Alfa Romeo

“RED DOT” PER LA FERRARELLE

ALLA BOTTIGLIA PLATINUM EDITION IL PREMIO PER IL DESIGN

Progettata dall'agenzia creativa Hangar Design Group, è stata selezionata per la sua capacità di esaltare la vera essenza dell'acqua

I progetti che hanno partecipato al concorso erano più di 4.200, presentati da circa 1.600 società provenienti da oltre 57 paesi. Ad Essen, in Germania, la giuria di fama internazionale del Red Dot Design Award 2010 li ha classificati in tre macro aree: product design, communication design e design concept. Il prestigioso “sigillo rosso” per la categoria Product Design è andato all'innovativa bottiglia Platinum Edition di Ferrarelle, disegnata dall'agenzia creativa Hangar Design Group e introdotta per la prima volta nel 2007 sul mercato. A questo progetto di industrial design una menzione speciale per la capacità di esaltare la vera essenza dell'acqua. La trasparenza del vetro della bottglia, infatti, è interrotta soltanto dal rosso brillante del nome Ferrarelle, che riprende il colore del tappo. Il "glass touch", un rilievo sinuoso ed appena percettibile, ne agevola l'impugnatura rendendola polisensoriale. Il risultato è una bottiglia originale e sofisticata, perfetta per una cena elegante e capace di enfatizzare la qualità del Brand.
«In linea con le attuali tendenze del mercato dell'acqua - ha commentato l'architetto Alberto Bovo presidente di Hangar Design Group - abbiamo tradotto i valori dello storico marchio Ferrarelle, tradizione, Italian style ed innovazione, in un linguaggio contemporaneo capace di coniugare classicità e ricerca, storia e design. Siamo, dunque, orgogliosi di questo riconoscimento non solo perché ha reso merito ad un lungo lavoro di ricerca e sperimentazione, ma anche perché condividiamo con la filosofia del Premio l'idea che il design sia uno strumento di competitività del nostro sistema economico».

“RED DOT” PER LA FERRARELLE

CARTA DA ABITARE

È L'ARREDAMENTO ECOLOGICO DEL FUTURO

Il Lazarian Studio di Manchester si distingue per l'originalità delle sue proposte

Al bando la plastica e le sue varie declinazioni. Complice l'attenzione sempre maggiore per la salvaguardia dell'ambiente, la creatività ha trovato nella carta il materiale che più le si addice. È il caso, per esempio, del collettivo di creativi e designer del Lazarian Studio di Manchester, che si distinguono appunto per l’uso stravagante che fanno della carta nelle loro creazioni. Che si tratti di oggetti di interior design funzionali alla vita di tutti i giorni, oppure di sculture gigantesche da esporre, lo Studio continua a stupire. Le opere nascono in quella che era una ex industria produttrice di cappelli, adibita attualmente a laboratorio e luogo di ricerca e sperimentazione. I prodotti sono il frutto di un accurato studio sui nuovi materiali e sui processi di lavorazione che impiegano il minor spreco possibile di risorse ed energie. Il risultato finale viene definito dai designer stessi come “oggetti con l’anima”, proprio perché frutto di un’esperienza e un percorso particolare. Tavoli, sedie, luci, accessori di vario tipo e persino gioielli, il tutto lavorato esclusivamente a mano, con il supporto di programmi informatici che garantiscono la resistenza della struttura secondo un calcolo specifico.

CARTA DA ABITARE

BORSE: NON SOLO PER DONNA

LA COLLEZIONE UOMO DI LOUIS VUITTON PRESENTATA A PARIGI

Della nuova linea per l'estate 2011 fanno parte anche le borse disegnate dall'artista del tattoo Scott Campbell

A Parigi, in occasione delle sfilate della linea di abbigliamento uomo per la primavera-estate 2011 Louis Vuitton ha presentato le sue borse al maschile, capaci di evocare l'immagine di un viaggiatore dinamico, trendy, che ama circondarsi di cose belle ma allo stesso tempo funzionali.
 Il design proposto dalla maison mixa un classicismo accattivante ad una sobria eleganza. Grigio, marrone e verde in tonalità tenui sono i colori utilizzati prevalentemente. Il tutto unito a forme originali che non si riconoscono in altre precedenti creazioni, per dare ancor più fascino alla collezione. Di questa nuova linea fanno parte le borse disegnate dall'artista del tatuaggio Scott Campbell, che ha impresso i suoi tattoo non solo sugli accessori ma anche sulla pelle dei modelli in passerella.
 Immancabile, anche se meno enfatizzato, il classico monogramma LV, davvero irrinunciabile quando si acquista una borsa Louis Vuitton.

BORSE: NON SOLO PER DONNA

STRESS AL TAPPETO

GRANDE SUCCESSO DEL TAPPETINO PER AGOPRESSIONE

Versione high tech dell’antico letto di chiodi dei fachiri indiani, è un’invenzione svedese che elimina la tensione, combatte l’insonnia e i dolori muscolari

Dopo lo straordinario successo ottenuto nei paesi scandinavi, il tappetino per agopressione Shakti Mat Original è arrivato in Italia, per continuare anche da noi la sua missione: aiutare le persone a risolvere problemi di stress, insonnia, mal di schiena.
Come ogni migliore invenzione, Shakti Mat, è frutto di una geniale innovazione applicata ad una tradizione antica. Si tratta infatti di una versione decisamente high-tech del millenario letto di chiodi dei fachiri indiani. Solo che, al posto dei chiodi, utilizza 230 “fiori” in plastica ipoallergenica, ognuno dei quali ha 27 mini-punte alte solo tre millimetri. Grazie all’agopressione, i piccoli fiori hanno uno straordinario effetto sul corpo. A contatto con la pelle, infatti, stimolano la circolazione e il sistema nervoso, aumentando la produzione di endorfine potenti come l’ossitocina, l’ormone della felicità. Gli effetti sono molteplici: l’ormone controlla la pressione, regola la temperatura corporea, alza le difese immunitarie. Inoltre, durante una sessione di relax Shakti Mat il flusso sanguigno aumenta ed elimina le tossine. La muscolatura così si distende e subentra una sensazione di benessere diffuso che aiuta a ridurre tensione, mal di schiena ed altri fastidiosi disturbi.
La storia del creatore di Shakti Mat, Om Mokshananda (un giovane fisioterapista svedese innamorato dell’India e della tradizione dei mistici vedici), sta facendo il giro del mondo e il tappetino antistress è diventato in brevissimo tempo un oggetto di culto per celebrities, uomini d’affari e sportivi.
Shakti Mat è un prodotto fatto a mano, certificato con il marchio CE. La fabbrica si trova in India, nella millenaria città sacra di Varanasi. Distribuito in Italia da Studio Fair, costa 78 euro e in omaggio c'è anche la Happiness Bag, una pratica custodia per riporlo e trasportarlo. Si può acquistare online sul sito www.shakti-mat.it. Stendetevi sul vostro Shakti Mat, e dite addio allo stress!

STRESS AL TAPPETO

MAC MINI, MOLTO PIU' DI QUEL CHE VEDI

IL COMPUTER DESKTOP CHE CONUMA DI MENO

Ha un design ultrasottile in alluminio, il pannello inferiore rimovibile per un facile accesso alla memoria e l’alimentatore salvaspazio integrato

Il nuovo Mac Mini è molto più di quel che vedi. Un guscio Unibody dello spessore di 1,4 pollici, nasconde un computer potente e super efficiente dal punto di vista del risparmio energetico. Quando è inattivo, infatti, consuma meno di 10 watt: ben il 25% in meno rispetto alla generazione precedente e meno della metà dei sistemi concorrenti. E in più è realizzato in alluminio altamente riciclabile. Risponde, dunque, ai requisiti Energy Star 5.0 e in diversi Paesi ha ottenuto la certificazione EPEAT Gold.
La sua struttura è incredibilmente compatta: 19,7 centimetri di lato e 3,6 di spessore. L'alimentatore integrato ha consentito di eliminare quell’ingombrante mattoncino che era l'alimentatore esterno, riducendo il volume generale del sistema del 20% e diminuendo l’ingombro di cavi. Il pannello removibile nella parte inferiore permette di accedere velocemente ai componenti interni e di aggiornare la memoria senza alcuna difficoltà.
Il computer, inoltre, è incredibilmente flessibile: si collega senza alcun problema alle periferiche già usate dall’utente, come mouse, tastiere e display digitali. La nuova porta HDMI permette, inoltre, di collegare il Mac mini a un televisore HDTV, mentre il nuovo slot SD card consente di trasferire facilmente foto e video da una fotocamera digitale.
All’interno dell’elegante e compatto chassis, il nuovo Mac mini racchiude il più veloce processore grafico integrato attualmente disponibile. Con 48 ore di elaborazione, il NVIDIA GeForce 320M, infatti, sprigiona prestazioni grafiche fino a due volte superiori rispetto al suo predecessore. Così Mac mini sarà perfetto per le applicazioni grafiche intense e per i giochi di ultima generazione.
Il nuovo computer della Apple, infine, include di serie un processore Intel Core 2 Duo a 2,4GHz, un disco rigido da 320GB e 2GB di RAM. Viene fornito con Mac OS X Snow Leopard, il sistema operativo più evoluto del mondo, che si basa su anni di innovazioni e successi ottenuti dall’OS X con centinaia di ottimizzazioni e perfezionamenti, nuove tecnologie core e supporto immediato per Microsoft Exchange. Di serie anche iLife, l’innovativa suite di applicazioni Apple per gestire le foto, realizzare filmati, comporre musica e imparare a suonare il piano e la chitarra.

MAC MINI, MOLTO PIU' DI QUEL CHE VEDI

ALBERGHI HI-TECH

GLI “OPTIONAL” PIÙ ALL’AVANGUARDIA NEGLI HOTEL

Dalla scansione della retina per entrare in una stanza a sistemi di controllo automatici, dalla videoconferenza alle console di gioco

Gli Rfid (Radio Frequency IDentification), ossia quei microchip che servono per identificare cose e oggetti attraverso le onde radio, sono ormai ospiti fissi degli alberghi, o meglio, delle chiavi elettroniche. Ci sono poi hotel, come il Nine Zero di Boston, che hanno adottato soluzioni ancora più high tech, come un sistema di scansione della retina che autorizza l’accesso in una stanza. Una volta entrati in camera, in genere si accendono le luci, si aprono le tende, si controlla la temperatura. Al CityCenter di Las Vegas per fare tutto ciò non dovete muovere un dito perché c’è un sistema automatico che imposta ogni dettaglio secondo i vostri desideri appena vi avvicinate alla porta: luci, tende, canali TV, impianto di climatizzazione e musica. A un certo punto decidete di uscire. Ritroverete la camera come l’avevate lasciata? Sì, almeno se alloggiate all’Hotel 1000 di Seattle. Un gadget intelligente si attiva quando siete fuori per spegnere tutto e risparmiare energia, ma anche per avvertire lo staff dell’albergo che è il momento giusto per cambiare le lenzuola e gli asciugamani, e fare un po’ di pulizia in giro.
Vi sarà certamente capitato di prenotare una stanza vista mare e di arrivare in hotel per scoprire di non essere stati accontentati. Che fate? Un po' irritati chiedete alla reception di spostarvi in un’altra camera da dove potete ammirare il panorama. Nel Šolta Island Resort che sarà realizzato tra gli ulivi di un'isola della Croazia non sarà necessario: le camere ruoteranno una volta al giorno così tutti avranno diritto alla loro vista quotidiana sull’Adriatico.
Chi è spesso in giro per lavoro è un habitué delle videoconferenze. Esistono alberghi come lo Sheraton di New York o il Westin all’aeroporto di Los Angeles, che mettono a disposizione degli ospiti delle stanze sistemi Cisco TelePresence con grandi monitor per conferenze a distanza di livello professionale. Non basta. Il fatto che non vi separiate mai dal vostro cellulare, magari con funzioni di videoregistrazione, non significa che dobbiate scaricare le sue batterie. In molti alberghi della catena Rosewood trovate in camera una videocamera ad alta definizione ad aspettarvi. La potete usare a vostro piacimento e quando la restituite, lo staff dell’albergo provvede anche a copiarvi online i filmini. Se invece siete giocatori accaniti e soffrite lontano dalla vostra consolle, niente paura: in un hotel come il Sax di Chicago compreso nel prezzo della stanza c’è anche l’uso della Wii e di tutti i suoi giochini. Prima di uscire per la cena, infine, uno sguardo allo specchio. Attenzione, però: quello del Flamingo di Las Vegas non solo riflette la vostra immagine, ma si trasforma all’occorrenza in una tv, rigorosamente con schermo sensibile al tocco.
Una trovata davvero originale è quella dell’hotel Crowne Plaza in Danimarca: puoi mangiare a volontà, ma solo a patto che pedali per 15 minuti su una speciale cyclette. Perché speciale? Perché generi energia pulita, così l’albergo risparmia, tu bruci calorie e hai il pranzo assicurato.

ALBERGHI HI-TECH

ITS NOT ONLY ROCK N ROLL BABY

MILANO, TRIENNALE BOVISA, FINO AL 26 SETTEMBRE

Guardando al rock e all'arte da un punto di vista inedito, la mostra narra la storia di quei musicisti che si sono espressi anche attraverso le arti visive

Alan Vega, Andy, Antony (Antony and the Johnsons), Bianca Casady (CocoRosie), Chicks on Speed, Devendra Banhart, Fischerspooner, Kyle Field, Patti Smith, Pete Doherty, The Kills, Herman Dune. Sono tanti i grandi nomi della scena rock internazionale che prima di diventare musicisti sono nati artisti. La mostra della Triennale indaga su questo aspetto della loro attività , sconosciuto rispetto ai successi musicali. I musicisti scelti ci dimostrano che le due forme di espressione - il rock e l'arte - sono inestricabilmente legate tra loro. Tutti gli artisti presentano un proprio specifico linguaggio formale. Ci sono, tra gli altri, i dipinti fatti col sangue di Pete Doherty, le polaroid intime in bianco e nero di Patti Smith, i collage di Antony.
La prima edizione di “It's not only rock 'n' roll, baby!” si è svolta, con grande successo di pubblico e di critica, al Bozar di Bruxelles nel 2008.
L'iniziativa milanese ne rappresenta un continuum ideale, orientato a riproporre i medesimi meccanismi che hanno contribuito al suo successo.
Come a Bruxelles con un autore belga, così la mostra in Triennale Bovisa sarà arricchita con un artista italiano, Andy dei Bluvertigo. A concepire la rassegna è stato il più "rock'n'roll" di tutti i curatori, Jérôme Sans, fondatore ed ex-direttore del Palais de Tokyo di Parigi, oggi direttore del Centro Ullens per l'Arte Contemporanea di Pechino. Il suo interesse per gli artisti che esplorano le più diverse discipline culturali, lo ha portato negli ultimi quindici anni a presentare gli aspetti meno noti di alcuni dei più famosi artisti. La musica ha sempre fatto parte del suo mondo e del suo lavoro. Insieme alla cantante Audrey Mascina ha formato il duo di elettro-rock "Liquid Architecture", che si è esibito in occasione dell'inaugurazione della mostra il 23 giugno.
Il catalogo, edito da Carlo Cambi editore, presenta interviste con gli artisti e immagini del loro lavoro.
L'estate vedrà il susseguirsi di tutta una serie di iniziative e spettacoli che ruoteranno attorno alla mostra della Triennale. Info: www.triennale.org

ITS NOT ONLY ROCK N ROLL BABY

ASHMAN, EROE DI CENERE

MILANO, PAC, FINO AL 12 SETTEMBRE

La mostra ripercorre l’intera ricerca artistica di Zhang Huan, protagonista della scena contemporanea cinese e internazionale

«Ashman - afferma Zhang Huan - è l'eroe che porto nel cuore, la personificazione di molti desideri e anime molteplici. Ashman sogna, sostiene la giustizia, definisce un nuovo ordine internazionale, persegue la pace per sconfiggere la guerra terroristica, interagisce con la Terra in maniera ecosostenibile, rende l'umanità più pacifica, più libera. Porterà a Milano una profonda, universale, armonia per l'umanità».
La mostra dedicata a Zhang Huan ripercorre l’intera ricerca dell'artista, riunendo 42 opere provenienti da importanti collezioni internazionali: dalle sue performance di inizio anni Novanta alle più recenti opere realizzate con la cenere. Il percorso espositivo riflette sul tema della spiritualità, argomento centrale nella poetica e nella vita di questo protagonista della scena artistica contemporanea internazionale.
Tre sculture di grande dimensioni – Buddha Hand, Peace 1 e Berlin Buddha – segnalano la centralità e l’importanza del Buddhismo nella ricerca di Zhang Huan e il suo forte legame con l’iconografia sacra tradizionale. E l’affascinante installazione Berlin Buddha (un grande Buddha in cenere collocato di fronte al suo calco in alluminio), rappresenta il più imponente impiego “scultoreo” della cenere, derivata dalla combustione dell’incenso bruciato nei templi e successivamente raccolto in diversi luoghi di preghiera intorno a Shanghai. Questo enorme Buddha di polvere si sgretola lentamente con il trascorrere della mostra. La scultura si decompone piano piano, a seconda del contesto circostante: i tremolii del terreno, piccoli spostamenti d’aria, il passaggio dei visitatori modificheranno l’opera fino a far cadere tutta la cenere a terra.
In mostra al PAC ci sono anche alcuni tra i più significativi Ash paintings di Zhang Huan. Ritratti, scene militari, bandiere, teschi realizzati con la cenere d’incenso, una palette di sfumature dal bianco al nero che l'artista utilizza come un vero e proprio colore.
Il fascino poetico di questa polvere, che “risorge” dall’incenso bruciato nei templi e mantiene intatta la dimensione sacrale e il potere d’evocazione fra la vita e la morte, amplifica la carica emozionale dei dipinti.
Nelle opere di Zhang Huan le antiche tecniche tradizionali dell’intaglio e della calligrafia, la scultura in ferro battuto, la raffigurazione di Buddha e di parti sacre del suo corpo, la riproduzione fedele della natura, l’iconografia popolare di propaganda Comunista vengono rielaborate con un'estrema versatilità espressiva. Performance, fotografia, scultura, video, pittura diventano per l'artista strumenti per recuperare le proprie radici e le tradizioni della cultura cinese, esprimendo un rapporto intimo con il passato, con la natura, con la storia e con se stesso.
Info: PAC Padiglione d’Arte Contemporanea, Via Palestro 16, tel. 02/884.46359-46360, http://www.zhanghuan.com/index.asp

ASHMAN, EROE DI CENERE

IL DEPARTMENT STORE MIGLIORE DEL MONDO

È IL SELFRIDGES DI LONDRA

Lo hanno decretato L'Intercontinental Group of Department Stores e la International Assotiation of Department Stores

Se amate lo shopping sicuramente conoscerete i grandi magazzini di Londra, meta degli appassionati di ogni nazionalità. Il 13 giugno - in occasione del Department Store Global Summit di New York - l’Intercontinental Group of Department Stores e la International Association of Department Stores hanno eletto proprio il Selfridges di Londra, che occupa un intero isolato in Oxford Street, come il Department Store migliore al mondo. Un primato che il grande magazzino inaugurato nel 1909 si è conquistato contro altri “mostri” di settore dai nomi altisonanti, come Bloomingdales negli Stati Uniti e Lane Crawford a Hong Kong.
«Siamo felici di aver vinto questo premio molto speciale e molto orgogliosi del nostro team che ha contribuito a rendere possibile tutto questo», è stato il commento di Paul Kelly, vice-presidente della Selfridges.
 Lo store ha sbaragliato la concorrenza grazie a diversi fattori. Da una parte la mirata e originale strategia di innovazione di prodotto, dall’altra l’aspetto emotivo, inteso come “esperienza vissuta dai clienti all'interno del negozio”. Il tutto condito dall’eccellenza del servizio fornito al consumatore finale, senza dimenticare le performance finanziarie.

IL DEPARTMENT STORE MIGLIORE DEL MONDO

CALCIO D'INIZIO

ECCO COME CI SI VESTE DURANTE I MONDIALI

Flip flop da stadio, T-shirt patriottiche, borse e bikini con dettagli tricolore. I capi più trendy del momento sono quelli personalizzati con i colori della squadra del cuore

In occasione dei Mondiali di Calcio 2010 gli stilisti si sono sbizzarriti con un ampio ventaglio di proposte personalizzate con i colori della Nazionale. Emporio Armani, per esempio, dedica agli Azzurri borselli, tracolle, sneakers, cinture e occhiali in versione bianca o nera, tutti rigorosamente esaltati con stemma tricolore. È bianca rossa e verde la giacca antivento di Dolomite. Sempre pronte per assistere ai match sono le coloratissime Pirelli PZero, con suola in gomma effetto "copertone". Non mancano le proposte per il pubblico femminile. Le tute Star Chic sfoggiano bande da smoking e decori di strass in versione tricolore, proprio come l’intimo e il beachwear per lei e lui (Fila Underwear, Yamamay, Parah), che rivelano il loro spirito più patriottico con righe, stemmi e applicazioni tutte “italiane”. Sono esaltate da stampe e decori di strass la maglietta di Camomilla Italia e le T-shirt e gli occhiali della linea T-World Cup di Patrizia Pepe. Non mancano bijoux splendenti e “patriottici” (Tarina Tarantino), senza dimenticare lo storico accendino Zippo, in edizione limitata, da scegliere nella versione argentata, dorata o azzurro Nazionale. Il celebre orologio in plastica Too Late si tinge di azzurro ed esce accompagnato da tre braccialetti coordinati in "tricolore", mentre quello realizzato da Chronotech in collaborazione con la Gazzetta dello Sport sfoggia orgogliosamente sul quadrante i quattro trionfi dell'Italia nei Mondiali.
Anche stranieri ed esterofili saranno soddisfatti, con un’ampia scelta di borse, sneakers e orologeria dedicati agli altri Paesi in lizza per la conquista dell’ambitissima coppa. Le T-shirt e canotte della linea True Colors di Nike, per esempio, sono decorate da artisti emergenti e dedicate alle diverse squadre in campo. Le infradito limited-edition di Havaianas e le sneakers Fiat propongono un modello per ogni squadra. Furla ha lanciato la collezione di shopper, bandoliere e trousse “Flags” in onore delle bandiere del mondo. Kickers offre la possibilità di personalizzare le proprie scarpe con i colori della squadra del cuore (www.kickers.com). E con gli orologi Popochos ogni team è all'ordine del giorno: basta sfruttare i colorati quadranti intercambiabili per celebrare un Paese sempre nuovo.
Per finire un'iniziativa benefica: la T-shirt “I love Italia” di Sweet Years e Gazzetta dello Sport da acquistare in tutte le edicole, presso il Temporary Store Gazzetta di Corso Sempione a Milano e sul sito www.gazzatown.it; parte del ricavato verrà devoluto al centro di accoglienza per minori Dynamo Camp.

CALCIO D'INIZIO

PANTONE UNIVERSE

ACCESSORI BY SONIA SPENCER

In edizione limitata, sono stati disegnati da Sonia Spencer in collaborazione con l'autorità globale del colore

Pantone, autorità globale e fornitore degli standard di colori professionali per le industrie di design, ha realizzato una collezione di gemelli e portachiavi in edizione limitata, progettati da Sonia Spencer per la Sonia Spencer Designs e confezionati in un'elegante scatola. Si chiama “Pantone Universe” e si basa su sei colori stagionali, per un totale di 12 colori all'anno. Spiega la Spenser: «Pantone è il marchio più influente nel colore, al quale si ispirano designer di tutto il mondo, e noi abbiamo visto l'opportunità di lavorare insieme per sviluppare accessori basati sulle previsioni dei trend stagionali del colore. Pensiamo che le persone creative si divertiranno con questi oggetti e sceglieranno il loro colore preferito come un modo per esprimere il proprio stile personale».
«La collezione di Sonia Spencer – ha aggiunto Lisa Herbert, vice presidente esecutivo di Pantone - estende il nostro marchio al mondo degli accessori per la moda, accoppiando il design iconico di Pantone con una delle linee best-seller di articoli da regalo». Il risultato è una linea di accessori dedicata ai colori, perfetta per uomini e donne che amano il design.

PANTONE UNIVERSE

TANTE CASE, UN UNICO HOTEL

È L'INN-HOTEL DI ZAANDAM, VICINO AD AMSTERDAM

Per realizzarlo, gli Architecten Wam hanno progettato una struttura davvero originale

A 12 minuti di treno da Amsterdam, la zona di Zaandam è stata la prima area industriale del mondo. Gli architetti olandesi Molenaar e Wilfried Van Winden (Architecten WAM), hanno voluto valorizzarne la ricca storia traducendola in chiave moderna. Prendendo ispirazione dal dipinto “The Blue House” che Claude Monet dipinse a Zaandam nel 1871 e partendo dal presupposto che un hotel è una casa temporanea, hanno progettato una particolare struttura che, utilizzando le tradizionali case di legno verde della regione Zaan, crea l'illusione di un edificio realizzato impilando in modo casuale una settantina di case una sull'altra. Il risultato è un elegante hotel di undici piani dal design davvero sorprendente, con 160 camere, bar-ristorante, sala conferenze, piscina e centro benessere. Un originale esempio di quella Fusion Architecture che si basa sul connubio tra presente e passato, tradizione e innovazione, alta e bassa cultura.

TANTE CASE, UN UNICO HOTEL

WATERWEAR

L'ASTUCCIO IMPERMEABILE PER L'iPAD

Musica, web e video ovunque voi siate. Nella vasca da bagno, in spiaggia o in piscina

L'iPad è da poco arrivato sul mercato e già cominciano a moltiplicarsi gli accessori. Waterwear, per esempio, è un astuccio trasparente e impermeabile che serve per proteggere l'iPad o il tablet PC da acqua e polvere. Essendo di un materiale sottile ma molto resistente,consente di usare il touch screen anche attraverso l’astuccio. Così puoi portare il tuo iPad in cucina, in bagno, a bordo piscina o in spiaggia e goderti video, navigazione web e musica senza timore di sporcarlo o rovinarlo. Il meccanismo di chiusura include una combinazione di cerniere, velcro e bottoni studiata per isolare il dispositivo da elementi esterni. Un distanziatore mantiene l’iPad stabile. All'interno c’è anche spazio per un piccolo dispositivo tascabile WiFi o per altri oggetti. Una cinghia consente di appendere al gancio Waterwear e di portarlo in spalla o al collo. Il cinturino è removibile e la lunghezza della cinghia può essere regolata.

WATERWEAR

QR CODE

IL MAGICO CODICE A PUNTINI

Nato in Giappone, sta invadendo i manifesti pubblicitari, i periodici, le affissioni, le t-shirt,i packaging dei prodotti alimentari, le etichette dei capi firmati per l’anticontraffazione

È un magico quadratino che, se inquadrato con l’obiettivo del cellulare, prende vita e racconta tutto di sé: sul display arrivano, infatti, video, testi e pagine Internet per approfondire l’argomento a cui è legato. Si chiama QR - che è l’abbreviazione inglese di «quick response» (risposta rapida) - ed è un codice bidimensionale inventato nel 1994 dalla corporation giapponese Denso Wave. Il degno successore, insomma, del vecchio codice a barre che dal 2012 comincerà ad andare in pensione. “Panorama” è stato il primo settimanale italiano a inserirlo negli articoli per proporre video e gallery ai propri lettori. Lincoln Germanetti, amministratore delegato della Ragno, ha avuto l’idea di stamparlo sull'etichetta della sua linea di abbigliamento intimo per svelare i materiali con cui è confezionato ogni capo e i suggerimenti sul lavaggio. Il quadratino intelligente è arrivato anche nella catena H&M e sui prodotti di griffe come Gucci, Ralph Lauren, Louis Vuitton e Roberto Cavalli. In formato gigante i QR della birra Ceres sono comparsi sui manifesti pubblicitari che tappezzavano i muri delle città italiane, sono sui volantini dell’Unieuro e della Costa Crociere o sulle bottiglie di vino, dove rimandano al video in cui l’enologo ne svela le caratteristiche. L’Unaprol, consorzio olivicolo, ha adottato i QR per dare la carta d’identità elettronica dell’olio extravergine d’oliva di qualità. Al recente Salone del mobile di Milano il codice a puntini troneggiava su pezzi di design e arredamento e McDonald’s lo stamperà sulle scatole degli hamburger. Non è tutto. Trait d'union tra il mondo cartaceo e quello multimediale, il QR risolve anche il problema delle audioguide nei musei, come dimostra la collezione Peggy Guggenheim di Venezia: si inquadrano i codici posti accanto alle opere e si ha accesso alla descrizione e alla storia dell’artista. La nuova frontiera potrebbe essere addirittura il tatuaggio QR che, inquadrato con il cellulare, conduce a una pagina web personale con foto, video e testi.
Un limite è che per leggerlo occorre avere un QR Code Reader, cioè un applicativo in grado di interpretare l’immagine. L'altro problema è che i contenuti multimediali spesso sono lunghi da caricare. Ecco perché la software house americana Pongr ha già realizzato un sistema alternativo per creare quel legame tra carta e web che i clienti pubblicitari tanto richiedono. I clienti che l'hanno utilizzato sono Rolex e Jimmy Choo. In questo caso l'utente non deve far altro che fotografare la pubblicità e poi inviare l’immagine via smartphone a uno specifico indirizzo mail. Riceverà poi un messaggio di risposta che gli confermerà, per esempio, la partecipazione a un concorso o un instant win, con una serie di link che puntano al sito del cliente, alla sua pagina Facebook, al suo Twitter o a video esclusivi. Il sistema funziona anche con un telefono qualsiasi: basta dirottare il tutto su Mms e Sms di risposta e porta traffico ai siti dei clienti. Cosa che con il QR Code non sempre è possibile.

QR CODE

THE SELBY IS IN YOUR PLACE

DETTAGLI QUOTIDIANI E SCATTI RUBATI

Pubblicato il primo libro del fotografo newyorkese Todd Selby per scoprire gli appartamenti e gli habitat dei creativi del mondo della moda, dello spettacolo, della fotografia

Todd Selby è un fotografo ritrattista, di interni, di moda e un illustratore. Il suo nuovo libro “The Selby is in your place” offre una panoramica degli habitat personali di professionisti creativi internazionali, con un occhio da artista per i dettagli. Il progetto è incominciato nel 2008 come website - www.theselby.com - dove Todd “postava” foto scattate nelle case degli amici. Le richieste cominciarono presto ad aumentare da parte di visitatori di tutto il mondo che volevano le proprie case fotografate sul sito e theselby.com è diventato in poco tempo popolarissimo. Oggi conta più di 35 mila visitatori giornalieri e ovviamente l'industria della moda e dell'editoria non potevano non accorgersene. Il risultato sono stati una grande campagna pubblicitaria, un progetto web per Nike 6.0, uno shooting da Colette, una campagna pubblicitaria internazionale per Habitat, oltre a frequenti e diverse collaborazioni dell'artista con New York Times T Magazine, Vogue Paris e Architectural Digest France.
Prima di concentrarsi full time sul progetto “The Selby” Todd ha fatto di tutto un po': ha lavorato come traduttore a Tijuana, come guida turistica per la Confraternita Internazionale dei Machinists, come ricercatore nell'industria californiana delle fragole, come consulente in merito alla corruzione politica per un senatore messicano, come art director per una piccola azienda di investimenti privati. È stato collaboratore per una cartografia in Costa Rica, per un rivenditore di fiori esotici, per uno stilista giapponese. Oggi è in costante ricerca di nuovi posti e luoghi da fotografare, sempre in giro per il mondo. Da Sydney a Parigi, da New York a Los Angeles, da Londra a Tokyo. Vuoi essere il prossimo? http://www.theselby.com/

THE SELBY IS IN YOUR PLACE

LA VARIETÀ DELLA MATERIA

BOLOGNA, GALLERIA ARTE E ARTE, FINO AL 25 SETTEMBRE

Alluminio, bronzo, vetro, cera, terracotta, poliestere, legno. Ogni materiale è capace di trasmettere sensazioni ed emozioni diverse. Come dimostrano le opere a confronto

La lucentezza lunare e fredda dell’alluminio che stupisce anche per la sua leggerezza (Giuseppe Carta), il bagliore dorato e caldo del bronzo lucidato (Jan Fabre) in contrasto con l’opaca drammaticità della fusione tradizionale (Mimmo Paladino), la levità delle trasparenze del vetro (Patrizia Merendi), la pastosità della cera (Jan Fabre) che si differenzia dalla plasticità essenziale della terracotta (Nanni Valentini), il gioco poliedrico dei colori brillanti del poliestere (Niki de Saint Phalle) che divengono freddi e opachi nel legno (Gianni Ruffi) quando non è scolpito in modo tradizionale (Dante Moro) e, infine, l’apoteosi dell’uso irriverente di qualsiasi materiale disponibile (Daniel Spoerri). Tutto questo è la collettiva “La varietà della materia”, in mostra a Bologna nella Galleria Arte e Arte (Galleria Falcone – Borsellino 1/c) fino al 25 settembre. Info: www.arteearte.it, info@arteearte.it, tel. 051/65.69.049, 
349/75.85.110.

