c’è che dire, il voto è alto anche quando si cimenta come designer.
E poi, davanti a quello sguardo accattivante è difficile non pensare a quanto ci starebbero bene un paio di scarpe così, vero?
Beh, forse non assomiglieremo a lei, ma avremo la coscienza pulita come raramente ci capita nella vita, solo non è detto che tutti i portafogli possano arrivarci così semplicemente.
www.tecasan.com
COLLEZIONE 2008
Nel 1936 Georges Grimmeisen inventò un paio di scarpe da tennis eccezionali e che rivoluzionarono per sempre il mondo del tennis: le Spring Court.
Nel 1936 Georges Grimmeisen inventò un paio di scarpe da tennis eccezionali e che rivoluzionarono per sempre il mondo del tennis: le Spring Court.
In pochissimo tempo divennero strumenti fondamentali per gli sportivi e finalmente abbandonarono le espadrilles. Tecnologicamente erano il massimo, ma anche la linea era una notevole rottura con il passato. Da quel giorno in poi l’ascesa fu semplice, tra la gente comune e tra i vip e le star: John Lennon ne indossò un paio il giorno del suo matrimonio, e se fate bene attenzione ne indossava un paio anche sulla copertina di Abbey Rodad.
Poi qualche anno di silenzio ma come tutte le cose che sono icone, non sono dimenticate e il tempo non le cancella. Così avvenne il rilancio e recentemente si sono viste ai piedi di Jude Law e Liam Gallagher, ma anche al femminile con la regina delle top Kate Moss.
La linea è semplice, i materiali anche, forse è proprio per questo che sono entrate nel cuore di tutti, e la nuova collezione per la primavera estate 2008 riporta il sorriso dopo un lungo inverno. Cotone, gomma e suola rigorosamente piatta, low cut, mid cut e glove sono i tre modelli, ma la cosa strana è che le famose “original white shoes” non sono più solo bianche ma sono di tutti i colori, e che colori! Le bianche rimangono in collezione, naturalmente, e rimangono comunque la punta di diamante, perché il primo amore non si scorda mai, anche fosse solo per una questione di scaramanzia!
www.springcourt.com
RON ARAD
Fresca fresca dal suo debutto pubblico, ecco che da Design Miami 2007 arriva Bodyguard 3: l’ultima bambina nata dall’estro del designer israeliano Ron Arad.
Fresca fresca dal suo debutto pubblico, ecco che da Design Miami 2007 arriva Bodyguard 3: l’ultima bambina nata dall’estro del designer israeliano Ron Arad.
Sinuosa, sensuale, accattivante, con una sola linea, senza capo né coda, che la disegna tutta, la nuova seduta scintilla sotto i riflettori internazionali, pronta, come una sirena, ad ammaliarci tutti con il suo linguaggio misterioso. Difficile da definire, perché si situa in quella terra di nessuno in cui i confini tra una sedia e una poltrona si sfumano per diventare un oggetto ambiguo, capace di entrare nei desiderata di tanti.
Scranno o trono o, abbandonando la formalità e le presenze pubbliche, porta verso terre oniriche e lontane. Fredda come l’alluminio anodizzato che la crea, ma calda come la linea curva che la disegna, sicuramente entrerà, come è spesso successo con gli oggetti pensati e creati da Arad, nella storia delle forme, se quelle di design o quelle dell’arte ancora dobbiamo scoprirlo.
www.ronarad.com
LEONARDO GLASS CUBE
È un oggetto, più che un’architettura, è “pezzo” da guardare e attorno al quale girare, perché prima di entrarci dentro bisogna osservarlo attentamente da fuori, senza tralasciare nulla.
È il Leonardo Glass Cube, il nuovo padiglione espositivo multifunzionale che lo studio tedesco 3deluxe transdisciplinary design ha realizzato per la ditta tedesca “Leonardo”.
È un progetto che spazia dall’architettura al design, dalla grafica al paesaggio, perché è la bianca e perfetta sintesi di tutte queste discipline.
È un oggetto che combina la realtà con forme e spazi quasi onirici, che pur essendo estremamente concreto e presente, ha quel non so che di virtuale. Ma è molto terrestre, anche se è il tipo di oggetto che ci aspettiamo di trovare in una qualche vaga peregrinazione in Second Life.
Gli spazi interni scorrono fluidi creando continue connessioni con quelli esterni, così da creare un percorso che stimoli in continuazione la percezione dell’osservatore.
Pur essendo una forma ben definita e delineata, il prospetto, squadrato ma attorno al quale si avvinghiano braccia di polpo curve, muta in continuazione, a seconda del punto di vista. E i bianchi elementi biomorfi, quasi scultorei, stimolano l’immaginazione e la voglia di toccare e girare e osservare e scoprire.
www.3deluxe.de
PALAZZO LITTA, MILANO 30 GENNAIO - 16 MARZO 2008
Titolo insolito per la prima retrospettiva italiana di Peter Fischli e David Weiss, prodotta dalla Fondazione Trussardi con la Tate Modern di Londra e la Kunsthaus di Zurigo.
Peter Fischli e David Weiss sono svizzeri, ma la loro fama ha da tempo varcato le Alpi e non solo. Vincitori di un Leone d’Oro alla Biennale di Venezia, sono sempre più apostrofati come innovatori indiscussi dell’arte di oggi, e pare proprio a pieno titolo. All’anagrafe non sono più dei ragazzini, lavorano insieme dal 1979, ma si sa, per l’arte il tempo viaggia ad altre velocità, e il loro universo creativo lo conferma.
Le loro opere sono attraversate talvolta da un’energia giocosa quanto assurda, o da ossessioni maniacali, intuizioni e guizzi improvvisi spesso sospesi tra realtà e miraggio. Ingenuità infantile e pura razionalità, leggerezza e tragedia, kitsch e sublime convivono nei loro lavori fino a sgretolare ogni certezza, catapultando la vita nell’universo del dubbio, sempre in bilico tra stupore e meraviglia. Il luogo della la loro nuova mostra, una “fusion” tra vecchio e nuovo, una sorta di retrospettiva – introspettiva, è Palazzo Litta a Milano. Una cornice barocca, e forse non poteva che essere così, per continuare a stupire, per sfumare ancora una volta il confine tra passato e presente, tra il normale e lo straordinario. Oltre quaranta video, sculture, fotografie rigorosamente istallate in site – specific. Di certo da non perdere...
www.fondazionenicolatrussardi.com
SHEER
Spesso il design è meramente una questione di estetica, ma a volte abbraccia tecnologie evolutive, e quando raggiunge l’obiettivo è perché racchiude ricerca estetica, funzionalità e tecnologia, e diventa quasi un oggetto artistico.
Questo è l’obiettivo raggiunto con Sheer, la cucina proposta da Dragdesign Studio, una squadra di designer italiani che ha fatto della ricerca il cuore fondamentale del proprio lavoro.
Probabilmente, la prima volta che la vedrete vi sembrerà semplicemente bella, o semplicemente originale, o semplicemente diversa, ma Sheer non è solo questo: è un condensato di modernità e tecnologia, perfettamente funzionale, estremamente innovativa e bella. Anzi, non solo bella: bellissima. E’ “l’oggetto animato e funzionante” più perfetto che ci sia in commercio, e che potrebbe trovare un suo posto ovunque: in una casa bellissima o in un normale appartamento, trasformato in gioiello da questa regale presenza.
I materiali usati sono i migliori in commercio (fibra di carbonio, Pietraluce® e acciaio inox), gli spazi sono ultra compatti, ma c’è tutto quel che è necessario, se non di più. Il design non è solo accattivante, ma anche seducente. E’ liscia e morbida, ma anche liscia e netta, e le linee che ne disegnano i profili, pur essendo “strane” e “mai viste”, non stufano e non annoiano, anzi, ogni volta ammaliano le retine, e tutte le volte è come se fosse la prima volta.
www.sheer.it
LESS IS MORE
Tutte le volte che parto dimentico il caricatore per il cellulare, oppure me lo porto ma regolarmente lo lascio nella camera di albergo che mi ha ospitato.
Tutte le volte che parto dimentico il caricatore per il cellulare, oppure me lo porto ma regolarmente lo lascio nella camera di albergo che mi ha ospitato.
Ecco: nella mia vita ho comprato così tanti caricatori che non riesco più a tenere il conto!
Ma per fortuna qualcuno con la mente modellata apposta per risolvere i problemi altrui c'è sempre (anche perché i problemi sono sempre così tanti che basta semplicemente sceglierne uno a caso), soprattutto quelli che riguardano i cellulari.
Si chiama “Energi to go” ed è il nuovo mini tascabile prodotto di Energizer. È molto semplice, e come tutte le cose semplici, arrivano proprio dove nessuno era arrivato: è una pila, naturalmente, che ricarica il nostro telefono senza bisogno di prese, di cavi lunghissimi che arrivano alle prese, di adattatori per prese che non sono come le nostre...
Insomma, tanto tempo fa un saggio diceva “Less is more”, e non c'è mai stato nulla di più vero!
www.energizer.com
HAMMER MUSEUM AT UCLA, LOS ANGELES, 29/02 - 25/05
È nata in Florida, ma vive a San Francisco. Ha solo trentun anni, e le si spalancano già le porte di uno dei maggiori musei della California: l’Hammer UCLA.
I suoi miti sono i post-minimalisti degli ultimi anni ’60, come Eva Hesse e Richard Tuttle. I suoi materiali sfiorano l’essenziale, ma anche con poco riesce a fare meraviglie. Sottili fogli di compensato, carta velina, cellophane, colori appena sussurrati, equilibri precari, fruscii, e tenui riflessi: questa la sintesi del suo linguaggio… Ma la sua scultura va ben oltre l’assemblage dei suoi “everyday materials”, ci mette un attimo a far passare i confini del reale, dell’immediato. Proietta al di là della fragilità dei suoi lavori, lungo i riflessi della carta e della plastica, che si fondono con la luce, e le linee del legno curvato talvolta fino all’inverosimile. La semplicità dei suoi lavori corre volutamente verso la pura inconsistenza, ma ci mette poi davvero un attimo a farsi nient’altro che poesia. Le sue opere nascono con lei, direttamente nel luogo scelto per crearle. Niente progetti, niente schizzi, solo guizzi di creatività, che si accordano con il “mood” della stanza, e con due altre componenti essenziali ed irrinunciabili: l’atmosfera e la luce. I due stessi “additional medium” di due post-inimalisti doc: Irwin e Turrell. Questa è Mitzi, e la sua arte incanta…
www.hammer.ucla.edu
"CERAMIC FOR MIX": E' IL TE' CHE SI PREPARA DA SOLO!
In genere non è il cucchiaino il maggiore dei nostri problemi, soprattutto se non siamo più studenti che condividono l’appartamento con altri quattro o cinque (e qualche gatto), ma siamo adulti cresciuti, maturi ed abbiamo il nostro spazio, da noi gestito e con le nostre regole, e dunque trovare un cucchiaino pulito con cui girarsi il tè la mattina a colazione non è un grosso ostacolo.
In genere non è il cucchiaino il maggiore dei nostri problemi, soprattutto se non siamo più studenti che condividono l’appartamento con altri quattro o cinque (e qualche gatto), ma siamo adulti cresciuti, maturi ed abbiamo il nostro spazio, da noi gestito e con le nostre regole, e dunque trovare un cucchiaino pulito con cui girarsi il tè la mattina a colazione non è un grosso ostacolo.
Ma lo è stato. Una volta, nella nostra vita adolescenziale regnava l’anarchia, e chi riusciva ad accaparrarsi il cucchiaino pulito era il vero vincitore su tutti.
Così lo studi francese Anna’ Gram, di Florian Dussopt, Julie Girard e Jeremie Reneau, ha inventato e creato Ceramic for mix, che oltre ad essere una tazza autosufficente, mostra un nuovo ed interessante uso della ceramica, senza considerare che questa nuova forma, per una nuova funzione, crea tutta una serie di nuove gestualità nella preparazione del te, conferendogli un nuovo appeal estetico. Il concetto è molto semplice: una pallina (sufficientemente grande da non poter essere ingerita) in una tazza, che con un semplice movimento gira e mischia, e gira e mischia, e gira e mischia… ed ecco l’infuso perfetto!
www.annagram.fr
LA COLLEZIONE DI SCI DI SPOILT
A questo punto dell’anno si è soliti chiedere a noi stessi “ma quando finirà questo lunghissimo inverno?”, e solitamente incrociamo le dita dietro la schiena sperando che dal cielo qualcuno ci dica “manca pochissimo”.
A questo punto dell’anno si è soliti chiedere a noi stessi “ma quando finirà questo lunghissimo inverno?”, e solitamente incrociamo le dita dietro la schiena sperando che dal cielo qualcuno ci dica “manca pochissimo”.
Quest’anno, però, c’è un ristretto gruppo di persone che spera che l’inverno non finisca mai e, soprattutto, che la neve rimanga fino a ferragosto!
Perché? E chi sono costoro?
Bene, costoro sono i clienti affezionati di Spoilt e perché… adesso ve lo spiego.
Spoilt, nata nel 2004 dalla fervida operosità di Sandro e Claudio Mazzoni, è una ditta produttrice di sci. Ma non sono sci normali, anzi, tutt’altro!
Innanzitutto sono sci fatti a mano, ma tutti a mano, non c’è un solo step della produzione che non lo sia, dalla preparazione dei materiali fino ai minimi dettagli.
E, in secondo luogo, pechè non ce n’è uno uguale all’altro! Sono tutti personalizzati e personalizzabili, con disegni, scritte, fino alla collezione artistica nata dalla collaborazione con Francesco Granducato.
Ora che li avete visti, fino a quando vorreste avere la neve? Il 15 agosto è forse troppo vicino?
www.spoiltski.com
JEAN PAUL GAULTIER E LE SUE STRAVAGANTI TESTE
Diciamoci la verità: Johnny Deep nel ruolo di Jack Sparrow è… , e la bellissima Kiera Knightly lo è ancora di più, e non a tutti è dato di essere così … vestiti da pirati.
Diciamoci la verità: Johnny Deep nel ruolo di Jack Sparrow è… , e la bellissima Kiera Knightly lo è ancora di più, e non a tutti è dato di essere così … vestiti da pirati.
È da quando imperversa ovunque la tempesta dei carabi che ogni tanto ci è venuta la voglia di provare un look diverso, a metà tra l’aggressivo e l’incredibilmente seducente. È da un po’ che meditiamo sul cappello, o sul turbante, o su qualcosa di simile, che neanche noi sappiamo ben definire.
Beh, questa primavera Jean Paul Gaultier ha mostrato i nostri più nascosti desideri, gli ha dato forma, colore e materia.
Questa primavera saremo donne corsaro, perché quello che Gaultier ha proposto per le nostre testoline diventerà un must irrinunciabile. Che la nostra indole sia sahariana o romantica o nelle nostre vene scorra il sangue erede del corsaro nero, avvolgersi i capelli in copricapo stravaganti ci farà sentire star.
Insomma, Gaultier ci regala emozioni meravigliose e non temete: tutto è concesso!
FOGLIE E LUCE PER PROTHESES, LA NUOVA LAMPADA DI TOMER SAPIR
Per anni l’industrial design è stata la corrente che ha nobilitato il design, che lo ha reso accessibile e fruibile dalla massa, e per anni l’industrial design è stato visto come la componente politically correct di un design troppo spesso fatto di lusso e fatto per pochi.
Per anni l’industrial design è stata la corrente che ha nobilitato il design, che lo ha reso accessibile e fruibile dalla massa, e per anni l’industrial design è stato visto come la componente politically correct di un design troppo spesso fatto di lusso e fatto per pochi.
Ma il troppo stroppia, si dice giustamente. Ed è così che l’industrial design spesso è diventato sinonimo di iper consumo e di iper produzione, in un mercato che forse di design ne ha abbastanza.
In questo panorama, si sta facendo strada una corrente di nicchia, dove l’estetica della macchina, della riproduzione infinita del prototipo e dell’industria hanno finalmente lasciato spazio al diverso, all’incompleto, all’artigianale, all’imperfetto, al sempre diverso.
In questo ambito si muove Tomer Sapir, designer di Tel Aviv, nato nel 1977, giovane, carino, attento a ciò che lo circonda e sicuramente non disoccupato… troppo bravo per esserlo!
Si è insinuato con delicatezza in una corrente di pensiero che ci vuole riportare ad oggetti che hanno a che fare con noi, con i nostri sogni e le nostre paure, con la natura, le foglie e l’acqua che troviamo fuori dalle città.
Sono oggetti che parlano da soli, come la “lampada” Protheses, che ci illumina d’immenso e di intimità, fatta di poco, di foglie raccolte in autunno e di una leggerissima struttura che le sostiene, a cui vogliamo subito bene, e che ci sta a guardare sospesa nella notte in cui ci accompagnerà.
www.tomersapir.com
LA NUOVA DIGITALE DI OLYMPUS
Per un momento mi sono venuti i brividi, giuro.
Ho visto il video promozionale della nuova digitale Olympus µ 1030SW e i primi secondi mi hanno fatto gelare il sangue nelle vene
Per un momento mi sono venuti i brividi, giuro.
Ho visto il video promozionale della nuova digitale Olympus µ 1030SW e i primi secondi mi hanno fatto gelare il sangue nelle vene: io sono una di quelle persone che tiene ai propri oggetti, li cura come dei bambini, li pulisce e li accudisce con religione. Non vi dico poi con i miei gadget tecnologici, prima tra tutti la mia amatissima digitale: la spolvero, faccio in modo che non prenda botte, non la tengo vicino a fonti di calore. Insomma, seguo le istruzioni alla lettera perché possa godere sempre di ottima salute. Ma a volte, si sa, non si riesce ad evitare l’inevitabile... e addio macchina digitale.
Ma tra poco la mia vita cambierà, perché è certo che il prossimo acquisto sarà la nuova µ 1030SW.
Praticamente è la macchina del futuro.
Praticamente è la macchina dei super eroi e potrebbe stare in tasca a Bud Spencer proprio durante una delle sue celeberrime scazzottate.
Si, ve lo giuro, è proprio così: resiste all’acqua (e non sotto il rubinetto, ma a 10 m di profondità), resiste alle cadute (e non quando ti inciampi e scivoli dal marciapiede, ma è in grado di spiccare un volo di due metri e uscirne intonsa e sopporta un peso di 100 Kg!), fotografa con basse emissioni luminose, ha una risoluzione di 10 Megapixel, ha il grandangolo integrato, resiste al freddo freddo così come al caldo caldo.
Insomma, la vostra vita è così movimentata, rischiosa? Siete esploratori nordici? Vi piacerebbe scattare il primo piano di uno squalo?
Siete dei paracadutisti? No problem… Tutto quello che cercate è in questo leggerissimo cubetto. Il problema è che viene quasi voglia di trattarla male!
www.olympus.it
IN PASSERELLA IL NUOVO SUPER WELLINGTON DI BURBERRY
Una rondine non fa primavera, certo, piuttosto la stagione delle piogge la annuncia quasi sempre. Ma quest’anno la pioggia non ci toglierà il sorriso e, grazie alla nuova collezione di Burberry, non vedremo l’ora di cantare… sotto la pioggia, ovviamente!
Una rondine non fa primavera, certo, piuttosto la stagione delle piogge la annuncia quasi sempre. Ma quest’anno la pioggia non ci toglierà il sorriso e, grazie alla nuova collezione di Burberry, non vedremo l’ora di cantare… sotto la pioggia, ovviamente!
Si perché la famosa maison inglese ha lanciato un nuovo pezzo cult, o meglio, ha rilanciato il suo pezzo cult: i nuovi super Wellington. Ve li ricordate?
Ma questa volta saremo i primi a volerli nel nostro guardaroba, perché sono bellissimi, oltre che funzionali e comodi. E la linea non è la solita sgraziata degli stivali di plastica da giardinaggio, d’altronde si prala di Burberry, marchio cult per l’eleganza e lo stile tutto britannico.
Più affusolati e ingentiliti da una piccola cinghia decorata con una fibbia a forma di D. Insomma, belli, lisci e slanciati. Cosa chiedere di più? L’ombrello, forse… (e c’è anche quello! In coordinato con i Wellington, meglio del genio della lampada!).
www.burberry.com
LA CHIAVETTA USB PHILIPS E SWAROSKI CHE FA PERDERE LA TESTA
Si chiama Heart Beat la nuova USB di lusso che ogni donna vorrà possedere. Perché?
Perché è nata dalla costosa collaborazione tra Philips e Swaroski, è non è solo un raccoglitore di dati…
È un cuore, prima di tutto da indossare, tempestato di cristalli, nel miglior stile Swaroski, e da mostrare alle amiche quale pegno di un amore immenso e che val bene 1 GB!
È un cuore che riflette la luce a distanza, è semplice e pieno di stile e naturalmente è un mini concentrato di tecnologia. Ha tutto quel che hanno le banali chiavette plastiche e, quindi si usa come tutte le altre: contiene, scarica, carica, è rapida e veloce.
A differenza delle altre, però, vanta un design prezioso e sofisticato, perché è nata con l’idea di essere anche un gioiello.
Il futuro è proprio qui: quando ci viene offerto qualcosa che va un po’ oltre la propria funzione, quindi oltre l’utilità c’è anche la futilità. Serve? Si, naturalmente… perché non di solo pane vive l’uomo!
www.philips.it
TATE MODERN, LONDRA, 24 GENNAIO - 27 APRILE 2008
Era un artista spagnolo (1953 – 2001), ma negli anni Ottanta la sua fama è diventata mondiale. Lo si ricorda oggi a Londra, alla Tate, con una mostra–evento.
Durante la sua vita non gli sono certo mancate le collaborazioni con scrittori, registi, compositori, tanto che oggi ogni mostra a lui dedicata diventa subito un evento, con performance, rassegne e interessanti intersezioni tra arti figurative, letteratura, e musica. Ed artista, lui, lo era davvero. Aveva il potere di dar vita a quell’intrigante tensione tra l’illusorio e il reale, di cogliere l’attimo, di sfiorare il sogno, ma di non perdere di vista la realtà, di far restare in bilico, stregati, immobili, come sospesi tra due universi paralleli. Riusciva a fermare l’immagine, a far in modo che l’attimo si fondesse con la materia, e a trasmettere al mondo la stessa espressione trasognante dei suoi personaggi. Sono davvero tante le opere di Muñoz fissatesi nella memoria del grande pubblico dell’arte, e la mostra alla Tate le ripropone quasi tutte. Non mancano certo Many Times, The Prompter, né poi tanto meno Conversation Piece. Si tratta infatti della più grande retrospettiva di Munoz allestita a Londra, dopo la memorabile istallazione nella Turbine Hall nel 2001.
La mostra è realizzata con il sostegno di due partner di tutto rispetto, il Centro di Promozione della Cultura Spagnola nel Mondo, e un media partner per eccellenza: The Times.
www.tate.org.uk
ZEPPELIN DI B&W, ULTRA FRONTIERE PER IL NUOVO DIFFUSORE PER IPOD
Bowers & Wilkins è un nome che non ha tanto bisogno di essere presentato, in quanto per decenni è stato all’avanguardia nella tecnologia della diffusione sonora, e di tutto ciò che ne consegue in ambito di prodotti.
Bowers & Wilkins è un nome che non ha tanto bisogno di essere presentato, in quanto per decenni è stato all’avanguardia nella tecnologia della diffusione sonora, e di tutto ciò che ne consegue in ambito di prodotti. Infatti per circa 40 anni siamo stati abituati ad avere il meglio: acustica senza pari e perenne ricerca della tecnologia perfetta.
Ma oggi si presenta sul mercato con un prodotto che si potrebbe definire un piccolo miracolo tecnico e stilistico: Zeppelin.
Zeppelin è il miglior concetrato di forma, suono, tecnologia e design nella sua categoria.
È la cosa stupenda questo ultra oggetto dall’ultra suono, è che è semplice da usare!
Perché, come disse Einstein, “il nostro compito è di rendere le cose il più semplici possibili, ma non di semplificarle”, se poi si riesce a compattare l’ultimo raggiungimento della tecnologia audio in un oggetto che non ha rivali, il gioco è fatto!
Ed è sicuro che la musica rimane la stessa, ma con Zeppelin saremo così avanti che “in the same old song” metteremo a fuoco dettagli mai ascoltati prima.
www.bowers-wilkins.com
MoMA SF 08/09/2007 - 24/02/2008
"Osserva te stesso mentre guardi all’arte come ad un esperimento, la tua esperienza è unica. Prenditi tutto il tuo tempo. Esci dai soliti schemi. Vivi l’arte."
È questa l’essenza della ricerca artistica di Olafur Eliasson, site-specific artist, quarantenne, danese, ma soprattutto uno degli artisti più interessanti della sua generazione. Le sue istallazioni mirano ormai da anni a stravolgere gli schemi dell’arte, così come tradizionalmente intesa, e a riconsiderare il ruolo dello spettatore, vero protagonista di ogni suo intervento.
L’arte deve e può generare sensazioni, stimolando il corpo per penetrare nell’anima. Ed ecco perché ogni suo nuovo lavoro si completa nell’atmosfera creata dalle esperienze sensoriali, tattili, visive delle sue “rooms”. Luci, effetti cromatici, profumi ed essenze diffusi nell’aria, e perfino sbalzi di temperatura. Tutto per superare la barriera del corpo, stimolarlo fino a provocarlo e arrivare allo spirito. Svelando così il nucleo di ogni sua opera, portando lo spettatore al di qua della “cornice”, rendendolo unico protagonista attivo.
Ed è proprio su Olafur Eliasson che ha puntato il MOMA di San Francisco, per andare verso il nuovo anno con una consapevolezza in più, quella forse della caleidoscopica semplicità di una serie di istallazioni che ricordano che a volte basta solo cambiare la prospettiva...
http://www.sfmoma.org
REBOUND DESIGN
Più di una volta ci capita di dover fare un regalo ma senza sapere da che parte iniziare. Allora ci diciamo “un libro! Fa sempre piacere e un libro non si nega a nessuno”.
Più di una volta ci capita di dover fare un regalo ma senza sapere da che parte iniziare. Allora ci diciamo “un libro! Fa sempre piacere e un libro non si nega a nessuno”.