LA VARIETÀ DELLA MATERIA

RED DOT DESIGN AWARD 2010

VINCITRICE E' L'AZIENDA GANDIA BLASCO

Si è aggiudicata il premio con la collezione Flat di Mario Ruiz e i tappeti Mangas realizzati da Patricia Urquiola per il marchio GAN

È l'azienda valenciana Gandia Blasco, leader nella produzione di arredi da esterni e tappeti dal gusto contemporaneo, la vincitrice di uno dei più prestigiosi concorsi internazionali di design. Fresche della recente presentazione all'ultima edizione del Salone Internazionale del Mobile di Milano le sue collezioni Flat di Mario Ruiz e Mangas di Patricia Urquiola sono riuscite ad impressionare un'autorevole giuria di esperti del settore grazie al design innovativo, distinguendosi all'interno di una competizione che ha visto prender parte al concorso designer e aziende provenienti da 57 paesi con un totale di 4.252 progetti presentati.
La collezione Flat è composta da una gran varietà di pezzi per l'arredamento degli ambienti esterni, che comprende chaiselongues, tavoli, sofà modulari, pouf. I modelli sono realizzati in profilato d'alluminio termo laccato e polietilene e sono disponibili in bianco oppure nella nuova variante in bronzo.
I tappeti Mangas, creati per il marchio GAN, hanno forme, strutture e colori molto particolari. I modelli vanno dalla Mangas Farol alla Mangas Campana, passando per la Globo e la Rectangular. Ogni tappeto è come un originale "patchwork" caratterizzato dalla combinazione di diversi punti di lana in ciascuna delle varie sezioni che lo compone.

RED DOT DESIGN AWARD 2010

ALCHIMIE

CATANZARO, MUSEO MARCA, FINO AL 25 LUGLIO

Porte aperte al design con la retrospettiva dedicata ad Alessandro Mendini, architetto e designer tra i più celebri a livello internazionale

Il museo MARCA di Catanzaro apre le porte al design e all’architettura organizzando un’ampia retrospettiva dedicata ad Alessandro Mendini: “Alchimie. Dal Controdesign alle Nuove Utopie”. Le opere esposte sono oltre 70, in un percorso che comprende dipinti, sculture, mobili, oggetti, schizzi e progetti alcuni dei quali inediti o mai visti prima d’ora in Italia. Ne emerge un’indagine dell’attività svolta negli ultimi quarant’anni da Mendini e delle sue collaborazioni con gli altri protagonisti del mondo dell’arte, in particolare con gli artisti della Transavanguardia.
Sono molti gli omaggi di amici e colleghi in mostra, come i ritratti realizzati da Paladino, Mimmo Rotella, Michele De Lucchi e dall’artista giapponese Tiger Tateishi.
In qualità di prestatori sono state coinvolte prestigiose collezioni pubbliche e private italiane e straniere tra cui la Fondation Cartier pour l’art contemporain di Parigi, il Vitra Design Museum di Weil am Rhein, oltre alle aziende con cui Mendini ha collaborato, tra cui Alessi, Bisazza, Cassina, Cappellini, Venini e Zanotta.
Divisa in quattro sezioni, la rassegna propone le tappe salienti di un’indagine iniziata nella prima metà degli anni Settanta, quando Mendini è stato tra gli artefici di una contestazione radicale nei confronti del funzionalismo che lo ha condotto nel 1973 a fondare Global Tools, scuola di architettura e design controcorrente avvicinabile all’esperienza dell’arte povera. È la fase del Controdesign, alla quale appartiene, per esempio, la performance “Lassù con il falò della sedia in legno”, manifesto contro la tradizione. La mostra si concentra poi sulla fase del Redesign, che nasce dalla rielaborazione semiologica di oggetti già noti di cui viene stravolto il significato e la finalità. Nel 1979 Mendini entra nello studio Alchimia per sviluppare una delle esperienze più significative e intense della sua carriera. Di questa fase sono esposte alcune opere emblematiche come la poltrona Proust, dove l’elemento di arredo è un ricordo che si materializza intorno all’idea della decorazione puntinista di Georges Seurat e Paul Signac. «L’oggetto deve produrre primariamente un pensiero ancor prima di una funzione, in una progressiva ipotesi utopica destinata al raggiungimento di una sintesi possibile», afferma Mendini, che nell’ultima sezione della mostra dedicata alle Nuove Utopie esprime l'idea di una trasformazione permanente delle cose allargando l’orizzonte di riferimento creativo. L’utopia è rappresentata, per esempio, da Visage Archaïque, grande scultura del 2002 che ricorda le statue monolitiche dell’Isola di Pasqua ricavate da un unico blocco di tufo vulcanico: l’immagine arcaica qui è verificata attraverso la purezza dell’oro che ripropone la componente visionaria e misterica.
Info: Museo Marca, Via Alessandro Turco, 63 - 88100 Catanzaro, tel. 0961/74.67.97, info@museomarca.com, www.museomarca.com

ALCHIMIE

SCRITTURA DI LUSSO

MONTBLANC HA PRESENTATO IN ANTEPRIMA DA HARRODS DUE NOVITA'

La stilografica Meisterstück Diamond e la Limited Edition Patron of Art saranno in vendita da giugno

Icona senza tempo di design e cura artigianale, la stilografica Montblank Meisterstück, nata quasi un secolo fa, utilizzata spesso per siglare trattati internazionali e accordi economici e amata da personalità come la Regina Elisabetta II d'Inghilterra, la principessa Maxima dei Paesi Bassi, il presidente Obama, Sarkozy e il Cancelliere Angela Merkel, oggi diventa ancora più esclusiva con la versione Meisterstück Diamond.
La tradizionale e distintiva stella bianca, infatti, è stata sostituita da un diamante con taglio a stella (brevetto esclusivo della Maison), che fluttua nel cap top trasparente, illuminandone il profilo. Le altre caratteristiche di questo prestigioso strumento di scrittura, fatta a mano secondo la migliore tradizione europea, sono il corpo ergonomico e morbido in resina nera ornata di platino e il pennino in oro 14K con intarsio. Disponibile da maggio solo nelle Boutique Montblanc di Via Montenapoleone e La Rinascente a Milano, da giugno sarà presente in tutte le altre Boutique italiane.
La seconda novità è la Limited Edition Patron of Art Elisabeth I. È dal 1992 che Montblanc rende omaggio ad alcuni dei più importanti mecenati della storia con la collezione di strumenti da scrittura Patron of Art. Quest’anno la Maison ha scelto Elisabetta I. La collezione si ispira alla sua vita, al suo regno e alle sue insegne araldiche. La rosa, simbolo dei Tudor, e la croce della corona britannica ornano infatti il cappuccio della stilografica, sovrastato dalla celebre stella Montblanc, mentre il cabochon verde ne impreziosisce la clip. Il corpo della penna richiama la cappa d’ermellino indossata dai sovrani durante l’incoronazione. Il motto di Elisabetta I “Video et Taceo” e la corona reale, sono incisi, rispettivamente, sull’anello del cappuccio e sul pennino in oro 18 K.
Disponibile in due varianti con differenti tirature (4810 esemplari nella versione placcata oro e 888 per quella in oro massiccio), questa edizione limitata non è soltanto un pezzo imperdibile per i collezionisti di tutto il mondo, ma anche il simbolo dell’impegno di Montblanc a favore dell’arte e della cultura. Infatti è dal 1992 che la Fondazione Culturale Montblanc ha istituito il “Montblanc de la Culture Arts Patronage Award”, riconoscimento internazionale destinato ai mecenati contemporanei che dedicano tempo ed energie a favore di progetti artistici e culturali.
Vincitore dell’edizione 2010 è il celebre autore musicale Giulio Rapetti, in arte Mogol, per la passione e l’impegno profusi a sostegno della musica e dell’insegnamento di questa disciplina.

SCRITTURA DI LUSSO

ESTATE IN RIVIERA

ARRIVA L'ULTIMA PRESTIGIOSA LIMITED EDITION DI GUCCI

La nuova collezione è dedicata alle mete deluxe della costa italiana e francese: Monte Carlo, Cannes e Capri

Che colore dareste alle vostre vacanze? Ci ha pensato Gucci, che alle mete più “chic” della riviera italiana e francese ha dedicato la sua ultima, prestigiosissima Limited Edition.
Rosso allegria è il colore energetico scelto per le proposte Monte Carlo. Eleganti toni lilla per Cannes. Capri, invece, conquista una brillante sfumatura turchina, elogio ai riflessi del suo splendido mare. Tutta rigorosamente Made in Italy, la collezione comprende una “Sunset Bag” (shopping da spiaggia in tessuto GG profilato in pelle o interamente realizzato in nappa, personalizzata secondo il negozio di acquisto) e una “Beauty Clutch” (pochette portatutto in tessuto GG o pelle Guccissima). Per proteggersi dalla brezza della costa non poteva certo mancare un foulard abbinato, realizzato in seta stampa-logo. E per ricordare i momenti di relax trascorsi, basterà accendere una candela al profumo di Iris satin (per Capri), Lavande Blanche (per Cannes) o Cologne (dedicata a Monte Carlo), tutte presentate con custodia in pelle. Da fine maggio le boutique Gucci delle tre mete vacanziere diventeranno l’approdo di queste variopinte creazioni, acquistabili per tutto il periodo estivo.

ESTATE IN RIVIERA

GUIDA SICURA SU iPHONE

L'APPLICAZIONE SI CHIAMA “ABC SPEED AND CONTROL”

Sviluppata dalla software house Vispro, è integrabile con il navigatore GPS

Ormai sull'iPhone è possibile scaricare qualsiasi applicazione: si trovano indicazioni su come parcheggiare, mappe aggiornate degli autovelox e liste delle stazioni di servizio con i prezzi dei carburanti più convenienti. Dal Regno Unito, sviluppata dalla software house Vispro, arriva anche un'applicazione dedicata alla guida sicura: ABC Speed and Control. Disponibile su iTunes in versione Light gratuita sia in italiano sia in inglese, può essere completata da quella Full a pagamento. Grazie all'utilizzo dello schermo del navigatore satellitare, sarà possibile visionare tutti i video su tecniche da usare in momenti di criticità.
Inoltre il corso via cellulare presenta tutta una serie di utili suggerimenti sulla manutenzione della vettura, incentrati sul concetto della massima sicurezza per pilota e passeggeri. Data la sua integrabilità col navigatore GPS, ABC Speed and Control può essere impiegato efficacemente su tutti quei mezzi a motore che ne dispongono, non solo per utilizzo professionale (camion, furgoni ecc) ma può allargare il proprio raggio di azione ad ambiti poco esplorati come, ad esempio, la nautica da diporto.

GUIDA SICURA SU iPHONE

NUOVA LUCE

ENTRO IL 2012 DIREMO ADDIO ALLE VECCHIE LAMPADINE

La tecnologia Oled si applicherà su grandi schermi per rischiarare gli interni con tutto lo spettro di colori. O su pellicole luminose da posare su pareti e finestre

Banditi i vecchi bulbi incandescenti - sono già fuori commercio in Unione Europea quelli sopra i 100 watt, mentre gli altri seguiranno a scaglioni entro il 2012 – il mercato della luce ha in serbo molte sorprese “illuminate” La più ambiziosa si chiama Oled e in pochi anni potrebbe rivoluzionare il modo di accendere gli interni, mandando in soffitta i lampadari. Immaginiamo una pellicola sottilissima e riciclabile, prodotta con una tecnica a rotativa simile a quella per stampare giornali, che può essere applicata su qualsiasi superficie e, quando viene accesa, illumina in modo omogeneo, senza abbagliare chi la guarda e in totale assenza di calore. L'Oled, costituito da sottilissimi materiali organici, inseriti tra due elettrodi che si accendono quando viene applicata la carica positiva, potrà essere applicato su una porzione di parte o integrato negli arredi, trasformandoli in sorgenti di luce, bianca o colorata, regolabile in intensità e a risparmio energetico. Per ora siamo alla fase di prototipi di piccole dimensioni, come l'abat-jour creata dal designer Ingo Maurer per Osram.
I progetti di ricerca in corso devono ancora superare qualche ostaclo, oltre agli alti costi di produzione. Per esempio la tecnologia Oled dovrà essere ben protetta dall'acqua e dall'aria perché sensibile all'ossidazione e bisognerà affrontare la diversa durata delle luci colorate, per ottenere le quali si utilizzano tecnologie differenti. Nei laboratori si sta lavorando per rendere l'Oled sottilissimo e quasi trasparente: applicato sulle finestre consentirebbe di giorno il passaggio della luce naturale (fino all'85%) e di notte simulerebbe la luce perfetta del sole. E potrebbe essere addirittura utilizzato come tappezzeria hi-tech ecologica: applicato ai muri di casa li trasformerebbe in vere e proprie opere d’arte luminose che da un lato decorano e dall’altro abbattono i consumi grazie alla luce fredda (come consumi) e calda (come qualità) per l’ambiente.

NUOVA LUCE

LINGUAGGI E SPERIMENTAZIONI

MART, ROVERETO FINO AL 22 AGOSTO

La ricerca artistica contemporanea è protagonista della mostra curata da Giorgio Verzotti: in esposizione ottanta opere di giovanissimi artisti internazionali

Mircea Cantor, Jeremy Deller, Cyprien Gaillard, Carlos Garaicoa, Gabriel Kuri, Jonathan Monk, Anri Sala, Tomas Saraceno, Tino Sehgal, Francesco Vezzoli, Nico Vascellari, Lara Favaretto, Andrea Galvani e tanti altri giovani talenti ormai noti a livello internazionale, erano ancora “emergenti” quando furono acquisiti dalla AGI Verona Collection, associazione nata nel 1989 dalla volontà di cinque collezionisti veronesi accomunati dal desiderio di sostenere l’arte contemporanea. AGI ha sempre privilegiato l’acquisizione di artisti giovani ed esordienti (per lo più i lavori sono entrati nella raccolta nell’anno stesso di realizzazione) secondo una sensibilità collezionistica che cerca di catturare sempre il nuovo e l’attuale, per registrare i cambiamenti e le trasformazioni in atto nella storia dell’arte. Ad oggi sono entrate in collezione oltre 500 opere, realizzate con diversi linguaggi e tecniche artistiche, di differenti poetiche e provenienze.
Ottanta di questi lavori - tra dipinti, fotografie, sculture, installazioni e video - saranno esposti nelle sale del Mart fino al 22 agosto. L’esposizione, curata da Giorgio Verzotti e con un saggio in catalogo di Hans-Ulrich Obrist, si inserisce in un ciclo di mostre che il museo di Rovereto dedica alla valorizzazione di collezioni private di particolare pregio, storiche o di recente costituzione, che svolgono un ruolo importante nella storia del collezionismo italiano. Circa venti opere rimarranno in deposito a lungo termine, in dialogo con la Collezione Permanente del Mart. Gli artisti selezionati sono: Mario Airó, Stefano Arienti, Pierre Bismuth, Tom Burr, Maurizio Cattelan, Berlinde De Bruyckere, Roni Horn, Jim Lambie, Jorge Macchi, Eva Marisaldi, Sabrina Mezzaqui, Giovanni Morbin, Gabriel Orozco, Rob Pruitt, Rolf Julius, Andreas Slominski, Grazia Toderi, Luca Vitone, Sislej Xhafa e Chen Zhen. Un'occasione per osservare, attraverso lo sguardo del collezionista, la complessa attualità artistica internazionale, in Europa, America e Asia.
Info: Mart Rovereto, corso Bettini 43 – 38068 Rovereto (TN), tel. 0464/43.88.87, www.mart.trento.it, info@mart.trento.it.

LINGUAGGI E SPERIMENTAZIONI

GINO DE DOMINICIS. L'IMMORTALE

ROMA, MAXXI, DAL 30 MAGGIO AL 7 NOVEMBRE

Per l'inaugurazione del nuovo museo di Zaha Hadid, oltre 130 opere dell'artista che, con il linguaggio della sperimentazione e della provocazione, inseguiva l'immortalità

Finalmente, il 30 maggio, apre il nuovissimo, attesissimo museo delle arti contemporanee di Roma progettato da Zaha Hadid. Cinque le mostre in programma. Prima fra tutte la più esaustiva retrospettiva dedicata a Gino De Dominicis, figura chiave per l’arte italiana contemporanea e punto di riferimento per le giovani generazioni. Sarà proprio all'entrata della mostra curata da Achille Bonito Oliva la sua “Calamita cosmica”, uno scheletro umano lungo 24 metri con due dettagli spiazzanti: un lungo naso d'uccello e un'asta d'oro in bilico su un dito della mano destra, quasi un punto esclamativo sulla morte, una calamita cosmica, appunto, che attrae verso un tempo ultraterreno. Un inizio shock che sintetizza tutta la poetica dell'artista, la sua continua ricerca sul tema dell'immortalità.
Indipendente dalle mode e dalle correnti, De Dominicis, in un'epoca (tra gli anni Sessanta e Settanta) di interessi sociologici e libertari, riproponeva invece i temi eterni della vita e della morte, con il linguaggio della sperimentazione e della provocazione. Se si interrompe il tempo congelandolo in un istante, diceva, quell'istante diventa universale e si riesce a bloccare la morte. Nasceva così “Palla di gomma (caduta da due metri) nell'attimo immediatamente precedente il rimbalzo”, del 1970. O “Il tempo, lo sbaglio, lo spazio”, dove uno scheletro umano con i pattini teneva uno scheletro di cane al guinzaglio.
L'artista usava qualsiasi materiale e tecnica espressiva, dall'installazione al disegno, alla pittura, alla scultura, al video, alla performance. In “Zodiaco”, per esempio, i dodici segni erano in carne ed ossa: un toro e un leone vivi, una giovane, due pesci … L'ironia, il paradosso nell'affrontare in modo tagliente tematiche profonde percorrono tutto l'universo visionario di De Dominicis. Un esempio tra tutti: una mostra, nel '75 a Pescara, in cui l'ingresso era riservato solo agli animali.
Info: MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, via Guido Reni 4a, - 00196 Roma, www.maxxi.beniculturali.it - info@fondazionemaxxi.it

GINO DE DOMINICIS. L'IMMORTALE

MUSEO DEL RICICLO

I RIFIUTI DIVENTANO OPERE D’ARTE

Realizzate da una trentina di artisti, le creazioni si trovano on line

Ecolight, il consorzio che si occupa della gestione dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, per sensibilizzare sul tema del recupero dei rifiuti ha creato un originale museo on online: www.museodelriciclo.it.Nelle sezioni Arte, Design, Architettura, Musica compaiono un centinaio di opere realizzate da una trentina di artisti, che hanno liberato tutta la loro creatività per dare forma a opere fatte esclusivamente con oggetti destinati alla discarica. Un sito che rappresenta una vetrina aperta ai consumatori ma anche ai creatori, che possono realizzare un'idea dando vita agli oggetti “da buttare

MUSEO DEL RICICLO

DESIGN IN POLTRONA

SI CHIAMANO BABA' E PHANTOM LE ORIGINALI POLTRONE

Presentate al Salone del Mobile di Milano 2010, sono state disegnate da Orlandini e Radice

Babà e Phantom segnano la nascita del nuovo "design in poltrona" di Domitalia: due nuove poltrone, disegnate da Orlandini e Radice, capaci di sedurre e affascinare ogni ambiente in cui sono inserite. Le forme particolari e i colori brillanti ne enfatizzano la personalità. Innovativa anche la scelta del materiale utilizzato: il polietilene stampato con tecnologia rotazionale. Questo composto plastico, infatti, è particolarmente resistente alla temperatura e all'abrasione e quindi particolarmente adatto anche per l'uso esterno.
Babà è una poltrona monolitica dalla forma sinuosa, il cui profilo ricorda le antiche anfore greche. È adatta per ogni tipo d'ambiente e atmosfera, grazie anche alla vasta gamma di colori in cui è disponibile. Alla famiglia Babà appartiene anche una versione junior, dalle dimensioni ridotte, utilizzabile dai più piccoli.
Phantom, adatta per gli esterni, è caratterizzata da colori freschi e da una linea molto particolare, che si ispira al classico drappeggio delle poltrone da cerimonia.
Entrambe sono abbinabili al pouf Omnia che, a seconda delle occasioni e delle necessità, si trasforma facilmente e in poco tempo in tavolino e contenitore.

DESIGN IN POLTRONA

CHE TEMPO FARA'

NOVITA' E TENDENZE IN FATTO DI OROLOGI

Acciaio, fibra di carbonio, diamanti per l'alta gamma. Plastica riciclabile o addirittura carta per i modelli più trendy. Vanno alla grande cronografi e ultrapiatti

Rimane un evergreen l'acciaio, ma piacciono anche il nero profondo e tecnologico della fibra di carbonio, l'intenso colore rosso o il raffinato bianco dell'oro, i diamanti (che sugli orologi da donna non passano mai di moda) e gli spessori ultrasottili per certi modelli maschili. Si punta sempre di più sulle complicazioni utili, come calendario e cronografo (la tecnologia aiuta). Coerenti con i trend del momento, infine, anche gli orologi sono attenti ai temi ecologici e utilizzano la plastica, riciclabile e colorata.
Tra le ultime novità spiccano per la loro classica eleganza i modelli maschili di Piaget, in particolare l'ultrasottile Altipiano, erede della collezione lanciata dalla maison nel 1960. Grinta sportiva, invece, per il Millenary Carbon One di Audemars Piguet, con quadrante traforato sul meccanismo, vetro zaffiro annerito sul quadrante e sullo sfondo.
Rimane un simbolo il Submariner Date di Rolex, che quest'anno si tinge di verde. Stop ai quadranti neri anche per i maschili eleganti. Scelgono il color cioccolato e il blu abbinati rispettivamente all'oro rosa e al platino le ultime edizioni di Patek Philippe.
Si ispira agli anni Settanta il nuovo Heritage Chrono di Tudor, in versione double: cinturino di stoffa per il tempo libero e braccialetto classico per le occasioni formali.
Nascondono un piccolo segreto che li rende speciali il Chrono 4BadBoy di Eberard&Co e lo Speedmaster Apollo-Soyuz di Omega: sul fondello del primo compare la scritta “never forget who you are” nell'altro l'immagine dello storico incontro spaziale del 1975.
Tra gli orologi da donna, polivalente è la parola magica per il nuovo U-Play di Gucci, che consente di cambiare ghiera e cinturino con estrema facilità, mischiando anche colori (bianco, nero, rosa, blu) e materiali (dalla vernice al satin). Più che la cassa di un orologio sembra una cornice luminosa intorno a un quadrante quella del Rock'n'Light di Swarovski, disponibile in bianco, nero o ametista. Punta sui classici serpenti, simbolo di eterna giovinezza e immortalità Bulgari, mentre è pensato per una first lady sempre in viaggio il Dior Christal 8 White Mother Pearl, con 8 fusi orari e 120 diamanti.
Ore di carta, infine, per i patiti dell'ecologia: il Patch by Altanus, totalmente a impatto zero, è realizzato in carta biodegradabile e trattato con uno speciale rivestimento che lo rende idrorepellente.

CHE TEMPO FARA'

PLASTICA ARCOBALENO

I NUOVI ACCESSORI MODA SONO IN GOMMA, PLASTICA, PLEXI E PVC

Dagli orologi alle cinture, dai sandali ai mocassini, dagli occhiali ai collier. Versatili e coloratissimi, si indossano da soli o abbinati. Come insegnano i vip

Tutto quest’estate sarà in plastica arcobaleno: le cinture Too Late, gli orologi Colors Code della nuova collezione Swatch, i cronografi di Donna Karan, i sandali con zeppa di Kartell, i mocassini unisex di Paciotti e quelli del brand Shudy, entrambi ricavati da un unico stampo. Di gomma le nuove ballerine Rubber Shell di Pirelli Zero, brand che, nato nel 2002, ha fatto di questo materiale il suo marchio di fabbrica. In passerella sfilano anche abiti in pvc dall’effetto pellicola, scarpe con tacchi jellyfish e occhiali in plexi colorato. Il mood “plastic chic” ha conquistato un po’ tutti, dalle storiche griffe come Prada e Sonia Rykiel fino ai talenti emergenti: basta guardare gli abiti sperimentali di Amy Thompson, gli accessory crazy di House of Flora e gli accentraci cappelli di Jacques Le Corre.

PLASTICA ARCOBALENO

CUCINA HI-TECH

L'AVANGUARDIA TRA I FORNELLI

Il menu touch screen arriva nei ristoranti e la tecnologia contamina anche il luogo più tradizionale della casa, rendendolo un laboratorio interattivo

Al ristorante Inamo di Londra non aspettatevi il classico cameriere che vi porge la carta del menu e nemmeno le tovaglie. I tavoli, infatti, sono touch screen e da lì è possibile ordinare le portate, vedendole in anteprima, e chiedere il conto. Nell’attesa potrete conoscere le proprietà degli alimenti scelti, i tempi di cottura, la provenienza e le calorie, oppure personalizzare la scelta con l’aggiunta di qualche ingrediente.
Ma l'hi-tech non arriva solo nei ristoranti. Anche la cucina di casa si adegua. Così, mentre si svuotano i sacchetti della spesa, si possono scaricare ricette dal web. Dalla Francia, infatti, arriva Qooq, un ricettario high tech, con schermo touchscreen da 10,2 pollici retroilluminato a led e con un resistente vetro antigraffio. Si tratta di un tablet esclusivamente dedicato alla cucina, con un lettore di memorie SD, porte USB, Ethernet e scheda WiFi integrata per l’accesso alla rete senza fili. Basta appoggiarlo al piano di lavoro e scegliere tra le oltre 500 ricette precaricate, divise per portate e “nazionalità”. I libri di ricette, dunque, si possono mettere da parte. Anche perché nell'Iphone si trova persino il mitico Pellegrino Artusi, la bibbia della cucina italiana, le cui pagine sono state fedelmente riproposte con un’applicazione da 3,99 euro, scaricabile sul sito della Apple.
Navigare sul web ora è possibile anche con il frigo. Samsung, infatti, ha lanciato sul mercato sudcoreano Zipel E-Diary, un frigorifero dotato di schermo con display LCD touchscreen da 10 pollici e connessione wireless a Internet. Si possono così lasciare messaggi, consultare le proprietà nutritive dei cibi presenti all’interno dell’elettrodomestico, segnare i propri appuntamenti con Google Calendar e navigare nel web, magari alla ricerca di una ricetta. Lo schermo può diventare anche una cornice digitale dove far scorrere le proprie fotografie grazie alla memory card integrata.
Del touch pad dell’Iphone si appropria, invece, il piano cottura DiscControl Induction Stone di Siemens. Scompaiono le manopoline e il colore si controlla come se si abbassasse il pannello di navigazione del lettore musicale della Apple, sensibilissimo al tocco delle dita. Il piano cottura elettrico ha una dimensione ultra slim ed è composto da quattro piccoli dischi magnetici applicati su una barra di metallo opaco. Una proposta che è anche baby-friendly: i dischetti si possono facilmente rimuovere per la sicurezza dei bambini, che non potranno più giocare pericolosamente con la zona cottura.
Una cucina tecnologica è anche bella da vedere. Gorenje, azienda presente sul mercato da oltre 50 anni, propone una linea di elettrodomestici che si illuminano di colori diversi ogni volta che vengono toccati. Si tratta di Touch of Light, una serie firmata da Karim Rashid, tra i più innovativi designer in circolazione e grande appassionato di tecnologie digitali. Con LED e maniglie touch la cucina cambierà ogni volta aspetto, illuminata da delicate tonalità.

CUCINA HI-TECH

3D MANIA

ORMAI NON C’È OGGETTO CHE SFUGGA ALL’ATTRAZIONE DELLE TRE DIMENSIONI

Prima il cinema, poi la tv, ora addirittura i videogames, le macchine fotografiche, le videocamere, gli e-book.

Complice il successo clamoroso di Avatar, Hollywood produce film in 3D a ripetizione e tutti i big dell’elettronica cominciano a utilizzare in larga scala. Il mercato per ora più maturo è quello delle Tv. Sony, Samsung e Lg hanno lanciato il loro primi modelli, ma fino al 2012 la domanda sarà guidata da quanti potranno permettersi di spendere gli oltre 3000 euro necessari per costruirsi un impianto 3D casalingo: televisore, occhialini, lettore blu-ray o abbonamento a canale satellitare abilitato alla trasmissione di contenuti ad hoc.
La crescita del mercato televisivo trascinerà a cascata tutti gli altri settori: quello dei videogames, innanzitutto, che sulla carta può trarre maggiore giovamento dalla rivoluzione “immersiva” dei contenuti. Tra le centinaia di migliaia di applicazioni per iPhone, per esempio, molti sono già i giochi di abilità e gli sport da praticare virtualmente in 3D. Tra i più scaricati ci sono Pocket Chef, che mette alla prova il giocatore con ricette reali di tutto il mondo, e Shop View, che consente un tour in 3D tra i negozi di Oxford Street a Londra. Il 3D impera anche su Google Earth: scaricando l’applicativo si può entrare nei parchi divertimenti Disney o passeggiare per le strade di Milano, New York e Parigi, vedendo da vicino tutti i monumenti. Il proiettore ACER H5360, se collegato a un pc con la tecnologia Nvidia 3D Vision, permette di vedere, tramite l’utilizzo di speciali occhiali, gli scenari dei videogiochi preferiti in tridimensione. Un’incredibile esperienza di gioco tridimensionale offre anche il portatile ASUS G51J 3D, mentre la Playstation3 di Sony, equipaggiata con lettore blu-ray, sarà 3D entro l’estate. Un istituto di ricerca coreano pare abbia sviluppato una tecnologia 3D per i libri.
Niente a che vedere con le classiche illustrazioni pop-up di cartone che si aprono quando si gira la pagina: i digilog book (così chiamati) vengono presentati come un’evoluzione degli e-book. La parola stampata viene arricchita da immagini in 3D, animazioni e suoni, sfruttando il principio della “realtà aumentata”.
Uno dei fardelli più scoccianti dell’attuale generazione di tecnologie tridimensionali sono gli appositi occhiali, ma anche in questo campo si stanno facendo passi in avanti. Nintendo, per esempio, ha già preannunciato la consolle 3DS, la prima piattaforma per giochi tridimensionali da utilizzare senza occhialini. Ed è in arrivo anche FinePix Real 3D W1 di Fujifilm, la prima fotocamera capace dii catturare immagini in 3D, grazie a due obiettivi (assistiti da altrettanti sensori) in grado di lavorare in modo indipendente. Le foto saranno visibili senza occhialini su una speciale cornice digitale prodotta dalla stessa Fujifilm. Anche sulle videocamere 3D, infine, si sta già lavorando. Panasonic, infatti, ha presentato un prototipo con un sistema a doppia lente che permette di registrare in 3D con una sola telecamera.