Certo, che idea!
Ma c'è qualcuno che non si è accontentato, ed è andato oltre: Caitlin di Rebound Design. Impossibile capire chi è precisamente, che faccia abbia e quale sia il suo vero nome, sicuramente è un genio. Perché?
Perché ha creato qualcosa che lascerà di stucco, ve lo assicuro: provate a mettere sotto l'albero di Natale una delle sue Book Bags e ve ne convincerete anche voi.
Come avrete capito sono delle borse, ma sono fatte da veri e propri libri: si, si, libri in carne ed ossa!
Sono vecchi libri dalla copertina rigida a cui sono state rimosse le pagine lasciando la copertina intatta. Il dorso diventa, così, il fondo della borsa: più lungo era il libro, più spaziosa la borsa.
Scegliete a seconda delle vostre affinità elettive, oppure il libro che non avete tollerato e non siete riusciti a concludere, la scelta è infinita: Jane Eyre, Science Supplement 1973, Fairy Tales, La lettera Scarlatta, Piccole Donne, Sogno di una notte di mezza estate...
Io sceglierei Pride and Prejudice perchè... beh si è stato un bel libro, ma la borsa è veramente elegante!
www.rebound-designs.com
TATE MODERN, LONDRA 14 DICEMBRE 2007 - 24 FEBBRAIO 2008
Cinque video per cinque giovani promesse dell’arte contemporanea. Un viaggio intenso a diverse latitudini tra i luoghi, gli oggetti, i gesti della fede.
La Level 2 Gallery è lo spazio della Tate London dedicato agli artisti più giovani, agli emergenti. Uno spazio in cui si pensa di trovare le tinte più decise, i linguaggi più irriverenti, i colori più insoliti, le forme più strane.
Parlare di spiritualità, di ricerca, del senso da dare alla vita non è forse oggi una delle provocazioni più forti? Con i video di Linda Abdul, Dan Acostioaei, Sanford Biggers, Caraballo Farman, Valérie Mréjen ci si ferma a pensare.
Le immagini scorrono illuminando il fondo di una galleria buia. La luce dopo il tunnel? Forse... Volti, gesti, luoghi che ci appartengono o che sentiamo lontani, che sono stati nostri ed ora ci sfuggono, che rinneghiamo o che vorremmo ritrovare...
Culture, lingue, suoni, costumi che ci spingono a prendere coscienza di un mondo che cambia. Di un “melting pot” sempre più nostro, e con alla base un’unica essenza, un unico senso da dare alla vita. I due curatori, Lucy Askew e Ben Borthwick, non hanno dubbi: la Fede, sia essa spirituale, filosofica, culturale, scientifica è lo strumento con cui diamo un senso al mondo. È illuminazione.
La mostra è la seconda di una serie dedicata a tematiche sociali. E la video art si rivela in tutta la sua forza.
www.tate.org.uk
PIJAMA
Da quando sono nati i laptop, la micro tecnologia ed il micro design hanno fatto passi avanti velocissimi, anzi: enormi passi in avanti alla velocità della luce.
Da quando sono nati i laptop, la micro tecnologia ed il micro design hanno fatto passi avanti velocissimi, anzi: enormi passi in avanti alla velocità della luce.
Quelle che sono rimaste indietro, almeno fino a qualche anno fa, sono sicuramente le borse per i laptop; avete presente quello di cui parlo, vero?
Brutte, tristi, scure, in linea solo con personaggi con camiciotti beige e pedalini bianchi, vero?
Ma ultimamente le cose sono leggermente cambiate: alcuni hanno osato con colori un po’ più vivi (rosso, arancione... wow!) ed altri hanno azzardato forme un po’ meno deprimenti; ma ancora non eravamo soddisfatti.
Fino a quando non è arrivato… Pijama! Già il nome è stimolante, ma non è solo una questione di nome, è che sono borse così belle che ve ne innamorerete, e non ve ne basterà una.
Ci sono in tweed, pied poule, motivi floreali, anni ’70 e ’60. Poi sono sicure, comode e morbide, irresistibili e stilose. E, naturalmente, made in Italy.
www.pijama.it
SEATING ZONE
Non è nato ieri ciò che sto per presentarvi, è nato l'altro ieri, ma se ne parla poco, ed è veramente un peccato, perché quest'ultima creazione di hackenbroich architekten è fatta apposta per farci stare meglio.
Non è nato ieri ciò che sto per presentarvi, è nato l'altro ieri, ma se ne parla poco, ed è veramente un peccato, perché quest'ultima creazione di hackenbroich architekten è fatta apposta per farci stare meglio, in qualsiasi posizione ci piaccia stare!
Sitscape non è un semplice divano, ma è una “seating zone” di circa 6 metri di lunghezza che mette profondamenti in discussione il concetto di divano e le infinite forme con cui generalmente si presenta.
La forma complessiva nasce dall'analisi delle posizioni preferite in cui ci si rilassa, queste forme vengono accostate una all'altra in modo fluido e consequenziale, dando vita alla forma morbida di Sitscape. Lo spazio di collegamento tra una “posizione” e l'altra sono spazi indeterminati, cioè possono essere utilizzati in qualsiasi modo, dando vita ad altre infinite possibilità ancora tutte da scoprire.
La forma è realizzata in sezioni variabili in legno e poi rivestita in pella.
Ecco la perfetta “seating zone” per ogni ambiente, per stare seduti o semi sdraiati, morbidi o rilassati: dalla Germania con amore!
BRANDO
Più gli oggetti sono piccoli più, generalmente, li amiamo, soprattutto se hanno a che fare con la tecnologia.
Più gli oggetti sono piccoli più, generalmente, li amiamo, soprattutto se hanno a che fare con la tecnologia: siamo sempre in movimento e non possiamo certo portarci dietro una memory stick grossa come un panetto di burro. Ma tutti questi oggetti piccoli tendenzialmente si perdono, e quando si perdono non si ritrovano più, e con loro abbiamo perso milioni e milioni di dati fondamentali: parlo per esperienza personale… Quante chiavette ho perso! E quante ne ho ricomprate!
Ma i problem solver che popolano gli uffici e gli studi creativi di tutto il mondo sono li proprio per risolvere questi nostri piccoli problemi, e da qualche tempo le chiavette usb hanno trovato la loro vera collocazione (perché il problema era proprio quello: qual è il posto della chiavetta? Sparsa nella borsa? Nella tasca della giacca? A volte al collo, ma non ci piaceva tanto), quale? Al polso: ed ecco che le chiavette si trasformano in colorati braccialetti, in tutto identici a quelli che affastellano i nostri polsi in milioni di occasioni!
Sono pratici, colorati, praticamente indistruttibili e molto utili. Hanno già spopolato in Giappone, perché loro sono un popolo iper accessoriato, stanno per esplodere anche qui. L’uomo in nero che arriverà in ufficio con il bracciale colorato non sarà reduce da una festa dance, semplicemente non si è dimenticato la sua memoria!
www.brando.com.hk
MATTHEW KROKER
A prima vista è una semplice panca in teak, ma la sua novità è che si può spezzare! A misura di chi pensa che l’amore non duri in eterno.
Si sa, l’amore a volte dura per sempre, a volte no. Se dura non ci sono problemi ma se finisce, come si fa?
Chi tiene il cane? Chi tiene la assettiera comprata al mercatino francese? E il set di bicchieri comprati in Danimarca? Inizia così il lungo e penoso compito della spartizione.
Ma c’è un nuovo oggetto in giro per i mercati che potrebbe risolvere almeno un problema, senza dover ricorre alla sega elettrica per dividere i nostri complementi d’arredo.
Si chiama Splinter ed è una produzione della casa americana Jane Hamley Wells (Live Well ™, tanto per intenderci), progettata dal giovanissimo designer canadese Matthew Kroeker. A prima vista Splinter è una semplicissima panca in Teak, ma guardandola bene scoprirete che la novità è che se le cose non vanno proprio come speravamo, e non abbiamo più intenzione di condividerla con qualcuno al prossimo tramonto, la panca si “spezza” e ognuno si prende la sua porzione. Il concetto è elementare: le doghe in legno sono incastrate tra di loro quasi come un puzzle, così la possiamo dividere, anzi la possiamo spezzare come una stecca di Kit Kat. Il disegno è minimale, così che non appaiano altri elementi che possano distrarre dal concept originario e, soprattutto, vengono esaltate le proporzioni perfette ricercate sia per la coppia che per il single. Per ora in commercio solo nel mercato statunitense speriamo che la Jane Hamley Wells faccia veloce e si spinga verso i nostri lidi, perché sarà anche vero che le liti nel Bronx possono concludersi molto male, ma le rotture napoletane generalmente rimbombano su Alpi e Appennini!
www.janehamleywells.com
www.matthewkroeker.com
ANKE BERNOTAT, SEBASTIAN KRAUS & SANDRA TURINA
Dedicato a chi sogna una sensazione tipo “a piedi nudi nel parco”, divertenti piastrelle in cui cresce erba verde, da inserire in qualsiasi pavimento.
Quanti si alzano la mattina un po’ stufi del solito grigiore cittadino? Quanti si alzano la mattina sognando una sensazione del tipo “a piedi nudi nel parco” mentre sorseggiano il caffè? Dalla Germania un tocco di natura tra le mura domestiche.
Per tutti coloro che sognano erbetta invece di un freddo marciapiede in cemento forse una soluzione è arrivata, certo, non immaginatevi di trovarvi immediatamente in un campo da golf, ma rallegratevi perchè Anke Bernotat, Sebastian Kraus e Sandra Turina hanno una proposta che vi solleticherà le piante dei piedi: si chiama Greenspot e sono semplici piastrelle che possono essere combinate ed inserite tranquillamente in qualsiasi tipo di pavimento. Ma queste piastrelline hanno un buco, indefinito per quel che riguarda la forma e la posizione, da cui cresce dell’erbetta verde! L’idea è semplice eppure efficace ed è la perfetta combinazione tra naturale ed artificiale. Il fatto che la proporzione tra erba e piastrella sia sempre diversa crea sempre nuovi patterns alternando disegni più regolari ad alcuni più naturali. L’area “solida” inoltre permette all’acqua piovana di scorrere veloce verso l’area verde e nutre il terreno sottostante. Bello vero?
Non esitate allora, il vostro terrazzo cambierà umore, ordinate le vostre greenspot sul sito http://baest.net/uk/index.html!
SONY ERICSSON
Da Sony Ericsson un orologio da polso che sa fare praticamente tutto: è telefono, SMS, BluetoothTM e lettore mp3. Piccolo, leggero, e naturalmente bello.
In anticipo sui tempi moderni, o forse un po’ in ritardo rispetto alle previsioni del primo originale James Bond, Sony Ericsson lancia un nuovo prodotto, il più piccolo tra gli accessori presi fino ad oggi in considerazione: l’orologio Bluetooth™ MBW-150.
Questo orologio è in grado di fare praticamente tutto, tutto quello che la tecnologia oggi consente, tutto nello ristretto spazio dedicato al quadrante sul polso. Non è da poco soprattutto considerando la semplicità, l’eleganza e la discrezione del design. Proprio come davanti a James Bond nessuno si sarebbe mai accorto di quanto era celato in quel piccolo orologio da polso, così è per il nuovo MBW-150.
Innanzitutto è stato progettato per essere completamente compatibile con il Sony Ericsson Walkman™ Phone, di cui è anche un telecomando a distanza, in secondo luogo, diventa un display alternativo del telefono, grazie al doppio schermo, analogico e digitale. E poi? E poi ti avverte quando ricevi SMS, controlla, appunto, il tuo lettore MP3, è Bluetooth™, ha la super tecnologia Auto pairing™, è in versione Executive o Music. Quindi telefono, lettore mp3, piccolo e leggero, e naturalmente bello, ah! ed è anche orologio.
Cosa ancora non gli si può chiedere? Il caffè, credo...www.sonyericsson.com
LONDON, TATE MODERN 9 OTT. 2007 - 06 APR. 2008
Di scena la monumentale opera in cemento dell’artista colombiana Doris Salcedo, che invade e pervade la struttura architettonica interna della Turbine Hall.
Per la prima volta in assoluto la Turbine Hall della Tate Modern di Londra si spacca in due. Potere dell’arte, e di una spettacolare istallazione in site - specific.
Si tratta di Shibboleth, l’intervento in cemento dell’artista colombiana Doris Salcedo, che invade e pervade interamente la struttura architettonica interna della Turbine Hall, per poi spaccarsi in due, aprendosi in una lunga e profonda crepa. L’impatto è ben oltre le spettative. La Land-Art entra nel tempio dell’arte inglese? Già, ed anche con successo! La reazione del pubblico è quella voluta e cercata dall’artista:senza parole. Sotto il cemento, e dentro la voragine Doris Salcedo dice di aver nascosto tutte le fratture dell’umanità rimaste in sospeso, ancora in attesa di una precisa e concreta risposta. I mille perché della società, fratture nella frattura, che riportano a galla i dubbi, i paradossi, le incertezze del mondo di oggi. La città del pop e del trendy stavolta si ferma a riflettere, e delega l’arte a lanciare la nuova sfida. Uno sguardo più profondo al mondo che cambia, insieme alla voglia di andare oltre, di confrontarsi, per superare ogni rottura ed nuova ogni barriera. L’ingresso della Tate Modern resterà in questa veste inusuale, fino ad aprile 2008: un’esperienza tutta da vedere e da vivere.
www.tate.org.uk
GUGGENHEIM NY, 28 SET. 2007 - 09 GEN. 2008
In esposizione la rassegna degli ultimi 30 anni dell’artista “ribelle” degli anni ’70 Richard Prince. Di scena l’ironia e la sottile provocazione della cultura pop USA.