3D MANIA

21X21: 21 ARTISTI X IL 21° SECOLO

TORINO, FONDAZIONE SANDRETTO RE REBAUDENGO, FINO AL 31 AGOSTO

In occasione delle celebrazioni per il suo centenario, Confindustria, assieme all'Unione Industriale di Torino, promuove un'esposizione dedicata all'arte giovane italiana

Il rapporto tra innovazione e tradizione. Questo è il tema su cui è imperniata la mostra “21x21”, a cura di Francesco Bonami e realizzata dalla Fondazione Sandretto re Rebaudengo, in via Modane 16, a Torino.
L'esposizione vede 21 giovani artisti italiani - tra i quali Alterazioni Video, Rosa Barba, Roberto Cuoghi, Giuseppe Gabellone, Paola Pivi e Patrick Tuttofuoco - riflettere, con opere nuove o realizzate ad hoc, sul rapporto tra l’ideale del progresso e quello della tutela di un patrimonio esistente, e sulla tensione creativa che anima ogni cambiamento.
Temi cari anche al mondo della produzione industriale.
La creazione artistica attuale è necessariamente legata a quella storica, si nutre di ciò che l’ha preceduta. Il principio della sperimentazione, dell’invenzione di un nuovo linguaggio, si fonda su un confronto continuo con il passato. Questo rapporto dialettico contraddistingue anche il sistema industriale italiano e la sua logica di funzionamento. La mostra riunirà artisti il cui lavoro nasce dalla dialettica innovazione/tradizione non solo in ambito estetico, ma anche e soprattutto come campo di indagine sociologica, esplorando i modi in cui queste dinamiche hanno un impatto sulla società.
Fino al 9 maggio alla mostra “21x21” è affiancato il progetto tecnologico-scientifico di un artista italiano già affermato, Alberto Garutti, che presenta "Temporali": una sorta di lampadario che si illumina ogni volta che un fulmine cade sul territorio italiano, gettando così un ponte tra individuo e comunità.
Info: www.fsrr.org, tel 011/37.97.600.

21X21: 21 ARTISTI X IL 21° SECOLO

MIMMO JODICE

ROMA, PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI, FINO ALL'11 LUGLIO

Sperimentazione è sinonimo di emozione. Cinquant’anni di carriera di un fotografo fuori dagli schemi. Una riflessione continua, che ruota intorno alla città di Napoli

L’amore per la fotografia, per Mimmo Jodice (Napoli, 1934), nasce nei primi anni ’60, con la consapevolezza delle potenzialità del mezzo.
Difficile per lui, che veniva dalla pratica di pittura e scultura, accettarne i pregiudizi. Alla voce ‘fotografia’, nel vocabolario italiano, Jodice aveva letto che era un sistema per rappresentare fedelmente la realtà, ma quest’etichetta gli andava un po’ stretta, così decise di fotografare la mano a grandezza naturale, completando il lavoro scrivendo con l’inchiostro blu “vera fotografia”. Questa è la storia di Fotografia vera (1978), splendido esempio della sua poetica concettuale e sperimentale. Un’opera che, insieme alle immagini strappate e alle sperimentazioni fatte in camera oscura degli anni ‘60, è la tappa iniziale nell’antologica Mimmo Jodice, curata da Ida Giannelli al Palazzo delle Esposizioni di Roma (via Nazionale 194). Un lungo cammino che arriva a oggi, attraverso momenti successivi: La stagione sperimentale, Gli anni dell’impegno sociale, Il Mediterraneo e la riflessione sui luoghi, Eden e la riflessione sulle cose.
Fotografare, per Jodice, è un impegno che nasce sempre dalla riflessione. Nulla è casuale nella sua ricerca. Continua a fotografare in bianco e nero, per dare più margine alla fantasia di appropriarsi del soggetto, di interpretarlo. Fra i sui temi più cari ci sono il mare, il mito, l’antico, ma la fonte d’ispirazione principale è sempre stata Napoli, la sua città.
Info: www.palazzoesposizioni.it, tel 06/39.96.75.00.

MIMMO JODICE

TEA FOR T-SHIRT

ARRIVANO LE MAGLIETTE AL PROFUMO DI TÈ

Realizzate per Twinings da Vintage 55, sono disponibili in cinque diversi colori/aromi

Non è obbligatorio essere appassionati di tè per indossare una di queste T-shirt, però aiuta.
Ciascuna, infatti, integra durevolmente l’aroma di cinque classiche miscele della Twinings. È di colore “lunar green” la t-shirt abbinata al Darjeeling, tè nero proveniente dalle pendici dell’Himalaya dal carattere leggero. È stato scelto, invece, il “mist grey”, tonalità che rimanda al colore del bergamotto, per quella che profuma all'aroma dell’Earl Grey. Leggero color rosso “wine berry” per l’English Breakfast, miscela proveniente da India, Sri Lanka e Kenya; “white satin” per il Lady Grey, aromatizzato al bergamotto, arancia e limone; colore “used black”, infine, per il Prince of Wales, tè nero dal sapore pieno e corposo.
Le magliette sono state realizzate per la famosa azienda produttrice di tè dal brand di abbigliamento Vintage 55. L'arte di qualificati maestri profumieri italiani è stata usata per dare vita al progetto “Tea for two”. L’innovazione tecnica e l’accurata ricerca di aromi ed essenze, infatti, sono state fondamentali per ricreare le fragranze delle cinque miscele di tè, riprodotte utilizzando il supporto di piccoli dischetti profumati, inseriti in una confezione simile ad una bustina di tè ed applicate ad ogni maglietta. Il British Style è stato reinterpretato da Vintage 55 con un capo unico e dall'effetto "used" e "vintage". Una elegante scatola nera con la scritta in oro Twinings, racchiude ogni t-shirt. Le magliette sono disponibili nei flagshipstore Vintage 55 di Milano, via Ponte Vetero 1 e di Firenze, via de' Boni 5 e nelle boutique in Italia e all'estero che commercializzano il marchio. Info: www.vintage55.com.

TEA FOR T-SHIRT

LA CUSTODIA CHE FA TENDENZA

ECCO DOVE TROVARE MODELLI PER TUTTI I GUSTI E TUTTE LE TASCHE

Realizzate con materiali inusuali e in colori seducenti, le custodie per notebook, skin e hard disk diventano accessori trendy

Le aziende specializzate in prodotti per computer portatili e dintorni realizzano oggetti sempre più sofisticati, firmati da designer. Le nuovissime custodie diventano così accessori fashion, per accompagnare un vestito, un umore o una situazione particolare. Case Logic, per esempio, ha di recente presentato una nuova gamma di shuttle e borse per notebook, realizzate con materiali inusuali e in colori seducenti. Tra questi la Power Pocket, pensata per conservare i cavi di PC e hard disk o piccoli oggetti come una chiavetta USB o una scheda di memoria. Le borse a tracolla sono realizzate in nylon soffice, simile a quello usato per la costruzione dei paracaduti, e sono dotate di più tasche e di uno scomparto per la custodia del notebook. Particolarmente originale la serie in lana a motivo intrecciato e con zip, che ricorda il vecchio caldo maglione in cachemire: ci sono anche i piccoli Pocket, che proteggono dal freddo l’iPod o la fotocamera. Per chi ama distinguersi, invece, la serie “Artist”, da decorare come più vi piace: l’apposito pennarello è incluso (www.caselogic.eu).
Un altro sito dove trovare un’ampia gamma di prodotti per proteggere portatili e lettori multimediali, senza rinunciare all’eleganza, è quello di Belkin (http://catalog.belkin.com). Le borse e gli zaini sono leggeri e al tempo stesso resistenti, con tracolle e manici morbidissimi ed ergonomici. Tra le skin, da segnalare il modello pixelato, disponibile in differenti tonalità. All’interno è di felpa, per proteggere dai graffi, all’esterno in materiale cangiante. La cerniera asimmetrica permette di accedere al notebook dal lato orizzontale o verticale.
Modelli per tutti i gusti e tutte le tasche anche su www.coolcomputerbags.com.
Irresistibile l’Ice Red Designs Shine Glossy Laptop Bag, realizzato in lucido vinile. Da passerella, le coloratissime borse da notebook VAXbarcelona, dalla struttura semi-rigida, disegnate dallo spagnolo Marc Navarro dello studio Readyfordesign (www.vaxbarcelona.com).
Redmaloo, invece, ha realizzato una grande e coloratissima famiglia di custodie in feltro. Si tratta della linea Felt Sleeve collection, tanto ricca per modelli e colori (lime, rosa confetto, grigio, arancione shock, tutti con dettagli a contrasto) che conviene curiosare nel catalogo on line prima di decidere con che colore “scaldare” il proprio apparecchio elettronico (www.redmaloo.com).

LA CUSTODIA CHE FA TENDENZA

STEEL STOOL

UN PO’ LIBRERIA, UN PO’ SGABELLO

È realizzata a partire da singoli elementi in legno e metallo, che possono essere uniti, smontati e riassemblati a piacimento

Steel Stool non è un gioco di parole, ma un’originale libreria componibile di Noon Studio, (agenzia di design con sedi a Londra e Avignone, fondata da Gautier Pelegrin e Vincent Taïani), realizzata a partire da singoli elementi in legno e metallo, che possono essere uniti, smontati e riassemblati a piacimento. Potrebbe essere definita una libreria “modulare”, cioè composta da tanti elementi. In effetti così è, ma c'è di più: ogni elemento è uno sgabello che può tornare comodo quando gli ospiti sono tanti. Gli sgabelli sono costituiti da un semplice foglio di metallo sostenuto da un telaio minimale, in legno. Possono essere impilati in diverse maniere, fino a creare scaffalature e librerie di forme diverse.

Info: www.noon-studio.com

STEEL STOOL

DO HIT CHAIR

LA POLTRONA “ANTISTRESS”

Arriva a casa come un cubo di acciaio e “prendendola a martellate” ognuno le può dare la forma che preferisce

Ecco una poltrona che permette di liberarsi dallo stress accumulato durante la giornata. Si chiama Do Hit Chair. Arriva a casa come un cubo di acciaio inossidabile spesso 1.25 millimetri, che misura 100 x 70 x 75 centimetri (il peso è 37.50 chili) e, con l’apposito martello incluso nella confezione, gli si può dare la forma di una poltroncina.
Fissando il cubo ad una base - anche questa fornita - si inizia a battere fino a quando non si ottiene una forma che assomigli alla propria poltrona ideale. Magari non è comodissima ma di sicuro è un pezzo unico.
A pensarla è stato Marijn van der Poll - nato nel 1973 a Eindhoven (Netherlands), cresciuto in Arabia Saudita, Indonesia e Singapore e premiato nel 2008 con il “Good Design Award” dal Chicago Design Museum of Architecture and Design – il quale si è ispirato alla sedia “sof-sof chair” del designer italiano Enzo Mari.
Info: sales@droog.com - www.droog.com/products/0/do-hit-chair

DO HIT CHAIR

DEBUTTA l’iPAD

APPLE SVELA IL SUO NUOVO TABLET PC

Consente di navigare sul web, leggere e inviare e-mail, guardare foto e video, ascoltare musica, giocare ai videogame, leggere e-book e tantissimo altro ancora

Smentendo tutti coloro che davano per certo il nome di iSlate, Apple ha presentato a San Francisco un dispositivo chiamato iPad. Il design ricorda quello dell’iPhone, suo fratello minore. Anche in questo caso lo schermo retroilluminato LED è Multi-Touch, ma da 9.7''. È abbinato all'intelligente tastiera software inizialmente ideata per l'iPhone, che ora sfrutta il più ampio display del Tablet diventando una tastiera di dimensioni quasi regolari. Spesso soli 1.27 centimetri e con un peso di 680 grammi, Apple iPad sarà disponibile a partire dalla fine di marzo nei diversi formati da 16Gb, 32Gb e 64Gb con una durata della batteria che arriva fino a 10 ore di autonomia e tutti dotati di Wi-Fi e Bluetooth integrati. Prezzo: dai 499 dollari in su. L'iPad includerà dodici innovative applicazioni progettate appositamente per il dispositivo e supporterà pressoché tutte le oltre 140 mila disponibili sull'Apple Store. Sarà inoltre dotato di una versione di iTunes ridisegnata per il nuovo formato che permetterà di ricevere informazioni sui brani in ascolto, oltre che di una versione mobile di Safari migliorata rispetto a quella dell'iPhone. YouTube sarà integrato in formato HD mentre Mail sarà più o meno simile a quello per Mac OS X. Altra novità interessante è la possibilità di comprare file audio e video (incluse le serie tv e i film) direttamente dall'iPad.

DEBUTTA l’iPAD

TV, CHE PASSIONE!

LE NOVITÀ PER IL TELEVISORE DEL 2010

Doppia tecnologia LCD-Led per Samsung. Hamlet presenta il più piccolo decoder presente sul mercato. E arriva anche la TV in 3D

Non è sempre facile orientarsi tra televisori con tecnologia integrata, schermi LCD o al Plasma e tecnologia Led. Grazie a Samsung la scelta si semplifica con i nuovi apparecchi LCD-Led, che uniscono la doppia tecnologia del display a cristalli liquidi (LCD, appunto) ai bassi consumi di quella Led. La nuovissima Serie 7 è ultra-slim, con uno schermo così piatto che sembra cristallo. La qualità è da numero uno, perché, grazie alla tecnologia Led Wide Color Enhancer Pro, ogni pixel è visualizzato in una vastissima gamma di colori naturali, che forniscono maggiore definizione.
Grandi novità anche per il digitale terrestre, che sarà il protagonista del 2010. Per captare il segnale anche in mobilità, Hamlet presenta Net-Book Digital Television, il più piccolo decoder presente sul mercato. Si tratta di un dispositivo USB, del tutto simile ad una chiavetta di archiviazione dati, che consente di accedere ai programmi televisivi del digitale terrestre direttamente da un notebook o netbook. Disponibile in bianco o nero, è dotato di software in italiano che permette anche di registrare direttamente sul PC i programmi preferiti, da rivedere in un secondo tempo, oppure di programmarne la registrazione.
Infine, Hitachi per il 2010 promette una novità assoluta: il televisore 3D, che si controlla gesticolando. Si tratta di un innovativo apparecchio LCD dotato di Canesta 3D Sensor, un particolare sensore che consente di interagire direttamente con la TV, mediante i più classici movimenti di telecomando. Il dispositivo riesce a interpretare i gesti in qualunque condizione di luce, sia all’aperto sia al chiuso e da una distanza massima di circa tre metri. Incuriositi da tanta fantascienza, non resta che aspettarne il lancio ufficiale sul mercato, che dovrebbe essere prossimo: non si tratta, infatti, solo di un prototipo ma di un modello, già presentato al grande pubblico in occasione dello scorso CES 2009, la più grande fiera-mercato internazionale sulla tecnologia di consumo.

TV, CHE PASSIONE!

FUTURISMO

MUSEI PROVINCIALI DI GORIZIA, FINO AL 1° MAGGIO

Intitolata “Futurismo-Moda-Design”, la rassegna indaga il tema dell'impatto di questa corrente artistica nella moda e nelle arti applicate

È terminato l’anno che ha celebrato il centenario del Futurismo. Per gli appassionati di questa corrente artistica (o anche per chi non è riuscito a visitare nessuna delle tante mostre proposte nel 2009) i Musei Provinciali di Gorizia espongono, fino al primo maggio, “Futurismo-Moda-Design. La ricostruzione futurista dell’universo quotidiano”, una rassegna che indaga il tema dell'impatto della corrente artistica nella moda e nelle arti applicate.
Se l'abito non fa il monaco, certo fa il Futurista.
Ne era ben convinto Giacomo Balla: «si pensa e si agisce come si veste», scrisse nel suo Manifesto per il vestito antineutrale del 1914. Così, demoliti la simmetria delle giacche e i colori nero e marrone d'ordinanza, simboli del decoro maschile, via libera a panciotti, scarpe e sciarpe coloratissime. La cravatta diventa oggetto di un apposito Manifesto futurista, Thayaht inventa la "tuta", dall'aggettivo "tutta" cui viene tolta una T, lettera che rappresenta graficamente il semplice taglio bidimensionale di un nuovo capo di vestiario che si vuole alla portata di tutti, confezionabile in casa. Futuristi sono anche gli ombrelli, le borsette, i cappelli, ma non la biancheria intima perché, costringendo il corpo, non era apprezzata. Nella originale mostra di Gorizia ad essere esposti sono un centinaio di pezzi originali, alcuni dei quali concessi dai grandi nomi della moda: Laura Biagiotti, Ottavio e Rosita Missoni, Roberto Capucci. Ma la rassegna, come indica il sottotitolo, non si ferma alla moda. Indaga anche il mondo
delle cosiddette arti applicate, oggetti ed arredi della quotidianità. «Quegli uomini - scrive Marinetti riferendosi alle esperienze moderniste internazionali - hanno finalmente la gioia di vivere fra pareti di ferro. Hanno mobili d'acciaio, venti volte più leggeri e meno costosi dei nostri. Sono finalmente liberati dall'esempio di fragilità e di mollezza debilitante che ci danno il legno e le stoffe coi loro ornamenti agresti». Non è un caso che vi sia un gran proliferare di Case d'Arte, da nord a sud, negli anni Dieci, Venti e Trenta. La loro produzione è vasta e diversificata, per quanto omogenea nello stile: dal mobile al componente d'arredo, agli arazzi, alle stoffe, ai pannelli decorativi, ai tappeti, alle ceramiche, ai metalli, nel tentativo di ridare dignità artistica all'oggetto d'uso.
La trasposizione della dinamicità dalle arti figurative a quelle decorative investe sia le forme sia le decorazioni, improntate su plastiche combinazioni astratte.

Info: Musei Provinciali di Gorizia, tel 0481/533.926 - 530.382,
musei@provincia.gorizia.it

FUTURISMO

IL PITTORE DELLE EMOZIONI

FINO AL 6 GIUGNO, A MILANO, “SCHIELE E IL SUO TEMPO”

Realizzata in collaborazione con il Leopold Museum di Vienna – sede della maggiore raccolta al mondo di opere del giovane maestro dell’Espressionismo - la mostra ricostruisce il clima culturale di Vienna nei primi anni del XX secolo

A sedici anni dipinge fiori stilizzati su fondo oro alla Klimt, un omaggio al maestro dello Jugendstil, da cui però l’allievo più bravo già si distacca nel segno spigoloso e ossuto. A venti è ben oltre il suo tempo, consumato dalla “brama di vivere tutto”. Dipinge paesaggi dell’anima, nature morte e un numero esorbitante di provocanti figure femminili.
Parliamo di Egon Schiele (1890-1918), ospite del Palazzo Reale di Milano fino al 6 giugno. La mostra ricostruisce attorno alla figura dell’artista austriaco il clima culturale di Vienna nei primi anni del XX secolo.
All’epoca della fondazione della Secessione, Schiele è solo un bambino, sebbene artisticamente dotato e con una forte passione per il disegno. A quel tempo il suo stile ha già assorbito molto delle innovazioni della nuova corrente artistica, e in particolare della lezione di Klimt, ma già un anno dopo queste relazioni sembrano essere superate: a Vienna, infatti, si assiste allo sviluppo di tendenze espressioniste da parte di giovani artisti “dissidenti". Primi tra tutti proprio Schiele, assieme a Kokoschka e Gerstl. Ciò che li accomuna è il rifiuto della tradizione, l’uso di un segno primitivo ed elementare, l’impiego antinaturalistico del colore, la tendenza alla deformazione e alla riduzione delle forme a pure sagome. Schiele spettacolarizza la fisicità dei corpi, ma il corpo non è altro che il tramite verso l’interiorità dei personaggi rappresentati. Prima di lui nessun altro artista era stato così spregiudicato nel ritrarre le pulsioni più intime delle proprie modelle. Anche nella rappresentazione dei paesaggi, Schiele rinuncia a qualsiasi connotazione topografica, tanto da ridurli a una giustapposizione di forme geometriche. Solo più tardi, durante la guerra, il suo stile diventa più realistico, le figure acquistano maggiore tridimensionalità, ma l’indagine dell’interiorità del soggetto non viene mai meno.
Non si dimentichi che il dato biografico degli artisti gioca un ruolo fondamentale nella loro produzione. Basti pensare ai passaggi dolorosi della breve esistenza di Schiele. Come la morte del padre malato di depressione, la vita borderline condotta con l’amante Wally Neuzil (la donna dai capelli rossi e dagli occhi verdi che campeggia in molti suoi disegni), l’esperienza del carcere in seguito all’accusa, poi non dimostrata, di abuso su minori. C’è un dipinto che rende in maniera emblematica i tormenti del giovane artista: “Autoritratto con alchechengi” del 1912.
Viso di tre quarti, la pelle trasparente ricoperta da un reticolo di nervi color carne, la bocca rossa e sensuale, ma sono gli occhi il fulcro: grandi, interrogativi, sconvolgenti. Occhi che trafiggono e comunicano la potente carica espressiva che sulla pittura del Novecento ha irradiato il grande austriaco.

IL PITTORE DELLE EMOZIONI

AURICOLARI A TUTTO COLORE

DAI DANESI AIAIAI LE CUFFIE TRACKS HEADPHONES

Dedicate a tutti i nostalgici degli anni ’80, fondono moda del passato e tecnologia di oggi

Non solo tecnologia. Gli auricolari sono sempre di più un accessorio da indossare oltre che uno strumentato per ascoltare la musica. I danesi AIAIAI e Kilo Design, cogliendo questa tendenza hanno creato le cuffie Tracks Headphones, che si ispirano a quelle del walkman degli anni ’80. Oggetti di design declinati in una palette di colori vivacissima. La moda del passato si fonde con la tecnologia di oggi: con un solo tasto è possibile rispondere alle telefonate di Blackberry e iPhone e, una volta terminata la chiamata, far ripartire la musica. Queste cuffie, compatibili con cellulari, lettori mp3 e pc portatili, sono dotate anche di microfono per poter rispondere alle telefonate.

www.aiaiai.dk

AURICOLARI A TUTTO COLORE

SCARPE CHE PARLANO DI MUSICA

AI PIEDI LE ALL STARS, NEL CUORE I CLASH

L’ultimo modello del marchio Converse è dedicato a uno dei gruppi che hanno fatto la storia del rock

Le mitiche Converse All Star, nate nel 1917 e amate in tutto il mondo, continuano a fare tendenza. Dopo le “Leather Jacket Chuck Taylor”, dedicate agli appassionati delle due ruote che vogliono essere stilosi anche in sella ai loro bolidi, arrivano le sneakers per i patiti del rock. Il nuovo modello ci porta nel mondo dei Clash, un gruppo che ha avuto un ruolo fondamentale nella storia della musica internazionale. Si chiama, infatti, “Chuck Taylor All Star The Clash” e si ispira all’album “London Calling” che la band incise nel 1979, diventato pietra miliare del rock. www.converse.com

SCARPE CHE PARLANO DI MUSICA

IL FUOCO CHE ARREDA

LE ULTIME NOVITA’ IN FATTO DI CAMINETTI

Belli, eleganti, ecologici, si appendono come quadri, producono profumi diversi e si portano anche in tavola

Nelle rigide giornate invernali è difficile rimanere indifferenti al fascino di un caminetto acceso. Non sempre, però, le case di oggi sono predisposte per ospitarli. Dalla Svezia arriva la soluzione: si chiama Cupola ed è un caminetto a forma di semisfera, in alluminio, che si appende alla parete come un televisore al plasma, senza bisogno di canna fumaria. Brucia, infatti, bioetanolo fluido, un combustibile ecologico che assicura un’autonomia di fiamma di 2-3 ore, non forma ceneri ed è assolutamente inodore. Nessuno scoppiettare del legno e odore di bosco, purtroppo, ma anche niente fuliggine, bruciature sugli oggetti circostanti e affumicature inaspettate. È prodotto da Vauni e si trova in due colori: bianco e alluminio satinato.
Un po’ più classico, ma sempre eco-chic il camino a bioetanolo di Ozzio, che sembra un quadro appeso alla parte. La struttura è in metallo, la cornice in legno lavorato con finitura in foglia d’argento anticata.
Sembrano oggetti di design che colorano gli interni i camini a bioetanolo firmati da Paolo Grasselli per Horus: “Streep” è una lunga striscia sul muro, bianca o rossa, dalla quale esce la fiamma, “Steeltree” è un intreccio di rami stilizzati verdi che, anche da spento, costituisce un elemento d’arredo. Tutta la linea è dotata del “concept aroma design”, che produce sensazioni olfattive adattabili ai diversi stati d’animo e alle caratteristiche dell’ambiente circostante.
Per i romanticoni che non riescono a rinunciare a una cenetta a lume di candela, ecco infine un’alternativa al classico candelabro d’argento: l’elegante caminetto da tavolo “Apoll”, in vetro e acciaio, disegnato da Carl Mertens. Date le dimensioni ridotte (circa 30 centimetri), può essere spostato tranquillamente in ogni angolo della casa, Non vi permetterà di scaldare tutto l’appartamento, ma certamente allieterà i vostri ospiti con una cena dal giusto tepore o servirà a creare un atmosfera davvero caliente.

IL FUOCO CHE ARREDA

L’ECO-CELLULARE

SI CHIAMA “BLUE EARTH”

Tutto touch, è realizzato con plastica riciclata estratta dalle bottiglie dell'acqua ed è alimentato ad energia solare

Avete un cuore “green”, ma non sapete rinunciare al “tech”? Allora non perdetevi il primo cellulare eco-friendly. Nato dalla collaborazione tra Samsung e Vodafone, si chiama Blue Earth. Dotato di touch-screen, è realizzato con plastica riciclata estratta dalle bottiglie dell'acqua, è stato studiato con funzioni di risparmio energetico, che regolano automaticamente luminosità, retroilluminazione e bluetooth, e si può ricaricare anche con l’energia solare. Tra le funzionalità più particolari propone il calendario con gli appuntamenti ecologici e il software “Eco walk”, creato ad hoc, che permette di contare i propri passi, calcolando la riduzione nelle emissioni di CO2 conseguita grazie allo spostamento a piedi invece che con trasporto motorizzato. Funzione che permette di calcolare anche il valore della propria impronta ecologica, con l’indicazione del numero di alberi salvati. A fine vita questo eco-cellulare non lo butti: lo trasformi in cornice per foto o porta penne. Prezzo: 299 euro, www.samsung.com

L’ECO-CELLULARE

E-READER, MA NON SOLO

A FEBBRAIO ARRIVERA’ “eDGe”, A DOPPIO SCHERMO

Da un lato il display con tecnologia e-paper, dall’altro un netbook con monitor Lcd, che può visualizzare un browser, dei video e una tastiera virtuale

Negli ultimi mesi il mercato dell’editoria digitale ha subito un’accelerazione. E mentre scendono in campo colossi editoriali come il gruppo Hearst, è già tempo di dibattiti, tra i sostenitori degli e-Reader e quelli dei tablet pc. A dirimere la questione ci ha pensato enTourage Systems, un’azienda della Virginia (Usa) che il prossimo febbraio negli Stati Uniti lancerà “eDGe”, un e-Reader a doppio schermo. Da un lato il display con tecnologia e-paper (utilizzata da tutti i lettori di eBook più avanzati), dall’altro un netbook con monitor a colori Lcd, che quindi può visualizzare un browser, i video e una tastiera virtuale. Sullo schermo dell’e-Reader si può anche utilizzare uno stilo con cui sottolineare il testo, prendere note a margine, aprire un foglio bianco per eseguire un calcolo matematico. Oppure cliccare su un link a un video che sarà mostrato sul vicino display Lcd. Il sistema operativo usato è Android di Google e ciò permette di aggiungere altre applicazioni. Si tratta insomma di un ibrido, un po’ e-Reader un po’ tablet, pensato soprattutto per il mercato scolastico e per i libri di testo. Gli studenti americani, infatti, avevano bocciato i primi e-Reader perché troppo limitati rispetto al pc e alla carta. “eDGe” dà il via a una nuova generazione: insomma, il futuro dei libri digitali e della loro fruizione è già davanti ai nostri occhi. Ed è in rapida evoluzione.

E-READER, MA NON SOLO

AFTER UTOPIA

PRATO, FINO AL 14 FEBBRAIO

Il Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci dedica un’interessante mostra all’arte contemporanea brasiliana

La città di Brasilia. Una delle più grandi utopie mai concepite. Un luogo che doveva essere il punto di contatto tra il Brasile Arcaico e quello Moderno, che però restano, ad oggi, ancora sconosciuti e incompresi. Da qui trae spunto la mostra “AFTER UTOPIA, a view on Brazilian contemporary art”, del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato. Ma Brasilia in quanto tale non è oggetto della rassegna. Lo sviluppo della sua utopia, attraverso l'ultimo progetto firmato da Oscar Niemeyer, diventa un modo per comprendere come l'arte contemporanea brasiliana rappresenti lo spazio, facendolo diventare un simbolo del futuro pianificato e superato, un luogo che trasforma il tempo. Da Helio Oiticica a Waltercio Caldas, da Cildo Meireles ad Ernesto Neto, da Laura Vinci ad Andrè Komatsu: i ventisette artisti selezionati rendono l'arte un terreno di scambio, una sospensione di tempo e spazio dove l'unica chiave d'accesso è la nostra modalità di interrelazione con essa.
L'arte contemporanea brasiliana sviluppa oggi una differente utopia non più come progetto di autori, ma come processo estetico che combatte per la sua affermazione, la sua rappresentazione terrena e per la costruzione di una nuova società di giustizia e di uguaglianza. Quella stessa società che non verrà più trasformata dal progetto di un autore, ma solo da un largo movimento interiore. Il Brasile, posto di fronte al modello massificante americano, ha esaltato la ricchezza della propria diversità. Differenze ambientali, sociali e politiche contenute proprio all'interno dei suoi stessi confini. “After Utopia”, in questo processo, rappresenta un'unità di tempo e di spazio utili a far comprendere come la rappresentazione, sulla scena dell'arte brasiliana, si stia liberando dalle alienazioni e dalle contraddizioni che dividono e intaccano la sua libertà nativa.
Info: Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci, Viale della Repubblica 277 Prato. Tel. +39 0574 531854, www.museopecci.it, info@centropecci.it.

AFTER UTOPIA

POPE. DAL SEGNO AL COLORE

PIAZZOLA SUL BRENTA (PADOVA), FINO AL 7 GENNAIO

Villa Contarini, “la Reggia delle Ville Venete”, apre i suoi spazi al contemporaneo, con una mostra dedicata a Pope (Giuseppe Galli)

Pittore particolarmente raffinato e rigoroso, via via capace - senza bisogno di ricorrere ad alcuna imitazione o riferimento esterno - di coltivare una sempre più articolata espressività, Pope può essere considerato uno tra i più creativi esponenti della cosiddetta Pittura Analitica, corrente impostasi, in Italia e in Europa, a partire dagli Anni Settanta.

L’esposizione di Villa Contarini, intitolata “Pope. Dal segno al colore”, presenta una vasta e sceltissima antologia di dipinti - spesso di grandi dimensioni - dagli anni Sessanta ai giorni nostri. L’obiettivo è valorizzare l’opera di un artista che, pur avendo goduto dell’interesse e dell’attenzione di poeti, critici e storici dell’arte, non ha forse ancora ottenuto riconoscimenti adeguati al valore e alle qualità della sua ricerca.

 Nato a Portogruaro nel 1942 e formatosi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, Pope si è dapprima impegnato nell’analisi degli emblematismi Pop.
Liberatosi, già a partire dai primi anni Settanta, da ogni ossequio alle istanze ottico visuali, l’artista ha indirizzato la creatività a una riflessione sui vari elementi e sul linguaggio stesso della pittura. Nascono così i suoi “Percorsi variabili” caratterizzati dall’iterazione di bande cromatiche di uguale larghezza, costituite da due toni leggermente discontinui dello stesso colore, dispiegate a coprire interamente la superficie del quadro, innestando così un sottile gioco di uniformità e di differenze.
Non contento, Pope mette in questione i suoi stessi propositi, velando le opere precedenti con una sottile patina dorata. Un’apparente cancellazione che apre la strada a una sempre più puntuale riflessione sulle singole componenti della pittura e sulle loro relazioni dialettiche: tra supporto e superficie, tra colore e configurazioni immaginative, tra energia e controllo, studiate in un nuovo rapporto con lo spazio e l’ambiente anche tramite il frazionamento, in più parti, del piano dell’opera e la sua libera ricomposizione sulla parete.

Nelle opere più recenti, la sottile invenzione dei timbri di colore, la calibrata delineazione e curvatura dei contorni va sempre più qualificandosi come un’irrinunciabile ricerca di bellezza. Info e prenotazioni:
www.villacontarini.com, villacontarini@regione.veneto.it, tel. 049.8778272

POPE. DAL SEGNO AL COLORE

ESSENCE

VENEZIA, TUTTO DICEMBRE. A SEGUIRE PARIGI E LONDRA

La nuova collezione di accessori per la casa firmata dal designer Luca Nichetto è esposta in anteprima al LAB2729

“Essence” è una collezione di accessori per la casa ed è anche un evento itinerante che, dopo Venezia, si trasferirà a Parigi e a Londra con l’obiettivo di mettere in evidenza l’artigianalità e la qualità del progetto tipicamente italiano, illustrandone origini e potenzialità interpretative.
Il suo creatore è il giovane designer Luca Nichetto che, nato a Venezia nel 1976 e qui laureatosi in Disegno Industriale, con questi oggetti ha voluto sottolineare le proprie origini veneziane e il forte legame con la lavorazione artigianale locale, da sempre fonte di ispirazione per il proprio lavoro.
Realizzata da Bosa in collaborazione con Venini, la collezione, infatti, reinterpreta gli strumenti legati alla lavorazione del vetro e della ceramica.
Essence è la descrizione di se stessa: ogni suo componente rappresenta uno degli strumenti - anch’essi soggetti ad un processo di progettazione - che abitualmente non appaiono e che il designer vuole far emergere e nobilitare, modificandone la destinazione d’uso. Nascono così vasi, ciotole, candelieri e piccoli complementi d’arredo, dove la relazione con e tra i materiali - vetro, ceramica, legno e metallo - evoca le peculiarità di una metodologia di progetto fondata su un dialogo condiviso con tutti gli attori del processo produttivo. Luca Nichetto, che aveva cominciato la propria attività professionale disegnando prodotti per Salviati, per poi proseguire con progetti per Bonaldo, Casamania by Frezza, Emmegi, Foscarini, Fratelli Guzzini, Gallotti & Radice, Italesse, Kristalia, Moroso, con questa collezione si riavvicina alla progettazione del vetro di Murano, coinvolgendo Venini nella realizzazione di alcuni oggetti e allo stesso tempo suggellando la consolidata collaborazione con Bosa Ceramiche, a cui è affidata la distribuzione.
A partire dal 29 dicembre, da Venezia (www.lab2729.com) “Essence” si sposterà prima nell’Espace Boutique di rue de Rivoli e poi nella Maison & Objet di Parigi (www.lesartsdecoratifs.fr, www.majson-objet.com). Proseguirà quindi per Londra, dove verrà esposta nella Vessel Gallery (www.vesselgallery.com).

ESSENCE

NATALE GRIFFATO

COMETE, ANGELI, PALLINE … TUTTI FIRMATI

Le griffe propongono speciali decorazioni per il Natale, che potrebbero anche rivelarsi ottime idee regalo

Ormai un classico del Natale sono gli oggettini di Swarowski. Comete, angeli, stelle, alberelli in minitura, pupazzi di neve, insomma le icone della Festa più attesa dell’anno si illuminano grazie alla speciale luce dei cristalli del Marchio, veri e propri punti luce da appendere all’albero o da regalare alle amiche. Le proposte 2009 sono già disponibili sul sito web www.swarovski.com: pezzi da collezione, da acquistare direttamente online con prezzi a partire da 33 euro, a seconda del modello e delle dimensioni.
Una new entry di quest’anno sono, invece, le decorazioni di lusso griffate Versace. La Maison non si lascia sfuggire l’occasione per rendere la casa più accogliente in previsione delle prossime feste e propone speciali decorazioni che potrebbero rivelarsi anche ottime idee regalo. Vanno dalle classiche palline per l’albero a gingilli e oggettini deliziosi da esporre in giro per casa, come candele, tazze da tè, vasi e piattini decorativi. Sono disponibili in tutti i punti vendita Versace.

NATALE GRIFFATO

LINKED HYBRID BUILDING

A PECHINO SI ABITA GIÀ IL FUTURO

Le otto torri collegate da ponti sospesi sono state realizzate dall’architetto americano Steven Hall, che si è aggiudicato il premio "Best Tall Building"

Una città del futuro. Così appare Linked Hybrid Building, corona di otto torri collegate da ponti sospesi al ventesimo piano, che ridisegnano lo skyline di Pechino. Impossibile, per chi arrivi in taxi dall’aeroporto, distogliere lo sguardo. A pensarlo, aggiudicandosi il progetto e vincendo il premio per il migliore edificio più alto ("Best Tall Building"), è stato l’americano Steven Holl, architetto di fama internazionale, nonché teorico delle relazioni di posizione e connessione delle architetture.
Qualcuno lo ha paragonato ai grattacieli presenti in famosi film di fantascienza. In realtà niente è più lontano dalla meccanica di Metropolis, dai toni dark di Gotham City, dal cyberpunk di Blade Runner. C’è qualcosa di rassicurante e domestico in questi otto “giganti buoni”: frammenti di quanto già sperimentato da Steven Holl nelle residenze universitarie del Mit di Cambridge (Usa). Sarà l’effetto della microcittà. Saranno le finestre quadrate, tante e ripetute. Saranno i colori solari (giallo, rosso, arancio, blu, verde) che ne sottolineano le parti, mutandone continuamente la percezione. Si tratta di una città nella città: duecentoventimila metri quadrati popolati da 2500 abitanti, situati a ridosso delle antiche mura urbane. Un concentrato di servizi urbani, verde e acqua, con tanto di impianti geotermici che provvedono all’alimentazione energetica di 750 appartamenti, hotel, cinema, strutture commerciali, caffè, negozi. Entrarvi è un’esperienza. Spazio e tempo, come in molte architetture di Steven Holl, ridefiniscono i concetti di lontano e vicino, sopra e sotto, prima o dopo, davanti o dietro.
E poi c’è la leggerezza, suggerita dalla mancanza di gravità dei volumi svuotati negli angoli. Visti dal basso i grattacieli sembrano colossi realizzati con la carta. Una carta forata, doubleface, ritagliata dalle forbici, libera di piegarsi nello spazio in corrispondenza delle finestre, di emettere bagliori. Di notte, l’effetto è sorprendente. Leggeri sono anche i collegamenti tra gli edifici, simili a braccia che si tendono a formare una catena mistilinea, che trasporta i flussi di abitanti di questa città del terzo millennio.
Info: www.stevnholl.com

LINKED HYBRID BUILDING

ELETTRONICA PIEGHEVOLE

ARRIVANO I NOTEBOOK SOTTILISSIMI, LEGGERI, PIEGHEVOLI

Sottili tanto da poter essere arrotolati, sono realizzati con la tecnologia Oled. Per ora sono soltanto prototipi, ma in un futuro non lontano li vedremo sul mercato

Al Ceatec, la fiera dell’elettronica di consumo che si è svolta in Giappone, Sony ha fatto vedere una serie di nuovi display flessibili: il notebook Vaio, il lettore Walkman e l’e-book Reader con display Oled dello spessore di 0,2 millimetri.
Oled sta per Organic Light Emitting Diode ossia «diodo organico ad emissione di luce». È una tecnologia che consente di realizzare monitor a colori che emettono luce propria. I prodotti così caratterizzati sono estremamente sottili, tanto da poter essere arrotolati. Nel caso del Vaio mostrato al Ceatec, il display flessibile copre tutta l’area del notebook, cioè non solo la zona in genere occupata dallo schermo Lcd, ma anche quella della tastiera. Quindi niente tasti da pigiare, ma un “foglio” da sfiorare coi polpastrelli.
Per ora si tratta soltanto di prototipi, non funzionanti. Qualcosa di ben distante da un prodotto commerciabile, quale è invece il televisore Sony XEL-1, che già esiste da un paio d’anni. I costi di questi apparecchi sono ancora notevoli, ma sicuramente non tarderanno a comparire sul mercato. In un futuro non poi così lontano.

ELETTRONICA PIEGHEVOLE

KENDELL GEERS. “IRRESPEKTIV”

MART DI ROVERETO, FINO AL 17 GENNAIO

Dura, irriverente, emozionante la mostra dedicata all’artista sudafricano, da sempre impegnato in una riflessione profonda e personale sul tema della segregazione razziale

Fino al 17 gennaio il Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto ospita la mostra dedicata all’artista sudafricano Kendell Geers, da sempre impegnato in una riflessione profonda e personale sul tema della segregazione razziale. Si tratta di una coproduzione europea, a cura di Jérôme Sans, che associa musei e istituzioni artistiche del Belgio, dell’Inghilterra, della Francia e dell’Italia. “Irrespektiv” è il titolo, tanto per preparare i visitatori al colpo nello stomaco che riceveranno, alla durezza delle immagini, all’impossibilità di rimanere impassibili di fronte alle croci costruite con i manganelli e ai labirinti di speciale filo spinato, inventato dalle forze di polizia sudafricane con lo scopo di infliggere più danni di quello comune. Insomma davanti all’immagine del potere colto nella sua brutalità, senza sconti per nessuno. Irrespective, appunto.
Con i suoi lavori, Kendell Geers esplora i limiti e i confini geografici, linguistici, politici, sociali, sessuali e psicologici dell’uomo. L’artista - attivo in prima linea nella denuncia delle follie dell’Apartheid – rivendica la necessità di prendere posizione rispetto al mondo in cui viviamo. Da questo atteggiamento critico nasce un’arte impegnata, che coinvolge totalmente l’artista a livello personale e trascina il pubblico all’interno dell’opera, rendendolo a tutti gli effetti un elemento della creazione artistica. Le stesse reazioni ed emozioni del visitatore, lo spaesamento, l’attrazione o il rifiuto, sono parte costitutiva delle opere di Kendell Geers.
La critica dell’artista al sistema dell’Apartheid è implacabile proprio perché è espressa da chi l’ha vissuta in prima persona: nato a Johannesburg nel 1968 da una famiglia afrikans, operaia, fascista, violenta e dissestata, Geers riversa sul suo lavoro e le sue opere tutta la paranoia, l’ambiguità, la violenza e l’ipocrisia proprie della piccola borghesia bianca sudafricana di quell’epoca. Allo stesso tempo, oltre alla provocazione, è presente in queste opere anche un importante elemento di ironia e distacco, perché l’artista non mira a imporre le proprie opinioni personali, ma invita l’osservatore a riflettere sulle proprie scelte.
Info: 800.397.760, +39/0464.438.887, info@mart.trento.it, www.mart.trento.it

KENDELL GEERS. “IRRESPEKTIV”

VUITTON PER LA CROCE ROSSA

FASHION&CHARITY

Sei creazioni esclusive realizzate da una serie di artisti di fama mondiale finanzieranno un progetto umanitario in Nigeria

È griffata Louis Vuitton, simbolo mondiale del lusso, la collezione di oggetti pensata da una serie di artisti di fama mondiale in occasione dei 150 anni dalla fondazione della Croce Rossa. La fotografa Annie Leibovitz, legata alla maison francese anche perché firma le sue campagne pubblicitarie, ha disegnato una borsa ricca di scomparti, utile per contenere la macchina fotografica, e un borsone studiato per trasportare una videocamera.
Lo chef Ferran Adria ha firmato un bellissimo trolley da viaggi. Il musicista premio Oscar Gustavo Santaolalla ha pensato ad un baule per contenere gli strumenti, mentre l’artista Damien Hirst ha realizzato sempre un baule, utile però a contenere gli oggetti chirurgici dei quali Hirst si serve per realizzare le sue opere. Il direttore creativo di Louis Vuitton, Marc Jackobs,, ha pensato a una borsa per trasportare i suoi due cani, mentre Patrick Louis Vuitton, responsabile della divisione Special Orders dell’azienda, ha pensato ad un contenitore per il primo soccorso, dotato di piccoli scomparti, che riprende il simbolo della Croce Rossa. Un omaggio all’impegno dei moltissimi medici e volontari che compongono questa organizzazione internazionale.
In tour per il mondo, da Mexico City a Hong Kong, da Tokyo a Dubai, da Seoul a New York, per essere rimirate da vicino dai potenziali compratori, le esclusive opere il 17 novembre sono approdate a Londra, in New Bond Street, dove sono state battute all’asta da Sotheby’s. Il ricavato è stato devoluto alla Croce Rossa, che utilizzerà i fondi per un progetto contro la malnutrizione in Nigeria.

VUITTON PER LA CROCE ROSSA

GLI OGGETTI DI DESIGN PIÙ BELLI DEL MONDO

CONCORSO PULCHRA, SINO A FINE GIUGNO

Sarà il pubblico a votare i dieci oggetti da consegnare al futuro come testimonianza del nostro tempo. Per sceglierli, www.pulchra.org

Si chiama Pulchra il primo concorso di bellezza internazionale riservato agli oggetti di design di questa epoca e della nostra società. Il design ha donato un profilo estetico a oggetti funzionali di produzione industriale che fanno parte della nostra vita quotidiana. Pulchra vuole consegnare al futuro la bellezza di questi oggetti come testimonianza del nostro tempo. Nel sito www.pulchra.org vengono proposti, dunque, 100 prodotti di aziende operanti in vari settori merceologici, selezionati da una giuria di esperti, tra i quali Gilda Bojardi (direttore di Interni), Claude Jeancolas (direttore di Marie Claire Maison) e Flavio Albanese (direttore di Domus). Sarà il pubblico a votare - entro la fine di giugno 2010 - i dieci da "salvare" per consegnarli al futuro. Basterà trascinare le foto degli oggetti scelti nella griglia posta in fondo alla pagina e compilare la scheda allegata con il proprio indirizzo. A fine concorso i più votati verranno posti in una capsula d'acciaio e interrati in un parco pubblico, a disposizione di chi, in un futuro prossimo, casualmente li scoprirà. Il pubblico, quindi, sarà parte attiva nella costruzione di questo museo della bellezza artificiale. E accedendo alla sezione "segreti" di Pulchra, potrà entrare nel futuro consegnando un suo messaggio (o un segreto) da inserire nella capsula.

GLI OGGETTI DI DESIGN PIÙ BELLI DEL MONDO

KYOTO-BOX, L’ECO-FORNO

ARRIVA IL FORNO A ENERGIA SOLARE

Premiata dall’FT Climate Challenge, l’invenzione ha il potenziale per salvare ettari di foreste e cambiare concretamente la vita di milioni di persone nei paesi in via di sviluppo

Chi ha detto che sostenibilità ambientale debba per forza significare investimenti miliardari e anni di ricerche? Con cinque dollari e un weekend di lavoro Jon Bohmer, un inventore norvegese trapiantato in Kenia, ha costruito un forno a energia solare che ha il potenziale per salvare ettari di foreste e cambiare concretamente la vita di milioni di persone nei paesi in via di sviluppo. E ha guadagnato anche 75 mila dollari per trasformare la sua idea in un prodotto commerciale: ha vinto, infatti, l'FT (Financial Times) Climate Change Challenge, premio pensato per incentivare le innovazioni nel campo della sostenibilità ambientale.
L’idea di Bohmer è semplice e affascinante. Si tratta di due scatole di cartone, infilate una nell'altra. Quella esterna è foderata di carta argentata, quella interna è dipinta di nero. Messo al sole, questo rudimentale forno si riscalda quel che basta per far bollire litri d'acqua (pare 10 in due ore) e cuocere il pane. Il dispositivo può essere prodotto in qualunque scatolificio con costi irrisori, senza bisogno di modificare i macchinari. Una fabbrica di Nairobi prevede di confezionarne due milioni e mezzo di esemplari in un mese. In termini pratici, la diffusione del forno solare potrebbe significare la salvezza per milioni di bambini africani che ogni anno muoiono per aver bevuto acqua infetta. Inoltre, abbattendo la necessità di legna, potrebbe ridurre il problema della deforestazione. Non a caso l'invenzione è stata ribattezzata "Kyoto Box", in omaggio al protocollo sul taglio delle emissioni. Si calcola che, con il forno solare, una famiglia potrebbe produrre fino a due tonnellate di CO2 in meno ogni anno.
«Ci sono scienziati che lavorano per mandare la gente su Marte», dice Bohmer con una punta di orgoglio. «Io ho cercato qualcosa di più semplice e popolare». Il tentativo di diffondere forni solari nei villaggi africani va avanti da decenni, ma finora si è basato soprattutto sul fai-da-te. L'innovazione di Bohmer, invece, promette di espandere il progetto su scala industriale.

KYOTO-BOX, L’ECO-FORNO

"STEVE MC CURRY 1980-2009. SUD-EST"

MILANO, PALAZZO DELLA RAGIONE, FINO AL 31 GENNAIO

Un'eccezionale raccolta di scatti eseguiti dal maestro americano del fotogiornalismo contemporaneo accompagna il visitatore in un mondo fatto di volti, colori, paesaggi e luci

«Ho imparato a essere paziente. Se aspetti abbastanza, le persone dimenticano la macchina fotografica e la loro anima comincia a librarsi verso di te». Con questo segreto Steve McCurry, maestro americano del fotogiornalismo contemporaneo, inviato su mille fronti devastati dalla guerra, immortalò nel campo profughi vicino Peshawar la "ragazza afgana" dai tragici e penetranti occhi verdi, diventata dalla copertina del National Geographic icona del terribile conflitto. Un segreto che ha donato ai suoi reportage da Beirut alla Cambogia, dal Kuwait all'ex Jugoslavia, pluripremiati dal Wolrd Press Photo Award (il premio Nobel della fotografia) un piccolo grande mondo di storie umane trasfigurate dai dolori, dalle speranze e dalle paure.
Nella suggestiva cornice medievale del Palazzo della Ragione di Milano, un’eccezionale raccolta di oltre 240 scatti eseguiti dal fotografo tra il 1980 e il 2009 accompagna il visitatore in questo mondo fatto di volti, colori, paesaggi e luci. Il percorso espositivo rompe il tradizionale rapporto frontale con il visitatore: tra metaforici rami di alberi, ragazze afgane, monaci, bambini tibetani si animano in una fitta foresta dove tutto è sospeso, dove si arrivano a percepire i rumori e gli odori del luoghi rappresentati. Si diventa scorci di realtà, mescolandosi alla bellezza del racconto fotografico e del mondo incontrato da McCurry.
Sei le sezioni tematiche. L'Altro presenta una delle cifre più caratteristiche dell'arte di McCurry: i volti ci parlano di vite ed emozioni catturate in un luogo remoto e liberate altrove. Il protagonista invisibile della sezione successiva è il Silenzio, materia sottile capace di esaltare i momenti di intimità e di raccoglimento dell'uomo davanti alla grandiosità della natura e al mistero del vivere quotidiano. Tema portante è il viaggio. Nella sezione dedicata alla Guerra le fotografie rappresentano la tragedia dell'umanità contro l'umanità. Un dramma colmo di "poesia", dove il dolore viene trasfigurato dall'armonia delle immagini. L'uscita dalla guerra è nella Gioia, immortalata da Steve McCurry in scenari di allegria, intensità di colori, vita che scorre e fluisce. La normalità come un lampo nei gesti di una mano, nell'immediatezza di sorriso. La quinta sezione, dedicata all'Infanzia, riporta lo spettatore a riflettere su uno dei temi più drammatici della storia dell'umanità: lo sfruttamento dei bambini e la piaga dei bambini-soldato. La mostra si conclude con la sezione dedicata alla Bellezza, nella quale si incontrano tre ritratti di ragazze, tra cui il celebre scatto della bambina afgana dagli occhi verdi, diventata ormai un'icona dell'opera di McCurry. Ad arricchire il percorso un ulteriore sezione dedicata ai "cortometraggi", dove sequenze ininterrotte di fotografie compongono narrazioni di vita e di umanità.
Info: +39/02.43.35.35.22, Palazzo della Ragione (piazza Mercanti 1) – Milano, www.stevemcurrymilano.it.

"STEVE MC CURRY 1980-2009. SUD-EST"

TENNIS GRIFFATO

EVA HERZIGOVA TESTIMONIAL DI GAULTIER

Sport e alta moda si incontrano in passerella, grazie alla collezione disegnata da Jean Paul Gaultier per la primavera-estate 2010 di Hermès e dedicata a questa disciplina.

Anche lo sport può diventare un vero e proprio lusso. Non solo per gli alti costi che possono derivare dal praticare le discipline sportive più elitarie, ma anche per gli accessori che vengono utilizzati. Lo sanno bene gli stilisti, che spesso firmano con la loro griffe attrezzature che non avranno di certo doti magiche capaci di garantire la vittoria durante la competizione, ma sicuramente permettono di vincere la gara di eleganza. Negli ultimi tempi sembra essere il tennis una delle principali fonti di ispirazione. Dopo il porta palline di Tiffany e la racchetta con la doppia C di Chanel disegnata sulle corde, tocca ora ad Hermés sbizzarrirsi con questa disciplina. Rievoca, infatti, un campo da tennis la scenografia della sua sfilata, che ha riportato in passerella la bellissima Eva Herzigova, ed è esplicitamente dedicata a questo sport la sua nuova collezione primavera-estate 2010, pensata da Jean Paul Gaultier per la sportiva, elegante e raffinata, che tra un servizio e un rovescio si concede momenti di relax nelle sale da thè dei club più esclusivi.
Il capo più sfizioso è la custodia per racchetta proposta dalla maison francese: morbida pelle, tinta leggera e nessun logo esposto. Classe e sobrietà per un involucro che costa sicuramente più del suo contenuto.

TENNIS GRIFFATO

IL DESIGN CHE SUONA BENE

VERI E PROPRI PEZZI D'ARTE

I diffusori stereo stanno diventando oggetti d’arredo sempre più ricercati e integrano nelle nuove forme anche altre funzioni.

Oggetti un tempo brutalmente legati alla loro mera funzione, lentamente si sono riscattati attraverso il design, fino a diventare elementi di arredo o persino veri e propri pezzi d’arte. È il caso dei diffusori di suono: è come se tutti, dai grandi marchi del settore alle scuole di design, si fossero sfidati per inventare i più originali.
A dominare sono le linee morbide e tonde, come quelle dello “Squeezephone 360”, in cui la struttura in Corion di Claudio Colucci va a integrare il diffusore, con lo scopo di ottenere un suono che si diffonde in tutte le direzioni, a 360 gradi. Lo stesso obiettivo ha ispirato la tesi di gruppo di Ana Maria Arranz Ponzalo, Deborah Captano e Riccardo Ceci della scuola di design IED Milano. Il risultato è “Cocoon”, bozzolo in inglese, un sistema audio con un’unità centrale e diffusori a sospensione, che sono illuminati e possono irradiare fragranze liberate da pastiglie profumate che si inseriscono all’interno.
Dalla collaborazione tra IED e Kenwood Electronics Italia sono nati anche altri quattro progetti, sviluppati in altrettante tesi: “Bright Touch”, dalla suggestiva forma a ricciolo, “Imagenary garden”, fatto a goccia, l’ultrapiatto “Sihd” e “Audio Dynamic.

IL DESIGN CHE SUONA BENE

NON SOLO RIPOSO

HIGH FIDELITY CANOPY, IL LETTO AD ALTA FEDELTA'

L'hanno definito la "Ferrari dei letti". È un baldacchino ipertecnologico perfetto per il relax tra suoni e immagini.

Si chiama Hi-Can. È dotato di computer, console game, videoproiettore, sistema home theatre, impianto di illuminazione soft e centralina per il controllo ambientale, ma non è un entertainment center. È un letto ad alto contenuto tecnologico e dal design molto accattivante, che rivisita in chiave ipermoderna il letto a baldacchino classico: Hi-Can, infatti, è l’acronimo di High Fidelity Canopy, ovvero baldacchino ad alta fedeltà. Perfetto per il relax tra suoni e immagini, è stato ideato dal designer calabrese Edoardo Carlino in collaborazione con il professor Maurizio Muzzupappa.
Nel tentativo di soddisfare la voglia di tenera intimità o quell’infantile bisogno di riservatezza e protezione che da bambini cercavamo quando in camera improvvisavamo capanne con lenzuola e coperte, Hi-Can ricostruisce un intimo spazio nello spazio, la stanza nella stanza: quella confortevole del giorno d’oggi, dove tutto è a portata di mano. Non solo. Grazie alla centralina, da questo baldacchino ipertecnologico si può controllare tutto: climatizzazione e luce dei vari ambienti, citofono, sveglia, timer con funzione “sleep” di spegnimento automatico. E nel caso di utilizzo alberghiero, Hi-Can prevede anche la possibilità di dialogare direttamente con la reception e gestire i principali servizi dell’offerta ricettiva.

NON SOLO RIPOSO

EDWARD HOPPER, MAESTRO DEL REALISMO

FINO AL 24 GENNAIO A MILANO

Dal 14 ottobre al 24 gennaio il Palazzo Reale di Milano ospita la prima grande mostra antologica del più popolare e noto artista statunitense del XX secolo.

Per la prima volta Milano e Roma rendono omaggio alla carriera di Edward Hopper (1882-1967), riconosciuto caposcuola del Realismo americano. La grande esposizione antologica, senza precedenti in Italia, comprende più di 170 opere di questo pittore della vita quotidiana, delle solitudini umane e dei paesaggi. Sarà ospitata al Palazzo Reale di Milano dal 14 ottobre al 24 gennaio 2010 e subito dopo a Roma, presso la Fondazione Roma Museo (dal 16 febbraio al 13 giugno 2010), per poi trasferirsi a Losanna per l’estate (info e prenotazioni: 199 202 202, 0445/23.03.04).
Nato e cresciuto a Nyack, una piccola cittadina nello Stato di New York, Hopper dal 1913 visse nella Grande Mela, dove si spense all’età di ottantaquattro anni. Era famoso per la sua reticenza: scriveva o parlava pochissimo del suo lavoro. La sua arte, però, ha goduto della stima della critica e del pubblico nel corso di tutta la carriera, nonostante il successo di nuovi movimenti d’avanguardia, come il Surrealismo, l’Espressionismo astratto, la Pop art. Nel 1948 la rivista “Look” lo definì uno dei migliori pittori americani; nel 1950 il Whitney Museum organizzò un’importante retrospettiva su di lui e nel 1956 il “Time” gli dedicò la copertina. Nel 1967, anno della sua morte, Hopper rappresentò gli Stati Uniti alla prestigiosa Bienal di São Paulo. Da allora la sua opera è stata celebrata in diverse mostre e ha ispirato innumerevoli pittori, poeti e registi. Eloquente il tributo del grande John Updike, che in un saggio del 1995 definisce i suoi quadri “calmi, silenti, stoici, luminosi, classici”.
Seguendo un ordine tematico e cronologico, l’esposizione italiana ri¬percorre tutta la produzione di questo grande artista: dalla formazione accademica agli anni in cui studiava a Parigi, fino al periodo “classico” e più noto degli anni ‘30, ‘40 e ’50, fino a concludere con le grandi e intense immagini degli ultimi anni. Il percorso prende in esame tutte le tecniche predilette da Hopper - l’olio, l’acquerello e l’incisione - con particolare attenzione all’affascinante rapporto che lega i disegni preparatori ai dipinti, aspetto fondamentale della sua produzione, fino ad ora ancora poco considerato nelle rassegne a lui dedicate.

EDWARD HOPPER, MAESTRO DEL REALISMO

JOHN RICHMOND SBARCA A PARIGI

DOPO MILANO, CAPRI, PORTO CERVO E KIEV

Il 5 ottobre lo stilista ha inaugurato la sua prima boutique in Rue du Faubourg Saint-Honoré.

Un'esclusiva serata, inziata con un cocktail in Boutique e culminata in un party al VIP Room Club: così il 5 ottobre John Richmond ha inaugurato il suo primo negozio monomarca in territorio francese, un flagship store di oltre 1300 metri quadri in rue du Faubourg Saint-Honoré, a Parigi. L’apertura fa parte di un piano strategico di espansione della prima linea del designer inglese messo in atto dall’imprenditore Saverio Moschillo, titolare della Maison insieme allo stesso John Richmond, nonché vice presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana. Un progetto ambizioso, che si rivolge alle capitali internazionali del fashion, ma anche alle piazze più prestigiose del jet-set. Il punto vendita di Parigi, che si aggiunge a quelli già esistenti di Milano, Capri, Porto Cervo e Kiev, presenta il nuovo concept del brand, tracciando in maniera inequivocabile le linee guida di una nuova architettura retail per le future aperture e si propone come punto di partenza del piano di restyling che riguarderà tutti negozi monomarca del gruppo.
La boutique è suddivisa su due livelli ed accoglie tutte le collezioni abbigliamento, accessori e calzature uomo e donna di John Richmond, oltre alla nuova fragranza femminile John Richmond Perfume. Il concept, nato dalla stretta collaborazione tra lo stilista inglese e l’architetto francese Christophe Pillet, punta ad un’immagine rigorosa, che rilegge i canoni del lusso attraverso l’uso di materiali nobili, esaltati da dettagli di altissimo pregio, come le lastre di vetro fumé nero che, partendo dal soffitto, creano un sofisticato divisorio tra le appenderie in acciaio lucido. Lo storico stilema tattoo della Maison trova un nuovo utilizzo intarsiato sui preziosi marmi del pavimento, creando così un continuum visivo di forte impatto, dove l’animo rock del designer si sposa con una struttura high tech di ultima generazione.
In occasione dell'apertura francese, la Maison si è anche schierata nella lotta contro l'AIDS mettendo in vendita un gioiello "Limited Edition" disegnato ad hoc dallo stilista. Il 25 per cento del ricavato verrà devoluto all'associazione Sidaction, impegnata a finanziare programmi di ricerca medica e scientifica.

JOHN RICHMOND SBARCA A PARIGI

QUEL GENIO DI GEORGE NELSON

HA CREATO PEZZI CULT DI ARREDAMENTO

Dopo la retrospettiva al Vitra Design Museum di Weil am Rhein per i 100 anni dalla nascita, esce ora il libro che racconta la storia del celebre designer e quella dei suoi oggetti.

Chi ha il privilegio e il piacere di sfoggiare nella propria casa un pezzo originale di George Nelson e soprattutto chi non lo conosce ancora, non può ignorare il genio di uno dei maggiori designer della metà del '900. Dopo la retrospettiva al Vitra Design Museum di Weil am Rhein per i 100 anni dalla nascita, esce ora il libro che racconta la sua storia e quella dei suoi oggetti. Intitolata “George Nelson: Architect, Writer, Designer, Teacher” (Milano Libri editore, 350 pp), la monografia si focalizza sull'iter creativo di questo straordinario progettista e architetto, che ha disegnato collezioni di mobili e accessori che hanno cambiato il modo di vivere l'ufficio e la casa.
Tra i suoi capolavori si possono ricordare alcuni pezzi cult dell'arredamento, come la poltrona "Coconut"(1956), il sofà "Marshmallow"(1956), l'orologio da muro "Ball"(1947), le lampade "Bubble" (1952) e "Action Office" (1964).
Oltre ad essere un designer di successo, Nelson è stato un acclamato scrittore ed editore, un eccellente docente ed un fotografo appassionato. La sua concezione sistemica del design, assieme ad un approccio che è sempre andato oltre la semplice ricerca estetica, assumono oggi un grande valore, specialmente in ambito accademico.
Il libro rappresenta dunque un'opportunità da non perdere per chi desidera arricchire il proprio bagaglio di esperienze, visitando una mostra di grande spessore artistico e culturale.