Artista ribelle degli anni ’70, oggi battuto all’asta con cifre da capogiro.
Grazie alla rassegna sul suo lavoro degli ultimi 3 decenni, voluta dal Guggenheim Museum di New York, Richard Prince (Panama Canal Zone, 1949) è di nuovo sulla scena con l’ironia e la sottile provocazione di sempre. Fu lui nel 1977, rifotografando e rielaborando i più noti manifesti pubblicitari, a mandare in tilt il sistema copyright, a lanciare nuove valenze estetiche, e a scardinare le certezze della classe media americana. Negli anni, è poi rimasto fedele alla sua banca immagini preferita: la cultura pop USA, colpita nella quintessenza della sua stessa sensibilità nazional popolare con the Malboro Man, muscle cars, biker chicks, off-color jokes, gag cartoons, e pulp fiction. La mostra al Guggenheim, curata da Nancy Spector, ha tutta l’aria di un viaggio a tappe, che ripercorre 30 anni di vita americana. Dopo Cowboys, Girlfriends, Upstates, ecco poi: Jokes, Check Paintings, White Paintings, Nurses, e the Hood sculptures. Le opere selezionate invadono l’intera spirale di Wrigth fino alle gallerie attigue. Una continuità ininterrotta di eroi pop, volti comuni, parole e colori immortalati lungo le strade d’America. Un omaggio alla personalità ed all’opera di Prince, per il suo contributo all’arte contemporanea internazionale, declinando la sua sensibilità artistica tra pittura, scultura, fotografia e istallazioni. Per tutti gli “art addicted”, Natale a New York offre un’opportunità da non perdere, per gustare fino in fondo quel particolare Spiritual mood tutto “made in America”.
www.guggenheim.org
www.gladstonegallery.com
MILANO, PALAZZO REALE 25 SET. 2007 - 06 GEN. 2008
Da Andy Warhol a Michelangelo, da Interview alla Cappella Sistina per LaChapelle il passo è breve. Lo confermano le sue 350 opere in mostra a Milano.
Il concerto degli Psychedelic Furs al Ritz di New York, a metà anni Ottanta, gli cambiò la vita. E fu così che il ragazzo che giocava a fare il fotografo incontrò Warhol e finì sulle pagine di Interwiew. Iniziò lo stile “LaChapelle”, il nuovo modo di fare fotografia, nato sulla scia della New Wave delle discoteche e il clima dell’East Village. Sequenze di malinconiche immagini in bianco e nero, fino alla scoperta del colore, fino all’esaltazione del colore, sfiorando il kitsch, ma con occhio attento alle mode, alle celebrities, alle passerelle. Poi il richiamo dell’arte, la voglia di far rivivere i capolavori di Michelangelo nel XXI secolo, e da dietro l’obiettivo. Da qui Deluge, un ciclo di foto ispirate al Diluvio Universale, così come dipinto appunto nella Cappella Sistina. Ambizione non da poco, e cambiamento di rotta per il fotografo più trendy degli anni Novanta… Tutte le fasi ed i passaggi della vita artistica di David LaChapelle sono esposte al Palazzo Reale di Milano, in una mostra suddivisa in tredici sezioni a cura di Gianni Mercurio e Fred Torres. La più ampia e completa esposizione a lui dedicata, che ripercorre i suoi scatti più famosi, fino agli inediti come proprio Deluge, Museum, Statue, Cathedral e Awakened.
www.lachapelle.it
www.davidlachapelle.com
KUNIHIRO TSUJI
Sistemi audio che hanno qualcosa di speciale: il mezzo in cui si propaga il suono non è l’aria ma l’acqua! Design d’impatto e insieme pura tecnologia.
Di sistemi audio ne abbiamo già visti tanti, di tutte le forme e di tutti i tipi: trasparenti, curvilinei, colorati o minimal, ma quello che state per vedere ha veramente qualcosa in più rispetto a tutto quello che abbiamo già visto.
I MODAL water speaker di Kunihiro Tsuji sono sì degli altoparlanti ma hanno qualcosa di diverso, il mezzo attraverso cui si spande il suono: non più aria ma...acqua!
Questo sistema è, infatti, frutto di un design di grande effetto oltre che veramente peculiare: quattro elementi metallici supportano un lungo vaso trasparente contenente del liquido sulla cui superficie vi è adagiato un altoparlante.
Design d’impatto mescolato a tecnologia di ultima generazione rendono questi elementi accattivanti sotto ogni punto di vista: pezzo originale come ornamento dello spazio così come nuovo modo di ascoltare ed avvicinarsi ai suoni. Chiunque desideri una nuova esperienza sensoriale non può farne a meno così come chiunque ami ricercare nuove modalità di rilassamento. Anche il vostro pesce rosso, nella sua misera palla trasparente, se ne accorgerà e, per la prima volta, dopo aver girato in tondo per anni non avanzando nessun altra pretesa ed essendo, tutto sommato, felice, desidererà fare il salto. Perchè la musica sott’acqua ancora nessuno l’aveva sentita.
GRESSO
Da Gresso l’extra lusso in tecnologia e design applicati a un cellulare.
L’ultima uscita, Gresso Avantgarde: addirittura oltre i limiti dell’eccellenza!
Tutto ebbe inizio il 25 dicembre 2006, con il lancio della collezione Black Aura. Poco dopo San Valentino, nel 2007, ecco che venne presentata la collezione Symphonia. Il cerchio si è chiuso il 30 luglio, poco prima di imbarcarsi per le mete estive: arriva sulla ribalta la collezione Avantgarde. Studiate e prodotte da Gresso, questi tre nomi nascondo l’extra lusso in materia di tecnologia e design applicate ad un telefono cellulare. L’ultima collezione, in particolare, è il risultato di una continua volontà di andare oltre i limiti dell’eccellenza: Gresso Avantgarde ed il suo sistema operativo si basano su Windows Mobile 6 Standard. Il suo schermo TFT supporta fino a 65K colori. Incastonata nel cellulare vi è una videocamera (2 megapixel). Supporta senza problemi Outlook, Pocket MSN, EMS/MMS/SMS. Tecnologia Bluetooth e sincronizzazione con PC e, naturalmente, lettore MP3.
Ma questo è nulla. I Gresso Avantgarde sono gli unici cellulari la cui ultra sottigliezza (solo 14 mm) è stata ottenuta lavorando il legno. Tutti i modelli della collezione, infatti, sono fatti in legno nero africano. Strano vero? Ma non impossibile.
Questo tipo di lavorazione consente di produrre cellulari sempre diversi tra loro, che sono caldi al tatto, ma che racchiudono il meglio della fredda tecnologia all’interno e soprattutto... sono cellulari che hanno quasi 200 anni!
Ma la ciliegina sulla torta è finalmente ciò che ogni donna-con-unghie-lunghe-sposata-a-marito-che-si-mangia-le-unghie ha sempre desiderato: la chiusura della batteria ha finalmente abbandonato preistorici incastri per lasciarsi cullare dal morbido clack di una calamita.http://www.janehamleywells.com
ROMA, PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI 19 DIC 2007 - 02 MAR 2008
Sbarca a Roma l’America di Gregory Crewdson, dopo aver già toccato diverse città europee. Sulla scia dei saggi di Freud, è di scena la provincia americana con le sue ansie, i suoi miti e illusioni.
Gregory Crewdson è l’essenza del sogno americano, il ragazzo di Brooklyn, che diventa uno degli insegnanti più accreditati della Yale School of Art di New Heaven. La sua America è forse la più vera. Quella delle ansie e delle angosce, dei miti e delle illusioni della provincia, della vita suburbana, dei piccoli universi familiari alienati da se stessi, che si scoprono fragili e in bilico tra ipnosi e realtà. La fotografia di Crewdson non è reportage, e non è ritratto. Ispirata alle produzioni hollywoodiane, la sua è stage photography, che grazie all’uso teatrale della luce trasforma il mondo in una fiaba, ma non sempre a lieto fine. I suoi modelli? David Lynch e Steven Spielberg. I suoi colleghi più prossimi? Cindy Sherman e Jeff Wall. La mostra ripercorre le tappe artistiche di Gregory Crewdson, da metà anni ottanta, fino all’ultima serie “Beneath the roses”, che si ferma al 2005. Proprio in quest’ ultima serie la logica narrativa cinematografica si comprime a tal punto che ogni singola foto ha in sé l’ampiezza di un intero film. Tanti piccoli frame – movies, scene quotidiane, interni domestici filtrati da flussi di coscienza. Un’America che spezza il sogno e infrange il mito, ma che continua ancora ad affascinare.
www.palazzoesposizioni.it
CLEMENS WEISSHAAR E REED KRAM
Una collezione id piatti la cui caratteristica è rappresentare il cielo notturno nel momento e nel luogo preciso in cui il cliente è nato. L’ultima frontiera della personalizzazione.
Clemens Weisshaar e Reed Kram, giovani designer del nord Europa hanno disegnato, e da poco presentato, una nuova collezione di piatti in collaborazione con la Porzellan Manufaktur Nymphenburg. Il nome è romantico ed evocativo, così come i piatti, infatti la serie si chiama: MY PRIVATE SKY.
Questo progetto è l’ultima frontiera della personalizzazione: in ogni set è rappresentato il cielo notturno nel momento e nel luogo preciso in cui il cliente è nato.
Il processo tramite cui si arriva al risultato è ultra contemporaneo ma, in parte, anche artigianale: i calcoli, infatti sono eseguiti da computer, mentre i piatti sono praticamente realizzati dai maestri della porcellana della Porzellan Manufaktur Nymphenburg.
Il risultato è minimale: poche linee e pochi punti su di una liscia e lucida superficie bianca. Ma è anche di effetto: nessun altro è come te, in quel momento storico ed in quel preciso luogo geografico, e il cielo che si riflette nei piatti è solo ed esclusivamente tuo.
Possono essere semplici piatti, belli ma piatti.
Oppure possono racchiudere le combinazioni astrali che ti hanno fatto essere quello che sei, o lo scrigno del tesoro che racconta senza parole un universo di combinazioni possibili che sfociano nei tuoi più intimi pensieri. Dipende come ti va di vederli, è solo una questione di stile.
http://www.kramweisshaar.com/frontend/
BLANCA & 15 DESIGNER GROUPS
Originalissime borse shoppers disegnate da 15 gruppi creativi britannici sul tema “sostenibilità ambientale” ed ecologically-friendly.
Ecco l’ultima novità di Blanca, esclusiva ed innovativa galleria on-line devota alla celebrazione e diffusione del non plus ultra per quel che riguarda la creatività stampata: le rebags.
Fashion victims e accessories addicted: attenzione! Questi sono pezzi da collezione, difficile afferrarne uno, ma imprescindibili. Di cosa si tratta? Di borse, anzi di shoppers. Ma naturalmente è il dettaglio che fa la differenza...
Queste, infatti, sono state disegnate da 15 gruppi creativi, i migliori sul mercato britannico e, nel caso di qualcuno, anche i migliori sul mercato mondiale. I designers hanno risposto ad un brief il cui i temi principali erano la sostenibilità e tutto ciò che è eco-related, riutilizzo incluso. Tutto realizzato con tecniche ed espressioni minimali: il supporto era unicamente una borsa in materiale assolutamente naturale e assolutamente riciclabile grigia scura, e tutto quello che i designers hanno voluto esprimere lo hanno espresso con il bianco: chi con disegni, chi con ammonizioni, chi con scritte e chi con immagini, ma tutte rigorosamente bianche. Ecco che, a cose fatte, i designer hanno proposto un’alternativa ecologically-friendly in risposta a tutto ciò che eco non è.
Inutile dire che il risultato, che è quello che conta, piace. Io sono già in coda per quella fantastica disegnata da Multystorey, ma se siete dei reali design addicted non perderete quella dei The Designers Republic che, naturalmente, è il vero bollino di qualità del prodotto.
Il consiglio, comunque, è di dare un’occhiata con calma a tutte, a quella diAirside, a quella di BB/Saunders, a quella di Browns, a quella di Design Project, a quella di Madethought, a quella di NB:STUDIO, Nonformat, Odd, Saturday, Sea, Spin, Supermundane e Winkreative, perché non riuscirete a decidere tanto facilmente, a meno che possiate permettervi di non limitarvi ad un esemplare soltanto...<A< div>
EZRI TARAZI
Google si trasforma in…tavolo. Progettato da Ezri Tarazi è formato dalle prime 100 immagini che appaiono sul motore di ricerca alla parola “table”.
Non ci sono molti segreti e non ci sono molte persone che non hanno mai usato Google almeno una volta nella vita.