QUEL GENIO DI GEORGE NELSON

TENDE CHE "CATTURANO" IL SOLE

IL PROTOTIPO E' AL VITRA DESIGN MUSEUM IN GERMANIA

L'aspetto è quello di un normale tessuto, ma grazie agli elementi fotovoltaici integrati possono raccogliere la luce solare e produrre energia.

Raccogliere la luce del sole e trasformarla in energia. È il principio dei pannelli solari, ma non solo. Elementi fotovoltaici possono essere integrati anche nei tessuti. È quanto è emerso dagli studi della designer americana Sheila Kennedy, che insieme al suo gruppo di ricerca Violich Architecture, più noto come KVA MATx, ha disegnato un prototipo di casa prefabbricata in grado di produrre 16.000 W/h di energia elettrica (circa la metà del fabbisogno energetico giornaliero di una famiglia media), attraverso speciali tende capaci di catturare l’energia solare. Realizzate in tessuto fotovoltaico, possono essere montate su binari e spostate durante la giornata per ottimizzare l’esposizione al sole. Oltre a convertire l’energia solare, sono in grado di schermare gli ambienti domestici in estate e hanno una funzione isolante in inverno. Grazie alla loro estrema flessibilità, servono anche a dividere gli spazi dell’abitazione e, se posizionate in corrispondenza di un lucernario, vanno a formare un lampadario a sospensione. Una soluzione particolarmente intelligente, vista e considerata l'unica caratteristica negativa delle cellule fotovoltaiche da installare sui tetti, ossia il fattore estetico.
Attualmente il prototipo “Soft House” di Sheila Kennedy è esposto al Vitra Design Museum in Germania, che ha commissionato il progetto.

TENDE CHE "CATTURANO" IL SOLE

GRAFFITI AL MUSEO

A PARIGI, CHIUDE IL 29 NOVEMBRE

Fino al 29 novembre i maestri della street art "occupano" ogni angolo del suggestivo spazio della Fondation Cartier di Parigi, progettato da Jean Nouvel.

New York, primi anni Settanta. Un gruppo di audaci giovani di Manhattan, di Brooklyn e del Bronx tenta di modificare parte del perimetro urbano attingendo alla cultura popolare, ai manifesti pubblicitari e al fumetto. Disegnano su muri, autobus, treni, si fanno chiamare writers, la loro arte è il writing (scrittura) e gli oggetti dei loro disegni sono le tags, ovvero le loro firme rappresentate da pseudonimi, spesso associati al numero della loro strada. Questo il background di P.H.A.S.E 2, Seen e Part 1, ad esempio, che come Keith Haring o lo stesso Jean-Michel Basquiat - voce e guru dei pionieri della street art newyorkese e non solo - sono riusciti più o meno consapevolmente a tracciare i contorni di un movimento vasto e complesso, che nel tempo ha inglobato tecniche e correnti differenti.
«Non ascolto ciò che dicono i critici d'arte. Non conosco nessuno che abbia bisogno di un critico per capire che cosa sia l'arte», diceva Basquiat. Chi l’avrebbe detto, allora, che quest’arte urbana, illegale e spesso osteggiata, sarebbe entrata dalla porta principale di un importante museo d’arte contemporanea? Ad ospitarla, fino al 29 novembre, è la "Fondation Cartier pour l’art contemporain" di Parigi, in boulevard Raspail 261. La rassegna si intitola “Né dans la rue - Graffiti” ed è una delle più grandi mostre sui graffiti mai realizzata. Il percorso comincia dai muri esterni, continua nei giardini, nei corridoi, nelle toilette e persino sulle vetrate. Fotografie, film, documentari, pareti imbrattate, collages, oli su tela eseguiti dai più quotati graffitari del mondo: dal pioniere olandese Boris Tellegen al cileno Basco Vazko, dal brasiliano Cripta al “banlieusard” parigino Gérard Zlotykamien, che ha cominciato la sua carriera imbrattando i vagoni del metrò. Un percorso-lettura che dalle origini arriva fino ai giorni nostri, analizzando l’infinito panorama del magico mondo del writing. Info: www.fondation.cartier.com

GRAFFITI AL MUSEO

DALLA CINA CON AMORE

L'ULTIMA COLLEZIONE DI ALESSI HA GLI OCCHI A MANDORLA

È proprio così: l’ultima collezione di Alessi, nata dal fortunato sodalizio tra Stefano Giovannoni, Rumiko Takeda e il National Palace Museum di Taiwan, ha gli occhi allungati come delle belle mandorle.

Ma questa nuova linea, dal nome misto-est-misto-fiaba di “OrienTales”, non è solo una nuova serie di oggetti colorati con cui riempire ulteriormente cucine e soggiorni, è qualcosa di più: Stefano Giovannoni, infatti, si è lasciato completamente andare ed accompagnare nel mondo orientale delle fiabe una volta venuto in contatto con i bellissimi pezzi artistici del National Palace, creando oggetti che comunicano in modo molto evocativo la tradizione millenaria cinese e la spiccata contemporaneità della sua personalità di designer.
Caratterizzanti sono i colori, spiccati ed accesi, pieni e sodi, così come le forme e i dettagli, mai per caso, ma anche i materiali: alcuni sono in resina, altri sono in melammina, altri addirittura in ceramica fine bone china. Tutti rigorosamente decorati a mano. È un percorso in un bosco incantato, fatto di “Paradise Bird”, di “Secret Fish”, di “Gold Fish”, di “Lily Pond”, di “Lotus” e di “Lily Bird”. E se non vi accontentate, in arrivo anche un libro… magico sentiero all’interno del metaprogetto che ha portato a queste forme.

www.alessi.it

DALLA CINA CON AMORE

UNMONUMENTAL

NEW MUSEUM, NEW YORK, 1 DICEMBRE 2007 - 30 MARZO 2008

Aperto al pubblico solo da due mesi, il New Museum di New York sta già rubando la scena anche agli storici spazi espositivi di Manhattan.
Ed è solo l’inizio…

L’edificio –che non passa certo inosservato nello “skyline” della grande mela– è opera dei due architetti di Tokyo Kazuyo Sejima and Ryue Nishizawa.
La direzione del calendario espositivo è di Richard Flood, e del suo team di curators: Laura Hoptman, Kraus Family e Massimiliano Gioni. La prima serie di mostre, inaugurata lo scorso dicembre, ha davvero un titolo emblematico, tanto provocatorio, quanto rappresentativo dell’essenza dell’arte contemporanea: Unmonumental. Un ciclo espositivo mirato a rappresentare la frammentarietà delle forme, l’inconsistenza degli oggetti e delle icone, e la loro capacità di esistere due volte negli assemblage e nei collage. Da Unmonumental: The Object in the 21st Century, ed alla particolare attenzione alla scultura contemporanea, a Collage: The Unmonumental Picture, opere pittoriche di undici artisti disposte lungo le pareti della sala che già ospita le sculture. Un viaggio nella ricerca artistica della seconda metà del ’900 fino ai new media, con The Sound of Things: Unmonumental Audio, e Montage: Unmonumental Online.
Una rassegna celebrativa ed un’analisi introspettiva dell’arte, così come è giunta ad oggi: pronta a leggere i segni dei tempi, ma, come sempre, decisa ad andare oltre.

www.newmuseum.org

UNMONUMENTAL

IL COLORE VIOLA

NOKIA

Ritorniamo a parlare di cellulari, perché in fondo sono l’oggetto che più ci sta vicino nelle nostre giornate nottate!

Eccolo il nuovo principe della telefonia mobile: Nokia 7900 Crysta prism.
Alto 112 mm, largo 45 e spesso 11 è il parallelepipedo più bello per ora in commercio.
La cover è in allumino (si! Alluminio, non plastica!) con i motivi dell’artista Frédérique Daubal incisi al laser ed è viola, ed è veramente elegante e il tasto centrale, il classico Nokia Navi, è una piccola gemma, nel vero senso della parola.
E questo è solo per quel che riguarda il design.
Tecnologicamente parlando ha un display OLED a 16 milioni di colori, naturalmente contiene l’applicazione Java™ MIDP 2.0 e la super Nokia Sensor che ti permette di interagire con altri telefonini Nokia Sensor tramite tecnologia Bluetooth senza fili.
Senza dire che contiene il top level della qualità per quel che riguarda l’interfaccia utente, la messaggistica, il trasferimento dati, la connettività, la navigazione e tutti i tools audio e video.
Cosa chiedere di più a questo piccolissimo (e leggerissimo) oggetto delle meraviglie?
Semplice: una custodia ed una bandana, anch’esse disegnate Frédérique Daubal. Viola!

www.nokia.it

IL COLORE VIOLA

SILVER AND GOLD

DOLCE&GABBANA

Dolce e Gabbana amano stupire e ogni volta che si presentano ci offrono qualcosa, un po’ come i re magi, di prezioso, di magico e… per pochi eletti.

Ecco la nuova linea di sneaker da uomo, limited edition in soli 5.000 pezzi, in oro, argento e… bronzo! Certo, non zecchini, ma poco ci manca (silenzio stampa sul prezzo), se no sarebbero veramente i re magi.
La linea è quella classica di Dolce & Gabbana, nel senso che sulla forma hanno mantenuto una certa classicità, se di classicità si può parlare quando si parla di loro, ma i materiali sono la ciliegina sulla torta, infatti, oltre alla banale nappa e alla banale (anche se si tratta di scarpe da uomo) vernice, sono completate da pelle laminata. Sfavillanti!
Su di ognuna c’è stampato il numero di serie e, attenzione, sotto la suola si trova il medaglione inconfondibile della “limited edition”.
Ma non comprerete solo un paio di scarpe ed una firma, comprerete un packaging anch’esso più che sfavillante: una speciale scatola laminata oro con dettagli in gomma e scritte nere.
Davanti a tutto ciò, anche i re magi ci hanno fatto un pensierino!

www.dolcegabbana.it

SILVER AND GOLD

LA VEUVE ROSEE’

KARIM RASHID

È arrivato, qualche tempo fa, ha colorato ed ammorbidito il mondo del design, e ora è uno dei top ten designer al mondo. Con ragione, ovvio!

Il nome di Karim Rashid ormai non è più sconosciuto, e non lo è più da qualche anno.
Ma l’ultima sua creazione, nata in simbiosi con la Maison Veuve-clicquot, è sensazionale. Eravamo abituati a farci sedurre dalle sue particolari forme, dai suoi colori, dalla sensualità e dal sex appeal che le sue creazioni emanano, ma, giuro, l’ultimo prodotto è oltre.
La nota Maison, creatrice e produttrice di quel gentile lusso liquido che noi siamo abituati a chiamare “la vedova”, ha scelto proprio Karim Rashid per creare una “seduta” che fosse il non plus ultra per gustare il malizioso champagne. E Karim Rashid, soft, impertinente ed onirico ha disegnato Love Seat. Per chi ama il lusso, per chi ama il rosa, per chi ama sedurre. Per chi ama, punto e basta.

www.karimrashid.com
www.veuve-clicquot.com

LA VEUVE ROSEE’

AES+F

MACRO FUTURE, ROMA, 15 FEBBRAIO - 27 APRILE 2008

Dopo il successo alla 52ª Biennale di Venezia nel padiglione russo, approdano ora al MACRO FUTURE. Grande attesa per la loro prima personale in un museo italiano.

Si tratta di Tatiana Arzamasova, Lev Evzovitch, Evgeny Svyatski, che tra il 1987 e il 1995 erano semplicemente gli AES. Poi si è aggiunto loro anche il fotografo Vladimir Fridkes, e la formula vincente si è proprio rivelata quella di AES+F. Dopo aver fissato la loro base creativa a Mosca, non si sono più fermati: progetto dopo progetto, serie dopo serie, verso un riscontro crescente da parte della critica, fino ad arrivare ad essere considerati gli esponenti più brillanti presenti sulla scena artistica contemporanea russa.
Spaziano tra la video-art, la scultura e la fotografia, inquadrando il tutto in un’ottica sempre più poliedrica e internazionale, senza mai prescindere dallo stretto rapporto che intercorre tra la società e la cultura contemporanea.
La mostra in programma al MACRO di Roma, curata da Olga Sviblova, è interamente dedicata ai lavori dell’ultimo decennio 1997 - 2007, quasi tutti incentrati sui temi dell’infanzia e dell’adolescenza, filtrati attraverso gli occhi di un mondo che cambia: nei confini, nei conflitti, nel paesaggio, nei modelli societari, nell’economia. Nuove esigenze, nuovi obiettivi. Un grido di libertà, che sa un po’ di sfida, di rivincita, di orizzonti sempre più ampi e di culture che si intrecciano scrivendo nuove pagine di storia.

www.macro.roma.museum

AES+F

V MODA EARPHONES

EARPHONES

Nel 2005 V Moda produsse una nuova famiglia di auricolari che fosse in grado di sostituire i normali e bianchi della Apple.

Nel 2005 V Moda produsse una nuova famiglia di auricolari che fosse in grado di sostituire i normali e bianchi della Apple. Non anonimi sicuramente (perché il bianco ormai è l’inconfondibile colore di Steve Jobs), ma normali.
Apparvero i Vibe: belli, ma non da spodestare il monopolista.
Nel 2008 arrivano invece i nuovi V Moda Vibe, e il monopolista trema!
Tecnologicamente sono all’avanguardia, praticamente sono indistruttibili, esteticamente sono bellissimi.
E’ il gadget tecnologico del nuovo anno, sono completamente in alluminio e non varia la qualità da dispositivo a dispositivo e neppure da un tipo di musica all’altro, che si sia in una discoteca europea, in una spiaggia californiana o ad un party ad Hollywood.
Il suono è trasparente e avvolgente; voci, chitarre e fiati si sentono cristallini; rock, blues, jazz e anche la musica classica riflettono una qualità tutt’altro che da cuffie. Che altro dire? Ah! Di qualsiasi colore sia il vostro iPod avrà un gemello che si accosta perfettamente!

www.v-moda.com

V MODA EARPHONES

TRUE NORTH

GUGGENHEIM BERLIN, 2 FEBBRAIO - 13 APRILE 2008

Il profondo nord è di scena a Berlino. Il bianco torna protagonista nei paesaggi lontani e suggestivi, catturati dall’obiettivo di sette artisti internazionali.

L’idea è di Jennifer Blessing, già curator of photography al Guggenheim di New York, ma stavolta impegnata a Berlino per selezionare i video e le foto di sette artisti, e lasciar poi loro la parola. Anzi le immagini. Ed è così che dal Canada alla Scandinavia, passando per l’Islanda ed i Paesi Bassi ghiacci e paesaggi imbiancati si animano e incantano, raccontando la magia del profondo nord. Magia che sembra uscita fuori da un libro di fiabe, magia che prende per mano, e fa attraversare le opere di Stan Douglas, Olafur Eliasson, Elger Esser, Thomas Flechtner, Roni Horn, Armin Linke e Orit Raff. Spirito melanconico, romanticismo nordico, immaginario elegiaco di un gruppo di artisti contemporanei, ma anche un’opportunità per analizzare i legami tra realtà e rappresentazione, con scenari storici e politici, tali da riflettere i segni dei tempi, e poi riuscire a mettere in crisi anche lo stereotipo dell’immutabilità dei paesaggi del nord.
Inquinamento e progresso che intaccano la purezza dei ghiacci eterni, sciogliendo la neve e dileguando certezze. Ancora una volta l’arte fa centro. Ammalia, stupisce, rappresenta, amplifica, provoca. Dal sublime al reale a volte il passo è breve, ma poi, come sempre, il sogno continua.

www.deutsche-guggenheim.de
www.guggenheim.org

TRUE NORTH

THAT'S TECH!

E-PAPER SLAP

L’ultima frontiera dell’e-paper arriva da chocolate agency, agenzia sempre all’avanguardia sia dal punto di vista del design che da quello della tecnologia.

L’ultima frontiera dell’e-paper arriva da chocolate agency, agenzia sempre all’avanguardia sia dal punto di vista del design che da quello della tecnologia.
Sul loro particolare modo di fare design non avevamo dubbi: red dot design award winners più di una volta; sulla tecnologia… beh, dopo l’ultima invenzione i pochi dubbi che avevamo sono stati fugati con un battito di ciglia.
Cos’è questo intrigante e-paper slap? Semplice a dirsi: è un sottile braccialetto, di quelli che si indossano lanciandoli (vi ricordate?) al polso e… zapf! Si arrotolano come serpenti. È molto bello, con un’anima in alluminio rivestita da morbido tessuto.
Ma non è solo per la bellezza che hanno vinto il Red Dot 2007… Là c’è, la sorpresa!
Infatti, oltre tessuto e alluminio, il materiale di cui è composto è uno schermo OLED (e-paper) dietro al quale si celano tutti i dispositivi che ci permettono di scaricare video, e-book e foto. In sostanza è un vero e proprio lettore Mp4 da polso sul quale puoi trasferire un po’ del tuo hardware e della tua memoria.
Ma non è tutto, infatti il vero uovo di colombo sta nel fatto che, a differenza di tutti gli altri dispositivi in circolazione, non ha bisogno di essere ricaricato. Perché? Perché è la cinetica che gli da la vita. Quindi... saluta, gesticola, scrivi, mangia e cucina, e il tuo e-paper non arriverà mai alla fine!

www.chocolate-agency.com

THAT'S TECH!

LET THE SHOES SHINE IN

TECASAN

Finalmente la vegan più bella e famosa del mondo ha trovato pace e, dopo numerose ricerche passando di negozio in negozio, Natalie Portman ha trovato le scarpe che desiderava.

Finalmente la vegan più bella e famosa del mondo ha trovato pace e, dopo numerose ricerche passando di negozio in negozio, Natalie Portman ha trovato le scarpe che desiderava.
In realtà il termine “trovare” non è proprio corretto. Infatti, inflessibile nelle sue regole alimentari e di vita, si era messa come obiettivo di trovare un paio di scarpe il più “politically correct” possibile, e che non stridessero con il suo “austero” (e di nuovo austero non è proprio il termine più adatto) stile di vita. Dopo aver giurato che mai e poi mai avrebbe indossato un paio di scarpe di pelle, in nessuna occasione, è partita per il suo viaggio alla ricerca di quelle scarpe che l’avrebbero soddisfatta completamente.
Ma si sa, soddisfare una star non è così semplice. E infatti la ricerca non andò a buon fine.
Ma Natalie è coriacea, e non si è persa d’animo e aggirò l’ostacolo, unica via per trovare una soluzione.
E la soluzione è la nuova collezione di scarpe di Tè casan, prestigioso negozio newyorkese, da lei stessa disegnata, assolutamente cruelity-free e, naturalmente… in edizione limitata.
Tutti i materiali usati sono alternativi a quelli di derivazione “animale” e la collezione è elegante, senza eccessi, minimale ma non noiosa e rispecchia esattamente la figura dell’attrice.
Non c’è che dire, il voto è alto anche quando si cimenta come designer.
E poi, davanti a quello sguardo accattivante è difficile non pensare a quanto ci starebbero bene un paio di scarpe così, vero?
Beh, forse non assomiglieremo a lei, ma avremo la coscienza pulita come raramente ci capita nella vita, solo non è detto che tutti i portafogli possano arrivarci così semplicemente.

www.tecasan.com

LET THE SHOES SHINE IN

SPRING COURT

COLLEZIONE 2008

Nel 1936 Georges Grimmeisen inventò un paio di scarpe da tennis eccezionali e che rivoluzionarono per sempre il mondo del tennis: le Spring Court.

Nel 1936 Georges Grimmeisen inventò un paio di scarpe da tennis eccezionali e che rivoluzionarono per sempre il mondo del tennis: le Spring Court.
In pochissimo tempo divennero strumenti fondamentali per gli sportivi e finalmente abbandonarono le espadrilles. Tecnologicamente erano il massimo, ma anche la linea era una notevole rottura con il passato. Da quel giorno in poi l’ascesa fu semplice, tra la gente comune e tra i vip e le star: John Lennon ne indossò un paio il giorno del suo matrimonio, e se fate bene attenzione ne indossava un paio anche sulla copertina di Abbey Rodad.
Poi qualche anno di silenzio ma come tutte le cose che sono icone, non sono dimenticate e il tempo non le cancella. Così avvenne il rilancio e recentemente si sono viste ai piedi di Jude Law e Liam Gallagher, ma anche al femminile con la regina delle top Kate Moss.
La linea è semplice, i materiali anche, forse è proprio per questo che sono entrate nel cuore di tutti, e la nuova collezione per la primavera estate 2008 riporta il sorriso dopo un lungo inverno. Cotone, gomma e suola rigorosamente piatta, low cut, mid cut e glove sono i tre modelli, ma la cosa strana è che le famose “original white shoes” non sono più solo bianche ma sono di tutti i colori, e che colori! Le bianche rimangono in collezione, naturalmente, e rimangono comunque la punta di diamante, perché il primo amore non si scorda mai, anche fosse solo per una questione di scaramanzia!

www.springcourt.com

SPRING COURT

BODYGUARD 3

RON ARAD

Fresca fresca dal suo debutto pubblico, ecco che da Design Miami 2007 arriva Bodyguard 3: l’ultima bambina nata dall’estro del designer israeliano Ron Arad.

Fresca fresca dal suo debutto pubblico, ecco che da Design Miami 2007 arriva Bodyguard 3: l’ultima bambina nata dall’estro del designer israeliano Ron Arad.
Sinuosa, sensuale, accattivante, con una sola linea, senza capo né coda, che la disegna tutta, la nuova seduta scintilla sotto i riflettori internazionali, pronta, come una sirena, ad ammaliarci tutti con il suo linguaggio misterioso. Difficile da definire, perché si situa in quella terra di nessuno in cui i confini tra una sedia e una poltrona si sfumano per diventare un oggetto ambiguo, capace di entrare nei desiderata di tanti.
Scranno o trono o, abbandonando la formalità e le presenze pubbliche, porta verso terre oniriche e lontane. Fredda come l’alluminio anodizzato che la crea, ma calda come la linea curva che la disegna, sicuramente entrerà, come è spesso successo con gli oggetti pensati e creati da Arad, nella storia delle forme, se quelle di design o quelle dell’arte ancora dobbiamo scoprirlo.

www.ronarad.com

BODYGUARD 3

GLASS REFLECTIONS, WHITE TENSION

LEONARDO GLASS CUBE

È un oggetto, più che un’architettura, è “pezzo” da guardare e attorno al quale girare, perché prima di entrarci dentro bisogna osservarlo attentamente da fuori, senza tralasciare nulla.

È il Leonardo Glass Cube, il nuovo padiglione espositivo multifunzionale che lo studio tedesco 3deluxe transdisciplinary design ha realizzato per la ditta tedesca “Leonardo”.
È un progetto che spazia dall’architettura al design, dalla grafica al paesaggio, perché è la bianca e perfetta sintesi di tutte queste discipline.
È un oggetto che combina la realtà con forme e spazi quasi onirici, che pur essendo estremamente concreto e presente, ha quel non so che di virtuale. Ma è molto terrestre, anche se è il tipo di oggetto che ci aspettiamo di trovare in una qualche vaga peregrinazione in Second Life.
Gli spazi interni scorrono fluidi creando continue connessioni con quelli esterni, così da creare un percorso che stimoli in continuazione la percezione dell’osservatore.
Pur essendo una forma ben definita e delineata, il prospetto, squadrato ma attorno al quale si avvinghiano braccia di polpo curve, muta in continuazione, a seconda del punto di vista. E i bianchi elementi biomorfi, quasi scultorei, stimolano l’immaginazione e la voglia di toccare e girare e osservare e scoprire.

www.3deluxe.de

GLASS REFLECTIONS, WHITE TENSION

ALTRI FIORI E ALTRE DOMANDE

PALAZZO LITTA, MILANO 30 GENNAIO - 16 MARZO 2008

Titolo insolito per la prima retrospettiva italiana di Peter Fischli e David Weiss, prodotta dalla Fondazione Trussardi con la Tate Modern di Londra e la Kunsthaus di Zurigo.

Peter Fischli e David Weiss sono svizzeri, ma la loro fama ha da tempo varcato le Alpi e non solo. Vincitori di un Leone d’Oro alla Biennale di Venezia, sono sempre più apostrofati come innovatori indiscussi dell’arte di oggi, e pare proprio a pieno titolo. All’anagrafe non sono più dei ragazzini, lavorano insieme dal 1979, ma si sa, per l’arte il tempo viaggia ad altre velocità, e il loro universo creativo lo conferma.
Le loro opere sono attraversate talvolta da un’energia giocosa quanto assurda, o da ossessioni maniacali, intuizioni e guizzi improvvisi spesso sospesi tra realtà e miraggio. Ingenuità infantile e pura razionalità, leggerezza e tragedia, kitsch e sublime convivono nei loro lavori fino a sgretolare ogni certezza, catapultando la vita nell’universo del dubbio, sempre in bilico tra stupore e meraviglia. Il luogo della la loro nuova mostra, una “fusion” tra vecchio e nuovo, una sorta di retrospettiva – introspettiva, è Palazzo Litta a Milano. Una cornice barocca, e forse non poteva che essere così, per continuare a stupire, per sfumare ancora una volta il confine tra passato e presente, tra il normale e lo straordinario. Oltre quaranta video, sculture, fotografie rigorosamente istallate in site – specific. Di certo da non perdere...

www.fondazionenicolatrussardi.com

ALTRI FIORI E ALTRE DOMANDE

DRAGDESIGN STUDIO

SHEER

Spesso il design è meramente una questione di estetica, ma a volte abbraccia tecnologie evolutive, e quando raggiunge l’obiettivo è perché racchiude ricerca estetica, funzionalità e tecnologia, e diventa quasi un oggetto artistico.

Questo è l’obiettivo raggiunto con Sheer, la cucina proposta da Dragdesign Studio, una squadra di designer italiani che ha fatto della ricerca il cuore fondamentale del proprio lavoro.
Probabilmente, la prima volta che la vedrete vi sembrerà semplicemente bella, o semplicemente originale, o semplicemente diversa, ma Sheer non è solo questo: è un condensato di modernità e tecnologia, perfettamente funzionale, estremamente innovativa e bella. Anzi, non solo bella: bellissima. E’ “l’oggetto animato e funzionante” più perfetto che ci sia in commercio, e che potrebbe trovare un suo posto ovunque: in una casa bellissima o in un normale appartamento, trasformato in gioiello da questa regale presenza.
I materiali usati sono i migliori in commercio (fibra di carbonio, Pietraluce® e acciaio inox), gli spazi sono ultra compatti, ma c’è tutto quel che è necessario, se non di più. Il design non è solo accattivante, ma anche seducente. E’ liscia e morbida, ma anche liscia e netta, e le linee che ne disegnano i profili, pur essendo “strane” e “mai viste”, non stufano e non annoiano, anzi, ogni volta ammaliano le retine, e tutte le volte è come se fosse la prima volta.

www.sheer.it

DRAGDESIGN STUDIO

ENERGI TO GO

LESS IS MORE

Tutte le volte che parto dimentico il caricatore per il cellulare, oppure me lo porto ma regolarmente lo lascio nella camera di albergo che mi ha ospitato.

Tutte le volte che parto dimentico il caricatore per il cellulare, oppure me lo porto ma regolarmente lo lascio nella camera di albergo che mi ha ospitato.
Ecco: nella mia vita ho comprato così tanti caricatori che non riesco più a tenere il conto!
Ma per fortuna qualcuno con la mente modellata apposta per risolvere i problemi altrui c'è sempre (anche perché i problemi sono sempre così tanti che basta semplicemente sceglierne uno a caso), soprattutto quelli che riguardano i cellulari.
Si chiama “Energi to go” ed è il nuovo mini tascabile prodotto di Energizer. È molto semplice, e come tutte le cose semplici, arrivano proprio dove nessuno era arrivato: è una pila, naturalmente, che ricarica il nostro telefono senza bisogno di prese, di cavi lunghissimi che arrivano alle prese, di adattatori per prese che non sono come le nostre...
Insomma, tanto tempo fa un saggio diceva “Less is more”, e non c'è mai stato nulla di più vero!

www.energizer.com

ENERGI TO GO

MITZI PEDERSON

HAMMER MUSEUM AT UCLA, LOS ANGELES, 29/02 - 25/05

È nata in Florida, ma vive a San Francisco. Ha solo trentun anni, e le si spalancano già le porte di uno dei maggiori musei della California: l’Hammer UCLA.

I suoi miti sono i post-minimalisti degli ultimi anni ’60, come Eva Hesse e Richard Tuttle. I suoi materiali sfiorano l’essenziale, ma anche con poco riesce a fare meraviglie. Sottili fogli di compensato, carta velina, cellophane, colori appena sussurrati, equilibri precari, fruscii, e tenui riflessi: questa la sintesi del suo linguaggio… Ma la sua scultura va ben oltre l’assemblage dei suoi “everyday materials”, ci mette un attimo a far passare i confini del reale, dell’immediato. Proietta al di là della fragilità dei suoi lavori, lungo i riflessi della carta e della plastica, che si fondono con la luce, e le linee del legno curvato talvolta fino all’inverosimile. La semplicità dei suoi lavori corre volutamente verso la pura inconsistenza, ma ci mette poi davvero un attimo a farsi nient’altro che poesia. Le sue opere nascono con lei, direttamente nel luogo scelto per crearle. Niente progetti, niente schizzi, solo guizzi di creatività, che si accordano con il “mood” della stanza, e con due altre componenti essenziali ed irrinunciabili: l’atmosfera e la luce. I due stessi “additional medium” di due post-inimalisti doc: Irwin e Turrell. Questa è Mitzi, e la sua arte incanta…

www.hammer.ucla.edu

MITZI PEDERSON

GETTA IL CUCCHIAIO DAL TRENO

"CERAMIC FOR MIX": E' IL TE' CHE SI PREPARA DA SOLO!

In genere non è il cucchiaino il maggiore dei nostri problemi, soprattutto se non siamo più studenti che condividono l’appartamento con altri quattro o cinque (e qualche gatto), ma siamo adulti cresciuti, maturi ed abbiamo il nostro spazio, da noi gestito e con le nostre regole, e dunque trovare un cucchiaino pulito con cui girarsi il tè la mattina a colazione non è un grosso ostacolo.

In genere non è il cucchiaino il maggiore dei nostri problemi, soprattutto se non siamo più studenti che condividono l’appartamento con altri quattro o cinque (e qualche gatto), ma siamo adulti cresciuti, maturi ed abbiamo il nostro spazio, da noi gestito e con le nostre regole, e dunque trovare un cucchiaino pulito con cui girarsi il tè la mattina a colazione non è un grosso ostacolo.
Ma lo è stato. Una volta, nella nostra vita adolescenziale regnava l’anarchia, e chi riusciva ad accaparrarsi il cucchiaino pulito era il vero vincitore su tutti.
Così lo studi francese Anna’ Gram, di Florian Dussopt, Julie Girard e Jeremie Reneau, ha inventato e creato Ceramic for mix, che oltre ad essere una tazza autosufficente, mostra un nuovo ed interessante uso della ceramica, senza considerare che questa nuova forma, per una nuova funzione, crea tutta una serie di nuove gestualità nella preparazione del te, conferendogli un nuovo appeal estetico. Il concetto è molto semplice: una pallina (sufficientemente grande da non poter essere ingerita) in una tazza, che con un semplice movimento gira e mischia, e gira e mischia, e gira e mischia… ed ecco l’infuso perfetto!

www.annagram.fr

GETTA IL CUCCHIAIO DAL TRENO

THE GREATEST HITS OF SNOW

LA COLLEZIONE DI SCI DI SPOILT

A questo punto dell’anno si è soliti chiedere a noi stessi “ma quando finirà questo lunghissimo inverno?”, e solitamente incrociamo le dita dietro la schiena sperando che dal cielo qualcuno ci dica “manca pochissimo”.