Qualsiasi cosa si digiti, nome proprio, di cosa, di animale, aggettivo, avverbio, Google ha sempre la risposta, anzi, ha almeno 100.000 risposte, anche per la ricerca più di nicchia e più sconosciuta e più introvabile.
Google è il nostro sapere, la nostra coscienza, la nostra enciclopedia; insomma il nostro tutto: una macedonia senza gerarchia della conoscenza disponibile e che, fino a poco tempo fa, rimaneva chiusa nella scatola cranica del nostro Pc. Fino a quando l’architetto Ezri Tarazi ha scoperchiato questo magico vaso di Pandora, portando Google nelle nostre case, trasformandolo in oggetto d’arredo, simbolo degli innumerevoli significati che, in giro per il mondo, la gente dà agli oggetti. Così è nato Search Table, un tavolo che prende forma dalle spoglie delle prime 100 immagini che appaiono su Google quando si inserisce la parola “table”.
Queste immagini sono poi state stampate come ritagli su di una lastra di alluminio, creando la struttura stessa del tavolo.
Search Table è già un oggetto di culto per diversi motivi, innanzi tutto per il significato che il tavolo assume: si pone come punto che chiude, almeno per un istante, il flusso continuo di smaterializzazione di tutti i nostri beni nella contemporanea era della rete. Inoltre rappresenta un cambio di direzione di una tendenza ormai consolidata nel design: ci sta dicendo che è ora di iniziare a mettersi a pensare, prima di disegnare e, soprattutto, prima di produrre.
www.tarazistudio.com
X-MINI, OVVERO LA RIVOLUZIONE TASCABILE
Ecco a voi XM-I una casa produttrice di nuovissima generazione il cui unico interesse è il continuo superamento dei limiti nella tecnologia multimediale.
Ecco a voi XM-I una casa produttrice di nuovissima generazione il cui unico interesse è il continuo superamento dei limiti nella tecnologia multimediale.
Precedere i trend, e crearne di nuovi, correre sempre più veloce accettando e vincendo le sfide di questo ultimo, veloce e tecnologicissimo millennio è l’unica mission che XM-I riconosce.
Ecco perché X-mini non poteva che essere l’ultimo prodotto di XM-I: perché ancora nessuno ci era arrivato.
X-mini, che come dice il payoff è “sound beyond size”, sono dei diffusori audio grossi quanto… una pallina da golf? Più o meno!
Strabiliante vero? Ci stanno in tasca, o quasi, o se non in tasca in qualsiasi borsa, proprio come un pacchetto di sigarette.
Direte voi “si, ma non si sentirà nulla”, beh… provate! Nulla di meglio in questo settore di prodotti!
Direte voi “si, ma si romperanno subito” beh… piccolo non vuol dire fragile, certo non consiglio di usarli come palline da golf, ma forse si potrebbe provare.
Perché less is more, e non c’è mai stato nulla di più vero, soprattutto parlando di X-mini!
www.x-mini.com
CHARPOY: L'INTRECCIO DI SOSHI E LEVIEN
Due diversi designer, che arrivano da percorsi ancora più diversi, combinano la loro arte, si incontrano in un incrocio che sta quasi a metà tra l’industrializzazione dell’Europa e l’arte ed il colore dell’artigianato indiano.
Due diversi designer, che arrivano da percorsi ancora più diversi, combinano la loro arte, si incontrano in un incrocio che sta quasi a metà tra l’industrializzazione dell’Europa e l’arte ed il colore dell’artigianato indiano.
E’ un incontro scontro dal cui big bang nascono oggetti nuovi, nuove stelle che rapidamente si inseriscono nella via lattea del design contemporaneo.
Non è l’oggetto in se che svolge nuovi compiti o nuove funzioni, ma è il suo aspetto, perché rappresenta l’equilibrio perfetto tra la sensibilità europea e le influenze indiane, in uno scambio culturale preciso, bilanciato ed attraente.
Così nasce Charpoy, la nuova collezione di Nipa Doshi e Johnathan Levien, che, in Hindi, significa “4 gambe”. Prodotta da Moroso sarà il fiore all’occhiello di questo 2008 anche per ciò che alle spalle, cioè la voglia di studiare e comunicare tradizioni che forse non sono così lontane, come la voglia di intrattenere semplici rapporti personali mentre si passeggia in un affollato mercato indiano. In un lineare intreccio di culture, mentre ci si sdraia su questi oggetti morbidi e colorati, precisi nella struttura, come vuole la tradizione europea, intensi e sofisticati come i tessuti indiani da cui sono rifiniti, Bombay la si sente vicina, con tutte le sue essenze ed atmosfere, dove sdraiarsi e giocare a chaupar con uno sconosciuto è la cosa più naturale che esista.
www.doshilevien.com
WHITNEY MUSEUM OF AMERICAN ART, 6/03 - 1/06
Whitney Museum. Uno dei musei più famosi di New York. Si rinnova di continuo con le acquisizioni provenienti dalle sue stesse “Annual e Biennal Exhibitions…”
Il 2008 è proprio l’anno della Biennale, che fresca di “opening”, ha già dato modo di mostrare tutti i numeri per far parlare di sé: settantaquattro è il numero che accompagna questa edizione; ottantuno sono gli artisti, tra americani, sudamericani ed europei, presenti con le rispettive opere; due i curators, H. Huldisch e S.M.Momim, responsabili della selezione. Eppure c’è già chi esterna qualche perplessità… Tra i lavori in mostra, sempre meno arte e sempre più linguaggi sperimentali a cavallo tra new media, comunicazione e vere e proprie performances – evento. Sempre più dominanti le tematiche sociali, le implicazioni politiche, come i materiali sempre più poveri, e gli scenari da decadimento urbano post globalizzazione.
L’arte prodotta in un mondo che cambia è come se non si reggesse più su se stessa. Denuncia, coinvolge la storia, le allegorie, chiama a raccolta anche la musica e la danza, quasi come per urlare ancora più forte di esserci. Passa con disinvoltura dal video al grande schermo, trasmette via radio ogni happening, trasforma ogni opera in un vero e proprio workshop. È il suo modo di esternare come si vive in un periodo di transizione, di mostrare come si sta quando non si sa bene dove si va…
www.whitney.org
THE ART INSTITUTE OF CHICAGO, 16/02 - 10/05
È addirittura L’Art Institute of Chicago a volerlo ricordare, con una mostra interamente a lui dedicata. Immagini della memoria, volti e colori di un’America che non c’è più.
“…Quello che volevo fare era dipingere la luce sul muro di una casa…”
Inutile dire che ci sia riuscito alla perfezione, tanto che la storia dell’arte l’ha ben consacrato come “Il maestro la cui poesia era il realismo”.
Edward Hopper ha raccontato l’America del New England, delle fattorie, dei fari, e dei “diner” forse meglio di un libro di storia. Sulle sue prime tele ha scritto memorie e sogni di una generazione che guardava ancora da lontano le grandi città e pensava forse di poter durare per sempre.
Quello che non succede nella vita, spesso però si avvera nell’arte, ed ecco che quegli sguardi, quelle luci, quei riflessi sono ancora là, nelle tele di Hopper e pronti a tornare ancora a far parlare di sé. L’america di Hopper è ormai oggi un evergreen, quasi un’icona pop da bookshop da Museo, ma la sua poesia resta tale e quale: genuina, e soprattutto reale. Dalle fattorie agli scorci di vita metropolitana, i suoi colori sono comunque sempre evocativi e sospesi nell’aria, quasi come accarezzati dai versi di Whitman ed Emerson, poeti che Hopper amava. Voltare lo sguardo indietro ogni tanto fa bene. Le luci del passato aiutano a vedere più nitido anche il futuro...
www.artic.edu
IL COMMERCIO CHE FA BENE AL PIANETA
C’è una grossa compagnia americana, la Rising Tide Fair Trade, che piano piano, senza clamor di popolo, ma con grosse e giuste motivazioni, che si sta insinuando in quella nicchia di mercato che è il filone del commercio equo e solidale.
C’è una grossa compagnia americana, la Rising Tide Fair Trade, che piano piano, senza clamor di popolo, ma con grosse e giuste motivazioni, che si sta insinuando in quella nicchia di mercato che è il filone del commercio equo e solidale.
E’ quel filone a cui tutti dovremmo fare più attenzione, in quanto piccoli abitanti di un piccolo pianeta che sembra stia perdendo l’orizzonte. A Hollywood se ne parla già da un po’, e l’environmental consciousness sta diventando, oltre una moda, uno stile di vita (ricordate le scarpe di Kiera Knightly?). In questo spiraglio si è posta la Rising Tide, e per la primavera 2008 lancia la Kantha Collection, una edizione super limitata di borse che usa i brillanti, vibranti ed iridescenti tessuti indiani. Tutto fatto a mano, senza sfruttamenti o sotto salari.
Il risultato? Splendide borse, nate dall’intreccio di diversi tessuti e patterns. Ogni borsa porta con sé un po’ del proprio luogo natio (il Bengala) e ci regala emozioni che a volte sanno di foresta, a volte di magici fiori, a volte di mare e di cielo incontaminato, e saremo sicuri che ognuno di questi profumi nasce da un desiderio, e da un lavoro, chiaro, puro, pulito, profondo e… “secondo le regole”.
www.rtfairtrade.com
KEER: MILLE NUOVE POSSIBILITA'
C’è una tendenza strana oggi, forse ci stiamo avvicinando sempre più al lontano est, come stile e come esigenze, o forse come necessità: gli spazi in cui viviamo si restringono, così come quelli in cui lavoriamo.
C’è una tendenza strana oggi, forse ci stiamo avvicinando sempre più al lontano est, come stile e come esigenze, o forse come necessità: gli spazi in cui viviamo si restringono, così come quelli in cui lavoriamo. E così tutto ciò che serve per vivere, lavorare, svagarsi e stare bene, deve diventare minimale, nel senso dello spazio che occupa, e tutt’altro che minimale, nel senso delle funzioni che deve assolvere. E così tutto si trasforma, si smonta e si rimonta e diventa continuamente altro, pur essendo un unico modulo di partenza.
Lungo questa scia si è mosso anche l’olandese Reiner de Jong, con il suo nuovissimo prototipo KEER.
Questo, appunto, è un modulo di partenza, con una forma ambigua, poco definibile, ma è proprio grazie a questa sua caratteristica di vaghezza che diventa tutto, o quasi: uno sgabello, una sedia, un lounger o un divano. Come? Semplice: 1 pezzo base largo 20 cm, tramite magneti (magneti, si avete capito bene: no viti, no trapani, massima semplicità anche per le mani delicate con unghie appena fatte di ogni signorina!), si combina, senza limiti…
Non era proprio quello che cercavate? Si dice già che tutti lo stiano cercando!
LO SPACE BOOK DI JIN-HUI KIM
Fino ad oggi i pop up sono stati per noi sinonimi di favole, di ambienti fantastici che, con il solo girare delle pagine, esplodevano di colori e di forme.
Fino ad oggi i pop up sono stati per noi sinonimi di favole, di ambienti fantastici che, con il solo girare delle pagine, esplodevano di colori e di forme. Sempre affascinanti e sempre sorprendenti, perché tutti attoniti davanti alla magia che trasformava un libro in un vero e proprio spazio, multicolore e chimerico, entravamo nel mondo delle fiabe.
Beh, oggi i libri pop up non sono più solo questo, e grazie al designer Jin-Hui Kim sono diventati nuovi spazi, nuove possibilità, e non solo per bambini.
Lo Space Book è un libro gigante, o per lo meno è a dimensione ambiente, che magicamente si trasforma in ambienti abitabili, in successione, uno dopo l’altro.
Così dallo Space Book esplode lo studio, con tanto di tavolo, poi la sala da pranzo, con tanto arredamento ed un candelabro che crea una leggera atmosfera fiabesca, e poi, nel prossimo ci saranno tutti gli ambienti necessari.
Tutto fantastico, tutto ripiegabile e chiudibile, e magari nella prossima versione anche trasportabile.
E’ un po’ come il coltellino svizzero, super compatto con tutto dentro, così anche il concetto dello Space Book, c’è tutto dentro e con qualche personalizzazione necessaria è il prototipo perfetto della casa tascabile. E come nelle migliori tradizioni delle collane tascabili dei libri, è stampata su carta, anche sensibile all’annosa questione del global warming, no?
www.yankodesign.com
KARIM RASHID E IL NILO PERSONALE
Ecco che ritorna Karim Rashid, il più sensuale e sexy dei designer.
Ed ecco che ritorna con un progetto oggetto che è più sensuale e sexy del suo stesso creatore, e che ci porta lontano, nella terra dei sortilegi e delle magie: nell’antico e splendido Egitto.
Ecco che ritorna Karim Rashid, il più sensuale e sexy dei designer.
Ed ecco che ritorna con un progetto oggetto che è più sensuale e sexy del suo stesso creatore, e che ci porta lontano, nella terra dei sortilegi e delle magie: nell’antico e splendido Egitto.
Sotto i riflettori di quest’anno, saluta il suo pubblico Endless Nile: la combinazione perfetta tra la creatività egiziana e i trend europei.