A questo punto dell’anno si è soliti chiedere a noi stessi “ma quando finirà questo lunghissimo inverno?”, e solitamente incrociamo le dita dietro la schiena sperando che dal cielo qualcuno ci dica “manca pochissimo”.
Quest’anno, però, c’è un ristretto gruppo di persone che spera che l’inverno non finisca mai e, soprattutto, che la neve rimanga fino a ferragosto!
Perché? E chi sono costoro?
Bene, costoro sono i clienti affezionati di Spoilt e perché… adesso ve lo spiego.
Spoilt, nata nel 2004 dalla fervida operosità di Sandro e Claudio Mazzoni, è una ditta produttrice di sci. Ma non sono sci normali, anzi, tutt’altro!
Innanzitutto sono sci fatti a mano, ma tutti a mano, non c’è un solo step della produzione che non lo sia, dalla preparazione dei materiali fino ai minimi dettagli.
E, in secondo luogo, pechè non ce n’è uno uguale all’altro! Sono tutti personalizzati e personalizzabili, con disegni, scritte, fino alla collezione artistica nata dalla collaborazione con Francesco Granducato.
Ora che li avete visti, fino a quando vorreste avere la neve? Il 15 agosto è forse troppo vicino?

www.spoiltski.com

THE GREATEST HITS OF SNOW

PIRATI IN PASSERELLA

JEAN PAUL GAULTIER E LE SUE STRAVAGANTI TESTE

Diciamoci la verità: Johnny Deep nel ruolo di Jack Sparrow è… , e la bellissima Kiera Knightly lo è ancora di più, e non a tutti è dato di essere così … vestiti da pirati.

Diciamoci la verità: Johnny Deep nel ruolo di Jack Sparrow è… , e la bellissima Kiera Knightly lo è ancora di più, e non a tutti è dato di essere così … vestiti da pirati.
È da quando imperversa ovunque la tempesta dei carabi che ogni tanto ci è venuta la voglia di provare un look diverso, a metà tra l’aggressivo e l’incredibilmente seducente. È da un po’ che meditiamo sul cappello, o sul turbante, o su qualcosa di simile, che neanche noi sappiamo ben definire.
Beh, questa primavera Jean Paul Gaultier ha mostrato i nostri più nascosti desideri, gli ha dato forma, colore e materia.
Questa primavera saremo donne corsaro, perché quello che Gaultier ha proposto per le nostre testoline diventerà un must irrinunciabile. Che la nostra indole sia sahariana o romantica o nelle nostre vene scorra il sangue erede del corsaro nero, avvolgersi i capelli in copricapo stravaganti ci farà sentire star.
Insomma, Gaultier ci regala emozioni meravigliose e non temete: tutto è concesso!

PIRATI IN PASSERELLA

NATURA PURA

FOGLIE E LUCE PER PROTHESES, LA NUOVA LAMPADA DI TOMER SAPIR

Per anni l’industrial design è stata la corrente che ha nobilitato il design, che lo ha reso accessibile e fruibile dalla massa, e per anni l’industrial design è stato visto come la componente politically correct di un design troppo spesso fatto di lusso e fatto per pochi.

Per anni l’industrial design è stata la corrente che ha nobilitato il design, che lo ha reso accessibile e fruibile dalla massa, e per anni l’industrial design è stato visto come la componente politically correct di un design troppo spesso fatto di lusso e fatto per pochi.
Ma il troppo stroppia, si dice giustamente. Ed è così che l’industrial design spesso è diventato sinonimo di iper consumo e di iper produzione, in un mercato che forse di design ne ha abbastanza.
In questo panorama, si sta facendo strada una corrente di nicchia, dove l’estetica della macchina, della riproduzione infinita del prototipo e dell’industria hanno finalmente lasciato spazio al diverso, all’incompleto, all’artigianale, all’imperfetto, al sempre diverso.
In questo ambito si muove Tomer Sapir, designer di Tel Aviv, nato nel 1977, giovane, carino, attento a ciò che lo circonda e sicuramente non disoccupato… troppo bravo per esserlo!
Si è insinuato con delicatezza in una corrente di pensiero che ci vuole riportare ad oggetti che hanno a che fare con noi, con i nostri sogni e le nostre paure, con la natura, le foglie e l’acqua che troviamo fuori dalle città.
Sono oggetti che parlano da soli, come la “lampada” Protheses, che ci illumina d’immenso e di intimità, fatta di poco, di foglie raccolte in autunno e di una leggerissima struttura che le sostiene, a cui vogliamo subito bene, e che ci sta a guardare sospesa nella notte in cui ci accompagnerà.

www.tomersapir.com

NATURA PURA

STAR OF THE SHOCK

LA NUOVA DIGITALE DI OLYMPUS

Per un momento mi sono venuti i brividi, giuro.
Ho visto il video promozionale della nuova digitale Olympus µ 1030SW e i primi secondi mi hanno fatto gelare il sangue nelle vene

Per un momento mi sono venuti i brividi, giuro.
Ho visto il video promozionale della nuova digitale Olympus µ 1030SW e i primi secondi mi hanno fatto gelare il sangue nelle vene: io sono una di quelle persone che tiene ai propri oggetti, li cura come dei bambini, li pulisce e li accudisce con religione. Non vi dico poi con i miei gadget tecnologici, prima tra tutti la mia amatissima digitale: la spolvero, faccio in modo che non prenda botte, non la tengo vicino a fonti di calore. Insomma, seguo le istruzioni alla lettera perché possa godere sempre di ottima salute. Ma a volte, si sa, non si riesce ad evitare l’inevitabile... e addio macchina digitale.
Ma tra poco la mia vita cambierà, perché è certo che il prossimo acquisto sarà la nuova µ 1030SW.
Praticamente è la macchina del futuro.
Praticamente è la macchina dei super eroi e potrebbe stare in tasca a Bud Spencer proprio durante una delle sue celeberrime scazzottate.
Si, ve lo giuro, è proprio così: resiste all’acqua (e non sotto il rubinetto, ma a 10 m di profondità), resiste alle cadute (e non quando ti inciampi e scivoli dal marciapiede, ma è in grado di spiccare un volo di due metri e uscirne intonsa e sopporta un peso di 100 Kg!), fotografa con basse emissioni luminose, ha una risoluzione di 10 Megapixel, ha il grandangolo integrato, resiste al freddo freddo così come al caldo caldo.
Insomma, la vostra vita è così movimentata, rischiosa? Siete esploratori nordici? Vi piacerebbe scattare il primo piano di uno squalo?
Siete dei paracadutisti? No problem… Tutto quello che cercate è in questo leggerissimo cubetto. Il problema è che viene quasi voglia di trattarla male!

www.olympus.it

STAR OF THE SHOCK

SINGING IN THE RAIN

IN PASSERELLA IL NUOVO SUPER WELLINGTON DI BURBERRY

Una rondine non fa primavera, certo, piuttosto la stagione delle piogge la annuncia quasi sempre. Ma quest’anno la pioggia non ci toglierà il sorriso e, grazie alla nuova collezione di Burberry, non vedremo l’ora di cantare… sotto la pioggia, ovviamente!

Una rondine non fa primavera, certo, piuttosto la stagione delle piogge la annuncia quasi sempre. Ma quest’anno la pioggia non ci toglierà il sorriso e, grazie alla nuova collezione di Burberry, non vedremo l’ora di cantare… sotto la pioggia, ovviamente!
Si perché la famosa maison inglese ha lanciato un nuovo pezzo cult, o meglio, ha rilanciato il suo pezzo cult: i nuovi super Wellington. Ve li ricordate?
Ma questa volta saremo i primi a volerli nel nostro guardaroba, perché sono bellissimi, oltre che funzionali e comodi. E la linea non è la solita sgraziata degli stivali di plastica da giardinaggio, d’altronde si prala di Burberry, marchio cult per l’eleganza e lo stile tutto britannico.
Più affusolati e ingentiliti da una piccola cinghia decorata con una fibbia a forma di D. Insomma, belli, lisci e slanciati. Cosa chiedere di più? L’ombrello, forse… (e c’è anche quello! In coordinato con i Wellington, meglio del genio della lampada!).

www.burberry.com

SINGING IN THE RAIN

NON DI SOLO DATI…

LA CHIAVETTA USB PHILIPS E SWAROSKI CHE FA PERDERE LA TESTA

Si chiama Heart Beat la nuova USB di lusso che ogni donna vorrà possedere. Perché?
Perché è nata dalla costosa collaborazione tra Philips e Swaroski, è non è solo un raccoglitore di dati…

È un cuore, prima di tutto da indossare, tempestato di cristalli, nel miglior stile Swaroski, e da mostrare alle amiche quale pegno di un amore immenso e che val bene 1 GB!
È un cuore che riflette la luce a distanza, è semplice e pieno di stile e naturalmente è un mini concentrato di tecnologia. Ha tutto quel che hanno le banali chiavette plastiche e, quindi si usa come tutte le altre: contiene, scarica, carica, è rapida e veloce.
A differenza delle altre, però, vanta un design prezioso e sofisticato, perché è nata con l’idea di essere anche un gioiello.
Il futuro è proprio qui: quando ci viene offerto qualcosa che va un po’ oltre la propria funzione, quindi oltre l’utilità c’è anche la futilità. Serve? Si, naturalmente… perché non di solo pane vive l’uomo!

www.philips.it

NON DI SOLO DATI…

JUAN MUÑOZ

TATE MODERN, LONDRA, 24 GENNAIO - 27 APRILE 2008

Era un artista spagnolo (1953 – 2001), ma negli anni Ottanta la sua fama è diventata mondiale. Lo si ricorda oggi a Londra, alla Tate, con una mostra–evento.

Durante la sua vita non gli sono certo mancate le collaborazioni con scrittori, registi, compositori, tanto che oggi ogni mostra a lui dedicata diventa subito un evento, con performance, rassegne e interessanti intersezioni tra arti figurative, letteratura, e musica. Ed artista, lui, lo era davvero. Aveva il potere di dar vita a quell’intrigante tensione tra l’illusorio e il reale, di cogliere l’attimo, di sfiorare il sogno, ma di non perdere di vista la realtà, di far restare in bilico, stregati, immobili, come sospesi tra due universi paralleli. Riusciva a fermare l’immagine, a far in modo che l’attimo si fondesse con la materia, e a trasmettere al mondo la stessa espressione trasognante dei suoi personaggi. Sono davvero tante le opere di Muñoz fissatesi nella memoria del grande pubblico dell’arte, e la mostra alla Tate le ripropone quasi tutte. Non mancano certo Many Times, The Prompter, né poi tanto meno Conversation Piece. Si tratta infatti della più grande retrospettiva di Munoz allestita a Londra, dopo la memorabile istallazione nella Turbine Hall nel 2001.
La mostra è realizzata con il sostegno di due partner di tutto rispetto, il Centro di Promozione della Cultura Spagnola nel Mondo, e un media partner per eccellenza: The Times.

www.tate.org.uk

JUAN MUÑOZ

THE SONG REMAINS THE SAME… NOT THE ZEPPELIN

ZEPPELIN DI B&W, ULTRA FRONTIERE PER IL NUOVO DIFFUSORE PER IPOD

Bowers & Wilkins è un nome che non ha tanto bisogno di essere presentato, in quanto per decenni è stato all’avanguardia nella tecnologia della diffusione sonora, e di tutto ciò che ne consegue in ambito di prodotti.

Bowers & Wilkins è un nome che non ha tanto bisogno di essere presentato, in quanto per decenni è stato all’avanguardia nella tecnologia della diffusione sonora, e di tutto ciò che ne consegue in ambito di prodotti. Infatti per circa 40 anni siamo stati abituati ad avere il meglio: acustica senza pari e perenne ricerca della tecnologia perfetta.
Ma oggi si presenta sul mercato con un prodotto che si potrebbe definire un piccolo miracolo tecnico e stilistico: Zeppelin.
Zeppelin è il miglior concetrato di forma, suono, tecnologia e design nella sua categoria.
È la cosa stupenda questo ultra oggetto dall’ultra suono, è che è semplice da usare!
Perché, come disse Einstein, “il nostro compito è di rendere le cose il più semplici possibili, ma non di semplificarle”, se poi si riesce a compattare l’ultimo raggiungimento della tecnologia audio in un oggetto che non ha rivali, il gioco è fatto!
Ed è sicuro che la musica rimane la stessa, ma con Zeppelin saremo così avanti che “in the same old song” metteremo a fuoco dettagli mai ascoltati prima.

www.bowers-wilkins.com

THE SONG REMAINS THE SAME… NOT THE ZEPPELIN

OLAFUR ELIASSON - TAKE YOUR TIME

MoMA SF 08/09/2007 - 24/02/2008

"Osserva te stesso mentre guardi all’arte come ad un esperimento, la tua esperienza è unica. Prenditi tutto il tuo tempo. Esci dai soliti schemi. Vivi l’arte."

È questa l’essenza della ricerca artistica di Olafur Eliasson, site-specific artist, quarantenne, danese, ma soprattutto uno degli artisti più interessanti della sua generazione. Le sue istallazioni mirano ormai da anni a stravolgere gli schemi dell’arte, così come tradizionalmente intesa, e a riconsiderare il ruolo dello spettatore, vero protagonista di ogni suo intervento.
L’arte deve e può generare sensazioni, stimolando il corpo per penetrare nell’anima. Ed ecco perché ogni suo nuovo lavoro si completa nell’atmosfera creata dalle esperienze sensoriali, tattili, visive delle sue “rooms”. Luci, effetti cromatici, profumi ed essenze diffusi nell’aria, e perfino sbalzi di temperatura. Tutto per superare la barriera del corpo, stimolarlo fino a provocarlo e arrivare allo spirito. Svelando così il nucleo di ogni sua opera, portando lo spettatore al di qua della “cornice”, rendendolo unico protagonista attivo.
Ed è proprio su Olafur Eliasson che ha puntato il MOMA di San Francisco, per andare verso il nuovo anno con una consapevolezza in più, quella forse della caleidoscopica semplicità di una serie di istallazioni che ricordano che a volte basta solo cambiare la prospettiva...

http://www.sfmoma.org

OLAFUR ELIASSON - TAKE YOUR TIME

BOOK BAGS

REBOUND DESIGN

Più di una volta ci capita di dover fare un regalo ma senza sapere da che parte iniziare. Allora ci diciamo “un libro! Fa sempre piacere e un libro non si nega a nessuno”.

Più di una volta ci capita di dover fare un regalo ma senza sapere da che parte iniziare. Allora ci diciamo “un libro! Fa sempre piacere e un libro non si nega a nessuno”.
Certo, che idea!
Ma c'è qualcuno che non si è accontentato, ed è andato oltre: Caitlin di Rebound Design. Impossibile capire chi è precisamente, che faccia abbia e quale sia il suo vero nome, sicuramente è un genio. Perché?
Perché ha creato qualcosa che lascerà di stucco, ve lo assicuro: provate a mettere sotto l'albero di Natale una delle sue Book Bags e ve ne convincerete anche voi.
Come avrete capito sono delle borse, ma sono fatte da veri e propri libri: si, si, libri in carne ed ossa!
Sono vecchi libri dalla copertina rigida a cui sono state rimosse le pagine lasciando la copertina intatta. Il dorso diventa, così, il fondo della borsa: più lungo era il libro, più spaziosa la borsa.
Scegliete a seconda delle vostre affinità elettive, oppure il libro che non avete tollerato e non siete riusciti a concludere, la scelta è infinita: Jane Eyre, Science Supplement 1973, Fairy Tales, La lettera Scarlatta, Piccole Donne, Sogno di una notte di mezza estate...
Io sceglierei Pride and Prejudice perchè... beh si è stato un bel libro, ma la borsa è veramente elegante!

www.rebound-designs.com

BOOK BAGS

ILLUMINATIONS

TATE MODERN, LONDRA 14 DICEMBRE 2007 - 24 FEBBRAIO 2008

Cinque video per cinque giovani promesse dell’arte contemporanea. Un viaggio intenso a diverse latitudini tra i luoghi, gli oggetti, i gesti della fede.

La Level 2 Gallery è lo spazio della Tate London dedicato agli artisti più giovani, agli emergenti. Uno spazio in cui si pensa di trovare le tinte più decise, i linguaggi più irriverenti, i colori più insoliti, le forme più strane.
Parlare di spiritualità, di ricerca, del senso da dare alla vita non è forse oggi una delle provocazioni più forti? Con i video di Linda Abdul, Dan Acostioaei, Sanford Biggers, Caraballo Farman, Valérie Mréjen ci si ferma a pensare.
Le immagini scorrono illuminando il fondo di una galleria buia. La luce dopo il tunnel? Forse... Volti, gesti, luoghi che ci appartengono o che sentiamo lontani, che sono stati nostri ed ora ci sfuggono, che rinneghiamo o che vorremmo ritrovare...
Culture, lingue, suoni, costumi che ci spingono a prendere coscienza di un mondo che cambia. Di un “melting pot” sempre più nostro, e con alla base un’unica essenza, un unico senso da dare alla vita. I due curatori, Lucy Askew e Ben Borthwick, non hanno dubbi: la Fede, sia essa spirituale, filosofica, culturale, scientifica è lo strumento con cui diamo un senso al mondo. È illuminazione.
La mostra è la seconda di una serie dedicata a tematiche sociali. E la video art si rivela in tutta la sua forza.

www.tate.org.uk

ILLUMINATIONS

COLOURFUL SOFT CASE

PIJAMA

Da quando sono nati i laptop, la micro tecnologia ed il micro design hanno fatto passi avanti velocissimi, anzi: enormi passi in avanti alla velocità della luce.

Da quando sono nati i laptop, la micro tecnologia ed il micro design hanno fatto passi avanti velocissimi, anzi: enormi passi in avanti alla velocità della luce.
Quelle che sono rimaste indietro, almeno fino a qualche anno fa, sono sicuramente le borse per i laptop; avete presente quello di cui parlo, vero?
Brutte, tristi, scure, in linea solo con personaggi con camiciotti beige e pedalini bianchi, vero?
Ma ultimamente le cose sono leggermente cambiate: alcuni hanno osato con colori un po’ più vivi (rosso, arancione... wow!) ed altri hanno azzardato forme un po’ meno deprimenti; ma ancora non eravamo soddisfatti.
Fino a quando non è arrivato… Pijama! Già il nome è stimolante, ma non è solo una questione di nome, è che sono borse così belle che ve ne innamorerete, e non ve ne basterà una.
Ci sono in tweed, pied poule, motivi floreali, anni ’70 e ’60. Poi sono sicure, comode e morbide, irresistibili e stilose. E, naturalmente, made in Italy.

www.pijama.it

COLOURFUL SOFT CASE

SITSCAPE

SEATING ZONE

Non è nato ieri ciò che sto per presentarvi, è nato l'altro ieri, ma se ne parla poco, ed è veramente un peccato, perché quest'ultima creazione di hackenbroich architekten è fatta apposta per farci stare meglio.

Non è nato ieri ciò che sto per presentarvi, è nato l'altro ieri, ma se ne parla poco, ed è veramente un peccato, perché quest'ultima creazione di hackenbroich architekten è fatta apposta per farci stare meglio, in qualsiasi posizione ci piaccia stare!
Sitscape non è un semplice divano, ma è una “seating zone” di circa 6 metri di lunghezza che mette profondamenti in discussione il concetto di divano e le infinite forme con cui generalmente si presenta.
La forma complessiva nasce dall'analisi delle posizioni preferite in cui ci si rilassa, queste forme vengono accostate una all'altra in modo fluido e consequenziale, dando vita alla forma morbida di Sitscape. Lo spazio di collegamento tra una “posizione” e l'altra sono spazi indeterminati, cioè possono essere utilizzati in qualsiasi modo, dando vita ad altre infinite possibilità ancora tutte da scoprire.
La forma è realizzata in sezioni variabili in legno e poi rivestita in pella.
Ecco la perfetta “seating zone” per ogni ambiente, per stare seduti o semi sdraiati, morbidi o rilassati: dalla Germania con amore!

SITSCAPE

USB FLASH DRIVE WRIST BAND

BRANDO

Più gli oggetti sono piccoli più, generalmente, li amiamo, soprattutto se hanno a che fare con la tecnologia.

Più gli oggetti sono piccoli più, generalmente, li amiamo, soprattutto se hanno a che fare con la tecnologia: siamo sempre in movimento e non possiamo certo portarci dietro una memory stick grossa come un panetto di burro. Ma tutti questi oggetti piccoli tendenzialmente si perdono, e quando si perdono non si ritrovano più, e con loro abbiamo perso milioni e milioni di dati fondamentali: parlo per esperienza personale… Quante chiavette ho perso! E quante ne ho ricomprate!
Ma i problem solver che popolano gli uffici e gli studi creativi di tutto il mondo sono li proprio per risolvere questi nostri piccoli problemi, e da qualche tempo le chiavette usb hanno trovato la loro vera collocazione (perché il problema era proprio quello: qual è il posto della chiavetta? Sparsa nella borsa? Nella tasca della giacca? A volte al collo, ma non ci piaceva tanto), quale? Al polso: ed ecco che le chiavette si trasformano in colorati braccialetti, in tutto identici a quelli che affastellano i nostri polsi in milioni di occasioni!
Sono pratici, colorati, praticamente indistruttibili e molto utili. Hanno già spopolato in Giappone, perché loro sono un popolo iper accessoriato, stanno per esplodere anche qui. L’uomo in nero che arriverà in ufficio con il bracciale colorato non sarà reduce da una festa dance, semplicemente non si è dimenticato la sua memoria!

www.brando.com.hk

USB FLASH DRIVE WRIST BAND

SPLINTER

MATTHEW KROKER

A prima vista è una semplice panca in teak, ma la sua novità è che si può spezzare! A misura di chi pensa che l’amore non duri in eterno.

Si sa, l’amore a volte dura per sempre, a volte no. Se dura non ci sono problemi ma se finisce, come si fa?
Chi tiene il cane? Chi tiene la assettiera comprata al mercatino francese? E il set di bicchieri comprati in Danimarca? Inizia così il lungo e penoso compito della spartizione.
Ma c’è un nuovo oggetto in giro per i mercati che potrebbe risolvere almeno un problema, senza dover ricorre alla sega elettrica per dividere i nostri complementi d’arredo.
Si chiama Splinter ed è una produzione della casa americana Jane Hamley Wells (Live Well ™, tanto per intenderci), progettata dal giovanissimo designer canadese Matthew Kroeker. A prima vista Splinter è una semplicissima panca in Teak, ma guardandola bene scoprirete che la novità è che se le cose non vanno proprio come speravamo, e non abbiamo più intenzione di condividerla con qualcuno al prossimo tramonto, la panca si “spezza” e ognuno si prende la sua porzione. Il concetto è elementare: le doghe in legno sono incastrate tra di loro quasi come un puzzle, così la possiamo dividere, anzi la possiamo spezzare come una stecca di Kit Kat. Il disegno è minimale, così che non appaiano altri elementi che possano distrarre dal concept originario e, soprattutto, vengono esaltate le proporzioni perfette ricercate sia per la coppia che per il single. Per ora in commercio solo nel mercato statunitense speriamo che la Jane Hamley Wells faccia veloce e si spinga verso i nostri lidi, perché sarà anche vero che le liti nel Bronx possono concludersi molto male, ma le rotture napoletane generalmente rimbombano su Alpi e Appennini!

www.janehamleywells.com
www.matthewkroeker.com

SPLINTER

GREENSPOT

ANKE BERNOTAT, SEBASTIAN KRAUS & SANDRA TURINA

Dedicato a chi sogna una sensazione tipo “a piedi nudi nel parco”, divertenti piastrelle in cui cresce erba verde, da inserire in qualsiasi pavimento.

Quanti si alzano la mattina un po’ stufi del solito grigiore cittadino? Quanti si alzano la mattina sognando una sensazione del tipo “a piedi nudi nel parco” mentre sorseggiano il caffè? Dalla Germania un tocco di natura tra le mura domestiche.
Per tutti coloro che sognano erbetta invece di un freddo marciapiede in cemento forse una soluzione è arrivata, certo, non immaginatevi di trovarvi immediatamente in un campo da golf, ma rallegratevi perchè Anke Bernotat, Sebastian Kraus e Sandra Turina hanno una proposta che vi solleticherà le piante dei piedi: si chiama Greenspot e sono semplici piastrelle che possono essere combinate ed inserite tranquillamente in qualsiasi tipo di pavimento. Ma queste piastrelline hanno un buco, indefinito per quel che riguarda la forma e la posizione, da cui cresce dell’erbetta verde! L’idea è semplice eppure efficace ed è la perfetta combinazione tra naturale ed artificiale. Il fatto che la proporzione tra erba e piastrella sia sempre diversa crea sempre nuovi patterns alternando disegni più regolari ad alcuni più naturali. L’area “solida” inoltre permette all’acqua piovana di scorrere veloce verso l’area verde e nutre il terreno sottostante. Bello vero?
Non esitate allora, il vostro terrazzo cambierà umore, ordinate le vostre greenspot sul sito http://baest.net/uk/index.html!

GREENSPOT

BLUETOOTH™ MBW-150

SONY ERICSSON

Da Sony Ericsson un orologio da polso che sa fare praticamente tutto: è telefono, SMS, BluetoothTM e lettore mp3. Piccolo, leggero, e naturalmente bello.

In anticipo sui tempi moderni, o forse un po’ in ritardo rispetto alle previsioni del primo originale James Bond, Sony Ericsson lancia un nuovo prodotto, il più piccolo tra gli accessori presi fino ad oggi in considerazione: l’orologio Bluetooth™ MBW-150.
Questo orologio è in grado di fare praticamente tutto, tutto quello che la tecnologia oggi consente, tutto nello ristretto spazio dedicato al quadrante sul polso. Non è da poco soprattutto considerando la semplicità, l’eleganza e la discrezione del design. Proprio come davanti a James Bond nessuno si sarebbe mai accorto di quanto era celato in quel piccolo orologio da polso, così è per il nuovo MBW-150.
Innanzitutto è stato progettato per essere completamente compatibile con il Sony Ericsson Walkman™ Phone, di cui è anche un telecomando a distanza, in secondo luogo, diventa un display alternativo del telefono, grazie al doppio schermo, analogico e digitale. E poi? E poi ti avverte quando ricevi SMS, controlla, appunto, il tuo lettore MP3, è Bluetooth™, ha la super tecnologia Auto pairing™, è in versione Executive o Music. Quindi telefono, lettore mp3, piccolo e leggero, e naturalmente bello, ah! ed è anche orologio.
Cosa ancora non gli si può chiedere? Il caffè, credo...www.sonyericsson.com

BLUETOOTH™ MBW-150

TATE MODERNO: NUOVA "FRATTURA" DELL'ARTE

LONDON, TATE MODERN 9 OTT. 2007 - 06 APR. 2008

Di scena la monumentale opera in cemento dell’artista colombiana Doris Salcedo, che invade e pervade la struttura architettonica interna della Turbine Hall.

Per la prima volta in assoluto la Turbine Hall della Tate Modern di Londra si spacca in due. Potere dell’arte, e di una spettacolare istallazione in site - specific.
Si tratta di Shibboleth, l’intervento in cemento dell’artista colombiana Doris Salcedo, che invade e pervade interamente la struttura architettonica interna della Turbine Hall, per poi spaccarsi in due, aprendosi in una lunga e profonda crepa. L’impatto è ben oltre le spettative. La Land-Art entra nel tempio dell’arte inglese? Già, ed anche con successo! La reazione del pubblico è quella voluta e cercata dall’artista:senza parole. Sotto il cemento, e dentro la voragine Doris Salcedo dice di aver nascosto tutte le fratture dell’umanità rimaste in sospeso, ancora in attesa di una precisa e concreta risposta. I mille perché della società, fratture nella frattura, che riportano a galla i dubbi, i paradossi, le incertezze del mondo di oggi. La città del pop e del trendy stavolta si ferma a riflettere, e delega l’arte a lanciare la nuova sfida. Uno sguardo più profondo al mondo che cambia, insieme alla voglia di andare oltre, di confrontarsi, per superare ogni rottura ed nuova ogni barriera. L’ingresso della Tate Modern resterà in questa veste inusuale, fino ad aprile 2008: un’esperienza tutta da vedere e da vivere.
www.tate.org.uk

TATE MODERNO: NUOVA "FRATTURA" DELL'ARTE

RICHARD PRINCE: SPIRITUAL AMERICA

GUGGENHEIM NY, 28 SET. 2007 - 09 GEN. 2008

In esposizione la rassegna degli ultimi 30 anni dell’artista “ribelle” degli anni ’70 Richard Prince. Di scena l’ironia e la sottile provocazione della cultura pop USA.

Artista ribelle degli anni ’70, oggi battuto all’asta con cifre da capogiro.
Grazie alla rassegna sul suo lavoro degli ultimi 3 decenni, voluta dal Guggenheim Museum di New York, Richard Prince (Panama Canal Zone, 1949) è di nuovo sulla scena con l’ironia e la sottile provocazione di sempre. Fu lui nel 1977, rifotografando e rielaborando i più noti manifesti pubblicitari, a mandare in tilt il sistema copyright, a lanciare nuove valenze estetiche, e a scardinare le certezze della classe media americana. Negli anni, è poi rimasto fedele alla sua banca immagini preferita: la cultura pop USA, colpita nella quintessenza della sua stessa sensibilità nazional popolare con the Malboro Man, muscle cars, biker chicks, off-color jokes, gag cartoons, e pulp fiction. La mostra al Guggenheim, curata da Nancy Spector, ha tutta l’aria di un viaggio a tappe, che ripercorre 30 anni di vita americana. Dopo Cowboys, Girlfriends, Upstates, ecco poi: Jokes, Check Paintings, White Paintings, Nurses, e the Hood sculptures. Le opere selezionate invadono l’intera spirale di Wrigth fino alle gallerie attigue. Una continuità ininterrotta di eroi pop, volti comuni, parole e colori immortalati lungo le strade d’America. Un omaggio alla personalità ed all’opera di Prince, per il suo contributo all’arte contemporanea internazionale, declinando la sua sensibilità artistica tra pittura, scultura, fotografia e istallazioni. Per tutti gli “art addicted”, Natale a New York offre un’opportunità da non perdere, per gustare fino in fondo quel particolare Spiritual mood tutto “made in America”.
www.guggenheim.org
www.gladstonegallery.com

RICHARD PRINCE: SPIRITUAL AMERICA

DAVID LACHAPELLE

MILANO, PALAZZO REALE 25 SET. 2007 - 06 GEN. 2008

Da Andy Warhol a Michelangelo, da Interview alla Cappella Sistina per LaChapelle il passo è breve. Lo confermano le sue 350 opere in mostra a Milano.

Il concerto degli Psychedelic Furs al Ritz di New York, a metà anni Ottanta, gli cambiò la vita. E fu così che il ragazzo che giocava a fare il fotografo incontrò Warhol e finì sulle pagine di Interwiew. Iniziò lo stile “LaChapelle”, il nuovo modo di fare fotografia, nato sulla scia della New Wave delle discoteche e il clima dell’East Village. Sequenze di malinconiche immagini in bianco e nero, fino alla scoperta del colore, fino all’esaltazione del colore, sfiorando il kitsch, ma con occhio attento alle mode, alle celebrities, alle passerelle. Poi il richiamo dell’arte, la voglia di far rivivere i capolavori di Michelangelo nel XXI secolo, e da dietro l’obiettivo. Da qui Deluge, un ciclo di foto ispirate al Diluvio Universale, così come dipinto appunto nella Cappella Sistina. Ambizione non da poco, e cambiamento di rotta per il fotografo più trendy degli anni Novanta… Tutte le fasi ed i passaggi della vita artistica di David LaChapelle sono esposte al Palazzo Reale di Milano, in una mostra suddivisa in tredici sezioni a cura di Gianni Mercurio e Fred Torres. La più ampia e completa esposizione a lui dedicata, che ripercorre i suoi scatti più famosi, fino agli inediti come proprio Deluge, Museum, Statue, Cathedral e Awakened.
www.lachapelle.it
www.davidlachapelle.com

DAVID LACHAPELLE

MODAL WATER SPEAKER

KUNIHIRO TSUJI

Sistemi audio che hanno qualcosa di speciale: il mezzo in cui si propaga il suono non è l’aria ma l’acqua! Design d’impatto e insieme pura tecnologia.