Questo nuovo tavolo, o seduta, o scrivania, o qualsiasi cosa vogliate che sia, mette a repentaglio tutte le concezioni che si hanno sui tavoli, le decostruisce, e in un discorso fluente le ricompone, per creare un oggetto originale e, comunque, funzionale.
Esiste una seduta, esiste un piano, ma dove finisca una ed inizi l’altro è difficile a dirsi, proprio come il lento e perpetuo scorrere del Nilo la forma si annoda e si snoda, creando punti d’appoggio e di seduta, saldamente a terra, morbidamente sospesa, dipende dal punto di vista.
Esattamente come un flusso d’acqua, silenzioso e maestoso, che s’increspa, s’innalza e ricade, ritornando alla quiete, Endless Nile si attorciglia, si disincaglia, si snoda e si annoda nuovamente.
Tutto in un'unica forma, senza soluzione di continuità, ma con un carattere vibrante e morbido, pronto a portarci ovunque vogliamo.
www.karimrashid.com
WHITECHAPEL GALLERY, LONDRA, 2 APRILE - 9 MAGGIO 2008
Satira, ironia, mix media e video sono di scena alla Whitechapel di Londra.
Spot commerciali, speaker televisivi e brand internazionali diventano i nuovi eroi pop.
Se esiste davvero una valida alternativa alla pop art, Daniel Pflumm l’ha trovata. La sua arte parla un linguaggio super contemporaneo, nato all’ombra dei colossi della tv e dietro le icone più popolari della moda, e della pubblicità. È sintonizzata sulla stessa onda dei mass media rincorrendo però un solo e unico scopo: quello di riportare un po’ tutti coi piedi per terra. E stando ai successi già raccolti tra Berlino e Parigi, sembra proprio aver fatto centro.
Le sue opere stanno a metà strada tra la video art e il cortometraggio. Nascono solo in seguito ad un’analisi approfondita della realtà, da uno spirito acuto e brillante, e dai vari taglia e cuci di trasmissioni televisive, rubriche giornalistiche, pubblicità.
Talk show smembrati e ricomposti poi in sequenze del tutto personali, volti popolarissimi e idolatrati, smitizzati e dissacrati dentro video ipnotici, paradossali, tutto per parafrasare l’impatto che i media hanno sempre e comunque sulle nostre vite. I progetti di Pflumm non finiscono qui. Sta già infatti lavorando a un nuovo video, London 2008, che mixerà spezzoni delle riprese del G8 summit con auto imbottigliate nel traffico e file di pedoni in transito su cui si abbattono violente tempeste. Un’altra “video – realtà” possibile?
www.whitechapel.org
IL MOUSE GONFIABILE
Siamo assillati dalla portabilità, dalla necessità al movimento, dalla flessibilità e da tutto ciò che ha a che fare con il movimento.
Statico non rientra più nel nostro vocabolario, mentre il movimento continuo e costante, con ogni mezzo di trasporto, sta diventando la nostra scrivania.
Siamo assillati dalla portabilità, dalla necessità al movimento, dalla flessibilità e da tutto ciò che ha a che fare con il movimento.
Statico non rientra più nel nostro vocabolario, mentre il movimento continuo e costante, con ogni mezzo di trasporto, sta diventando la nostra scrivania.
E poi hanno inventato i lap top, e ben che hanno fatto, così non ci sono più limiti alle nostre possibilità che tendono all’infinito.
E poi hanno inventato Jelly Click, e ben che hanno fatto, e visto che tutto sta diventando tascabile, anche il mouse lo diventa, anzi, forse sta dentro un pacchetto di sigarette.
Impossibile?
No! Se il mouse è sgonfiabile.
Bello vero?
Funziona come un mouse normale, con tutte le sue caratteristiche e prerogative, solo che poi, quando hai finito di usarlo… lo sgonfi e lo metti via, pronto per essere rigonfiato la volta successiva.
Non aspettavamo altro. Unico rischio è che si può perdere un po’ troppo facilmente!
http://www.designodoubt.com
L'ESTATE DI MARCO MOROSINI
E’ giovane, è carino, non è disoccupato, per fortuna, è Marco Morosini, giovane, talentuoso designer tutto italiano che io adoro, e presto adorerete anche voi, soprattutto in vista di questa estate in arrivo, soprattutto in vista dei nuovi oggetti che ha preparato, soprattutto in vista del mare, della spiaggia, del rosa, del divertimento e di mille altre cose che illuminano le giornate.
E’ giovane, è carino, non è disoccupato, per fortuna, è Marco Morosini, giovane, talentuoso designer tutto italiano che io adoro, e presto adorerete anche voi, soprattutto in vista di questa estate in arrivo, soprattutto in vista dei nuovi oggetti che ha preparato, soprattutto in vista del mare, della spiaggia, del rosa, del divertimento e di mille altre cose che illuminano le giornate.
Allora, per questa emozionante stagione fatta di calore e di mare, ecco Brandina® The Original 2008. Cos’è Brandina®? Beh, in principio era una borsa, direi da spiaggia, ma non solo. E’ una borsa che sa di spiaggia, creata con quel materiale unico delle sdraio tipiche della riviera.
Interessante vero?
Ma oltre il materiale ci sono le forme (che in questa collezione ti fanno perdere la testa) e poi i colori (ingestibile la decisione, sono tutti stupendi).
Ma Marco Morosini non ci ha allettato solo con una serie di borse, e quest’anno ci regala qualcosina in più. Oggetto culto del design, della storia e dei vip, da decenni, ecco… gli occhiali della collezione Brandina! Divertenti, con quel gusto un po’ retrò.
Ma la cosa che mi piace di più è che finalmente arrivano sul mercato un paio di occhiali per tutti, non solo per quelle famigerate donne fatali, ineguagliabili ed inarrivabili (vi ricordate Jackie K. sulla copertina di Life?), o per gli uomini tutti di un pezzo, duri, senza compromessi stile Steve McQueen.
In fondo la vita vera è un'altra, e non c’è modo migliore per celebrarla con una parure: borsa ed occhiali, in spiaggia o no va bene lo stesso, basta che siano Brandina!
Ah! Dimenticavo un particolare… ci sono anche le scarpe…
Estate da cult!
www.marcomorosini.com
ARTE BOCCANERA CONTEMPORANEA, TRENTO, 7/03 - 10/05
Un artista palermitano e una galleria di Trento riescono a far centro con l’incontro tra jazz e pittura contemporanea. Insolito connubio, ma pura poesia.
L’artista è Alessandro Bazan, classe 1966, ormai da anni protagonista del panorama pittorico italiano ed internazionale. La galleria è Arte Boccanera, e alla base di tutto c’è il jazz. Anzi, proprio un album di musica jazz, il celeberrimo Golden Circle del gruppo Ornette Coleman Trio “At the Golden Circle”, registrazione del concerto al Gyllene Cirkeln Club di Stoccolma nel 1965. Le opere di Bazan fanno rivivere quelle note, attraverso la sua smisurata passione per il jazz, per la ricerca che muove da basi solide verso soluzioni sempre differenti, per i guizzi di ispirazione momentanea e le sfumature, che così tanto assomigliano alle pennellate decise, e agli stessi accenti del colore.
La musica si fa pittura e la pittura musica, in uno scambio biunivoco di sensazioni, ricordi, emozioni, atmosfere. I lavori di Bazan in mostra per l’occasione, sono tutti degli inediti, e il catalogo che li raccoglie fa un po’ uno strappo alla regola, offre un inconsueto punto di vista, affidando il saggio critico non ad uno storico dell’arte, ma a un jazzista di professione: Gianni Gebbia. Incroci, intersezioni di sensibilità, percorsi artistici, latitudini. Si, perché l’arte è proprio questo, e tanto altro ancora...
www.arteboccanera.com
LADYBUG: LA MIGLIORE AMICA DELL'IPOD
Se il cane è il miglior amico dell’uomo (e su questo non ci sono dubbi), ben presto questa piccola coccinella diventerà seriamente la migliore amica del vostro iPod, e quindi vostra.
Se il cane è il miglior amico dell’uomo (e su questo non ci sono dubbi), ben presto questa piccola coccinella diventerà seriamente la migliore amica del vostro iPod, e quindi vostra.
E’ una piccola e divertente palla, proposta in diversi colori, naturalmente, e, mentre il mercato è invaso da accessori per iPod anonimi e con poco carattere, Ladybug si presenta in una veste che non può essere ignorata. Si apre, proprio come una coccinella in procinto di spiccare il volo, e nel suo cuore si inserisce l’iPod, e allora si prende il volo veramente e si ottengono massime prestazioni.
Non male, vero? Se si considera la somma delle sue qualità (qualità del suono, design e prezzo) questo piccolo animaletto è sorprendente e vale molto di più della somma delle sue parti.
Se si considerano poi le finiture perfette, il telecomando, la borsa “porta coccinella” e la impedibile Element Skateboard Limited Edition Ladybug non ha rivali, in nessun campo, che sia quello della tecnologia o quello del design, e allora… “let’s your tunes take flight!”.
www.vesta-life.com
LA REGINA DELLO STILE SECONDO VERA WANG
Vera Wang è ormai stata annoverata tra le divinità dell’Olimpo della moda americano, anzi, newyorkese. E sappiamo che se si arriva a quel punto… si detta legge!
Vera Wang è ormai stata annoverata tra le divinità dell’Olimpo della moda americano, anzi, newyorkese. E sappiamo che se si arriva a quel punto… si detta legge!
E che leggi siano, allora, gli occhiali da sole della nuova dea primaverile!
Perché sono sensuali, bellissimi e morbidi.
C’è un leggero gusto retrò, un leggero alito di Audrey, un leggero sussurro di classe superiore.
Dietro a grosse lenti scure e trasparenti c’è la passione di una femminilità regale, che appare e scompare, proprio come il riflesso del sole sulle lenti quando si cammina.
I colori sono tenui e dolci, insieme lenti e montatura. A volte freddi: ancora più regali.
Questo sarà il must dell’estate 2008, ovunque: in spiaggia, in passeggiata e anche in autunno sotto una pioggia di foglie caduche e rosse.
E perché no… anche in vespa, quando saremo portate in giro da…Gregory Peck?
www.verawang.com
CAMPER E JAIME HAYON
E’ nato a Madrid, ha la mia età (è del 1974), è un artista, ha già fatto il giro del mondo e il suo nome inizia a farsi riconoscere.
Ha lavorato per Fabrica, per Oliviero Toscani, ha progettato giochi, mobili ed installazioni artistiche.
E’ un camaleonte in continua mutazione, ricerca e sperimenta, passando da ambiente ad ambiente e da materiale a materiale, fino alla sua ultimissima tappa: per la Camper ha prodotto una nuova linea di scarpe che ben mescola ed esprime la sua multiforme esperienza e la sua multiculturale formazione e per la prima volta Camper ha sperimentato la co-progettazione che, con Jamie Hayon, si è trasformata in un fresco successo primaverile.
Si, perché Jamie Hayon ha saputo mescolare le qualità funzionali e divertenti della Camper con uno stile che è a metà tra il rigore britannico, la ballet school di New York e il classico bon ton parigino.
Il profumo della Spagna si respira nei colori pieni e totali, che trasformano la scarpa quasi in un oggetto artistico, e sono proprio quei colori totali (suola, scarpa e lacci) che rendono queste calzature sicuramente uniche.
Ancora non in produzione sembrano più oggetti di cui appropriarsi e da esporre, più che da indossare per una passeggiata cittadina, seppur in primavera.
Sono scarpe di cui non ci si accontenta di un paio, ma le si vogliono tutte, perché per ogni paio e per ogni colore c’è sicuramente un nostro stato d’animo con cui vorremmo indossarle.
www.hayonstudio.com
I DESIGNER DI BLUE LOUNGE
Ogni giorno ci inciampiamo costantemente nei nostri stessi fili, nei nostri cellulari, iPod, macchine digitali, e chi più ne ha più ne metta.
Ogni giorno ci inciampiamo costantemente nei nostri stessi fili, nei nostri cellulari, iPod, macchine digitali, e chi più ne ha più ne metta.
Senza considerare che nelle nostre case aumenta a dismisura la quantità di prese in cui inseriamo prese multiple per agganciarci aggeggi multipli. A volte ci salvano le “ciabatte”, ultimamente in commercio a forma di limoni, palline da tennis e similari.
Ma la nostra vita non migliora e certo non sorridiamo davanti a questi pasticci!
Per fortuna i californiani Blue Lounge lavorano per noi e… fiat lux!
Si, perché grazie al loro design mirato a semplificare la vita il bandolo si districa e i nodi si sciolgono, i cavi si distendono e si nascondono. Dove? In una piccola scatola magica con nome mistico: The Sanctuary; ironico, credo, nato dal pensiero di tutte le volte qualcuno ha pregato per la risoluzione di questi inestricabili problemi.
The Sancturay è una cosiddetta Charging Station, bella, piccola, maneggevole e portabile ovunque che è in grado di funzionare sul comodino così come ovunque con semplicità ed eleganza. Si attacca alla presa di corrente e, sopra un piano che nasconde tutti i meccanismi, la si riempie di oggetti che devono essere ricaricati.
Oltre essere un caricatore in grado di lavorare con mille apparecchiature, è anche un buon ripostiglio per tutte quelle mille apparecchiature!