Di sistemi audio ne abbiamo già visti tanti, di tutte le forme e di tutti i tipi: trasparenti, curvilinei, colorati o minimal, ma quello che state per vedere ha veramente qualcosa in più rispetto a tutto quello che abbiamo già visto.
I MODAL water speaker di Kunihiro Tsuji sono sì degli altoparlanti ma hanno qualcosa di diverso, il mezzo attraverso cui si spande il suono: non più aria ma...acqua!
Questo sistema è, infatti, frutto di un design di grande effetto oltre che veramente peculiare: quattro elementi metallici supportano un lungo vaso trasparente contenente del liquido sulla cui superficie vi è adagiato un altoparlante.
Design d’impatto mescolato a tecnologia di ultima generazione rendono questi elementi accattivanti sotto ogni punto di vista: pezzo originale come ornamento dello spazio così come nuovo modo di ascoltare ed avvicinarsi ai suoni. Chiunque desideri una nuova esperienza sensoriale non può farne a meno così come chiunque ami ricercare nuove modalità di rilassamento. Anche il vostro pesce rosso, nella sua misera palla trasparente, se ne accorgerà e, per la prima volta, dopo aver girato in tondo per anni non avanzando nessun altra pretesa ed essendo, tutto sommato, felice, desidererà fare il salto. Perchè la musica sott’acqua ancora nessuno l’aveva sentita.

MODAL WATER SPEAKER

GRESSO MOBILE PHONE

GRESSO

Da Gresso l’extra lusso in tecnologia e design applicati a un cellulare.
L’ultima uscita, Gresso Avantgarde: addirittura oltre i limiti dell’eccellenza!

Tutto ebbe inizio il 25 dicembre 2006, con il lancio della collezione Black Aura. Poco dopo San Valentino, nel 2007, ecco che venne presentata la collezione Symphonia. Il cerchio si è chiuso il 30 luglio, poco prima di imbarcarsi per le mete estive: arriva sulla ribalta la collezione Avantgarde. Studiate e prodotte da Gresso, questi tre nomi nascondo l’extra lusso in materia di tecnologia e design applicate ad un telefono cellulare. L’ultima collezione, in particolare, è il risultato di una continua volontà di andare oltre i limiti dell’eccellenza: Gresso Avantgarde ed il suo sistema operativo si basano su Windows Mobile 6 Standard. Il suo schermo TFT supporta fino a 65K colori. Incastonata nel cellulare vi è una videocamera (2 megapixel). Supporta senza problemi Outlook, Pocket MSN, EMS/MMS/SMS. Tecnologia Bluetooth e sincronizzazione con PC e, naturalmente, lettore MP3.
Ma questo è nulla. I Gresso Avantgarde sono gli unici cellulari la cui ultra sottigliezza (solo 14 mm) è stata ottenuta lavorando il legno. Tutti i modelli della collezione, infatti, sono fatti in legno nero africano. Strano vero? Ma non impossibile.
Questo tipo di lavorazione consente di produrre cellulari sempre diversi tra loro, che sono caldi al tatto, ma che racchiudono il meglio della fredda tecnologia all’interno e soprattutto... sono cellulari che hanno quasi 200 anni!
Ma la ciliegina sulla torta è finalmente ciò che ogni donna-con-unghie-lunghe-sposata-a-marito-che-si-mangia-le-unghie ha sempre desiderato: la chiusura della batteria ha finalmente abbandonato preistorici incastri per lasciarsi cullare dal morbido clack di una calamita.http://www.janehamleywells.com

GRESSO MOBILE PHONE

L'AMERICA DI GREGORY CREWDSON

ROMA, PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI 19 DIC 2007 - 02 MAR 2008

Sbarca a Roma l’America di Gregory Crewdson, dopo aver già toccato diverse città europee. Sulla scia dei saggi di Freud, è di scena la provincia americana con le sue ansie, i suoi miti e illusioni.

Gregory Crewdson è l’essenza del sogno americano, il ragazzo di Brooklyn, che diventa uno degli insegnanti più accreditati della Yale School of Art di New Heaven. La sua America è forse la più vera. Quella delle ansie e delle angosce, dei miti e delle illusioni della provincia, della vita suburbana, dei piccoli universi familiari alienati da se stessi, che si scoprono fragili e in bilico tra ipnosi e realtà. La fotografia di Crewdson non è reportage, e non è ritratto. Ispirata alle produzioni hollywoodiane, la sua è stage photography, che grazie all’uso teatrale della luce trasforma il mondo in una fiaba, ma non sempre a lieto fine. I suoi modelli? David Lynch e Steven Spielberg. I suoi colleghi più prossimi? Cindy Sherman e Jeff Wall. La mostra ripercorre le tappe artistiche di Gregory Crewdson, da metà anni ottanta, fino all’ultima serie “Beneath the roses”, che si ferma al 2005. Proprio in quest’ ultima serie la logica narrativa cinematografica si comprime a tal punto che ogni singola foto ha in sé l’ampiezza di un intero film. Tanti piccoli frame – movies, scene quotidiane, interni domestici filtrati da flussi di coscienza. Un’America che spezza il sogno e infrange il mito, ma che continua ancora ad affascinare.
www.palazzoesposizioni.it

L'AMERICA DI GREGORY CREWDSON

MY PRIVATE SKY

CLEMENS WEISSHAAR E REED KRAM

Una collezione id piatti la cui caratteristica è rappresentare il cielo notturno nel momento e nel luogo preciso in cui il cliente è nato. L’ultima frontiera della personalizzazione.

Clemens Weisshaar e Reed Kram, giovani designer del nord Europa hanno disegnato, e da poco presentato, una nuova collezione di piatti in collaborazione con la Porzellan Manufaktur Nymphenburg. Il nome è romantico ed evocativo, così come i piatti, infatti la serie si chiama: MY PRIVATE SKY.
Questo progetto è l’ultima frontiera della personalizzazione: in ogni set è rappresentato il cielo notturno nel momento e nel luogo preciso in cui il cliente è nato.
Il processo tramite cui si arriva al risultato è ultra contemporaneo ma, in parte, anche artigianale: i calcoli, infatti sono eseguiti da computer, mentre i piatti sono praticamente realizzati dai maestri della porcellana della Porzellan Manufaktur Nymphenburg.
Il risultato è minimale: poche linee e pochi punti su di una liscia e lucida superficie bianca. Ma è anche di effetto: nessun altro è come te, in quel momento storico ed in quel preciso luogo geografico, e il cielo che si riflette nei piatti è solo ed esclusivamente tuo.
Possono essere semplici piatti, belli ma piatti.
Oppure possono racchiudere le combinazioni astrali che ti hanno fatto essere quello che sei, o lo scrigno del tesoro che racconta senza parole un universo di combinazioni possibili che sfociano nei tuoi più intimi pensieri. Dipende come ti va di vederli, è solo una questione di stile.
http://www.kramweisshaar.com/frontend/

MY PRIVATE SKY

REBAGS

BLANCA & 15 DESIGNER GROUPS

Originalissime borse shoppers disegnate da 15 gruppi creativi britannici sul tema “sostenibilità ambientale” ed ecologically-friendly.

Ecco l’ultima novità di Blanca, esclusiva ed innovativa galleria on-line devota alla celebrazione e diffusione del non plus ultra per quel che riguarda la creatività stampata: le rebags.
Fashion victims e accessories addicted: attenzione! Questi sono pezzi da collezione, difficile afferrarne uno, ma imprescindibili. Di cosa si tratta? Di borse, anzi di shoppers. Ma naturalmente è il dettaglio che fa la differenza...
Queste, infatti, sono state disegnate da 15 gruppi creativi, i migliori sul mercato britannico e, nel caso di qualcuno, anche i migliori sul mercato mondiale. I designers hanno risposto ad un brief il cui i temi principali erano la sostenibilità e tutto ciò che è eco-related, riutilizzo incluso. Tutto realizzato con tecniche ed espressioni minimali: il supporto era unicamente una borsa in materiale assolutamente naturale e assolutamente riciclabile grigia scura, e tutto quello che i designers hanno voluto esprimere lo hanno espresso con il bianco: chi con disegni, chi con ammonizioni, chi con scritte e chi con immagini, ma tutte rigorosamente bianche. Ecco che, a cose fatte, i designer hanno proposto un’alternativa ecologically-friendly in risposta a tutto ciò che eco non è.
Inutile dire che il risultato, che è quello che conta, piace. Io sono già in coda per quella fantastica disegnata da Multystorey, ma se siete dei reali design addicted non perderete quella dei The Designers Republic che, naturalmente, è il vero bollino di qualità del prodotto.
Il consiglio, comunque, è di dare un’occhiata con calma a tutte, a quella diAirside, a quella di BB/Saunders, a quella di Browns, a quella di Design Project, a quella di Madethought, a quella di NB:STUDIO, Nonformat, Odd, Saturday, Sea, Spin, Supermundane e Winkreative, perché non riuscirete a decidere tanto facilmente, a meno che possiate permettervi di non limitarvi ad un esemplare soltanto...<A< div>

REBAGS

SEARCH TABLE

EZRI TARAZI

Google si trasforma in…tavolo. Progettato da Ezri Tarazi è formato dalle prime 100 immagini che appaiono sul motore di ricerca alla parola “table”.

Non ci sono molti segreti e non ci sono molte persone che non hanno mai usato Google almeno una volta nella vita.
Qualsiasi cosa si digiti, nome proprio, di cosa, di animale, aggettivo, avverbio, Google ha sempre la risposta, anzi, ha almeno 100.000 risposte, anche per la ricerca più di nicchia e più sconosciuta e più introvabile.
Google è il nostro sapere, la nostra coscienza, la nostra enciclopedia; insomma il nostro tutto: una macedonia senza gerarchia della conoscenza disponibile e che, fino a poco tempo fa, rimaneva chiusa nella scatola cranica del nostro Pc. Fino a quando l’architetto Ezri Tarazi ha scoperchiato questo magico vaso di Pandora, portando Google nelle nostre case, trasformandolo in oggetto d’arredo, simbolo degli innumerevoli significati che, in giro per il mondo, la gente dà agli oggetti. Così è nato Search Table, un tavolo che prende forma dalle spoglie delle prime 100 immagini che appaiono su Google quando si inserisce la parola “table”.
Queste immagini sono poi state stampate come ritagli su di una lastra di alluminio, creando la struttura stessa del tavolo.
Search Table è già un oggetto di culto per diversi motivi, innanzi tutto per il significato che il tavolo assume: si pone come punto che chiude, almeno per un istante, il flusso continuo di smaterializzazione di tutti i nostri beni nella contemporanea era della rete. Inoltre rappresenta un cambio di direzione di una tendenza ormai consolidata nel design: ci sta dicendo che è ora di iniziare a mettersi a pensare, prima di disegnare e, soprattutto, prima di produrre.
www.tarazistudio.com

SEARCH TABLE

PICCOLO E' BELLO, PICCOLO E' BELLO

X-MINI, OVVERO LA RIVOLUZIONE TASCABILE

Ecco a voi XM-I una casa produttrice di nuovissima generazione il cui unico interesse è il continuo superamento dei limiti nella tecnologia multimediale.

Ecco a voi XM-I una casa produttrice di nuovissima generazione il cui unico interesse è il continuo superamento dei limiti nella tecnologia multimediale.
Precedere i trend, e crearne di nuovi, correre sempre più veloce accettando e vincendo le sfide di questo ultimo, veloce e tecnologicissimo millennio è l’unica mission che XM-I riconosce.
Ecco perché X-mini non poteva che essere l’ultimo prodotto di XM-I: perché ancora nessuno ci era arrivato.
X-mini, che come dice il payoff è “sound beyond size”, sono dei diffusori audio grossi quanto… una pallina da golf? Più o meno!
Strabiliante vero? Ci stanno in tasca, o quasi, o se non in tasca in qualsiasi borsa, proprio come un pacchetto di sigarette.
Direte voi “si, ma non si sentirà nulla”, beh… provate! Nulla di meglio in questo settore di prodotti!
Direte voi “si, ma si romperanno subito” beh… piccolo non vuol dire fragile, certo non consiglio di usarli come palline da golf, ma forse si potrebbe provare.
Perché less is more, e non c’è mai stato nulla di più vero, soprattutto parlando di X-mini!

www.x-mini.com

PICCOLO E' BELLO, PICCOLO E' BELLO

VICINI LONTANI

CHARPOY: L'INTRECCIO DI SOSHI E LEVIEN

Due diversi designer, che arrivano da percorsi ancora più diversi, combinano la loro arte, si incontrano in un incrocio che sta quasi a metà tra l’industrializzazione dell’Europa e l’arte ed il colore dell’artigianato indiano.

Due diversi designer, che arrivano da percorsi ancora più diversi, combinano la loro arte, si incontrano in un incrocio che sta quasi a metà tra l’industrializzazione dell’Europa e l’arte ed il colore dell’artigianato indiano.
E’ un incontro scontro dal cui big bang nascono oggetti nuovi, nuove stelle che rapidamente si inseriscono nella via lattea del design contemporaneo.
Non è l’oggetto in se che svolge nuovi compiti o nuove funzioni, ma è il suo aspetto, perché rappresenta l’equilibrio perfetto tra la sensibilità europea e le influenze indiane, in uno scambio culturale preciso, bilanciato ed attraente.
Così nasce Charpoy, la nuova collezione di Nipa Doshi e Johnathan Levien, che, in Hindi, significa “4 gambe”. Prodotta da Moroso sarà il fiore all’occhiello di questo 2008 anche per ciò che alle spalle, cioè la voglia di studiare e comunicare tradizioni che forse non sono così lontane, come la voglia di intrattenere semplici rapporti personali mentre si passeggia in un affollato mercato indiano. In un lineare intreccio di culture, mentre ci si sdraia su questi oggetti morbidi e colorati, precisi nella struttura, come vuole la tradizione europea, intensi e sofisticati come i tessuti indiani da cui sono rifiniti, Bombay la si sente vicina, con tutte le sue essenze ed atmosfere, dove sdraiarsi e giocare a chaupar con uno sconosciuto è la cosa più naturale che esista.

www.doshilevien.com

VICINI LONTANI

2008 WHITNEY BIENNALE

WHITNEY MUSEUM OF AMERICAN ART, 6/03 - 1/06

Whitney Museum. Uno dei musei più famosi di New York. Si rinnova di continuo con le acquisizioni provenienti dalle sue stesse “Annual e Biennal Exhibitions…”

Il 2008 è proprio l’anno della Biennale, che fresca di “opening”, ha già dato modo di mostrare tutti i numeri per far parlare di sé: settantaquattro è il numero che accompagna questa edizione; ottantuno sono gli artisti, tra americani, sudamericani ed europei, presenti con le rispettive opere; due i curators, H. Huldisch e S.M.Momim, responsabili della selezione. Eppure c’è già chi esterna qualche perplessità… Tra i lavori in mostra, sempre meno arte e sempre più linguaggi sperimentali a cavallo tra new media, comunicazione e vere e proprie performances – evento. Sempre più dominanti le tematiche sociali, le implicazioni politiche, come i materiali sempre più poveri, e gli scenari da decadimento urbano post globalizzazione.
L’arte prodotta in un mondo che cambia è come se non si reggesse più su se stessa. Denuncia, coinvolge la storia, le allegorie, chiama a raccolta anche la musica e la danza, quasi come per urlare ancora più forte di esserci. Passa con disinvoltura dal video al grande schermo, trasmette via radio ogni happening, trasforma ogni opera in un vero e proprio workshop. È il suo modo di esternare come si vive in un periodo di transizione, di mostrare come si sta quando non si sa bene dove si va…

www.whitney.org

2008 WHITNEY BIENNALE

EDWARD HOPPER (1882 - 1967)

THE ART INSTITUTE OF CHICAGO, 16/02 - 10/05

È addirittura L’Art Institute of Chicago a volerlo ricordare, con una mostra interamente a lui dedicata. Immagini della memoria, volti e colori di un’America che non c’è più.

“…Quello che volevo fare era dipingere la luce sul muro di una casa…”
Inutile dire che ci sia riuscito alla perfezione, tanto che la storia dell’arte l’ha ben consacrato come “Il maestro la cui poesia era il realismo”.
Edward Hopper ha raccontato l’America del New England, delle fattorie, dei fari, e dei “diner” forse meglio di un libro di storia. Sulle sue prime tele ha scritto memorie e sogni di una generazione che guardava ancora da lontano le grandi città e pensava forse di poter durare per sempre.
Quello che non succede nella vita, spesso però si avvera nell’arte, ed ecco che quegli sguardi, quelle luci, quei riflessi sono ancora là, nelle tele di Hopper e pronti a tornare ancora a far parlare di sé. L’america di Hopper è ormai oggi un evergreen, quasi un’icona pop da bookshop da Museo, ma la sua poesia resta tale e quale: genuina, e soprattutto reale. Dalle fattorie agli scorci di vita metropolitana, i suoi colori sono comunque sempre evocativi e sospesi nell’aria, quasi come accarezzati dai versi di Whitman ed Emerson, poeti che Hopper amava. Voltare lo sguardo indietro ogni tanto fa bene. Le luci del passato aiutano a vedere più nitido anche il futuro...

www.artic.edu

EDWARD HOPPER (1882 - 1967)

A TIDE IS RISING

IL COMMERCIO CHE FA BENE AL PIANETA

C’è una grossa compagnia americana, la Rising Tide Fair Trade, che piano piano, senza clamor di popolo, ma con grosse e giuste motivazioni, che si sta insinuando in quella nicchia di mercato che è il filone del commercio equo e solidale.

C’è una grossa compagnia americana, la Rising Tide Fair Trade, che piano piano, senza clamor di popolo, ma con grosse e giuste motivazioni, che si sta insinuando in quella nicchia di mercato che è il filone del commercio equo e solidale.
E’ quel filone a cui tutti dovremmo fare più attenzione, in quanto piccoli abitanti di un piccolo pianeta che sembra stia perdendo l’orizzonte. A Hollywood se ne parla già da un po’, e l’environmental consciousness sta diventando, oltre una moda, uno stile di vita (ricordate le scarpe di Kiera Knightly?). In questo spiraglio si è posta la Rising Tide, e per la primavera 2008 lancia la Kantha Collection, una edizione super limitata di borse che usa i brillanti, vibranti ed iridescenti tessuti indiani. Tutto fatto a mano, senza sfruttamenti o sotto salari.
Il risultato? Splendide borse, nate dall’intreccio di diversi tessuti e patterns. Ogni borsa porta con sé un po’ del proprio luogo natio (il Bengala) e ci regala emozioni che a volte sanno di foresta, a volte di magici fiori, a volte di mare e di cielo incontaminato, e saremo sicuri che ognuno di questi profumi nasce da un desiderio, e da un lavoro, chiaro, puro, pulito, profondo e… “secondo le regole”.

www.rtfairtrade.com

A TIDE IS RISING

UNO – INFINITO

KEER: MILLE NUOVE POSSIBILITA'

C’è una tendenza strana oggi, forse ci stiamo avvicinando sempre più al lontano est, come stile e come esigenze, o forse come necessità: gli spazi in cui viviamo si restringono, così come quelli in cui lavoriamo.

C’è una tendenza strana oggi, forse ci stiamo avvicinando sempre più al lontano est, come stile e come esigenze, o forse come necessità: gli spazi in cui viviamo si restringono, così come quelli in cui lavoriamo. E così tutto ciò che serve per vivere, lavorare, svagarsi e stare bene, deve diventare minimale, nel senso dello spazio che occupa, e tutt’altro che minimale, nel senso delle funzioni che deve assolvere. E così tutto si trasforma, si smonta e si rimonta e diventa continuamente altro, pur essendo un unico modulo di partenza.
Lungo questa scia si è mosso anche l’olandese Reiner de Jong, con il suo nuovissimo prototipo KEER.
Questo, appunto, è un modulo di partenza, con una forma ambigua, poco definibile, ma è proprio grazie a questa sua caratteristica di vaghezza che diventa tutto, o quasi: uno sgabello, una sedia, un lounger o un divano. Come? Semplice: 1 pezzo base largo 20 cm, tramite magneti (magneti, si avete capito bene: no viti, no trapani, massima semplicità anche per le mani delicate con unghie appena fatte di ogni signorina!), si combina, senza limiti…
Non era proprio quello che cercavate? Si dice già che tutti lo stiano cercando!

UNO – INFINITO

SPACE ODDITY

LO SPACE BOOK DI JIN-HUI KIM

Fino ad oggi i pop up sono stati per noi sinonimi di favole, di ambienti fantastici che, con il solo girare delle pagine, esplodevano di colori e di forme.

Fino ad oggi i pop up sono stati per noi sinonimi di favole, di ambienti fantastici che, con il solo girare delle pagine, esplodevano di colori e di forme. Sempre affascinanti e sempre sorprendenti, perché tutti attoniti davanti alla magia che trasformava un libro in un vero e proprio spazio, multicolore e chimerico, entravamo nel mondo delle fiabe.
Beh, oggi i libri pop up non sono più solo questo, e grazie al designer Jin-Hui Kim sono diventati nuovi spazi, nuove possibilità, e non solo per bambini.
Lo Space Book è un libro gigante, o per lo meno è a dimensione ambiente, che magicamente si trasforma in ambienti abitabili, in successione, uno dopo l’altro.
Così dallo Space Book esplode lo studio, con tanto di tavolo, poi la sala da pranzo, con tanto arredamento ed un candelabro che crea una leggera atmosfera fiabesca, e poi, nel prossimo ci saranno tutti gli ambienti necessari.
Tutto fantastico, tutto ripiegabile e chiudibile, e magari nella prossima versione anche trasportabile.
E’ un po’ come il coltellino svizzero, super compatto con tutto dentro, così anche il concetto dello Space Book, c’è tutto dentro e con qualche personalizzazione necessaria è il prototipo perfetto della casa tascabile. E come nelle migliori tradizioni delle collane tascabili dei libri, è stampata su carta, anche sensibile all’annosa questione del global warming, no?

www.yankodesign.com

SPACE ODDITY

MOVIMENTO LENTO

KARIM RASHID E IL NILO PERSONALE

Ecco che ritorna Karim Rashid, il più sensuale e sexy dei designer.
Ed ecco che ritorna con un progetto oggetto che è più sensuale e sexy del suo stesso creatore, e che ci porta lontano, nella terra dei sortilegi e delle magie: nell’antico e splendido Egitto.

Ecco che ritorna Karim Rashid, il più sensuale e sexy dei designer.
Ed ecco che ritorna con un progetto oggetto che è più sensuale e sexy del suo stesso creatore, e che ci porta lontano, nella terra dei sortilegi e delle magie: nell’antico e splendido Egitto.
Sotto i riflettori di quest’anno, saluta il suo pubblico Endless Nile: la combinazione perfetta tra la creatività egiziana e i trend europei.
Questo nuovo tavolo, o seduta, o scrivania, o qualsiasi cosa vogliate che sia, mette a repentaglio tutte le concezioni che si hanno sui tavoli, le decostruisce, e in un discorso fluente le ricompone, per creare un oggetto originale e, comunque, funzionale.
Esiste una seduta, esiste un piano, ma dove finisca una ed inizi l’altro è difficile a dirsi, proprio come il lento e perpetuo scorrere del Nilo la forma si annoda e si snoda, creando punti d’appoggio e di seduta, saldamente a terra, morbidamente sospesa, dipende dal punto di vista.
Esattamente come un flusso d’acqua, silenzioso e maestoso, che s’increspa, s’innalza e ricade, ritornando alla quiete, Endless Nile si attorciglia, si disincaglia, si snoda e si annoda nuovamente.
Tutto in un'unica forma, senza soluzione di continuità, ma con un carattere vibrante e morbido, pronto a portarci ovunque vogliamo.

www.karimrashid.com

MOVIMENTO LENTO

DANIEL PFLUMM

WHITECHAPEL GALLERY, LONDRA, 2 APRILE - 9 MAGGIO 2008

Satira, ironia, mix media e video sono di scena alla Whitechapel di Londra.
Spot commerciali, speaker televisivi e brand internazionali diventano i nuovi eroi pop.

Se esiste davvero una valida alternativa alla pop art, Daniel Pflumm l’ha trovata. La sua arte parla un linguaggio super contemporaneo, nato all’ombra dei colossi della tv e dietro le icone più popolari della moda, e della pubblicità. È sintonizzata sulla stessa onda dei mass media rincorrendo però un solo e unico scopo: quello di riportare un po’ tutti coi piedi per terra. E stando ai successi già raccolti tra Berlino e Parigi, sembra proprio aver fatto centro.
Le sue opere stanno a metà strada tra la video art e il cortometraggio. Nascono solo in seguito ad un’analisi approfondita della realtà, da uno spirito acuto e brillante, e dai vari taglia e cuci di trasmissioni televisive, rubriche giornalistiche, pubblicità.
Talk show smembrati e ricomposti poi in sequenze del tutto personali, volti popolarissimi e idolatrati, smitizzati e dissacrati dentro video ipnotici, paradossali, tutto per parafrasare l’impatto che i media hanno sempre e comunque sulle nostre vite. I progetti di Pflumm non finiscono qui. Sta già infatti lavorando a un nuovo video, London 2008, che mixerà spezzoni delle riprese del G8 summit con auto imbottigliate nel traffico e file di pedoni in transito su cui si abbattono violente tempeste. Un’altra “video – realtà” possibile?

www.whitechapel.org

DANIEL PFLUMM

FISHING JELLY

IL MOUSE GONFIABILE

Siamo assillati dalla portabilità, dalla necessità al movimento, dalla flessibilità e da tutto ciò che ha a che fare con il movimento.
Statico non rientra più nel nostro vocabolario, mentre il movimento continuo e costante, con ogni mezzo di trasporto, sta diventando la nostra scrivania.

Siamo assillati dalla portabilità, dalla necessità al movimento, dalla flessibilità e da tutto ciò che ha a che fare con il movimento.
Statico non rientra più nel nostro vocabolario, mentre il movimento continuo e costante, con ogni mezzo di trasporto, sta diventando la nostra scrivania.
E poi hanno inventato i lap top, e ben che hanno fatto, così non ci sono più limiti alle nostre possibilità che tendono all’infinito.
E poi hanno inventato Jelly Click, e ben che hanno fatto, e visto che tutto sta diventando tascabile, anche il mouse lo diventa, anzi, forse sta dentro un pacchetto di sigarette.
Impossibile?
No! Se il mouse è sgonfiabile.
Bello vero?
Funziona come un mouse normale, con tutte le sue caratteristiche e prerogative, solo che poi, quando hai finito di usarlo… lo sgonfi e lo metti via, pronto per essere rigonfiato la volta successiva.
Non aspettavamo altro. Unico rischio è che si può perdere un po’ troppo facilmente!

http://www.designodoubt.com

FISHING JELLY

KEEPING THE SUMMER ALIVE

L'ESTATE DI MARCO MOROSINI

E’ giovane, è carino, non è disoccupato, per fortuna, è Marco Morosini, giovane, talentuoso designer tutto italiano che io adoro, e presto adorerete anche voi, soprattutto in vista di questa estate in arrivo, soprattutto in vista dei nuovi oggetti che ha preparato, soprattutto in vista del mare, della spiaggia, del rosa, del divertimento e di mille altre cose che illuminano le giornate.

E’ giovane, è carino, non è disoccupato, per fortuna, è Marco Morosini, giovane, talentuoso designer tutto italiano che io adoro, e presto adorerete anche voi, soprattutto in vista di questa estate in arrivo, soprattutto in vista dei nuovi oggetti che ha preparato, soprattutto in vista del mare, della spiaggia, del rosa, del divertimento e di mille altre cose che illuminano le giornate.
Allora, per questa emozionante stagione fatta di calore e di mare, ecco Brandina® The Original 2008. Cos’è Brandina®? Beh, in principio era una borsa, direi da spiaggia, ma non solo. E’ una borsa che sa di spiaggia, creata con quel materiale unico delle sdraio tipiche della riviera.
Interessante vero?
Ma oltre il materiale ci sono le forme (che in questa collezione ti fanno perdere la testa) e poi i colori (ingestibile la decisione, sono tutti stupendi).
Ma Marco Morosini non ci ha allettato solo con una serie di borse, e quest’anno ci regala qualcosina in più. Oggetto culto del design, della storia e dei vip, da decenni, ecco… gli occhiali della collezione Brandina! Divertenti, con quel gusto un po’ retrò.
Ma la cosa che mi piace di più è che finalmente arrivano sul mercato un paio di occhiali per tutti, non solo per quelle famigerate donne fatali, ineguagliabili ed inarrivabili (vi ricordate Jackie K. sulla copertina di Life?), o per gli uomini tutti di un pezzo, duri, senza compromessi stile Steve McQueen.
In fondo la vita vera è un'altra, e non c’è modo migliore per celebrarla con una parure: borsa ed occhiali, in spiaggia o no va bene lo stesso, basta che siano Brandina!
Ah! Dimenticavo un particolare… ci sono anche le scarpe…
Estate da cult!

www.marcomorosini.com

KEEPING THE SUMMER ALIVE

GOLDEN CIRCLE

ARTE BOCCANERA CONTEMPORANEA, TRENTO, 7/03 - 10/05

Un artista palermitano e una galleria di Trento riescono a far centro con l’incontro tra jazz e pittura contemporanea. Insolito connubio, ma pura poesia.

L’artista è Alessandro Bazan, classe 1966, ormai da anni protagonista del panorama pittorico italiano ed internazionale. La galleria è Arte Boccanera, e alla base di tutto c’è il jazz. Anzi, proprio un album di musica jazz, il celeberrimo Golden Circle del gruppo Ornette Coleman Trio “At the Golden Circle”, registrazione del concerto al Gyllene Cirkeln Club di Stoccolma nel 1965. Le opere di Bazan fanno rivivere quelle note, attraverso la sua smisurata passione per il jazz, per la ricerca che muove da basi solide verso soluzioni sempre differenti, per i guizzi di ispirazione momentanea e le sfumature, che così tanto assomigliano alle pennellate decise, e agli stessi accenti del colore.
La musica si fa pittura e la pittura musica, in uno scambio biunivoco di sensazioni, ricordi, emozioni, atmosfere. I lavori di Bazan in mostra per l’occasione, sono tutti degli inediti, e il catalogo che li raccoglie fa un po’ uno strappo alla regola, offre un inconsueto punto di vista, affidando il saggio critico non ad uno storico dell’arte, ma a un jazzista di professione: Gianni Gebbia. Incroci, intersezioni di sensibilità, percorsi artistici, latitudini. Si, perché l’arte è proprio questo, e tanto altro ancora...

www.arteboccanera.com

GOLDEN CIRCLE

COCCINELLA TECNOLOGICA

LADYBUG: LA MIGLIORE AMICA DELL'IPOD

Se il cane è il miglior amico dell’uomo (e su questo non ci sono dubbi), ben presto questa piccola coccinella diventerà seriamente la migliore amica del vostro iPod, e quindi vostra.

Se il cane è il miglior amico dell’uomo (e su questo non ci sono dubbi), ben presto questa piccola coccinella diventerà seriamente la migliore amica del vostro iPod, e quindi vostra.
E’ una piccola e divertente palla, proposta in diversi colori, naturalmente, e, mentre il mercato è invaso da accessori per iPod anonimi e con poco carattere, Ladybug si presenta in una veste che non può essere ignorata. Si apre, proprio come una coccinella in procinto di spiccare il volo, e nel suo cuore si inserisce l’iPod, e allora si prende il volo veramente e si ottengono massime prestazioni.
Non male, vero? Se si considera la somma delle sue qualità (qualità del suono, design e prezzo) questo piccolo animaletto è sorprendente e vale molto di più della somma delle sue parti.
Se si considerano poi le finiture perfette, il telecomando, la borsa “porta coccinella” e la impedibile Element Skateboard Limited Edition Ladybug non ha rivali, in nessun campo, che sia quello della tecnologia o quello del design, e allora… “let’s your tunes take flight!”.

www.vesta-life.com

COCCINELLA TECNOLOGICA

THE NEW GODDESS

LA REGINA DELLO STILE SECONDO VERA WANG

Vera Wang è ormai stata annoverata tra le divinità dell’Olimpo della moda americano, anzi, newyorkese. E sappiamo che se si arriva a quel punto… si detta legge!