Ne nasconde i fili, ne ingurgita il contenuto, si chiude e… voilà, le jeux soint fait!
www.bluelounge.com
IL SENSAZIONALE Q DRUMS DEI FRATELLI HENDRIKSE
Quasi il 90% della popolazione mondiale, cioè circa 5,8 miliardi di persone, non accede, o lo fa con infinite difficoltà, a ciò che per il restante 10% è scontato, ed in particolar modo questo 90% ha difficoltà a raggiungere cibo, acqua pulita o un qualsiasi tipo di riparo.
Quasi il 90% della popolazione mondiale, cioè circa 5,8 miliardi di persone, non accede, o lo fa con infinite difficoltà, a ciò che per il restante 10% è scontato, ed in particolar modo questo 90% ha difficoltà a raggiungere cibo, acqua pulita o un qualsiasi tipo di riparo.
A questo, a volte, serve anche il design, perché insito nella parola design c’è il concetto di progettazione, prima di tutto, e funzionalità, poi, teoricamente, dovrebbe venire tutto il resto, tra cui estetica e posizionamento sul mercato.
Ecco perché è nato l’evento Design for the other 90%, promosso dalla prestigiosa Cooper-Hewitt, proprio per cercare di esplorare la strada del design low cost che possa migliorare la vita al restante 90%.
Ecco perché i designers P. J. e J. P. S. Hendrikse si sono fatti notare con il loro progetto, l’ormai indispensabile Q drums.
Perché per la maggior parte delle persone dell’Africa rurale raggiungere l’acqua significa distanze enormi a piedi, e significa caricarsi botti o taniche su spalle e testa e tornare indietro, ed è un lavoro massacrante.
Ecco perché Q drums, pur essendo un oggetto dall’estetica “normale”, dal punto di vista del design e della progettazione rappresenta un’innovazione per il trasporto dell’acqua.
E’ così semplice e geniale che c’è da rimanere senza parole, e la prima cosa che viene da pensare è: “ma come mai nessuno ci aveva pensato prima?”.
Perché se generalmente un nuovo tavolo può cambiare l’atmosfera di qualche appartamento, Q drums può seriamente migliorare la vita a quasi il 90% della popolazione mondiale. Se questo non è un obiettivo…
TATE LIVERPOOL, 1/02 - 5/05 2008
Da fotomodella per Vogue e Life a ragazza ribelle di buona famiglia, che incontra per caso la pittura e la trasforma in unica ragione di vita. Ora è in mostra alla Tate.
“Ero una giovane donna arrabbiata… Sono diventata artista perché non avevo altra via d’uscita. È stato il destino. Ho fatto dell’arte la mia salvezza, senza poi poterne più fare a meno…” Mille e più le strade che portano all’arte, e la sua vita lo dimostra in pieno. Ereditiera franco – americana, destinata più alle passerelle o al teatro, trovò nella pittura, nella scultura e nell’assemblage il modo di dar vita alle sue intense e colorate emozioni.
Fondamentali gli incontri con i Nouveax Réalistes, con Rauschenberg e Jasper Johns, ma soprattutto quello con Tinguely, che sposò poi in seconde nozze. La sua arte diede voce alle tematiche più diverse: femminilità, mito, favole, inquietudini introspettive, conflitti personali, politica. Tutto, solo e sempre, rigorosamente a colori. La mostra in corso alla Tate spazia proprio tra le varie fasi della vita dell’artista e la sua personalissima ricerca: anticonvenzionale, libera, ma pur sempre sensuale, femminile, morbida. Trasformò paure e angosce in fiori, animali, cuori. Portò alla luce il suo universo interiore nelle sue figure naif, totemiche e primordiali, spesso declinate al femminile. Artista tra i più originali e innovativi del XXI secolo.
www.tate.org.uk
PIXIE 3.0: BAMBINI ALL'ATTACCO!
Finalmente anche i bambini possono usare le cose da grandi!
Non che non lo facessero già, però almeno queste sono fatte apposta per loro!
Ecco pixie 3.0: piccola, carina, infrangibile e divertente polaroid digitale per piccoli utenti.
E’ una vera macchina fotografica digitale, con tutte le funzionalità necessarie per artisti in erba, tipicamente rosa per bambine e tipicamente azzurra per bambini.
La forma è blobbosa ed attraente. Sembra un gioco, ma con tutte le dotazioni che ha è un apparecchio tecnologico vero e proprio.
Con la sua risoluzione di 3 Mpixel, il display LCD, lo zoom digitale e la memory card, sarà negli zaini di tutti i mini professionisti in attesa dello scatto perfetto.
Fotografi professionisti di tutto il mondo, ATTENTI!, c’è un esercito di piccoli uomini in attesa di diventare grandi…
E per permettere loro di esprimersi al meglio, la Polaroid ha dotato questa macchinetta di ben due mirini, così da risultare impossibile una visuale sbagliata.
E per non annoiarsi tra uno scatto e l’altro, tra l’alba e il tramonto, cercando di fotografare la prima fidanzatina, ecco che l’aggeggio è stato dotato di video giochi!
Cosa si può chiedere di più?
Forse di non farsi una partitina tra uno scatto e l’altro quando il soggetto è il primo piccolo amore.
www.polaroid.com
LA NUOVA COLLEZIONE DI SCARLETT JOHANSSON
Si sa che alle star, soprattutto di sesso femminile, soprattutto se hanno residenza fissa ad Hollywood, piace dilettarsi nella creazione di proprie collezioni. Certo, loro girano girano e magari non trovano quello che cercano, e allora? Lo creano!
Si sa che alle star, soprattutto di sesso femminile, soprattutto se hanno residenza fissa ad Hollywood, piace dilettarsi nella creazione di proprie collezioni.
Certo, loro girano girano e magari non trovano quello che cercano, e allora? Lo creano!
Buon per noi, che se anche non cerchiamo troviamo, e quello che troviamo ci piace assai.
Così la bella Scarlett, idolo di Woody Allen e di molti altri, ha disegnato la iper romantica collezione di sneakers Hearts, prodotta da Reebok.
La collezione è completa, ma io preferisco soffermarmi sulle scarpe, questione di feeling.
E queste scarpe sono adorabili.
Sono eleganti, pur essendo scarpe da ginnastica, perché non massicce e di colori tenui, abbinati come solo una vera signora sa fare.
Sulla linguetta di ognuna c’è ricamato un piccolo cuore, di diversi colori, a seconda dei colori della scarpa, e sono tutte in pelle, con goffrature in velluto a coste, così da essere estremamente moderne pur con un aura un po’ retrò. Questo le rende classiche scarpe da running, ma accattivanti come scarpe da sera.
Oltre le basse c’è anche la versione Freestyle, sempre rivisitata dal gusto amabile della bella Scarlett.
Ma la vera punta di diamante sono gli SJ Boot Blizzard: anche per questi l’abbinamento di colori è indescrivibile; se poi si considera la finezza dell’abbinamento di pelle lucida per l’esterno e di satin colorato per l’interno, ecco che diventano un oggetto da non mancare.
Scarlett non delude mai, insomma, e neanche Reebok, non resta che mettersi in fila nel primo store in cui siano disponibili!
www.rbk.com
A 96 anni Louise Bourgeois continua ancora a rinnovare e ad arricchire la sua ricerca artistica, come se il tempo non la sfiorasse. Eppure, nella sua lunga vita, la storia, soprattutto quella dell’arte poi, lei l’ha proprio toccata con mano più volte, attraversando le strade del surrealismo, dell’espressionismo astratto, del minimalismo, fino a trovare un linguaggio e uno stile del tutto personale. Il Centre Pompidou le dedica una mostra, in collaborazione con la Tate Modern di Londra. Esposti i suoi lavori dal 1940 al 2007, divisi per cronologia e ricerca.
www.centrepompidou.fr
CENTRE GEORGE POMPIDOU
PARIGI, 5/03 – 2/06 2008
Artista tormentato, inquieto, ma di sicuro uno degli ultimi grandi maestri del secondo Novecento.
Nella sua ricerca volta a contrastare l’astrattismo, ha rappresentato scrupolosamente le ansie dell’uomo moderno, e quel sottile e oscuro sentimento interiore dell’esistere. Le sue immagini forti e drammatiche, piacciono.
Piacciono proprio al grande pubblico, tanto che le sue opere, sempre richieste ovunque, mancavano dall’Italia ormai dal 1993. Tornano adesso in mostra al Palazzo Reale di Milano con una selezione di opere provenienti dalle maggiori collezioni del mondo.
www.comune.milano.it
PALAZZO REALE,
MILANO, 5/03 – 29/06 2008
È una mostra itinerante, e dopo il MOCA di Los Angeles sbarca ora al PS1 di New York. Si tratta della prima retrospettiva artistica completa sulla rivoluzione femminile, che mette bene a fuoco l’argomento tra il 1965 e il 1980. Come? Con opere di 120 artisti, donne naturalmente, attive in quegli anni da sole o in un gruppo tra pittura, scultura, video art, performances, e con un unico filo conduttore: la politica femminista. Fin qui tutto chiaro.
Resta solo una domanda… Perché WACK? …Ma per contrastare e contestare il radicatissimo “weak” – debole- Troppo spesso associato e declinato al femminile…
www.ps1.org
PS1, NEW YORK,
17 FEBBRAIO – 12 MAGGIO 2008
Negli anni Novanta non è certo passato inosservato, anzi ha fatto molto parlare di sé, e soprattutto per una caratteristica inequivocabile della sua pittura: l’essere rimasto uno dei pochi figurativi in circolazione. Sì, figurativo a tutti gli effetti, ma assolutamente sui generis. Nel 2002 sembrava se ne fossero perse le tracce, ma solo per il suo trasferimento a Trinidad: fuga creativa. Ora lo ripropone addirittura la Tate di Londra, con una selezione di lavori, molti dei quali mai esposti prima. Mostra quanto mai interessante, anche perché pare che il suo approccio al figurativo sia cambiato ancora una volta, e si parla di lui come il Turner dei giorni nostri…
www.tate.org.uk
TATE BRITAIN, LONDRA,
5 FEBBRAIO – 27 APRILE 2008
Per tutto il ventesimo secolo, ai colori sono stati assegnati valori contraddittori e paradossali: a volte erano depositari di verità spirituali, a volte validità scientifiche. Il tema del colore, ed alcuni colori in particolare, facevano nascere una sorta di eccitazione, soprattutto se applicati a prodotti di massa, standardizzati e fortemente commerciali.
Color Chart è la prima mostra che si dedica interamente al ruolo cardine del colore nel secolo delle trasformazioni, presentando il lavoro artisti che vanno da Ellsworth Kelly e Gerhard Rchter a Sherrie Levine e Damine Hirst.
www.moma.org
THE MUSEUM OF MODERN ART, NEW YORK
2 MARZO – 12 MAGGIO 2008
Chanel ha deciso di far diventare la sua leggendaria borsa il punto focale di un evento a scala internazionale: MOBILE ART, cioè una mostra itinerante in Asia, Stati Uniti ed Europa. Ma l’innovazione rispetto a tutte le altre mostre itineranti prima di questa, è che non solo il contenuto della mostra si muove, ma anche il contenitore! Per l’occasione è stato chiesto a Zaha Hadid di progettare un container/padiglione enigmatico quanto il suo contenuto, montabile e smontabile e trasportabile. Così sarà in movimento l’architettura, l’arte e la moda, tutto by Chanel.
www.chanel-mobileart.com
CHANEL CONTEMPORARY ART CONTAINER
BY ZAHA HADID
La nuova mostra gioco del Museo dei bambini di Milano propone giochi ed esperienze a misura di piccolissimi, compiute attraverso le opere che loro ha dedicato Bruno Munari.
È la prima volta che ci si rivolge in via prioritaria ad un pubblico così particolare e, a suo modo, così esigente.
I temi selezionati sono quelli più vicini alla sensibilità, alla curiosità e alle esigenze dei più piccoli. Toccare, toccare e toccare, sperimentare, sperimentare e sperimentare sono tappe di un processo di apprendimento e di formazione che si fonda sull’esperienza diretta e il gioco.
www.triennale.it
TRIENNALE MILANO
29 GENNAIO - 30 MARZO 08
Cosa ne saprà mai l’arte di ecologia? A quanto pare tanto, e soprattutto ha molto da dire. Lo dimostrano le opere selezionate per la mostra Greenwashing, che a fine febbraio chiuderà l’anno dedicato all’ambiente dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino. Gli artisti chiamati in causa non danno soluzioni, ma solo le loro singole visioni sulla “questione ambiente”. I loro lavori mettono in discussione, analizzano, denunciano, pongono nuovi interrogativi. E dagli USA alla Cina, passando per l’Europa, sembra comunque levarsi una sola voce: “greenwashing”, appunto! Insomma, un messaggio corale per un mondo sempre più “eco”.
www.fondsrr.org
FONDAZIONE SANDRETTO RE REBAUDENGO TORINO
28 FEBBRAIO – 11 MAGGIO 2008
Per la prima volta in un museo italiano una mostra del duo americano Guyton/Walker. Ad avere l’onore di tale anteprima è il MAMbo, il museo d’arte moderna di Bologna. Una strana coppia quella di Wade Guyton e Kelley Walker, entrambi non ancora quarantenni, ma forti di un linguaggio e di uno stile ben preciso, in grado di fondere le loro singole sensibilità artistiche in un unicum, e di dar vita ad un “terzo artista”: Guyton/Walker, che ricicla e reinterpreta vecchie immagini dei media. Citazioni anni Ottanta, supportate da grafica computerizzata, serigrafia, stampa digitale. E per il MAMbo? Un’istallazione formato maxi.
www.mambo-bologna.org
MAMBO BOLOGNA
25 GENNAIO – 30 MARZO 2008
Due importanti musei brasiliani hanno già ospitato parte dell'antologica itinerante dedicata a Cesare Berlinghieri ma l'esposizione curata da Aguinaldo Coelho e Celso Fioravante non si ferma, e da qualche giorno ha inaugurato la sua terza ed ultima tappa al Museu de Arte moderna di Rio. In esposizione 52 opere che ripercorrono 40 anni di attività di Cesare Berlingeri, portando alla luce elementi caratterizzanti come la monocromia, le relazioni tra pittura e scultura, la memoria, l'erotismo, la sacralità.
www.mamrio.com.br
MAM MUSEU DE ARTE MODERNA RIO DE JANEIRO
31 GENNAIO - 20 MARZO
Se è vero che la Pop Art non tramonterà mai, allora nemmeno i suoi eroi. A Parigi è la volta di Derek Boshier, degno compagno di classe di David Hochney e John Allen sui banchi del London College of Fine Art negli anni ’60. Dopo le sue storiche collaborazioni con David Bowie e The Clash, la sua attenzione si è spostata principalmente su Los Angeles, la città dove ormai vive e lavora da tempo, cogliendone le varie sfaccettature. La Galerie du Centre di Parigi, spazio espositivo da non perdere, mette in mostra le sue opere più recenti, gli ultimi lavori di un ragazzo sui settanta, ma che non smette certo di stupire.
www.galerie-du-centre.net
www.derekboshier.com
GALERIE DU CENTRE, PARIGI
12 GEN. – 23 FEB. 2008
È nata a Taiwan, ma oggi vive e lavora a Brooklyn. Si è laureata ad Harvard con un BA in Visual and Enviromental Studies. Ha appena compiuto trent’anni, e ha già esposto alla Foxy Production di New York. Ora sbarca nella “west coast”, con una personale da Cherry and Martin a Los Angeles, e la sua avventura artistica, dopotutto, è appena iniziata… I suoi materiali? Di tutto di più: carta, lacci, cemento, specchi, qualsiasi cosa che le dia modo di indagare e di riflettere la realtà di ogni giorno, le piccole e le grandi storie degli oggetti di uso quotidiano. Per Cherry and Martin un intervento in site - specific.
www.cherryandmartin.com
CHERRY AND MARTIN, LOS ANGELES
12 GEN. 2008 – 16 FEB. 2008
In mostra alla galleria Ca’ di Fra di Milano la nuova serie di lavori di José Molina, “madrileno errante”, ormai da tempo in Italia. Attraverso la sua sottile e profonda capacità grafica, prendono vita le immagini del ricordo, della paura, del disagio, sospese tra caricatura ed introspezione, in una realtà surreale, ma terribilmente vera.
Le matite ed i pastelli di José Molina ridestano i segreti più intimi, ma l’ironia stempera i toni, e ttutisce l’impatto.
I “Predatores” di oggi si nascondono ovunque, ma soprattutto dentro di noi. José riesce a dar loro un volto… Guardarli in faccia può aiutare a fare la differenza…!
www.josemolina.com
GALLERIA CA' DI FRA – MILANO
13 DIC. 2007 – 26 GEN. 2008
Quanto è importante la parola nell’arte? Il MART di Rovereto ha deciso di soffermarsi sull’argomento e di affidare ad un team di curatori di tutto rispetto l’arduo compito di trovare la giusta risposta. Gabriella Belli, Achille Bonito Oliva, Andreas Hepkemeyer, Nicoletta Boschiero, Paola Pettenella, Melania Gazzotti, Daniela Ferrari, Julia Trolp e Giorgio Zanchetti hanno cercato la soluzione in una carrellata storica, esaminando le diverse poetiche artistiche delle avanguardie del Novecento, per arrivare poi alle sperimentazioni più recenti. Il risultato? Ottocento lavori in mostra, da Martinetti a…Tracy Emin!
www.mart.trento.it
MART – ROVERETO
10 NOV. 2007 – 06 APR. 2008
Nuova personale di Roman Signer alla Fruitmarket Gallery di Edimburgo.
Una mostra decisamente fuori dalle righe, così come del resto tutta la carriera artistica di Signer, che fin dal 1987, da Documenta 8 a Kassel, alle varie presenze alla Biennale di Venezia, non ha mai smesso di stupire. Mixed-media, films, sculture e istallazioni sono alla base di questa sua nuova “incursione” nelle scene dell’arte. Il motore della sua opera? Ancora una volta il tempo.
Il modo in cui viene percepito e l’impressione che lascia. Gli strumenti usati per la sua ricerca? L’assurdo, le varie sperimentazioni dell’assurdo con oggetti assolutamente inutili, ma che ricordano l’importanza di continuare a stupirsi.
www.fruitmarket.co.uk
THE FRUITMARKET GALLERY – EDINBURGH
02 NOV. 2007 – 27 GEN. 2008
Il MoMa di New York propone nella Third Floor Gallery, riservata alle “Special Exhibitions”, un percorso insolito e particolare. Un viaggio attraverso le incisioni di uno tra gli artisti più introspettivi e singolari del figurativismo contemporaneo: Lucian Freud.
Si tratta di una selezione di opere, riunite in una “cross media installations”, che dagli anni Quaranta arriva ai primi anni Ottanta in un vortice di tensione psicologica e tecnica impeccabile. Un Lucian Freud nascosto, ora svelato in tutta la sua sottile e profonda ricerca introspettiva. Una mostra per soli intenditori? Assolutamente no. Solo un’opportunità in più per conoscere meglio uno dei protagonisti dell’arte contemporanea.
www.moma.org
MOMA - NY
16 DIC. 2007 – 10 MAR. 2008
Byblos Art Gallery apre la stagione espositiva 2008 con la collettiva OFF RECORD, young and digital in cui si potranno ammirare le innovative opere digitali di 4 giovani e affermati artisti della Repubblica Ceca.
OFF RECORD young and digital porta lo spettatore in un nuovo viaggio artistico all’insegna dell’espressione tecnologico-digitale per scoprire in modo del tutto originale la condizione dell’uomo moderno e contemporaneo.
BYBLOS ART GALLERY
CORSO CAVOUR, 25/27
37121 VERONA
16 FEB. 2008 - 12 APR. 2008
Ecco la retrospettiva dedicata a Richard Rogers, uno degli artefici della "machine Beaubourg", ultimo evento nato per la celebrazione dei trent’anni del centro.
Concepita a quattro mani Olivier Cinqualbre e dallo stesso Rogers, la mostra sottolinea l’importanza dello spazio aperto, tematizzato, e conduce il visitatore lungo un percorso fatto di parole chiave legate alla produzione dell’architetto.
CENTRE GEORGES POMPIDOU, PARIGI
dal 21 NOV. 2007 - 03 MAR. 2008
Provocatorio ed egocentrico l'artista tedesco Martin Kippenberger ama far parlare di sé, ma possiede anche uno sguardo acuto ed anticipatore verso l'arte.
KUNSTHAUS GRAZ AM LANDESMUSEUM JOANNEUM
15 SET. 2007 - 06 GEN.2008
Hervè Humbert esplora il confine tra scultura e design. La sua fonte continua di ispirazione sono oggetti di uso quotidiano che, una volta estrapolati dal contesto usuale, vengono sottoposti a nuovi schemi interpretativi. Attraverso l’alienazione e la modificazione della scala, della prospettiva o del materiale, vengono generati nuovi oggetti che, pur rimandando a esperienze cosciute e familiari, suscitano irritazione e domande e quello strano senso di stranezza che si percepisce quando i punti di riferimento a noi cari vengono traslati in paesaggi lontani.
INTO ART&FURNITURE ACKERSTRASSE 165
10115 BERLIN-MITTE
Il lavoro e le opere di Le Corbusier sono stati pietre miliari fondamentali per lo sviluppo dell’architettura moderna, ma nell’ultimo ventennio pochi hanno messo in luce gli aspetti della sua teoria architettonica che ancora oggi sono riferimento fondamentale per l’architettura e l’urbanistica contemporanea. Il Vitra Design Museum ha accettato il compito e la resposabilità di colmare questo vuoto presentando non solo il lavori dell’architetto ma anche i risultati di recenti studi accademici, così da porre le basi per una nuova interpretazione che, scavalcando l’era moderna, diventa fondamentale anche per quella contemporanea.
VITRA DESIGN MUSEUM
SEPT. 29 2007 - FEB 10 2008
BIG è un gruppo danese composto da 80 esperti tra architetti, designers, costruttori e pensatori che operano nel campo dell’architettura, urbanistica, ricerca e sviluppo. In mostra fino al 24 novembre da Storefront a New York presenteranno una serie di lavori costruiti e modelli in grande scala di innovative proposte tipologiche residenziali, tra cui la BIG house, il LEGO project e la VM house. Esperimenti allo stato puro, ma non solo, una strada possibile per lo sviluppo architettonico di qualità in un pianeta che diventa sempre più affollato.
STOREFRONT FOR ART AND ARCHITECTURE, NYC
OCT 2 2007 - NOV 24 2007
La storia di Matthew Williamson ha qualcosa di straordinario: velocità, genialità, continua scalata verso l’alto, e continuo andare avanti senza fermarsi mai. A pochi anni dalla sua laurea nel 1997, ha, infatti, già un suo spazio nel cuore di Mayfair, le sue collezioni sono indossate da super star come Madonna, Gwyneth Paltrow e Sienna Miller e, ciliegina sulla torta, è Creative Director da Pucci. Questa mostra presenterà quei suoi pezzi che sono già icone e decostruirà il processo alle spalle del suo lavoro, portando alla luce il suo particolare uso dei motivi disegnati, stampe e colori.
DESIGN MUSEUM, LONDRA
OCT. 17 2007 – JAN 31 2008
In mostra al MOCA di Los Angeles ben novanta opere, tra video, istallazioni, e interventi mixed media dell’artista giapponese Murakami, uno dei pochi a conquistare l’occidente con i suoi personaggi e i suoi colori pop. La novità legata all’evento, che occupa l’intero spazio della Geffen Contemporary Collection, sta però nella collaborazione, appena inaugurata, con la Louis Vuitton. Dall’intesa con il suo direttore creativo Marc Jacobs, nasce infatti anche una linea di accessori in serie limitata. Le distanze tra gli universi creativi sono sempre più superabili, e anche i “pezzi da museo” fanno tendenza...www.moca.org
MOCA, LOS ANGELES
29 OTTOBRE 2007 – 11 FEBBRAIO 2008
Small Talk è la mostra in corso al Musée des Arts Décoratifs interamente dedicata al designer tedesco Kostantin Grcic, creativo dell’anno al Salone Maison&Object 2007 di Parigi. Rigorosamente Industrial designer, giammai artista, con un background al Royal College of Arts di Londra, ma sponsorizzato da Cassina, Kostantin Grcic nel 2001 ha conquistato anche il Compasso d’Oro alla Triennale di Milano, ed oggi è un designer senza frontiere, conteso dalle maggiori case produttrici, e sempre più paragonato a Jasper Morrison. Chissà poi se gli farà davvero piacere?
www.lesartsdecoratifs.fr
MUSEE DES ARTS DECORATIFS, PARIGI
18 OTTOBRE 2007 – 27 GENNAIO 2008
L’incontro di due menti crea una terza invisibile e intangibile forza: the third mind. Ecco l’assioma unico alla base della ricerca dello svizzero Rondinone che, con ogni sorta di media, ha creato un sistema di corrispondenze, fondendo completamente il lavoro di trentuno artisti dagli anni ‘60 a oggi. Ogni stanza, così, diventa una terza mente, come se fosse concepita da una terza persona, nata dalla fusione e compenetrazione del lavoro e delle menti di due artisti diversi. Ma Third Mind non è solo la ricerca di una nuova entità, è anche un viaggio attraverso influenze e ossessioni di artisti visionari.
PARIS, PALAIS DE TOKYO
28 SETT 2007 – 3 GENN 2008
Jean Prouvè fu un genio indiscusso del XX secolo, fu essenziale per il design francese non solo come uomo Michelin, o come colui che disegnò la Citroen CV, ma piuttosto perché fu sia designer che produttore, producendo tutto: dalla bicicletta della resistenza francese, alle poltrone in metallo pieghevoli, alle case prefabbricate. Fu un pioniere nell’architettura, e il panorama mondiale contemporaneo deve molto alla sua figura poliedrica.
Questa mostra è una esplorazione omnicomprensiva e profonda di tutto il lavoro di Prouvè, dimostrando quanto fosse avanti nella ricerca e comprensione dei materiali, delle forme, dell’architettura, dei dettagli e della modernità.
DESIGN MUSEUM, LONDON
07 DEC 2007 – 25 MAR 06