Vera Wang è ormai stata annoverata tra le divinità dell’Olimpo della moda americano, anzi, newyorkese. E sappiamo che se si arriva a quel punto… si detta legge!
E che leggi siano, allora, gli occhiali da sole della nuova dea primaverile!
Perché sono sensuali, bellissimi e morbidi.
C’è un leggero gusto retrò, un leggero alito di Audrey, un leggero sussurro di classe superiore.
Dietro a grosse lenti scure e trasparenti c’è la passione di una femminilità regale, che appare e scompare, proprio come il riflesso del sole sulle lenti quando si cammina.
I colori sono tenui e dolci, insieme lenti e montatura. A volte freddi: ancora più regali.
Questo sarà il must dell’estate 2008, ovunque: in spiaggia, in passeggiata e anche in autunno sotto una pioggia di foglie caduche e rosse.
E perché no… anche in vespa, quando saremo portate in giro da…Gregory Peck?

www.verawang.com

THE NEW GODDESS

BLUE SUEDE SHOES

CAMPER E JAIME HAYON

E’ nato a Madrid, ha la mia età (è del 1974), è un artista, ha già fatto il giro del mondo e il suo nome inizia a farsi riconoscere.

Ha lavorato per Fabrica, per Oliviero Toscani, ha progettato giochi, mobili ed installazioni artistiche.
E’ un camaleonte in continua mutazione, ricerca e sperimenta, passando da ambiente ad ambiente e da materiale a materiale, fino alla sua ultimissima tappa: per la Camper ha prodotto una nuova linea di scarpe che ben mescola ed esprime la sua multiforme esperienza e la sua multiculturale formazione e per la prima volta Camper ha sperimentato la co-progettazione che, con Jamie Hayon, si è trasformata in un fresco successo primaverile.
Si, perché Jamie Hayon ha saputo mescolare le qualità funzionali e divertenti della Camper con uno stile che è a metà tra il rigore britannico, la ballet school di New York e il classico bon ton parigino.
Il profumo della Spagna si respira nei colori pieni e totali, che trasformano la scarpa quasi in un oggetto artistico, e sono proprio quei colori totali (suola, scarpa e lacci) che rendono queste calzature sicuramente uniche.
Ancora non in produzione sembrano più oggetti di cui appropriarsi e da esporre, più che da indossare per una passeggiata cittadina, seppur in primavera.
Sono scarpe di cui non ci si accontenta di un paio, ma le si vogliono tutte, perché per ogni paio e per ogni colore c’è sicuramente un nostro stato d’animo con cui vorremmo indossarle.

www.hayonstudio.com

BLUE SUEDE SHOES

IL SANTUARIO DEI MILLE FILI

I DESIGNER DI BLUE LOUNGE

Ogni giorno ci inciampiamo costantemente nei nostri stessi fili, nei nostri cellulari, iPod, macchine digitali, e chi più ne ha più ne metta.

Ogni giorno ci inciampiamo costantemente nei nostri stessi fili, nei nostri cellulari, iPod, macchine digitali, e chi più ne ha più ne metta.
Senza considerare che nelle nostre case aumenta a dismisura la quantità di prese in cui inseriamo prese multiple per agganciarci aggeggi multipli. A volte ci salvano le “ciabatte”, ultimamente in commercio a forma di limoni, palline da tennis e similari.
Ma la nostra vita non migliora e certo non sorridiamo davanti a questi pasticci!
Per fortuna i californiani Blue Lounge lavorano per noi e… fiat lux!
Si, perché grazie al loro design mirato a semplificare la vita il bandolo si districa e i nodi si sciolgono, i cavi si distendono e si nascondono. Dove? In una piccola scatola magica con nome mistico: The Sanctuary; ironico, credo, nato dal pensiero di tutte le volte qualcuno ha pregato per la risoluzione di questi inestricabili problemi.
The Sancturay è una cosiddetta Charging Station, bella, piccola, maneggevole e portabile ovunque che è in grado di funzionare sul comodino così come ovunque con semplicità ed eleganza. Si attacca alla presa di corrente e, sopra un piano che nasconde tutti i meccanismi, la si riempie di oggetti che devono essere ricaricati.
Oltre essere un caricatore in grado di lavorare con mille apparecchiature, è anche un buon ripostiglio per tutte quelle mille apparecchiature!
Ne nasconde i fili, ne ingurgita il contenuto, si chiude e… voilà, le jeux soint fait!

www.bluelounge.com

IL SANTUARIO DEI MILLE FILI

SIMPLER IS BETTER

IL SENSAZIONALE Q DRUMS DEI FRATELLI HENDRIKSE

Quasi il 90% della popolazione mondiale, cioè circa 5,8 miliardi di persone, non accede, o lo fa con infinite difficoltà, a ciò che per il restante 10% è scontato, ed in particolar modo questo 90% ha difficoltà a raggiungere cibo, acqua pulita o un qualsiasi tipo di riparo.

Quasi il 90% della popolazione mondiale, cioè circa 5,8 miliardi di persone, non accede, o lo fa con infinite difficoltà, a ciò che per il restante 10% è scontato, ed in particolar modo questo 90% ha difficoltà a raggiungere cibo, acqua pulita o un qualsiasi tipo di riparo.
A questo, a volte, serve anche il design, perché insito nella parola design c’è il concetto di progettazione, prima di tutto, e funzionalità, poi, teoricamente, dovrebbe venire tutto il resto, tra cui estetica e posizionamento sul mercato.
Ecco perché è nato l’evento Design for the other 90%, promosso dalla prestigiosa Cooper-Hewitt, proprio per cercare di esplorare la strada del design low cost che possa migliorare la vita al restante 90%.
Ecco perché i designers P. J. e J. P. S. Hendrikse si sono fatti notare con il loro progetto, l’ormai indispensabile Q drums.
Perché per la maggior parte delle persone dell’Africa rurale raggiungere l’acqua significa distanze enormi a piedi, e significa caricarsi botti o taniche su spalle e testa e tornare indietro, ed è un lavoro massacrante.
Ecco perché Q drums, pur essendo un oggetto dall’estetica “normale”, dal punto di vista del design e della progettazione rappresenta un’innovazione per il trasporto dell’acqua.
E’ così semplice e geniale che c’è da rimanere senza parole, e la prima cosa che viene da pensare è: “ma come mai nessuno ci aveva pensato prima?”.
Perché se generalmente un nuovo tavolo può cambiare l’atmosfera di qualche appartamento, Q drums può seriamente migliorare la vita a quasi il 90% della popolazione mondiale. Se questo non è un obiettivo…

SIMPLER IS BETTER

NIKI DE SAINT PHALLE

TATE LIVERPOOL, 1/02 - 5/05 2008

Da fotomodella per Vogue e Life a ragazza ribelle di buona famiglia, che incontra per caso la pittura e la trasforma in unica ragione di vita. Ora è in mostra alla Tate.

“Ero una giovane donna arrabbiata… Sono diventata artista perché non avevo altra via d’uscita. È stato il destino. Ho fatto dell’arte la mia salvezza, senza poi poterne più fare a meno…” Mille e più le strade che portano all’arte, e la sua vita lo dimostra in pieno. Ereditiera franco – americana, destinata più alle passerelle o al teatro, trovò nella pittura, nella scultura e nell’assemblage il modo di dar vita alle sue intense e colorate emozioni.
Fondamentali gli incontri con i Nouveax Réalistes, con Rauschenberg e Jasper Johns, ma soprattutto quello con Tinguely, che sposò poi in seconde nozze. La sua arte diede voce alle tematiche più diverse: femminilità, mito, favole, inquietudini introspettive, conflitti personali, politica. Tutto, solo e sempre, rigorosamente a colori. La mostra in corso alla Tate spazia proprio tra le varie fasi della vita dell’artista e la sua personalissima ricerca: anticonvenzionale, libera, ma pur sempre sensuale, femminile, morbida. Trasformò paure e angosce in fiori, animali, cuori. Portò alla luce il suo universo interiore nelle sue figure naif, totemiche e primordiali, spesso declinate al femminile. Artista tra i più originali e innovativi del XXI secolo.

www.tate.org.uk

NIKI DE SAINT PHALLE

KIDS IN MOTION

PIXIE 3.0: BAMBINI ALL'ATTACCO!

Finalmente anche i bambini possono usare le cose da grandi!
Non che non lo facessero già, però almeno queste sono fatte apposta per loro!

Ecco pixie 3.0: piccola, carina, infrangibile e divertente polaroid digitale per piccoli utenti.
E’ una vera macchina fotografica digitale, con tutte le funzionalità necessarie per artisti in erba, tipicamente rosa per bambine e tipicamente azzurra per bambini.
La forma è blobbosa ed attraente. Sembra un gioco, ma con tutte le dotazioni che ha è un apparecchio tecnologico vero e proprio.
Con la sua risoluzione di 3 Mpixel, il display LCD, lo zoom digitale e la memory card, sarà negli zaini di tutti i mini professionisti in attesa dello scatto perfetto.
Fotografi professionisti di tutto il mondo, ATTENTI!, c’è un esercito di piccoli uomini in attesa di diventare grandi…
E per permettere loro di esprimersi al meglio, la Polaroid ha dotato questa macchinetta di ben due mirini, così da risultare impossibile una visuale sbagliata.
E per non annoiarsi tra uno scatto e l’altro, tra l’alba e il tramonto, cercando di fotografare la prima fidanzatina, ecco che l’aggeggio è stato dotato di video giochi!
Cosa si può chiedere di più?
Forse di non farsi una partitina tra uno scatto e l’altro quando il soggetto è il primo piccolo amore.

www.polaroid.com

KIDS IN MOTION

BELLE, ROMANTICHE E RUNNER

LA NUOVA COLLEZIONE DI SCARLETT JOHANSSON

Si sa che alle star, soprattutto di sesso femminile, soprattutto se hanno residenza fissa ad Hollywood, piace dilettarsi nella creazione di proprie collezioni. Certo, loro girano girano e magari non trovano quello che cercano, e allora? Lo creano!

Si sa che alle star, soprattutto di sesso femminile, soprattutto se hanno residenza fissa ad Hollywood, piace dilettarsi nella creazione di proprie collezioni.
Certo, loro girano girano e magari non trovano quello che cercano, e allora? Lo creano!
Buon per noi, che se anche non cerchiamo troviamo, e quello che troviamo ci piace assai.
Così la bella Scarlett, idolo di Woody Allen e di molti altri, ha disegnato la iper romantica collezione di sneakers Hearts, prodotta da Reebok.
La collezione è completa, ma io preferisco soffermarmi sulle scarpe, questione di feeling.
E queste scarpe sono adorabili.
Sono eleganti, pur essendo scarpe da ginnastica, perché non massicce e di colori tenui, abbinati come solo una vera signora sa fare.
Sulla linguetta di ognuna c’è ricamato un piccolo cuore, di diversi colori, a seconda dei colori della scarpa, e sono tutte in pelle, con goffrature in velluto a coste, così da essere estremamente moderne pur con un aura un po’ retrò. Questo le rende classiche scarpe da running, ma accattivanti come scarpe da sera.
Oltre le basse c’è anche la versione Freestyle, sempre rivisitata dal gusto amabile della bella Scarlett.
Ma la vera punta di diamante sono gli SJ Boot Blizzard: anche per questi l’abbinamento di colori è indescrivibile; se poi si considera la finezza dell’abbinamento di pelle lucida per l’esterno e di satin colorato per l’interno, ecco che diventano un oggetto da non mancare.
Scarlett non delude mai, insomma, e neanche Reebok, non resta che mettersi in fila nel primo store in cui siano disponibili!

www.rbk.com

BELLE, ROMANTICHE E RUNNER

A 96 anni Louise Bourgeois continua ancora a rinnovare e ad arricchire la sua ricerca artistica, come se il tempo non la sfiorasse. Eppure, nella sua lunga vita, la storia, soprattutto quella dell’arte poi, lei l’ha proprio toccata con mano più volte, attraversando le strade del surrealismo, dell’espressionismo astratto, del minimalismo, fino a trovare un linguaggio e uno stile del tutto personale. Il Centre Pompidou le dedica una mostra, in collaborazione con la Tate Modern di Londra. Esposti i suoi lavori dal 1940 al 2007, divisi per cronologia e ricerca.

www.centrepompidou.fr

LOUISE BOURGEOIS

CENTRE GEORGE POMPIDOU
PARIGI, 5/03 – 2/06 2008

Artista tormentato, inquieto, ma di sicuro uno degli ultimi grandi maestri del secondo Novecento.
Nella sua ricerca volta a contrastare l’astrattismo, ha rappresentato scrupolosamente le ansie dell’uomo moderno, e quel sottile e oscuro sentimento interiore dell’esistere. Le sue immagini forti e drammatiche, piacciono.
Piacciono proprio al grande pubblico, tanto che le sue opere, sempre richieste ovunque, mancavano dall’Italia ormai dal 1993. Tornano adesso in mostra al Palazzo Reale di Milano con una selezione di opere provenienti dalle maggiori collezioni del mondo.

www.comune.milano.it

FRANCIS BACON

PALAZZO REALE,
MILANO, 5/03 – 29/06 2008

È una mostra itinerante, e dopo il MOCA di Los Angeles sbarca ora al PS1 di New York. Si tratta della prima retrospettiva artistica completa sulla rivoluzione femminile, che mette bene a fuoco l’argomento tra il 1965 e il 1980. Come? Con opere di 120 artisti, donne naturalmente, attive in quegli anni da sole o in un gruppo tra pittura, scultura, video art, performances, e con un unico filo conduttore: la politica femminista. Fin qui tutto chiaro.
Resta solo una domanda… Perché WACK? …Ma per contrastare e contestare il radicatissimo “weak” – debole- Troppo spesso associato e declinato al femminile…

www.ps1.org

WACK ! ART AND THE FEMINIST REVOLUTION

PS1, NEW YORK,
17 FEBBRAIO – 12 MAGGIO 2008

Negli anni Novanta non è certo passato inosservato, anzi ha fatto molto parlare di sé, e soprattutto per una caratteristica inequivocabile della sua pittura: l’essere rimasto uno dei pochi figurativi in circolazione. Sì, figurativo a tutti gli effetti, ma assolutamente sui generis. Nel 2002 sembrava se ne fossero perse le tracce, ma solo per il suo trasferimento a Trinidad: fuga creativa. Ora lo ripropone addirittura la Tate di Londra, con una selezione di lavori, molti dei quali mai esposti prima. Mostra quanto mai interessante, anche perché pare che il suo approccio al figurativo sia cambiato ancora una volta, e si parla di lui come il Turner dei giorni nostri…

www.tate.org.uk

PETER DOIG

TATE BRITAIN, LONDRA,
5 FEBBRAIO – 27 APRILE 2008

Per tutto il ventesimo secolo, ai colori sono stati assegnati valori contraddittori e paradossali: a volte erano depositari di verità spirituali, a volte validità scientifiche. Il tema del colore, ed alcuni colori in particolare, facevano nascere una sorta di eccitazione, soprattutto se applicati a prodotti di massa, standardizzati e fortemente commerciali.
Color Chart è la prima mostra che si dedica interamente al ruolo cardine del colore nel secolo delle trasformazioni, presentando il lavoro artisti che vanno da Ellsworth Kelly e Gerhard Rchter a Sherrie Levine e Damine Hirst.

www.moma.org

COLOR CHART: REINVENTING COLOR

THE MUSEUM OF MODERN ART, NEW YORK
2 MARZO – 12 MAGGIO 2008

Chanel ha deciso di far diventare la sua leggendaria borsa il punto focale di un evento a scala internazionale: MOBILE ART, cioè una mostra itinerante in Asia, Stati Uniti ed Europa. Ma l’innovazione rispetto a tutte le altre mostre itineranti prima di questa, è che non solo il contenuto della mostra si muove, ma anche il contenitore! Per l’occasione è stato chiesto a Zaha Hadid di progettare un container/padiglione enigmatico quanto il suo contenuto, montabile e smontabile e trasportabile. Così sarà in movimento l’architettura, l’arte e la moda, tutto by Chanel.

www.chanel-mobileart.com

MOBILE ART

CHANEL CONTEMPORARY ART CONTAINER
BY ZAHA HADID

La nuova mostra gioco del Museo dei bambini di Milano propone giochi ed esperienze a misura di piccolissimi, compiute attraverso le opere che loro ha dedicato Bruno Munari.
È la prima volta che ci si rivolge in via prioritaria ad un pubblico così particolare e, a suo modo, così esigente.
I temi selezionati sono quelli più vicini alla sensibilità, alla curiosità e alle esigenze dei più piccoli. Toccare, toccare e toccare, sperimentare, sperimentare e sperimentare sono tappe di un processo di apprendimento e di formazione che si fonda sull’esperienza diretta e il gioco.

www.triennale.it

VIETATO NON TOCCARE

TRIENNALE MILANO
29 GENNAIO - 30 MARZO 08

Cosa ne saprà mai l’arte di ecologia? A quanto pare tanto, e soprattutto ha molto da dire. Lo dimostrano le opere selezionate per la mostra Greenwashing, che a fine febbraio chiuderà l’anno dedicato all’ambiente dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino. Gli artisti chiamati in causa non danno soluzioni, ma solo le loro singole visioni sulla “questione ambiente”. I loro lavori mettono in discussione, analizzano, denunciano, pongono nuovi interrogativi. E dagli USA alla Cina, passando per l’Europa, sembra comunque levarsi una sola voce: “greenwashing”, appunto! Insomma, un messaggio corale per un mondo sempre più “eco”.

www.fondsrr.org

GREENWASHING

FONDAZIONE SANDRETTO RE REBAUDENGO TORINO
28 FEBBRAIO – 11 MAGGIO 2008

Per la prima volta in un museo italiano una mostra del duo americano Guyton/Walker. Ad avere l’onore di tale anteprima è il MAMbo, il museo d’arte moderna di Bologna. Una strana coppia quella di Wade Guyton e Kelley Walker, entrambi non ancora quarantenni, ma forti di un linguaggio e di uno stile ben preciso, in grado di fondere le loro singole sensibilità artistiche in un unicum, e di dar vita ad un “terzo artista”: Guyton/Walker, che ricicla e reinterpreta vecchie immagini dei media. Citazioni anni Ottanta, supportate da grafica computerizzata, serigrafia, stampa digitale. E per il MAMbo? Un’istallazione formato maxi.

www.mambo-bologna.org

GUYTON – WALKER

MAMBO BOLOGNA
25 GENNAIO – 30 MARZO 2008

Due importanti musei brasiliani hanno già ospitato parte dell'antologica itinerante dedicata a Cesare Berlinghieri ma l'esposizione curata da Aguinaldo Coelho e Celso Fioravante non si ferma, e da qualche giorno ha inaugurato la sua terza ed ultima tappa al Museu de Arte moderna di Rio. In esposizione 52 opere che ripercorrono 40 anni di attività di Cesare Berlingeri, portando alla luce elementi caratterizzanti come la monocromia, le relazioni tra pittura e scultura, la memoria, l'erotismo, la sacralità.

www.mamrio.com.br

CESARE BERLINGERI

MAM MUSEU DE ARTE MODERNA RIO DE JANEIRO
31 GENNAIO - 20 MARZO

Se è vero che la Pop Art non tramonterà mai, allora nemmeno i suoi eroi. A Parigi è la volta di Derek Boshier, degno compagno di classe di David Hochney e John Allen sui banchi del London College of Fine Art negli anni ’60. Dopo le sue storiche collaborazioni con David Bowie e The Clash, la sua attenzione si è spostata principalmente su Los Angeles, la città dove ormai vive e lavora da tempo, cogliendone le varie sfaccettature. La Galerie du Centre di Parigi, spazio espositivo da non perdere, mette in mostra le sue opere più recenti, gli ultimi lavori di un ragazzo sui settanta, ma che non smette certo di stupire.
www.galerie-du-centre.net
www.derekboshier.com

DEREK BOSHIER

GALERIE DU CENTRE, PARIGI
12 GEN. – 23 FEB. 2008

È nata a Taiwan, ma oggi vive e lavora a Brooklyn. Si è laureata ad Harvard con un BA in Visual and Enviromental Studies. Ha appena compiuto trent’anni, e ha già esposto alla Foxy Production di New York. Ora sbarca nella “west coast”, con una personale da Cherry and Martin a Los Angeles, e la sua avventura artistica, dopotutto, è appena iniziata… I suoi materiali? Di tutto di più: carta, lacci, cemento, specchi, qualsiasi cosa che le dia modo di indagare e di riflettere la realtà di ogni giorno, le piccole e le grandi storie degli oggetti di uso quotidiano. Per Cherry and Martin un intervento in site - specific.
www.cherryandmartin.com

YUH-SHIOH WONG

CHERRY AND MARTIN, LOS ANGELES
12 GEN. 2008 – 16 FEB. 2008

In mostra alla galleria Ca’ di Fra di Milano la nuova serie di lavori di José Molina, “madrileno errante”, ormai da tempo in Italia. Attraverso la sua sottile e profonda capacità grafica, prendono vita le immagini del ricordo, della paura, del disagio, sospese tra caricatura ed introspezione, in una realtà surreale, ma terribilmente vera.
Le matite ed i pastelli di José Molina ridestano i segreti più intimi, ma l’ironia stempera i toni, e ttutisce l’impatto.
I “Predatores” di oggi si nascondono ovunque, ma soprattutto dentro di noi. José riesce a dar loro un volto… Guardarli in faccia può aiutare a fare la differenza…!
www.josemolina.com

JOSÉ MOLINA: “PREDATORES”

GALLERIA CA' DI FRA – MILANO
13 DIC. 2007 – 26 GEN. 2008

Quanto è importante la parola nell’arte? Il MART di Rovereto ha deciso di soffermarsi sull’argomento e di affidare ad un team di curatori di tutto rispetto l’arduo compito di trovare la giusta risposta. Gabriella Belli, Achille Bonito Oliva, Andreas Hepkemeyer, Nicoletta Boschiero, Paola Pettenella, Melania Gazzotti, Daniela Ferrari, Julia Trolp e Giorgio Zanchetti hanno cercato la soluzione in una carrellata storica, esaminando le diverse poetiche artistiche delle avanguardie del Novecento, per arrivare poi alle sperimentazioni più recenti. Il risultato? Ottocento lavori in mostra, da Martinetti a…Tracy Emin!
www.mart.trento.it

LA PAROLA NELL’ARTE

MART – ROVERETO
10 NOV. 2007 – 06 APR. 2008

Nuova personale di Roman Signer alla Fruitmarket Gallery di Edimburgo.
Una mostra decisamente fuori dalle righe, così come del resto tutta la carriera artistica di Signer, che fin dal 1987, da Documenta 8 a Kassel, alle varie presenze alla Biennale di Venezia, non ha mai smesso di stupire. Mixed-media, films, sculture e istallazioni sono alla base di questa sua nuova “incursione” nelle scene dell’arte. Il motore della sua opera? Ancora una volta il tempo.
Il modo in cui viene percepito e l’impressione che lascia. Gli strumenti usati per la sua ricerca? L’assurdo, le varie sperimentazioni dell’assurdo con oggetti assolutamente inutili, ma che ricordano l’importanza di continuare a stupirsi.
www.fruitmarket.co.uk

ROMAN SIGNER

THE FRUITMARKET GALLERY – EDINBURGH
02 NOV. 2007 – 27 GEN. 2008

Il MoMa di New York propone nella Third Floor Gallery, riservata alle “Special Exhibitions”, un percorso insolito e particolare. Un viaggio attraverso le incisioni di uno tra gli artisti più introspettivi e singolari del figurativismo contemporaneo: Lucian Freud.
Si tratta di una selezione di opere, riunite in una “cross media installations”, che dagli anni Quaranta arriva ai primi anni Ottanta in un vortice di tensione psicologica e tecnica impeccabile. Un Lucian Freud nascosto, ora svelato in tutta la sua sottile e profonda ricerca introspettiva. Una mostra per soli intenditori? Assolutamente no. Solo un’opportunità in più per conoscere meglio uno dei protagonisti dell’arte contemporanea.
www.moma.org

LUCIAN FREUD

MOMA - NY
16 DIC. 2007 – 10 MAR. 2008

Byblos Art Gallery apre la stagione espositiva 2008 con la collettiva OFF RECORD, young and digital in cui si potranno ammirare le innovative opere digitali di 4 giovani e affermati artisti della Repubblica Ceca.
OFF RECORD young and digital porta lo spettatore in un nuovo viaggio artistico all’insegna dell’espressione tecnologico-digitale per scoprire in modo del tutto originale la condizione dell’uomo moderno e contemporaneo.

OFF RECORD, YOUNG AND DIGITAL

BYBLOS ART GALLERY
CORSO CAVOUR, 25/27
37121 VERONA
16 FEB. 2008 - 12 APR. 2008

Ecco la retrospettiva dedicata a Richard Rogers, uno degli artefici della "machine Beaubourg", ultimo evento nato per la celebrazione dei trent’anni del centro.
Concepita a quattro mani Olivier Cinqualbre e dallo stesso Rogers, la mostra sottolinea l’importanza dello spazio aperto, tematizzato, e conduce il visitatore lungo un percorso fatto di parole chiave legate alla produzione dell’architetto.

RICHARD ROGERS + ARCHITECTS

CENTRE GEORGES POMPIDOU, PARIGI
dal 21 NOV. 2007 - 03 MAR. 2008

Provocatorio ed egocentrico l'artista tedesco Martin Kippenberger ama far parlare di sé, ma possiede anche uno sguardo acuto ed anticipatore verso l'arte.

MODEL MARTIN KIPPENBERGER. UTOPIA FOR EVERYONE

KUNSTHAUS GRAZ AM LANDESMUSEUM JOANNEUM
15 SET. 2007 - 06 GEN.2008

Hervè Humbert esplora il confine tra scultura e design. La sua fonte continua di ispirazione sono oggetti di uso quotidiano che, una volta estrapolati dal contesto usuale, vengono sottoposti a nuovi schemi interpretativi. Attraverso l’alienazione e la modificazione della scala, della prospettiva o del materiale, vengono generati nuovi oggetti che, pur rimandando a esperienze cosciute e familiari, suscitano irritazione e domande e quello strano senso di stranezza che si percepisce quando i punti di riferimento a noi cari vengono traslati in paesaggi lontani.

LAGER

INTO ART&FURNITURE ACKERSTRASSE 165
10115 BERLIN-MITTE

Il lavoro e le opere di Le Corbusier sono stati pietre miliari fondamentali per lo sviluppo dell’architettura moderna, ma nell’ultimo ventennio pochi hanno messo in luce gli aspetti della sua teoria architettonica che ancora oggi sono riferimento fondamentale per l’architettura e l’urbanistica contemporanea. Il Vitra Design Museum ha accettato il compito e la resposabilità di colmare questo vuoto presentando non solo il lavori dell’architetto ma anche i risultati di recenti studi accademici, così da porre le basi per una nuova interpretazione che, scavalcando l’era moderna, diventa fondamentale anche per quella contemporanea.

LE CORBUSIER – THE ART OF ARCHITECTURE

VITRA DESIGN MUSEUM
SEPT. 29 2007 - FEB 10 2008

BIG è un gruppo danese composto da 80 esperti tra architetti, designers, costruttori e pensatori che operano nel campo dell’architettura, urbanistica, ricerca e sviluppo. In mostra fino al 24 novembre da Storefront a New York presenteranno una serie di lavori costruiti e modelli in grande scala di innovative proposte tipologiche residenziali, tra cui la BIG house, il LEGO project e la VM house. Esperimenti allo stato puro, ma non solo, una strada possibile per lo sviluppo architettonico di qualità in un pianeta che diventa sempre più affollato.

CPH EXPERIMENTS

STOREFRONT FOR ART AND ARCHITECTURE, NYC
OCT 2 2007 - NOV 24 2007

La storia di Matthew Williamson ha qualcosa di straordinario: velocità, genialità, continua scalata verso l’alto, e continuo andare avanti senza fermarsi mai. A pochi anni dalla sua laurea nel 1997, ha, infatti, già un suo spazio nel cuore di Mayfair, le sue collezioni sono indossate da super star come Madonna, Gwyneth Paltrow e Sienna Miller e, ciliegina sulla torta, è Creative Director da Pucci. Questa mostra presenterà quei suoi pezzi che sono già icone e decostruirà il processo alle spalle del suo lavoro, portando alla luce il suo particolare uso dei motivi disegnati, stampe e colori.

MATTHEW WILLIAMSON – 10 YEARS IN FASHIONS

DESIGN MUSEUM, LONDRA
OCT. 17 2007 – JAN 31 2008

In mostra al MOCA di Los Angeles ben novanta opere, tra video, istallazioni, e interventi mixed media dell’artista giapponese Murakami, uno dei pochi a conquistare l’occidente con i suoi personaggi e i suoi colori pop. La novità legata all’evento, che occupa l’intero spazio della Geffen Contemporary Collection, sta però nella collaborazione, appena inaugurata, con la Louis Vuitton. Dall’intesa con il suo direttore creativo Marc Jacobs, nasce infatti anche una linea di accessori in serie limitata. Le distanze tra gli universi creativi sono sempre più superabili, e anche i “pezzi da museo” fanno tendenza...www.moca.org

TAKUSHI MURAKAMI: I CARTOON INCONTRANO LA MOD

MOCA, LOS ANGELES
29 OTTOBRE 2007 – 11 FEBBRAIO 2008

Small Talk è la mostra in corso al Musée des Arts Décoratifs interamente dedicata al designer tedesco Kostantin Grcic, creativo dell’anno al Salone Maison&Object 2007 di Parigi. Rigorosamente Industrial designer, giammai artista, con un background al Royal College of Arts di Londra, ma sponsorizzato da Cassina, Kostantin Grcic nel 2001 ha conquistato anche il Compasso d’Oro alla Triennale di Milano, ed oggi è un designer senza frontiere, conteso dalle maggiori case produttrici, e sempre più paragonato a Jasper Morrison. Chissà poi se gli farà davvero piacere?
www.lesartsdecoratifs.fr

KOSTANTIN GRCIC: DESIGNER SENZA FRONTIERE

MUSEE DES ARTS DECORATIFS, PARIGI
18 OTTOBRE 2007 – 27 GENNAIO 2008

L’incontro di due menti crea una terza invisibile e intangibile forza: the third mind. Ecco l’assioma unico alla base della ricerca dello svizzero Rondinone che, con ogni sorta di media, ha creato un sistema di corrispondenze, fondendo completamente il lavoro di trentuno artisti dagli anni ‘60 a oggi. Ogni stanza, così, diventa una terza mente, come se fosse concepita da una terza persona, nata dalla fusione e compenetrazione del lavoro e delle menti di due artisti diversi. Ma Third Mind non è solo la ricerca di una nuova entità, è anche un viaggio attraverso influenze e ossessioni di artisti visionari.

THIRD MIND, CARTE BLANCHE À UGO RONDINONE

PARIS, PALAIS DE TOKYO
28 SETT 2007 – 3 GENN 2008

Jean Prouvè fu un genio indiscusso del XX secolo, fu essenziale per il design francese non solo come uomo Michelin, o come colui che disegnò la Citroen CV, ma piuttosto perché fu sia designer che produttore, producendo tutto: dalla bicicletta della resistenza francese, alle poltrone in metallo pieghevoli, alle case prefabbricate. Fu un pioniere nell’architettura, e il panorama mondiale contemporaneo deve molto alla sua figura poliedrica.
Questa mostra è una esplorazione omnicomprensiva e profonda di tutto il lavoro di Prouvè, dimostrando quanto fosse avanti nella ricerca e comprensione dei materiali, delle forme, dell’architettura, dei dettagli e della modernità.

JEAN PROUVE’

DESIGN MUSEUM, LONDON
07 DEC 2007 – 25 MAR 06

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